Iacopinismi

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In tempi di sobrietà da anacoreti spicca la pacatezza con la quale i rappresentanti delle mille associazioni di categoria, fiorenti come gigli nei camposanti, difendono le loro posizioni dai ripetuti attacchi, soprattutto su carta, di cui sono oggetto. Allo scoccare dell’ora delle liberalizzazioni, che saranno molto poche e quelle poche neanche attuate fino in fondo, tutti i militanti dei vari circoli, cenacoli, reti, generi si sbizzarriscono annunciando profezie apocalittiche in salsa “Savonarola” nel caso in cui si modificassero solo un po’ le attuali rendite da corporazione.

Si va dai cavalli in crisi, che sfilano sul lungomare partenopeo per esplicitare la vibrante protesta contro i tagli all’ippica, i cui capi di categoria ammoniscono che, se l’approvvigionamento statale diminuisse, si prefigurerebbe la morte di 350mila equini manco il Governo Monti fosse la quinta piaga d’Egitto. Come non citare i farmacisti che si terrorizzano solo all’idea di vedere i loro farmaci distribuiti accanto ai pelati e alla carne in scatola, e quindi rammentano che se si permette la libera circolazione del farmaco, i poveri vecchietti, che solo loro sanno consigliare, cadrebbero nelle spire morbose di qualche addetto di cassa maniaco che consiglierebbe agli ottuagenari sette pasticche di Viagra da assumere contemporaneamente. Straordinario è stato il commento di Marco Reguzzoni, Presidente dei deputati della Lega Nord, che quando si profilavano le prime tassazioni dei megayacht ha esclamato: “Così si rovina il turismo nautico”, oppure Renzo Iorio, Presidente di Federturismo Confindustria, “l’introduzione della tassa di stazionamento sui posti barca avrà  purtroppo inevitabili gravi conseguenze per le imprese nautico-turistiche che in Italia gestiscono oltre 150 mila posti ed un forte impatto in particolare sulle Regioni frontaliere. La tassa scoraggerà, inoltre, i diportisti stranieri a permanere sulle nostre coste, determinando verosimilmente anche un calo del traffico charter”. Niente di meno. Invece l’allungamento dell’età pensionabile produrrà parecchi posti di lavoro…

Ognuno tira l’acqua al proprio mulino e ogni novità viene giudicata come la prossima sciagura dopo Fukushima o l’esplosione dello stabilimento della Union Carbide a Bhopal. Chi invece è più moderato nei giudizi è tale Enzo Iacopino da Reggio Calabria, Presidente dell’Ordine nazionale dei giornalisti, che all’incedere dell’opinione dilagante sulla poca qualità e sull’inutilità degli Ordini professionali italiani, comincia a bombardare le radio, le televisioni, i dibattiti, di improbabili sortite pro casta: la sua. Dopo Jacopone da Todi, Iacopino da doti, quelle offerte per provvidenza divina ai giornalisti italici, difende strenuamente il proprio orticello scrivendo un’accorata lettera, carica di preoccupazioni, a “La Stampa”. Iacopino confessa di essere un lobbista ma del diritto dei cittadini ad avere un’informazione non solo libera ma anche rispettosa delle persone. La folla ringrazia. Dopo, sempre compreso di più nel ruolo di solerte difensore dei deboli, ci illumina con un esempio. In seguito alla pubblicazione delle foto della povera Sarah Scazzi, è stato l’Ordine ad intervenire a gamba tesa per la loro rimozione, promettendo una dura repressione a rastrellamento nei confronti di chi le ha pubblicate. Come se in almeno dieci anni, di Vespa, che da Novi Ligure in poi ha costruito la sua personale retorica degli ammazzamenti più famosi d’Italia, non ce ne fosse stata traccia. Ma per Iacopino il Brunacchio nazionale, come lo definisce Piero Ricca, non è mai stato morboso a mostrare i plastici degli omicidi con la sua immancabile bacchetta da direttore dell’orchestra del sangue. Per non parlare delle perle immaginifiche di Carlo Taormina sull’assassino di Cogne o della melassa rimestante di Crepet i cui casi omicidi sono sempre un buon viatico per critiche psicoanalitiche ancorché sociali, giustificando il proprio zelo con il fatto che anche Pasolini prese a pretesto il delitto del Circeo per fare una critica alla società dei consumi – con tutto il rispetto le argomentazioni di Crepet non potrebbero essere neanche le virgole degli editoriali corsari di PPP. Iacopino conclude questo argomento distillando un dogma: Senza Ordine sarebbe giungla. Con buona pace della memoria di Meredith Kercher, Samuele di Cogne e le vittime di Erba.

