Ha Letto con Solph

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La trama del libro in poche righe e per il resto i miei pensieri. Lo so, lo fa già Nick Hornby, ma lui non dà i voti.
Libri del mese: Eterna Giovinezza e Glenn Gould e la ricerca del pianoforte perfetto.

 “Eterna Giovinezza” di Riccardo Coler, Voto: 8/10

Eterna Giovinezza

E’ difficile reperire informazioni sulla formazione culturale di Riccardo Coler, quasi tutti i siti che parlano di lui lo fanno in qualità di scrittore rendendomi quindi difficile valutare la sua attendibilità medico scientifica. L’unico accenno alla sua persona è quello riportato sulla quarta di copertina: “Ricardo Coler è un medico, fotografo e scrittore argentino. I suoi reportage di viaggio sono stati pubblicati con successo in molti paesi”.

Il libro in oggetto è appunto un documentalibro relativo ad un paese, Vilcabamba, perso nelle montagne dell’Ecuador, ove la gente semplicemente vive in piena salute fin oltre i 100 anni. Il bello è che ciò avviene nonostante, o forse grazie, il loro stile di vita assolutamente antisalutistico basato sul consumo smisurato di una droga dannosissima quale il chamico e di un alcolico, chiamato puro, anch’esso assai pericoloso.

La vallata di Vilcabamba

La vallata di Vilcabamba

Mi trovo in difficoltà a giudicare libri come questo in cui l’argomento trattato è assolutamente affascinante e coinvolgente, specialmente per chi come me inizia a preoccuparsi con sempre maggiore frequenza della morte e delle sue conseguenze, ma dove il narratore decide di essere più importante del narrato. Non conosco Coler come medico, ma come scrittore devo dire che è eccessivamente autoreferenziale. Nonostante ciò il libro si legge bene ma dà il suo massimo risultato se utilizzato come strumento rompighiaccio in situazioni quali pranzi o cene di lavoro con perfetti estranei ai quali si vuole fare una bella impressione.

Ho notato infatti che appena spiego quanto espresso nel libro le persone al tavolo, uomini di affari, consulenti o altro che siano, smettono di ascoltare solo il mio capo o di guardare gli smartphones debitamente appoggiati sul tavolo e iniziano a degnarmi di un qualche rapido sguardo. Solitamente questo avviene quando dico che a Vilcabamba non solo la gente vive a lungo, ma vive pure in salute, salvo qualche caso di infezione dettata dalle scarse condizioni igieniche vigenti, e non ci si ammala di malattie tumorali, cardiovascolari o di tutte quelle altre cose che anche i più potenti del quartierino temono.

A questo punto rincaro la dose informando i commensali che tale longevità non vale solo per gli autoctoni del posto, ma si applica a chiunque soggiorni in quella località e avvaloro quanto detto con riferimenti di peso, citando, ad esempio, il caso di Nadao Kimura, assistente personale dell’ex Primo Ministro giapponese Yasuhiro Nakasone, che quando arrivò a Vilcabamba non poteva fare più di venti passi a causa di una insufficienza cardiaca di cui soffriva da tempo e che i migliori medici giapponesi non erano riusciti a curargli. Ebbene in soli trentotto giorni di permanenza a Vilcabamba, senza far uso di alcuna sostanza farmaceutica, l’insufficienza era guarita. E’ per questo motivo che oggi un’isola a nord di Hokkaido in Giappone, si chiama Vilcabamba. Al peso politico aggiungo poi una nota di colore dicendo che hanno preso casa a Vilcabamba quello che faceva J.R. in Dallas e un altro cattivo della serie Dynasty.

La platea è conquistata, ora serve il colpo di scena finale, e qui entra in gioco l’ennesimo elemento in cui qualsiasi uomo a prescindere dalla classe sociale è sensibile, il sesso, o meglio il vigore sessuale maschile. Racconto allora il caso di Eulopio Carpio che a novantanni compiuti si è sposato con una ragazza ancora giovane e hanno avuto tre figli. In sintesi a Vilcabamba non esiste disfunzione erettile ed il problema delle donne è trovare rimedi per tenere i vecchietti calmi.

Vilcabamba: la montagna dell'Inca dormiente

Vilcabamba: la montagna dell'Inca dormiente

Guardo i commensali e vedo i loro occhi fissarmi con avidità: sono nelle mie mani, ed io, da bravo ospite, gli regalo un sogno informandoli del fatto che a Vilcabamba pochi anni fa era giunta una straniera, polacca o tedesca pare, comunque giovane e piacente, che, in qualità di antropologa, pagava i vecchietti per fare sesso con lei poiché stava scrivendo un libro: Come fare l’amore con un centenario. Era arrivata con una aspettativa di permanenza di diversi mesi, ma ha finito i soldi molto prima di quanto si aspettasse perché i vecchietti non erano mai domi.

