La pagina della Cover Writer: XY di Sandro Veronesi.

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copertina XY

copertina XY

XY di Sandro Veronesi. ” Se esistono le parole per dirlo, allora è possibile” 

Per capire se intendo leggere un libro o meno, parlo di un libro appena uscito, di un autore che non conosco, di quello che dovrebbe essere il romanzo del momento, ho un metodo semplice ma efficace ed alcuni pregiudizi. I pregiudizi positivi riguardano l’origine dell’autore, il tempo in cui il romanzo è ambientato e il luogo. Origine dell’autore: possibilmente anglosassone o immigrato di seconda generazione (Inghilterra, Stati Uniti, ma anche il Canada). Il tempo: possibilmente oggi, forse ieri, forse l’altro ieri, magari domani (ma un domani che non mi sia troppo lontano dal presente, un genere Guida galattica per autostoppisti, per intenderci). Certamente non fantasy, non antichità o medio evo. Diciamo possibilmente dalla fine del1800 in avanti. E preferisco ambientazioni cittadine, non bucoliche o avventurose. Insomma: madrelingua inglesi che scrivano con un approccio non romantico del qui, ora in grandi città contemporanee.

Il semplice metodo che utilizzo per decidere se acquistare o meno il libro del momento è aspettare che il momento passi. Perché per me, per un libro vale la prova del tempo. Non è detto che se piace a tutti piaccia anche a me. Ma non è nemmeno detto che se tutti lo comprano non possa apprezzarlo anche io. Ci sono gli autori-certezza, di cui acquisto (o ho acquistato) tutto: Philip Roth, Ian McEwan, Mordecai Richler, Jonathan Coe, ora Franzen (“Libertà” è il miglior libro del 2011). Tutti hanno superato la prova del tempo. Altri, ho smesso di acquistarli, e riprendendo in mano libri degli anni ’80 o ’90, a malincuore mi rendo conto che non hanno superato la prova del tempo. Detto questo, in casa ho la mensola di decantazione: lì giacciono i libri in attesa di venir letti. Qualcuno torna sempre in ultima posizione. A volte mi chiedo se certi libri li leggerò mai.

Sandro Veronesi vincitore del Premio Strega 2006 con “Caos calmo” 177 voti su 400. Qui con Rossana Rossanda seconda classificata

Mi era capitato anche con Sandro Veronesi e il suo “Caos Calmo”, edito da Bompiani nel 2005, regalatomi l’anno successivo dopo la vittoria del Premio Strega. È rimasto lì a decantare. Poi è uscito il film. Non volevo vedere il film senza aver prima letto il libro. Così ho vinto i miei pregiudizi che mi avevano portato a lasciar lì questo autore di cui ancora non conoscevo i testi e … sono stata conquistata dalla storia, dalla scrittura e dalle idee narrative. Sempre qui ed ora, ma efficaci oltre l’essere il libro del momento. Mi è piaciuto così tanto che alla fine non ho visto il film, se non di recente in Tv. Quando poi ho partecipato ad una lezione tenuta da Veronesi, ho avuto conferma della sua assoluta bravura, umanità, originalità, capacità narrativa anche quando parla anziché scrivere. Riesce a produrre storie e testi che ti aprono porte verso un’idea che, forse, mai fino ad allora avevi concepito. Magari quell’idea c’era, era lì nascosta in un angolo, ma non riuscivi a decifrarla.

Sandro Veronesi collage 2010

Sandro Veronesi collage 2010

Veronesi ti racconta di situazioni che conosci, comuni che forse hai vissuto, ma che non avresti mai pensato di vedere in quella maniera. Così in seguito ho letto molto di Veronesi e quando acquisto un suo libro o mi viene regalato, lo leggo prima possibile. Non deve più dimostrare di saper decantare.

 

Mi capita di utilizzare questo metodo anche con certi registi, con alcune produzioni televisive, serial o telefilm. Ed è andata così anche con Lost. Il fatto che tutti mi dicessero, lo devi vedere, che tutti lo guardassero e pensassero che anche a me certamente sarebbe piaciuto, non mi convinceva. Così ho aspettato che finisse completamente e ho iniziato a guardarlo. Il tempo giusto era passato e la scoperta che effettivamente milioni di persone al mondo non sbagliavano mi ha spinto a vedere l’opera intera in maniera compulsiva: 114 puntate in meno di due mesi. Sono rimasta folgorata. Lost è un esempio di scrittura intrigante. Un cast numeroso di cui a poco a poco conosciamo attraverso flashback e flash-forward la storia, un tempo non lineare, un luogo non classificabile come tale, l’isola, che è il vero protagonista e deus-ex-machina della storia.

