Liberalizzati i numeri a vanvera

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Da tassisti a farmacisti, il primo effetto del dibattito sulle liberalizzazioni è stato quello di smascherare alcuni vecchi costumi italici.
In particolare quello di adottare serenamente qualunque argomento superficiale purché sia strumentale alla parte per cui si fa il tifo. Liberalizzare non è mai stato facile, accettare le liberalizzazioni ancora meno. Se negli anni ottanta la liberalizzazione era il cavallo di battaglia delle Thatcher e dei Reagan e il “popolo” cercava di resistere, nell’era post-Blair non esistono più recinti ideologici. Potrebbe essere un passo avanti, se solo il dibattito tra chi è pro e chi è contro scendesse nel merito, invece di ricordare quello al bar tra interisti e juventini su scudetti rubati e complotti di potere.

Ora, capire le implicazioni delle liberalizzazioni e prevederne gli effetti difficilmente è materia per non addetti ai lavori, ma (giustamente) in un dibattito così importante si cerca di coinvolgere anche il “popolo” di cui sopra. “Popolo” che poi si può ritrovare a piedi per lo sciopero dei taxi o peggio incolonnato per un blocco stradale dei tir, un metodo di comunicazione che difficilmente attirerà supporters.

Ma quello che scandalizza di più è il pressapochismo (sempre che siano in buona fede) di quelli che dovrebbero essere gli addetti ai lavori, nel momento in cui sfruttano il megafono dei media.


Taxi. In sostanza si tratta di un numero di licenze controllato da un’autorità centrale (sì, avete letto bene, controllato!) e di una liberalizzazione sulle tariffe. Cioè, a meno che l’autorità competente non emetta un milione di licenze per venderle a criminali senza scrupoli, ma (come si prevede) decida di variare il numero di licenze in funzione della domanda pubblica e delle tariffe, il vero effetto sarà quello di generare concorrenza sulle tariffe tra i tassisti esistenti (ed eventualmente quelli aggiuntivi), con spinta al ribasso. Ed ecco che parte la mobilitazione e si contesta questa interpretazione. Fate una “Google Search” e scoprirete che la liberalizzazione ad Amsterdam è stata un disastro, raddoppia il numero di taxi (impossibile con le norme recenti), spesso guidati da tipi poco raccomandabili, e raddoppiano – udite udite – anche le tariffe. Non solo: c’è un esimio studio europeo indipendente (raramente identificato con maggiore precisione dai suoi divulgatori interessati) che dice che in Italia il mondo dei taxi è un capolavoro per rapporto qualità/prezzo. Beh, lo studio lo trovate qui, non riguarda nazioni, ma singole città. Scoprirete che:

1) Per l’Italia ci sono solo Milano e Roma
2) Che Roma è penultima dietro a Lisbona, Zagabria, Praga,,,
3) Che tra tutti i viaggi utilizzati per l’indagine il peggiore in assoluto è stato a Roma (Milano invece è quarta)
4) Che la qualità dei tassisti come autisti è very poor a Roma e poor a Milano
5) Che le tariffe sono più basse di quelle olandesi (però chiunque abbia dato un esame di economia sa che i confronti dovrebbero tenere conto delle differenze nel potere d’acquisto, bellamente ignorate) ma sono anche più alte di quelle di Parigi, Barcellona o Madrid.

Studio europeo

Secondo un prestigioso studio europeo il 37% dei tassisti alza le tariffe prendendo una strada più lunga

C’è bisogno di andare avanti? Indipendentemente dal merito del dibattito (se non volete essere pressapochisti leggete l’articolo de L’Undici che spiega i meccanismi delle licenze per i taxi), lo studio europeo non porta un minimo argomento contro le liberalizzazioni, primo perchè c’entra poco o nulla con il tema del contendere, secondo perchè dice che i tassisti di Milano e (soprattutto) Roma non hanno nulla di cui bearsi!

Farmacie. Qua si tratta sostanzialmente di aumentare il numero di farmacie e di togliere l’ereditarietà. La risposta? “Solo il 20% delle farmacie passano di padre in figlio” come dice la capa di FederFarma. Solo??? Escludiamo farmacisti senza figli o con figli che si liberalizzano da soli e non si laureano in farmacia, quanto cambia questa percentuale?

Insomma, sicuramente anche farmacisti, notai, tassisti, camionisti avranno ragioni da vendere e vanno sottolineate. Ad esempio qualcuno potrebbe dire che la compravendita di licenze per i taxi spesso è “in nero” e c’è gente che ha sborsato centinaia di migliaia di euro. Parliamone. Diciamo tutto al “popolo”, con serietà. E non fate blocchi stradali contro chi sta subendo la crisi, ma le cui rimostranze e proteste sono inevitabilmente meno visibili.

Sull’uso disinvolto dei numeri vedi anche l’articolo vintage de L’Undici: Ma diamo i numeri?

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