Monti: la gente fa il tifo per lui?

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Evasione fiscale, liberalizzazioni, frequenze TV, crescita…Dopo la manovra schiacchiasassi, SuperMario Monti  pronto per la fase 2. Ma cosa riuscirà a fare? E come?

Mario Monti

Tutti sappiamo come nacque questo governo: con l’abile regia di Napolitano, a seguito di forti pressioni dell’Europa (leggi: Merkel) che non ne poteva più delle cialtronate di Berlusconi e con il consenso della maggioranza dei partiti, felici di lasciare il “lavoro sporco” ed impopolare a qualcun’altro. L’altro dato da ricordare è che il Parlamento è il medesimo che sosteneva sosteneva il precedente esecutivo. E’ assai probabile che la nascita del governo-Monti sia stata benedetta da un accordo in base al quale, oltre a rimettere in sesto i conti, non era gli consentito occuparsi di molto altro ed in particolare non di giustizia, televisioni e legge elettorale.

Eppure Monti comincia a “tastare il terreno”: non si è piegato ai voleri berlusconiani sulle frequenze TV (anche se non è andato allo scontro) e intende spingere l’acceleratore su liberalizzazioni ed evasione fiscale. Queste manovre comportano – almeno in parte – l’andare a toccare l’architettura del potere e della cultura cialtronesca berlusconiana ed in generale di un sistema di privilegi e corporazioni che si rifanno alle guerre puniche.

Il governo-Monti non è il migliore possibile, né Monti è un socialdemocratico o un riformatore di sinistra, sarà anche “amico dei banchieri e del Vaticano”, ma quarant’anni di inciuci democristiani e venti di governo ad personam ci rendono impossibile concepire l’esistenza di una destra o un centro-destra rispettabile e rispettoso, i cui rappresentanti non siano inquisiti o con guai vari con la giustizia. L’obiettivo di Monti è cominciare a sfrondare la società italiana dal vecchiume che ci impedisce di essere “europei”: basta evasione fiscale cronica, basta corporazioni medioevali, basta burocrazia bizantina, basta corruzione, basta furbizie e consuetudini “borboniche”. Non a caso, ad ogni affondo in questo senso, Berlusconi & friends si irrigidiscono e minacciano di “staccare la spina”.

Monti sogna un’Italia anglosassone e l’obiettivo appare un po’ esagerato, anche con un Parlamento diverso eppure Monti “ce stà a prova’”. Ha diverse frecce al suo arco: innanzitutto il forte sostegno di Napolitano (forse l’unica figura istituzionale che ancora goda di credibilità e rispetto). Anche l’Europa (leggi: Merkel) è con Monti, seppure il suo atteggiamento sia ambivalente: da un lato lo appoggia, ma dall’altro non intende mettere in campo le misure necessarie perché si allenti su di noi la pressione degli speculatori, perché teme che poi torneremo a “comportarci male”. E Monti sta cominciando a spazientirsi. Infine Monti può avere dalla sua la miglior arma del berlusconismo: l’opinione pubblica.

E’ vero, il decreto salva-Italia gli ha attirato critiche da ogni dove, ma ora il vento sta cominciando a cambiare. Due recenti sondaggi (IPSOS e Istituto Piepoli) mostrano che sono in crescita tutti i partiti che lo sostengono convintamente, in particolare UDC e anche PD, al quale va riconosciuto il senso di responsabilità (che è apparso suicida) con cui ha preferito questa soluzione piuttosto che “passare all’incasso” con elezioni immediate. Inoltre Monti – con una eleganza ed ironia magistrali – sta assestando una serie di colpi comunicativi niente male. Ha esordito rinunciando al proprio stipendio (chi l’aveva mai fatto in 150 anni?), per proseguire affermando, rivolto ai partiti in Parlamento: “Noi siamo qui perché voi eravate paralizzati!” (a parte i “vaffanculo” di Grillo, da quanto non ascoltavamo dichiarazioni del genere contro i politici?).

Poi ha cominciato a mostrare di voler far sul serio sulle liberalizzazioni che sarebbe meglio chiamare: eliminazione delle ingessature e delle barriere dietro a cui si asserragliano gli appartenenti ad una certa corporazione/casta: “Le resistenze che si incontrano, e per me non sono una novità, quando si vogliono dispiegare le forze delle liberalizzazioni e della concorrenza spesso vengono superate non al primo colpo ma con una determinazione tenace”. Da notare quel “per me non sono una novità” con cui ricorda, sottilmente, di aver multato – quando era commissario europeo per la concorrenza – niente meno che la Microsoft con una sanzione record di 497 milioni di Euro. Anche le cialtronate leghiste sono state spedite al mittente: Calderoli è stato messo a cuccia con l’ormai famoso comunicato degno dei fratelli Marx.

A Cortina si evadeva "d'Ampezzo"...

