Il sesso proibito

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Torino, una fredda sera di dicembre come tante… Sandra, sedici anni, sta tornando a casa quando all’improvviso viene aggredita da due rom che rubano la sua verginità nell’androne di un palazzo e dopo fuggono via lasciandola in balia di quella brutale violenza, di quella violazione che la segnerà per il resto della vita.

Sandra riempie di particolari quel racconto, troppi particolari che insospettiscono gli agenti

Viene soccorsa dal fratello che la trova lì: impaurita e tramortita da quella violenza, ma Sandra si fa coraggio e denuncia l’accaduto alla vicina centrale di polizia. Racconta la violenza, Sandra riempie di particolari quel racconto, troppi particolari che insospettiscono gli agenti. C’è solidarietà intorno a Sandra, gli abitanti del suo quartiere organizzano una fiaccolata di solidarietà per la giovane vittima, per farle sentire la loro vicinanza, per attirare l’attenzione su quel quartiere di periferia, abbandonato dalle istituzioni, in cui i rom la fanno da padrone.

La fiaccolata procede silenziosa, fino ad arrivare a quel campo rom che è l’origine di tutto il male e lì la rabbia si sfoga, l’esasperazione prende il sopravvento… Le fiaccole diventano armi improprie con cui farsi giustizia: il fuoco e il fumo iniziano a salire: brucia il campo rom e con esso la prospettiva di una vita migliore per i suoi abitanti. Una storia come tante, come quelle che accadono quasi tutti i giorni nelle periferie abbandonate delle grandi città, una storia tragica se solo fosse vera… Sì, Sandra ha mentito: non è stata violentata da due ragazzi rom, ha semplicemente fatto l’amore per la prima volta con il suo ragazzo.

Una bugia per mascherare il desiderio di scoprire il sesso, una bugia per non “deludere” i suoi genitori a cui aveva promesso di non avere rapporti prima del matrimonio. Sandra che reputa la verginità un valore, una cosa preziosa da custodire per il grande amore, forse.
Sandra che mentendo, non ha pensato alle conseguenze della sua bugia, non ha pensato a quel fuoco ed a quel fumo, ai visi spaventati dei piccoli bambini che hanno visto i loro giocattoli sciogliersi in quel fuoco carico d’odio. L’odio verso ciò che è diverso, verso ciò che non si comprende. Chiede scusa Sandra quando vede le immagini in televisione, non voleva scatenare tutto ciò. Ha mentito perché era troppa la vergogna per non aver mantenuto quella promessa fatta alla sua famiglia, perché non ha saputo resistere alla tentazione.

Alcuni rom dopo il folle raid

Sono tante, forse troppe, le considerazioni da fare su questo caso…Si potrebbe parlare dell’ingenuità di una ragazzina di sedici anni che mente a fin di bene, si potrebbe discutere sull’educazione imposta dalla famiglia, sulle colpe da dare allo straniero, sulla perdita dei veri valori di una società allo sbaraglio. Bisognerebbe chiedersi come si è giunti a tutto ciò: al bisogno di farsi giustizia da soli appiccando roghi o organizzando squadre punitive, al perché accusare di atroci crimini chi è diverso da noi, al voler alimentare il fuoco dell’odio e dell’ignoranza.

È certo che i focolai non mancano: politici che inneggiano alle barricate, alla cacciata dello straniero dal suolo italico, al boicottaggio della solidarietà e della convivenza pacifica con gli immigrati. Parole cariche di astio che inducono ad escludere ciò che è diverso: un giorno l’immigrato, un giorno il terrone. Viviamo in un’epoca in cui l’egoismo e l’odio la fanno da padroni, un’epoca in cui l’amore e la solidarietà non trovano posto. Ci sembra di essere tutti un po’ troppo evoluti per continuare a credere nei valori sani della famiglia, dell’amore, dell’amicizia e della patria. Siamo figli di una società che ci distoglie dalla vita vera e ci porta a condurre una falsa esistenza, viviamo nel regno del fittizio. Viviamo senza più pensare molto, tutto ci è dato pronto, già selezionato per noi, sollevandoci cosi dalla fatica di dover scegliere e meditare su ciò che facciamo.

