Il predestinato: Ricky Rubio

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“Il ragazzo ha qualcosa. Lui ha le capacità di Steve Nash”.
“Hanno una gemma dentro. Diventerà un grande”.
Dwyane Wade

Si gioca!

Finito il lockout è tornato il campionato di basket più seguito del globo, quello dove i bambini sognano un giorno di giocare. David Stern e la sua “azienda” si sono dovuti rimboccare le maniche per tirare su una stagione, di sole 66 partite a squadra, e perdere il meno possibile. La regia è comunque impeccabile: partenza il 25 dicembre!

Sì, il giorno di Natale, perchè al di là dell’oceano lo sport è intrattenimento, divertimento, professionismo allo stato puro e non esistono le feste come da noi, anzi, durante le feste il pubblico va intrattenuto e divertito. Tutto confezionato alla perfezione come lo spot di inizio anno, da molti considerato il migliore di sempre, dove vecchi giocatori vengono messi insieme a quelli attuali in immagini da brivido, date un occhio gente!

I protagonisti

Diciamolo subito: Miami quest’anno sembra non avere rivali sia perchè si è rinforzata ulteriormente rispetto alla passata stagione prendendo seconde linee di valore, sia perchè le rivali sembrano offrire davvero poco rispetto al passato. Boston e Los Angeles (Lakers) non si sono rinnovate e rischiano stagioni difficili. I Lakers hanno addirittura venduto Lamarvellous Odom, il miglior sesto uomo degli ultimi anni, che è andato a fare compagnia a Novitski, campione in carica coi Mavs, che però non sembrano quelli dei play off dello scorso anno: la carta d’identità avanza e Tyson Chandler (finito a NY) dentro l’area non c’è più.

La trade più rumorosa l’ha fatta invece l’altra squadra di Los Angeles, che rischia davvero per una volta di guardare i pluricampioni dall’alto. I Clippers si sono assicurati il talento del play maker Chris Paul che va ad affiancare il miglior rookie (matricola, NdR) dello scorso anno, Blake Griffin e tutta una serie di giovani ben promettenti insieme a Chauncey Billups. Non credo sarà la squadra da battere ma a Los Angeles, e non solo, tutti aspettano di vedere se riusciranno ad essere loro la prima squadra della città, per una volta.

Ricky Rubio ai draft 2009

Ricky Rubio ai draft 2009

Le squadre che sembrano poter competere con Miami sono sicuramente Oklahoma City e Chicago. Tutte e due le squadre hanno confermato più o meno il roster dello scorso anno: 1 super talento inarrestabile più tanti ottimi comprimari. Durant e soprattutto Derrick Rose sono il presente e il futuro di questa Lega, ma solo i play off sapranno dirci se finalmente maturi.

E arriviamo a quello che secondo me è il nuovo trend negli USA: i bianchi!

I… bianchi?

Non è un affare razzista ma un dato di fatto. In uno sport dominato fisicamente dai ragazzi di colore che per salti, velocità e forza stanno cambiando il modo di giocare, si intravede uno spiraglio per gli amanti della tecnica e delle giocate estrose. Uno su tutti, Ricky Rubio.

Rubio ai tempi del Badalona

Rubio ai tempi del Badalona

Per raccontare la storia del ragazzo spagnolo bisogna tornare un pochino indietro nel tempo. A soli 14 anni fa il suo debutto nella Liga spagnola con lo Joventut Badalona. A 16 debutta anche in Eurolega e a 18 fa già parte della Nazionale alle Olimpiadi. Un talento impressionante, gioca come un grande, personalità da vendere: ha faccia tosta e visione di gioco come quella dei più grandi di sempre in quel ruolo, al quale viene paragonato oggi: Steve Nash, Pistol Pete Maravich.

Ovvio che l’NBA sarebbe stato il suo futuro. E ci arriva quest’anno a 21 anni compiuti, dopo che si era reso “eleggibile” per l’NBA già per il draft del 2009, scelto poi dai Minnesota Timberwolves al quinto posto assoluto.

Ma, c’è un ma: secondo il regolamento NBA una franchigia non può pagare più di 500.000 dollari ad una squadra o federazione straniera per liberare un giocatore, così si accasa al Barcellona e firma un nuovo contratto con clausola NBA-escape che userà solo quell’anno.