Lost last supper

Lost last supper

Molti si son sentiti delusi dalla Stagione Finale, la serie 6. Io no. Lost mi aperto un mondo di interrogativi: affrontare gli altri, gli avvenimenti, gli imprevisti con un approccio scientifico-razionale, pratico o limitarsi ad osservare, prendere atto di  ciò che è, semplicemente rendersi conto dell’esistenza di ciò con cui si viene a contatto, anche se sembra privo di una vera spiegazione? Lottare per sapere e ripristinare il pre-esistente, o lasciare che le cose seguano il proprio corso anche inspiegabile, anche incomprensibile, ma fidarsi e seguire la corrente? Insomma: capire o credere?

san giuda taddeoQuesti temi così affascinanti e senza una reale soluzione sono fulcro della storia di “XY” di Sandro Veronesi, Fandango 2010.Una storia piena di mistero e angoscia, ambientata in uno sperduto borgo in fondo ad una fredda valle del trentino, un prete devoto a San Giuda e una psicologa in cerca di risposte alla sua crisi esistenziale e sentimentale, la fede, la razionalità, la psicanalisi, la necessità di certezze, il desiderio di risposte. Alla fine non importerà quello che scopriremo della storia, ma quello che è stato possibile scoprire di noi stessi, sul nostro bisogno e sulla nostra capacità di vivere ponendoci delle domande. Comunque la storia è molto bella ed intreccia narrazioni in prima persona sia del sacerdote, Don Ermete, che della psicologa, Giovanna Gassion. Ci si riesce ad immedesimare in entrambi perché, sono pieni di incertezze e sfaccettature. Con loro, come loro, anche se non la cogli, ti avvicini alla verità proprio grazie ai dubbi e non alle certezze. Un insegnamento importante. Una scrittura che mi appaga. Leggere per capire, leggere per credere. Anche solo per trovare le parole per descrivere quello che sembra non sia possibile raccontare o dire.

 

X Y albero rosso

X Y albero rosso

“ … Il fatto è che il tempo scorre in un verso solo, ma si riesce a comprenderne il senso solo ripercorrendolo nell’altro: perciò, ora, nel ricordo, rivedo noi tre che stiamo andando dritti in bocca al demonio, ma in realtà non era così, noi non sapevamo dove stavamo andando, non avevamo la minima idea di cosa ci aspettava. … é stato l’ultimo pensiero ingenuo di tutta la mia vita, e sebbene sia durato un lampo, lo ricorderò per sempre. … Che poi è ciò che avevo capito subito, senza nemmeno accorgermi d’averlo capito. Non c’era più nulla da fare, ciò che era accaduto all’imboccatura del bosco, quella mattina, non era alla portata di alcuna umana facoltà – …

… I giorni successivi alla strage son stati i peggiori della mia vita, e li ricordo a stento. Almeno come giorni, come susseguirsi di ore che scandiscono il tempo, li ricordo a stento: ricordo piuttosto un tutt’uno di angoscia, spostamenti, attese, paura, domande, freddo, silenzio, stanchezza, stupore, impotenza, tutto come rovesciato alla rinfusa nella mia vita, senza un ordine, senza un vero scorrere.

Turner, La tempesta di neve [1842]

Turner, La tempesta di neve [1842

 … non mi orientavo e non mi riconoscevo più: chi era quell’essere tormento che non riusciva più a tornare a casa? … Per non morire assiderato dovetti fare un atto di fede … dovetti credere di essere me e di star camminando nella direzione giusta, credere che ci fosse ancora qualcosa da fare, per me, in questo mondo, oltre a perdermi e girare a vuoto. … per un lungo momento mi ero trovato in quel punto cieco e maledetto in cui non c’è più nessuna differenza fra il giusto e l’ingiusto, tra tenere duro e mollare, tra il bene e il male – ciò che ho sempre serbato nella memoria come il più realistico simulacro dell’inferno su questa terra. … era proprio quella la mia dannazione – fermarmi davanti a tutto con una domanda senza risposta – … perché la rabbia è perfetta per nascondere le proprie responsabilità.