Figli

A cosa ci siamo ridotti? Ad essere schiavi di oggetti consumistici che vogliono riempire quel vuoto interiore che non ci fa realizzare e i giovani sono i primi schiavi di questa crisi di valori. Giovani che non sanno più cosa sia l’amicizia, l’amore, che non hanno punti di riferimento stabili, ma genitori che si comportano da amiconi ottenendo l’effetto contrario: l’isolamento emotivo del ragazzo. In mezzo a questa disperata ricerca di valori in cui credere, quello che appare un positivo segnale di riscossa morale è il mea culpa della società: ci siamo accorti della decadenza in cui siamo finiti, ci siamo accorti di vivere in un’epoca di egoismo sfrenato e materiale.

È difficile, però, tornare indietro e di conseguenza il nostro atteggiamento di colpevolezza viene avvertito e sentito dai giovani in cui aumenta una sorta di giustificazione alla sfiducia e a forme di negazione totale della vita, che vanno dall’autodistruzione alimentata dalla droga ad episodi sempre più frequenti di deliquenza e di bullismo a volte vissuti solo a scopo dimostrativo. Altre volte invece vissuti come ricerca di un’identità di prestigio sociale che si appoggiano esclusivamente su valori negativi, visto che quelli positivi sono rimasti fantasmi privi di contenuto e sono ormai fattori scatenanti di angosce esistenziali profonde. Ed è perfettamente inutile che folle di psicologi, opinionisti e sociologi si trovino a discutere a posteriori in interminabili dibattiti televisivi sul ripristino o improbabile tardivo recupero di ciò che a priori non si è saputo salvaguardare e mantenere.

Ed è in una situazione come questa che si ammette e giustifica il comportamento di Sandra, il suo parlare senza pensare alle conseguenze delle sue parole. Sandra, forse, non immaginava di suscitare tanta attenzione sul suo caso, di suscitare tanto clamore…eppure se avesse riflettuto un po’ di più sulle sue parole si sarebbe resa conto che ciò che lei ha raccontato è il gesto più ignobile che si può commettere su una donna. Sandra spaventata dalla reazione dei genitori che, come ha già scritto qualcuno, preferivano una figlia violentata ad una deflorata per sua volontà. Una ragazzina di sedici anni che aveva paura di vivere la sua sessualità in una società in cui le ragazzine fanno l’amore per la prima volta a dodici anni senza capire a pieno il significato di quel gesto. Ho provato tenerezza per Sandra, lei così ingenua da credere di poter mantenere quella promessa, di poter evitare di cedere alla tentazione della curiosità verso la scoperta del nuovo…Sandra che con il suo comportamento ha bruciato il ricordo della sua prima esperienza sessuale insieme alle baracche dei rom.

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2 commentiCosa ne è stato scritto

