Quella sconosciuta della credit history…

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“Debit or Credit?” questa domanda suonerà familiare a chi negli Stati Uniti preferisce non usare i bigliettoni verdi per pagare. Esattamente come quando in un negozio ci chiedono “carta o bancomat?”. Uguale, ma con qualche piccola differenza. 

Quelli che pensano che il vero passe-partout  per  il tanto agognato “American Dream” sia vincere la “Green Card” (permesso di residenza negli USA, NdR) alla lotteria ahimè si sbagliano, e di grosso. La vera differenza tra chi vive in una villetta in compensato con tanto di giardino, cane e tagliaerba ultima generazione e chi invece erra di qua e là senza una meta, si chiama credit history.

Di cosa si tratta? Spiegato brevemente, è la capacità di pagare ogni mese tutto ciò che è stato comprato a credito. Quanto più sei ricco e puntuale nei pagamenti, tanto più la tua credit history diventa lunga e articolata e lo score che misura la tua affidabilità lievita sempre di più. Il meccanismo è semplice: oltre ad avere la debit card – ovvero il tradizionale bancomat – qui tutti devono avere almeno una carta di credito, dal neo-maggiorenne agli ultracentenari. Ogni mese sai che farai degli acquisti usando la carta di credito e dopo 30 giorni, ecco che con un semplice click dal tuo I-phone trasferisci un po’ di soldi da qui a lì e magicamente il binomio debito azzerato – credit history score salito si verifica in un batter d’occhio.

Con una buona e lunga credit history, si aprono molte, moltissime porte: lavoro, prestiti bancari, contratto d’affitto. La storia del credito è un biglietto da visita che dice alla società “Sì, sei un cittadino meritevole, consumi e ripaghi, fai girare la ruota, sei affidabile, quindi io creditore ti presto volentieri denaro”. Il meccanismo è conosciuto, logico e diffuso ma, per noi Italiani – abituati a presentare la busta paga della mamma per comprare un videoregistratore a rate -  suona un po’ astruso.
Possedere un mazzetto di carte di credito è invece qui la cosa più normale del mondo. Ci sono persone che  posseggono anche 20 carte di credito, perché esistono le carte di credito delle banche ma anche quelle di “Starbucks”, di “Macy’s” e di tanti altri “Grandi Magazzini”. E questo è sicuramente un buon mezzo per mantenere  un’ottima costumer loyalty. Lo è ancora di più se si tiene presente che a quelli che devono iniziare a usare una carta di credito per la prima volta è vivamente consigliato di iniziare proprio con la carta di credito di uno dei  tanti Department Stores.
Ma cosa succede se i debiti non vengono pagati? Bisogna innanzitutto dire che il pensiero “Chissenefrega cosa vuoi che succeda per un mese” è molto più diffuso di quel che si possa pensare. Il problema è che quando il mese diventa più d’uno, ci si accorge che a crescere è il debito e non lo score. E’ vero che iniziare una credit history porta con sé un percorso di “training della responsabilità”, perché per emergere e poter accedere a somme sempre più consistenti devi essere un bravissimo “restitutore“. Ma una volta guadagnata l’affidabilità delle banche – da quanto ho intuito – prima che si ricorra a un’azione legale ne passa di tempo. Ciò che scoccia di più sono infatti le telefonate dei creditori e i negative credit marks che vanno a sporcare la tua “fedina penale bancaria”. Perdonando il gioco di parole, la credit history si fonda su un desiderio di una riconosciuta credibilità, che è una norma sociale ben diversa
da quelle della nostra cara Italia, un po’ più avversa al rischio e che sceglie di racimolare con sicurezza gli interessi maturati su Bot e Cct. A ognuno il suo.
Intavolare un discorso sui pro e i contro di questo sistema richiederebbe uno studio approfondito sui meccanismi di funzionamento e sulla storia delle carte di credito, ci limitiamo pertanto a sottolineare due differenze di attitudine tra i creditori italiani e creditori a stelle e strisce.

Pigrizia versus zelo

La prima osservazione è che il sistema “made in Italy”, per come è strutturato, induce ad essere pigri anziché efficienti. Iniziamo con l’ABC: il meccanismo. La differenza con la nostra carta di credito è che, anziché un trasferimento automatico per coprire il debito, negli USA è l’individuo stesso che deve agire: si deve ricordare di pagare il suo debito, ovvero deve concretamente agire per pagare. Il sistema induce alla responsabilità individuale.
Da questo meccanismo sembra che emergano tre categorie di persone: quelli che eccedono in zelo e pagano sempre puntualmente, quelli che latitano le prime volte ma che poi imparano la lezione, e infine quelli che proprio che non ce la fanno: i casi umani. Il funzionamento del sistema italiano ci protegge contro la totale deficienza, ma penalizza  le prime due categorie o rende loro la via per il successo molto ardua, a meno che non abbiano genitori molto ricchi. Gli imprudenti e i lungimiranti ci sono sempre e dovunque, ma la struttura del sistema li può nascondere meglio o peggio.

I mali della gioventù

Negli Stati Uniti basta aver compiuto il 18esimo anno di età per poter diventare titolari di una carta di credito.

Ci sono per esempio quelle pensate appositamente per gli studenti. Se non si va a scuola, una recente clausola introdotta a ottobre 2011 impone che per ottenere la fatidica carta di credito non si può usare come garanzia nè il reddito di mamma nè quello di babbo. Per avere una credit card bisogna avere un lavoro part time e guadagnare almeno 300 dollari a settimana. In caso di necessità i genitori possono sì aiutare i più giovani se i conti non tornano, ma per fare domanda devi avere un lavoretto, ovvero devi aver già messo i piedi sulla strada dell’indipendenza. Un po’ diverso dove da noi ci sono ancora studenti universitari che usano il bancomat della famiglia e si impanicano di fronte all’ipotesi di aprirsi un conto corrente postale.

Insomma che piaccia uno o che piaccia l’altro, anche se “Ogni scarrafone è bello a mamma soia”,  il modello USA potrebbe almeno farci riflettere un po’.

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4 commentiCosa ne è stato scritto

  1. marinda

    pensa che in Italia nel 2000, a 35 anni, con contratti di lavoro in regola e a tempo indeterminato sia mio che di mio marito per darci un mutuo a copertura del 50% del valore dell’appartamento acquistato, hanno voluto a garanzia le case di entrambe le coppie dei genitori. Come diceva Begnini: se vuoi comprare una casa devi avere già una casa a garanzia. Che, se vai dal fruttivendolo a comprare melanzane ti chiedono quante melanzane hanno a casa babbo e mamma?

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  2. Your namegiusy5216

    Non potrei essere più d’accordo !!! Dipende da come li educhi, infatti mio figlio a 25 anni viveva da solo (certo per la privacy e l’autonomia ha rinunciato a molte cose) a 28 era all’estero e c’è ancora…SONO LE MAMME CHE NON FANNO EVOLVERE L’ITALIA…!!!

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  3. jeremy bentham

    Un esempio in Italia di cosa sia il nostro “credit history” potrebbe essere rappresentato da quel meccanismo odioso che permette alle Banche di segnalare una morosità nel pagamento del mutuo: bastano 2 rate di mutuo non corrisposte e scatta la segnalazione della banca al Crif, l’ex centrale del rischio, creata dal Governo Prodi 2006-2008. E nel caso vieni segnalato sono dolori: addio mutui non solo per acquistare immobili ma anche per una semplice autovettura da 10mila Euro.

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    • Francesca

      ciao jeremy, eh sì è vero. non ero a conoscenza dell’esistenza di un meccanismo così “srict” anche da noi.

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