Ricky Rubio in Nazionale

Ricky Rubio in Nazionale

Diciamolo: Minnesota non è proprio una squadra in cui uno sogna di giocare, e forse anche questo ha giocato un ruolo importante per Ricky e la sua decisione di rimanere ancora in Europa nel 2009.

Ricky in NBA

Il debutto non è dei più facili, i TWolves si trovano davanti Oklahoma, ma Ricky gioca subito 26 minuti distribuendo 6 assist ai compagni quasi sorpresi di ricevere quei palloni. E’ lui che organizza l’ultima azione della partita che potrebbe valere il pareggio: è già incredibile che a un rookie sia affidata questa responsabilità, ma questo dice quanto si sia già imposto nello spogliatoio e quanto sia riconosciuto dai compagni e coach. Mette in ritmo Beasley che però non riesce a centrare il canestro per l’overtime.

Ricky vs. Miami

Terza di campionato, e lo spagnolo affronta i Miami Heat di Lebron James e Dwayne Wade: la squadra più forte della lega. E qua stupisce davvero tutti. 30 minuti giocati, 12 punti, 12 assist (certo, nell’NBA assegnano un assist anche al magazziniere se ti passa l’asciugamano quando sei libero, ma vedere per credere) 4/7 da due e 2/2 da tre.

Là in mezzo, Ricky è un artista in confronto a tutti quei muscoli finti. In difesa a volte fa fatica a contenere l’uno contro uno, il tiro è da mettere a posto, ma gli occhi brillano a tutti quando è lui a gestire il pallone. Il suo ingresso in campo coincide con la rimonta di Minnesota (finirà la partita con un plus/minus di +9).

Manca poco più di un minuto alla fine del secondo quarto, Minnesota se la sta giocando con Rubio in campo, è già un successo. Lo spagnolo viene raddoppiato da LeBron e Cole ma lui testa alta tira fuori dal cilindro un alley-hoop per Anthony Randolph dall’altra parte del ferro che nessuno si aspetta: due punti facili.

Ultimo periodo, bomba in faccia a Lebron James del più 4 per Rubio, il pubblico si infiamma letteralmente: 2 minuti e 20 da giocare. Tutti tifano TWolves.

Poi succede che The King (Lebron James, NdR) va dentro con le 4 ruote motrici, forse anche troppo, e come spesso accade, il fischio arriva in suo favore con un coach Adelman (allenatore di Minnesota) letteralmente infuriato. Pareggio a quota 101 con 3 secondi da giocare: Wade sfrutta il blocco e “ricciola” verso canestro, Rubio insegue ma gli aiuti dormono e preciso arriva l’assist che vale la vittoria per gli Heat.

Ricky Rubio con la maglia dei Minnesota Timberwolves

Ricky Rubio con la maglia dei Minnesota Timberwolves - Copyright 2009 NBAE (Photo by David Sherman/NBAE via Getty Images)

Lo stesso coach Adelman farà delle dichiarazioni su Rubio che fanno ben capire quanto sia apprezzato il ragazzo: “Sinceramente sono impressionato dal rendimento messo in campo dallo spagnolo. Il ragazzo ha grande fiducia nelle sue doti e si sta dimostrando un grande giocatore nonostante la giovane età. Un’ottima scelta”. A ruota arriva il pensiero di Wade: “Il ragazzo ha qualcosa. Lui ha le capacità di Steve Nash”. “Hanno una gemma dentro loro. Diventerà un grande”.

Il destino

Da qui praticamente comincia la storia attuale, ormai Rubio è una certezza, la sua classe e tecnica mettono in seria difficoltà tutti gli avversari. Era un pezzo che non si vedeva giocare la pallacanestro in questo modo da un altro che non fosse Steve Nash. Un bello smacco per il credo americano tutto muscoli e forza.

Rubio è attualmente undicesimo in classifica generale per assist (primo tra i rookies), dietro a tutti i signori della Lega, ma sono pronto a scommettere che scavalcherà più di una posizione.

Quello che è sicuro è che siamo di fronte ad un giocatore che ispirerà ben più di un giovane e farà sognare di nuovo tutti i bambini perchè se ci arriva uno col suo fisico lì in mezzo… beh, sognare non costa nulla.

Ricky Rubio: keep up the good work!

Ricky Rubio: keep up the good work!

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4 commentiCosa ne è stato scritto

  1. marinda

    Bellissima storia, e bellissimo lui. Già mi vedo un film alla Moneyball, l’arte di vincere, interpretato da Ashton Kutcher.

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