… disse, anche se era cattolico, credente, osservante, aveva scoperto che per lui tutto stava appeso alla Ragione: dove la Ragione non riusciva a fare luce, la scelta fra bene e male non era più possibile. … Mi domandai quanti fossero come lui, disposti a perdersi pur di non percorrereneve e rosso nessun’altra strada che non fosse la ragione: quanti individui istruiti come lui, magistrati, ingegneri, avvocati, professori, architetti, quanti di loro dinanzi a responsi scientifici che non producevano senso si sarebbero gettati nello stesso burrone in cui si era gettato lui? Me lo domandai, ma non osai rispondermi.

… Mi sento perduta, ecco cosa. E malata. E sola. Perduta, malata e sola. Braccata dalle conseguenze delle mie azioni, malata e sola. … IO avevo finito le energie. E le avevo finite per fare yoga, … e non ne avevo per telefonare alla mamma, anche se alla fine quello l’ho fatto, con l’ultimo sforzo della giornata, elefantiaco, salvo poi al telefono rimanere muta e smidollata a sorbirmi le sue lamentele …

Bla bla bla.  Ansia, Recriminazioni … Eppure è amore, devo tenerlo a mente – non è che amore mal indirizzato. Ma certo va’ tutto bene sono solo stanchissima. Ho bisogno di dormire. Ora mi addormento, piano piano, e … Niente, mi sembra di non avere le forze per addormentarmi. … é una questione di essere qua e non là. Là sono malata e passo la giornata a dimenticarmene. Qua sono malata e passo la giornata a ricordarmene.Si tratta del più grande progresso che si possa fare. A parte guarire.

esorcismo

esorcismo

… Cercai di convincerlo che eravamo cechi tutti, anche noi due, e che la vera differenza, che toglieva importanza a quella cecità, non la faceva ciò che si era visto o che si era in grado di ricordare, ma la forza che si aveva o non si aveva di sopportare il male, e la fede si aveva o no per contrastarlo. …

… Per me mollare significava qualcosa di diverso rispetto a lei, di ben più profondo e devastante: significava RESTARE E MOLLARE – arrendermi, smettere di essere pastore del mio gregge e diventare davvero fantasma. Dunque per me non c’era scelta: per quanto scoraggiante fosse la situazione, dissi, io potevo solo restare e perseverare. …

… Nel viaggio di ritorno pensai costantemente a quella mia reazione, così insolitamente dura e rabbiosa, alla ricerca dentro di me di un po’ di pentimento – ma non c’era. E però, per una volta, non c’era nemmeno il rimpianto per non aver detto qualcosa di cruciale che mi veniva in mente troppo tardi. No, avevo detto tutto quel che dovevo dire. …

Potrebbe essere Borgo San Giuda

Potrebbe essere Borgo San Giuda

Le raccontai quello che sarebbe successo in un mondo perfetto, e perciò mentii. …

- ” Capire è una parola grossa, Giovanna.”

- ” é l’unica parola che conosco. …”

- ” E poi non è mica detto che si debba capire tutto.L’indeterminatezza non può essere solo motivo di frustrazione: se così fosse sarebbe un bel guaio, dato che la maggior parte delle cose che ci governano sono indeterminate. Sei troppo negativa Giovanna. Abbiamo davanti un mistero enorme, come possiamo pretendere di scioglierlo? Accontentiamoci di osservarlo …

Wilfred Bion

Wilfred Bion

- … è la capacità negativa. Wilfred Bion. Uno Psicanalista inglese. Ha teorizzato questa attitudine a tollerare l’insaturo, cioè il vuoto, l’essenza di senso – senza preoccuparsi di pervenire alla comprensione. … Se si osserva solo ciò che si comprende, finisce che si esiste solo in ciò che si comprende. … Shakespeare aveva la capacità di stare nell’indeterminatezza senza nessun bisogno di cercare fatti e ragioni …

XY versione olandese

XY versione olandese

… – Credere è un modo di accettare il mistero, Giovanna, e di andare oltre. Restare scettici invece impedisce di superarlo e di vedere cosa c’è di là.

… – Ma la fede non è essa stessa un’ossessione?  Tutto questo credere, credere… Quest’obbligo a credere…

- Non lo chiamerei obbligo.

- Il senso è quello. Il senso è quello. tu non puoi permetterti di credere a quello che ti pare, devi prendere il pacchetto completo. …    

si deve capire tutto. altrimenti si deve credere a tutto. … credere sempre, senza vedere, senza capire. … senza guadagnarci niente.

 

 

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