La lettera continua tesa con una domanda rombante indignazione come si può ipotizzare di mettere i giornalisti nel calderone delle liberalizzazioni? Come osano questi marrani? E poi la spara grossa: Non ci sono limiti all’accesso alla nostra professione, si deve partecipare a 18 mesi di formazione. Certo, perché trovare oggigiorno un giornale che ti offra il praticantato per diciotto mesi è semplice quasi quanto respirare l’aria. Spesso per le strade è usuale vedere in schiera direttori di giornale davanti all’edicola che strillano a gran voce la penuria di praticanti e servono loro sul piatto d’argento un posto in redazione. Iacopino non sente l’esigenza di denunciare il fatto che giornalisti professionisti si diventa solo se ti assumono in un giornale riconosciuto dal’Ordine, o se frequenti

Eleonora Daniele, ex partecipante al Grande Fratello edizione 2001

costosissime scuole di Giornalismo (migliaia di Euro all’anno che solo i ricchi possono permettersi) oppure se fai la valletta in
programmi per massaie durante l’ora del bidè come il caso di Eleonora Daniele, già gieffina poi assunta per meriti in Rai e, in seguito a qualche intervista in ginocchio al sottosegretario di turno, incoronata giornalista, novella Oriana Fallaci. Poi ad un certo punto, lo Iacopino da doti, si fa malinconico: i giornalisti non fanno più il lavoro affascinante di un tempo, a parte qualche star che tutto può, ma insistono solo per dar sfogo ad un sogno e ad una passione. Non sarà che proprio in ragione di quelle star, i giovani non vengono assunti nei giornali? Non sarà che proprio per pagare editorialisti come Mario Monti, a cui lo Iacopino ha appena consegnato una tessera di giornalista ad honorem, i giovani e meno giovani aspiranti giornalisti insistono solo per dar sfogo ad una passione? Non sarà che l’Ordine è solo di impaccio? Che Ordine è quello che permette ad un giovane raccomandato di entrare in un giornale – nei giornali si entra nella stragrande maggioranza dei casi per cooptazione e non certo per curricula – e magari, al limite, esclude uno scrittore solo perché ha avuto la preoccupazione di scrivere anziché rivolgersi al politico o al negus della zona?

Iacopino, già segretario dell’Ordine, dimentica che l’Ordine non ha mai detto niente contro i finanziamenti a pioggia dati all’editoria e a giornali come l’Avanti di Lavitola o il Campanile Nuovo di Mastella (tra l’altro l’ex Presidente della Fieg, Federazione italiana editori giornali, è quel Carlo Malinconico appena dimesso dal Governo Monti per la vicenda odiosa dei conti vacanzieri pagatigli dall’imprenditore ridens della Cricca). Ma queste, per Iacopino, sono testate senza le quali sarebbe giungla. Tuttavia l’Ordine Iacopinico garantisce tutti i diritti ai giornalisti. Ecco perché, sicuramente, avrà rimbrottato il suo esimio collega Ferruccio De Bortoli, dopo avere ascoltato questo spiacevole inconveniente della professione, così garantita dall’Ordine, denunciata da Paola Caruso:

La storia è questa: da 7 anni lavoro per il Corriere e dal 2007 sono una co.co.co. annuale con una busta paga e Cud. Aspetto da tempo un contratto migliore, tipo un art. 2. Per raggiungerlo l’iter è la collaborazione. Tutti sono entrati così. E se ti dicono che sei brava, prima o poi arriva il tuo turno. Io stavo in attesa. La scorsa settimana si è liberato un posto, un giornalista ha dato le dimissioni, lasciando una poltrona (a tempo determinato) libera. Ho pensato: “Ecco la mia occasione”. Neanche per sogno. Il posto è andato a un pivello della scuola di giornalismo. Uno che forse non è neanche giornalista, ma passa i miei pezzi. Ho chiesto spiegazioni: “Perché non avete preso me o uno degli altri precari?”. Nessuna risposta. L’unica frase udita dalle mie orecchie: “Non sarai mai assunta”. Non posso pensare di aver buttato 7 anni della mia vita. A questo gioco non ci sto. Le regole sono sbagliate e vanno riscritte. Probabilmente farò un buco nell’acqua, ma devo almeno tentare. Perché se accetto in silenzio di essere trattata da giornalista di serie B, nessuno farà mai niente per considerarmi in modo diverso.

Appunto.

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Chi lo ha scritto

Jeremy Bentham

Jeremy Bentham (pseudonimo di Bernardo Bassoli), 33 anni, nato a Roma il 5-12-1980, vive la sua infanzia e e la sua adolescenza nella vicina Latina, terra di paludi e di gomorre. Si laurea discutendo una tesi di semiotica sul semiologo Christian Metz (suicidatosi per aver studiato troppo) e da lì comprende quanto la sua mente sia contorta. Fino ad ora le città nelle quali ha vissuto sono cinque: Latina, Roma, Londra, Milano e Berlino. Al momento lavora come traduttore di testi; il suo sogno è di vivere a New York o a Boston, solo perché lì ci sono i Celtics, oppure in Giamaica oppure, ancora, nell’Africa Nera ("ma non sono Veltroni!").

Cosa ne è stato scritto

  1. Your namegiusy5216

    I giornalisti sono come gli altri …Ce ne sono di GRANDI, di Eccellenti,di Bravi, o, che stanno per diventarlo,…O che potrebbero esserlo ma sono troppo “Stronzi”…Oppure quelli che dovrebbero cambiare mestiere…Esattamente come i Medici, gli Insegnanti i Magistrati…ecc…!!!

    Rispondi

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