Niente miracoli nel calcio

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Rileggendo “Il miracolo di Castel di Sangro” di Joe McGinniss.

Nel calcio, siamo allo scandalo delle scommesse parte seconda. Ci sarà una parte terza, quarta, quinta, come un serial di Rocky. Ma anche se non ci fossero le scommesse, non ci facciamo mancare niente in Italia: presidenti truffatori, società in bancarotta fraudolenta, arbitri intimoriti, tifosi inferociti, poliziotti malpagati, giornalisti prezzolati e calciatori senza contratto.

Di articoli e libri sul calcio, anche critici, ne sono stati scritti parecchi. Ce n’è uno, in particolare, che merita essere ripreso oggi anche se scritto più di quindici anni fa, frutto del lavoro di un giornalista americano, Joe McGinniss, che seguì per nove mesi l’intero campionato 1996-97 di serie B della squadra abruzzese del Castel di Sangro, vivendo a contatto con i giocatori e finendo per condividerne gioie e frustrazioni. Il libro, giallo poliziesco, denuncia e “travelogue” nei meandri del sottopancia calcistico si intitola “Il miracolo di Castel di Sangro” (Kaos edizioni, 2001). Un altro libro, tra l’altro, che in Italia non doveva uscire, visto che spiega a chiare lettere, con nomi e cognomi, quale sia la realtà del calcio nella penisola.

Riletto oggi a distanza di tanto tempo, si dimostra ancora un freschissimo ed acuto saggio sulla mentalità italiana, non solo in quella imperante nel calcio. McGinniss venne dall’America attratto dal miracolo di una squadra proveniente da una piccolissima e poco pittoresca città dell’entroterra abruzzese, pensando di ricavarne un’edificante vicenda dei piccoli Davide che lottano contro i Golia del calcio. In parte ci è riuscito e quell’anno il Castel di Sangro riuscì a salvarsi dalla retrocessione. Ma accaddero anche molti fatti terribili che gettarono una luce sinistra sull’intero mondo del calcio. In una tragica fatalità due giocatori, Biondi e Di Vincenzo, morirono in un incidente d’auto; un altro, Prete, fu arrestato per traffico di cocaina in cui era forse coinvolto anche il presidente della società, l’ambizioso Gabriele Gravina; mentre l’amico del cuore di Prete, l’attaccante Galli, finì in clinica dopo un inspiegabile errore del medico sociale.

Nel corso della sua permanenza a Castel di Sangro, McGinniss entrò in contatto con una galleria di incredibili personaggi, anche troppo tipici del nostro paese. Come il padrone della squadra, il taciturno ed arcaico Pietro Rezza, imprenditore venuto dal nulla, una sorta di J.R. dell’Abruzzo, abituato a comandare con un cenno. Dice l’interprete di McGinniss, Barbara, “E’ la presenza occulta, quello che è dietro a tutte le cose. Non solo al miracolo, ma a ogni cosa di Castel di Sangro.” Impossibile non vedere in Rezza, morto nel 2009 a 90 anni umanimente rimpianto dai suoi concittadini, l’archetipo dell’imprenditore italiano che si fa da sé pur senza mezzi.

Castel di Sangro

Castel di Sangro

Scritto all’inizio dell’epoca berlusconiana, “Il miracolo di Castel di Sangro” può essere letto anche come uno studio antropologico sull’emersione di un certo tipo di personaggio che avrebbe fatto fortuna nel primo decennio del secolo, perfettamente incarnato dal presidente Gravina (vedi in questo link il suo curriculum preso dall’Università di Teramo). Ambizioso, privo di scrupoli e di qualsiasi ideale che non sia l’autorealizzazione di sé, Gravina non esita ad utilizzare la squadra per attirare l’attenzione su di sé, anche a costo di suscitare l’ira del padrone. All’epoca il presidente aspirava ad un posto di governo con Berlusconi e pur non essendo arrivato a tanto, un suo non insignificante potere l’ha conquistato ed oggi è consigliere federale nella FIGC.

Joe McGinniss

Joe McGinniss

A volte “Il miracolo” ricorda un giallo, anche se quasi mai si trova il colpevole, come accade di solito in Italia. Man mano che la sua conoscenza del paese cresce, le domande di McGinniss aumentano. Perché i lavori di ampliamento dello stadio di Castel di Sangro si prolungano per mesi? Dove sono finiti gli otto miliardi di lire di premio della FIGC per la promozione in serie B? In quali genere di affari è coinvolto Pietro Rezza? Quali tresche erotiche sta architettando il presidente Gravina? Chi gestisce il traffico di droga che ha travolto Gigi Prete? Perché girano sempre tante voci sulla società e mai nessuno ha il coraggio di dire apertamente la verità? Lo scrittore americano si trova circondato da una selva di interessi e trame in cui una sola cosa sembra sicura: l’onestà e l’umanità dei giocatori, specchio dell’italiano medio. Sono ragazzi giovani, semplici, di scarso talento e grande cuore, usati più spesso come pedoni per giochi più grandi di loro. L’americano vive a stretto contatto con loro. Ne condivide la gioia per le rare vittorie, le preoccupazioni per il futuro, per gli ingaggi futuri, per una moglie in depressione. Neppure un minuto dubita della loro sincerità e della loro capacità di sacrificarsi per il bene della squadra. Il giorno della salvezza, ottenuta alla penultima giornata contro il Pescara, è il tripudio per la gente di Castel di Sangro ed i suoi beniamini.