  1. Viviana Alessia

    Mah, sa mia cara Francesca Pica, sedici anni non sono poi così tanto pochi per fare le finte ingenue. Non erano pochi cinquanta anni fa, non sono pochi di questi tempi, considerato che lei stessa scrive che di norma oggi le ragazze avrebbero i primi rapporti sessuali a dodici anni. Lei sostiene che a dodici anni non si conosce appieno il senso di ciò che si sta facendo, ed ovviamente condivido. Ma in fondo nemmeno la sedicenne del post sapeva ciò che stava facendo, altrimenti avrebbe buttato alle ortiche tutte le sue paure e le promesse fatte ai genitori e si sarebbe data al ragazzo che amava in un luogo dove nessuno poteva trovarla né prima né dopo il fatto. Eppure ha ben quattro anni più delle dodicenni Lolite d’ oggidì.
    Il vero problema è che in nessuna età si è pronte per questo atto che richiede tutta la forza dell’ amore vero, passionale e indomabile, tutta la forza della vita. E’ per questo che io ritengo che una donna e anche un uomo, devono essere capaci di aspettare: aspettare di sentire esplodere nell’ anima e nel corpo quella forza possente che ti porta ad amare e a fare l’ amore, senza infingimenti, senza sensi di colpa.
    La sedicenne che si è resa responsabile di calunnia, falsa testimonianza, danni ingiusti verso innocenti a me non fa per nulla tenerezza. Penso che aveva l’ età buona per capire che ci si può prendere la responsabilità delle proprie azioni. Penso che se ancora non si sentiva a posto e pronta per il volo doveva attendere ancora, il mondo non sarebbe cascato, lei e il suo ragazzo avrebbero avuto altro tempo per capire il senso dell’ amore e della sessualità. Penso che questa ragazza sia stata, sostanzialmente, in malafede e, forse avesse gia’ approntato la squallida scusa nel caso di eventuali ” scoperte ” familiari. Non ci siamo, per niente. Altri hanno pagato la bugia di una ragazza che forse, come tante, non sa leggere dentro di sé, non sa che farsene dei propri sentimenti e delle proprie pulsioni, non ha rispetto di sé e del proprio corpo, non ha rispetto perciò nemmeno degli altri ed addossa agli altri colpe che sono sue. Qui io credo che centrano poco anche i genitori della ragazza. Come ha mentito, e bene, sui due rom, puo’ aver parimenti mentito sui suoi genitori che, come tanti, si saranno limitati alle solite e scontate raccomandazioni sulla bugiardaggine degli uomini e la necessita’ di salvaguardarsi da malattie e gravidanze indesiterate e precoci. Ma quale genitore volete che si metta a dire alle ragazze in qual tempo e in qual modo esse devono concedersi agli uomini? Non lo facevano nemmeno cinquanta anni fa, statene certi, solo che, forse, le ragazze di cinquanta anni fa seguivano di più l’ istinto tutto femminile della conservazione del proprio corpo, perché credevano forse ancora al principe azzurro che le avrebbe prese con sé intatte per portarle a vivere una vita di gioia e amore eterno. Le sgangheratezze le facevano, semmai, in età un po’ più avanzata, magari dopo le prime cocenti delusioni amorose, per ripicca, per depressione, per disorientamento. Ovvio che le pecore nere ci son state, ma erano appunto pecore nere.
    Dodici anni. A dodici anni io aspettavo con ansia l’ arrivo della prima mestruazione che s’ è fatta attendere un altro anno e mezzo. A dodici anni leggevo ” Piccole donne” e ” Piccole donne crescono”. Non mi passava per l’ anticamera del cervello il rapporto con un uomo, vuoi psichico, vuoi fisico. L’ uomo cominciava appena a plasmarsi nella mia mente, sulla spinta della crescita, dei fidanzamenti delle sorelle maggiori, delle chiacchiere sussurrate fra le mamme e le ragazze più grandi e ascoltate di nascosto, allungando di molto le orecchie.
    Come si è arrivati a tanto? Senz’ altro si tratta dei modelli di donna emancipata e rapace propinati da massmedia inumani, di genitori muti o ululanti che non san da che parte sbattere la testa fra le molteplici spinte illogiche e micidiali, di scuole che blaterano a vanvera di educazione sessuale, educazione alimentare, senza che nessuno sappia in realtà di cosa si debba parlare e di come si debba affrontare con competenza gli argomenti. E i risultati sono sotto gli occhi di tutti.
    Dodici anni e le bambine vanno con gli uomini. Che tristezza.
    E poi abbiamo il coraggio di scandalizzarci per quelle culture, antiche o attuali che siano, che le spose le vglion bambine. E non mi si venga a dire che almeno le nostre dodicenni sono consenzienti. Come si fa a definirle consenzienti se si è appena detto che non sono in grado di capire il significato e il valore del loro atto?
    Credo, in buona sostanza, che sia la nostra “cultura” ad aver perso il senso e il significato della sessualità staccandola di brutto dall’ Amore che deve invece raccoglierla e convogliarla sui binari giusti per cogliere tutto il suo potenziale espressivo e passionale. E per Amare veramente ci vuole una maturità che a dodici o sedici anni evidentemente non si può pretendere di avere, non certamente oggi che si vive di gretto materialismo, di stolta apparenza, di svalutazione delle categorie fondanti l’ umanità.

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  2. Vento Forte

    io brucerei lei subito, cinica egoista e senza scrupoli, assieme ai centri femministi che fomentano l’odio nelle ragazze verso i maschi. ma quei vigliacchi che sono andati a massacrare quei poveracci non hanno coraggio di mostrare i loro volti? si mostrino, predichino pubblicamente il loro odio, mostrino i loro visi.

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