Ed infine l’”operazione-Cortina” che ovviamente non dipende direttamente dal presidente del Consiglio, ma che il clima da lui instaurato ha certamente favorito. Si è trattato di un episodio piccolo, ma significativo. Il messaggio è chiaro: “Non c’è solo la durezza del decreto salva-Italia, ma anche la lotta all’evasione che comincia dai più ricchi”. L’Agenzia delle Entrate si è presa il lusso di emettere un comunicato dai toni sarcastici sottolineando che dato il boom di incassi registrati nel giorni dei controlli, evidentemente la Finanza porta fortuna. E Monti ha avuto l’ardire di rivolgere contro Berlusconi una sua carissima figura retorica, dichiarando che “Le mani in tasca agli italiani le mettono gli evasori fiscali”.

Falcone e Borsellino

La mossa cortinese è servita anche a tastare il polso all’opinione pubblica ed il risultato è stato di enorme favore, anche e soprattutto a seguito delle becere reazioni dei vari Cicchitto, Santanché, Gasparri, ecc. E’ emersa una netta contrapposizione tra questi personaggi, simbolo di tutto ciò di cui la gente “non ne può più” e Mario Monti. Tanto che viene alla mente la famosa frase che Giovanni Falcone ebbe a rivolgere a Paolo Borsellino in un momento di entusiasmo nella loro lotta alla mafia: “La gente fa il tifo per noi”. Sostenere che “la gente faccia il tifo per Monti” è forse esagerato, ma un certo cambio di vento comincia ad avvertirsi (vedasi l’appoggio espresso da Di Pietro sulle misure anti-evasione) soprattutto per ciò che concerne queste battaglie volte a ristabilire un degno e rispettabile scenario politico e sociale, sul quale poi ricostruire una Italia moderna. In due parole: liberarci dal “berlusconismo” inteso come quel anomalo contesto politico e culturale che legittima e addirittura incoraggia infrangere le leggi e spazzare via il “vecchiume” italico che rende difficile la vita a chi non abbia conoscenze o privilegi.

La copertina del "Time" dedicata ad Adolfo Suarez

Rimane il fatto che il compito che spetta a Monti è assai arduo, oltreché paradossale: voler liquidare il “berlusconismo” con l’aiuto degli stessi “berlusconiani”.

Esiste però un interessante precedente storico che presenta tratti simili a questa situazione. Quando il dittatore spagnolo Francisco Franco morì nel 1975, la Spagna rimase una dittatura. Franco lasciò in vigore una ragnatela di leggi volte a preservare tale schema politico con la sola differenza di riportare sul trono il Re Juan Carlos. Il desiderio di Juan Carlos era ricostruire la democrazia, ma né aveva i poteri per farlo, né era pensabile farlo subito: aveva bisogno di una persona di sua fiducia che avesse le caratteristiche per perseguire questo obiettivo.  Fu così che nel luglio del ’76 riuscì a far nominare come presidente del Consiglio, Adolfo Suárez.

Suárez era un franchista, seppure non ortodosso e furono i franchisti – che ancora detenevano il potere – a farlo premier. Eppure Suárez fu capace di realizzare un progetto che appariva impossibile: smantellare il franchismo per mano degli stessi franchisti. Suárez ci riuscì con tanta pazienza e determinazione, subendo anche una sorta di metamorfosi politica e personale e venendo accusato di tradimento ed opportunismo da molti franchisti che si sentirono ingannati. Ma soprattutto potè contare sul sostegno del Re (una figura equivalente al nostro Presidente della Repubblica…) e seppe conquistarsi l’opinione pubblica, così che tanti franchisti si persuasero che non era opportuno “mettersi di traverso” per ostacolare un processo che – seppure con mille ostacoli – godeva del favore della gente oltreché della Storia.

Suárez non divenne mai un politico di sinistra, ma fu anche grazie a lui che venne rimossa l’”anomalia” della dittatura spagnola e vennero riportati alla legalità tutti i partiti (compreso quello comunista), perché si affrontassero in una contesa democratica. Allo stesso modo, neanche da Monti potremo mai aspettarci politiche “di sinistra”, ma forse l’Italia attuale ha proprio bisogno di una persona come lui per dare un taglio netto con il passato e provare a costruire finalmente una democrazia sana.

Chissà se Monti riuscirà a ripercorrere le gesta di Suárez, chissà se saprà accattivarsi l’opinione pubblica – così come già sta facendo – al punto da convincere i parlamentari del PdL meno fedeli e meno marci che rimanere al fianco di Berlusconi sia un suicidio politico, così da poter rimuovere le anomalie che ci impediscono di diventare “un Paese normale”. Noi speriamo di sì.

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4 commentiCosa ne è stato scritto

  1. Max Keefe

    Articolo interessante, con uno scatto finale davvero ottimo nel paragonare la figura di Monti a Suarez e la fine del berlusconismo a quello del franchismo.

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