I telefoni sul tavolo sono tutto un vibrare e luccicare, ma ora i loro proprietari sono troppo impegnati a veleggiare su una aspettativa di pseudo-immortalità mai pensata precedentemente e non hanno tempo per i problemi di oggi: si stanno occupando delle loro erezioni di domani. Un attimo per elaborare quanto nei sogni ed ecco che parte il valzer delle domande: Come è possibile? Sarà la dieta? L’acqua? Quanto costa una casa a Vilcabamba?

Io allora consiglio il libro ed ora gli assegno un bell’8 e lo consiglio anche a voi perché c’è qualcosa di speciale a Vilcabamba.

 “William Burroughs teneva con sé una valigetta piena di stupefacenti, che consumava con disciplina teutonica, e morì a 83 anni. L’inventore del jogging, invece, è rimasto fulminato da un attacco cardiaco quando aveva 53 anni.” (cit. Internazionale)

“Glenn Gould e la ricerca del pianoforte perfetto” di Katie Hafner, Voto 9/10

Il Libro

Il Libro

Questo libro parla di come si siano incrociati i destini di un grandissimo pianista canadese, Glenn Gould, di un povero contadinello semicieco anch’esso canadese, Verne Edquist, e di un pianoforte della Steinway & Sons, il CD 318. In sintesi si tratta di un incontro tra persone e cose avulse dal circostante. Il pianista schivo, scontroso e frustrato, continuamente alla ricerca della perfezione esecutiva e dello strumento in grado di dare degnamente forma alla musica che gli risuona in testa. Il semicieco strappato alla sua famiglia dai servizi sociali e mandato in un collegio per non vedenti, incapace sì di vedere il mondo ma in grado di trasformare le note in colori e i colori in quadri armonici, tanto da diventare uno dei migliori accordatori di pianoforti del Canada. Infine il CD 318, un vecchio pianoforte costruito negli anni della guerra e abbandonato nei magazzini della Steinway poiché troppo sensibile e poco poderoso.

Il risultato di questo incontro è riassunta in una intervista rilasciata dallo stesso Gould riferendosi al CD 318: “Ci abbiamo messo più di sette anni per rifinire certe qualità che sembrano essere innate, e per perfezionarle secondo indicazioni che mi sembrano importanti. Una volta, trovavo che fosse importante avere un diverso tipo di pianoforte per ogni genere di musica che si suona. Ma ora non più. Adesso lo uso per tutto; è il mio pianoforte per Richard Strauss, per Bach, per suonare William Byrd”.

Glenn_Gould

Glenn Gould

Io non amo la musica classica. Non posso dire che non mi piaccia, semplicemente, come si dice negli attuali talent show, non mi arriva. Con Gould però la situazione è differente. Per spiegare il perché di questa reazione prendo a prestito quanto egregiamente scritto dall’autrice di questo libro (N.B. per i fedelissimi: autRICE): “Il modo di suonare di Gould ha provocato una risposta viscerale in gente che non avrebbe mai pensato di fermarsi e ascoltare davvero la musica classica. C’era qualcosa, nel silenzio fra e dietro ogni nota, nella ricchezza delle diverse voci, che rapiva l’immaginazione.”

Ad oggi Gould si trova nel mio lettore mp3 tra i Gatti Mézzi e Gnarls Barkley e nella riproduzione casuale mi viene spesso piacevolmente proposto.

Posto che il libro è molto bello, tecnico al punto giusto, ben scritto, fluido seppur ricco di fatti e notizie, ne consiglio la lettura solo a coloro che nella vita ritengono che ci debba essere sia l’artista che lo spettatore e che non necessariamente appartenere a questa seconda categoria significhi essere in una situazione di inferiorità.

Glenn Gould registra sul CD 318

Quindi, il sottoscritto non avrebbe mai dovuto leggere questo libro. E’ infatti inutile che mi nasconda dietro un dito, io sono uno di quelli che quando esce da un teatro, da un cinema, da una mostra fotografica e pure da un concerto, pensa: “Cazzo, io dovevo essere lì sopra e non qui sotto!!”. Raramente mi sono goduto una rappresentazione artistica senza pensare come l’avrei fatta io o dove stava sbagliando l’artista.

Da giovane, steso sul divano con la musica al massimo volume nelle cuffie ad archetto del walkman, non sognavo certo di essere apprezzato per le mie capacità in ambito finanziario, anzi, finanziario significata sfigato, inquadrato, medio borghese di merda, insomma, il male. Io ero l’artista, l’attore, il regista, lo scrittore o anche l’autore dei testi delle canzoni, insomma, il non banale.

A volte faccio il seguente giochino di fantasia, come in “Non ci resta che piangere”. Immagino di trovarmi nel 1400 quasi 1500 al cospetto di Leonardo da Vinci e di dovergli spiegare la cosa che conosco meglio. Di cosa gli parlo? Di finanza? Dio che tristezza.

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2 commentiCosa ne è stato scritto

  1. jumpi

    Beh, vedila positivamente: forse la tua capacità di “recitare” alle cene la storia di Vilcabamba è una maniera di essere l’attore che hai sempre sognato di essere…

    Rispondi
    • solph

      Il fatto è che lì recito per ritagliarmi un ruolo, io vorrei che fosse fatto un ruolo ritagliato su di me.

      Rispondi

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