Resta una sola partita da giocare, un’inutile partita contro il Bari che ha disperatamente bisogno di tre punti per la promozione in serie A. Lo scrittore americano potrebbe andarsene qui e riportare in America una bellissima storia hollywoodiana, gli “underdog” che riescono a farcela contro ogni aspettativa, i Rocky Balboa senza tecnica, ma con un enorme carattere ed integrità morale. Eppure. Durante la festa per la salvezza, mentre l’euforia è alle stelle, McGinniss viene avvicinato da un giocatore “Fai alla squadra e a te stesso un ultimo favore… Non venire a Bari con noi.”

Impossibile per McGinniss rinunciare alla gioia di “trascorrere ancora qualche giorno di assoluto relax in compagnia di quegli uomini straordinari che avevano salvato la squadra e che, una volta tornato a casa, forse non avrei più avuto occasione di incontrare per il resto della mia vita.”

La trasferta è una lenta discesa verso gli inferi. I segnali premonitori di quello che accadrà si moltiplicano. Solo un americano non si rende conto di certi sguardi mogi, di certe parole dette a mezza voce. La sera prima del match, McGinniss coglie per caso una strana conversazione tra i giocatori e scopre la verità. La grande società dei Matarrese si è messa d’accordo con la piccola società abruzzese per un 3-1 comodo a tutti (se non ci credete, su YouTube si trova un filmato della partita). E’ uno shock terrificante per l’americano, abituato a un sistema di valori completamente diverso che, malgrado averci convissuto per tanti mesi, non può comprendere. Dice un giocatore: “Joe, per tutto l’anno ci siamo fidati di te, e tu ora non devi tradirci.” Un altro dice: “In Italia, fare carriera molte volte significa essere infelici.” E un terzo gli spiega cosa deve fare: “Quando uno non capisce, Joe, quello è il momento di parlare sottovoce. Meglio ancora di non parlare per niente.”

Sono 450 pagine che si leggono di un fiato e in cui, dietro la storia di una squadra minore di calcio, si aprono le vicende che noi tutti viviamo oggi in questo Paese.

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Chi lo ha scritto

Max Keefe

Max vive e lavora a Dar es Salaam, a un'ora e mezza dall'isola di Zanzibar. La Tanzania è l'ultimo paese dove ha vissuto e quello più intrigante. Scrive sull'Undici per condividere la sua passione per scienza, storia, sport e, adesso la Tanzania, che in Italia pochi conoscono. Ama l'Italia e la Roma, che gli forniscono abbondanti delusioni e i bambini, farli, crescerli e guardarli giocare a calcio. Ha scritto "Le dodici rocce dell'orrore" (mistero e avventura per ragazzi ma anche per adulti), "La Comandante Comanche" (amore e fantascienza), "Simpatia per il demonio" (racconti) disponibili su www.ilmiolibro.it, e un saggio storico "L'anno prima della guerra" sul periodo 1914-15, con gli articoli pubblicati originariamente sull'Undici.

4 commentiCosa ne è stato scritto

  1. gigi prete

    sig. Max Keefe, perchè non si documenta meglio per le vicissitudini che hanno portato alla assoluzione di gigi prete? pensi che è stato anche risarcito per danni…se la sua organizzazione vuole vedere le cose solo per aver sentito o letto, le carte giudiziarie contano di più!…si aggiorni sig. Max Keefe..

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    • Max Keefe

      Gentile sig. Preti. Prendo atto delle sue precisazioni e dell’assoluzione dalle accuse che le furono mosse molti anni fa. Ho deciso di riesumare questo vecchio libro che ha il pregio di descrivere dall’interno il mondo del calcio nella sua umanità, descrivendo situazioni dolorissime come la morte di due calciatori, l’arresto di un altro, le controverse personalità del presidente e del suo numero due, momenti di esaltazione e di gioia e di incredibili sconfitte. Sarebbe interessante conoscere la sua storia. Cordialmente. MK

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      • gigi prete

        sarà mio piacere raccontargliela con tanto di documentazioni…questo è un blog…mi scriva alla mia e-mail così possiamo contattarci meglio..arrivederci

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