Fischi, eroi ed applausi

1
Share on Facebook0Tweet about this on TwitterShare on Google+0Share on LinkedIn0Email this to someone

Nell’Italia di questi tempi il significato delle parole è stato stravolto. L’ultimo esempio riguarda “la morte bianca” di uno studente ventenne che, per pagarsi gli studi, lavorava (per la misera e vergognosa  cifra di 5 euro l’ora) nell’allestimento di un palco per un concerto di Jovanotti. Il ragazzo è stato definito da alcuni un “eroe”. Mi sembra quasi una presa in giro, perché sono convinto che eroe è colui che coscientemente sceglie di mettere la sua vita a rischio per un atto di generosità. Quel ragazzo, invece, voleva solo lavorare, studiare e vivere.

Ho fatto questa premessa perché lo stravolgimento dei significati non avviene solo per le parole, ma avviene anche per certe consuetudini e manifestazioni del pensiero. Prendiamo per esempio i  fischi. Nella storia di questo Paese, fino ad alcuni anni fa, i fischi non hanno mai sconcertato né sconvolto nessuno. In questi ultimi anni, invece, fischiare un rappresentante del governo o delle istituzioni viene considerato quasi un atto di terrorismo e fischiare un rappresentante della Chiesa viene considerato qualcosa di blasfemo e sacrilego. Ho fatto riferimento a queste due istituzioni perché ritorno con la mente ai fischi che i rappresentanti del Governo italiano (sia di sinistra che di destra) dal 2000 in avanti, si beccarono a Bologna durante la cerimonia per le ricorrenze della strage alla stazione avvenuta il 2 agosto 1980.

Il cardinale Camillo Ruini

Nel settembre del 2005, il cardinale Camillo Ruini fu fischiato da un gruppo di studenti universitari, quando a Siena ricevette il premio Liberal. Il cardinale  si dichiarò apertamente contro le unioni di fatto, in quanto anticostituzionali e precedentemente aveva assunto una forte posizione di condanna sul referendum per la fecondazione assistita. Se fosse stato fischiato in un luogo sacro non sarei stato d’accordo, ma se un cardinale si esprime su leggi dello Stato o dà giudizi politici, è chiaro che si espone a critiche, a contestazioni o ad apprezzamenti e se ne assume anche i rischi che ne possono derivare.

I fischi a questo punto sono solo politici e quindi, senza tante parole, legittimi. Qualcuno di fronte a persone che fischiano ne fa una questione di buona educazione, ma nel caso delle dichiarazioni del cardinale Ruini si trattava di politica.

Mi dispiacque che anche Prodi, Fassino e alcuni rappresentanti della Margherita (non la Rosy) stigmatizzarono quei fischi. Allora fu la sinistra radicale, Bertinotti, Scalfari e Miriam Mafai che condivisero quei fischi, anche se diverse voci si erano levate contro, considerando scandalose quelle contestazioni a Ruini, mentre la giornalista li considerava normalissime. Condivisero quei fischi perché erano collocati in un contesto civile. Del resto anche San Paolo fu fischiato ad Atene.

Nell’agosto del 2005, in occasione del 25° anniversario della strage di Bologna, il ministro Tremonti, vicepresidente del consiglio nel Governo Berlusconi, fu fischiato sonoramente. I contestatori furono definiti da Ernesto Galli della Loggia: “disinvolta congrega”, “faziosi”, “ineducati”, “qualunquisti affetti da ‘infantilismo e primitivismo ideologico’”. “Basta – disse in modo categorico- con i fischi ai rappresentanti del Governo”.

Eppure, in nessuna democrazia, esiste una legge che proibisca i fischi o le contestazioni pacifiche. Del resto chi va a teatro, allo stadio o ai  concerti, quando non si sente soddisfatto del “prodotto” che gli viene offerto, fischia e non era raro che dai loggioni partissero nei confronti dei cantanti che “steccavano”, anche ortaggi e frutta.

Tony Blair, da primo ministro, fu oggetto di lanci di uova e ortaggi quando annunciò di appoggiare l’intervento USA in Irak. Nessuno si scandalizzò o scrisse parole di indignazione sulla stampa inglese. Sarà perché la democrazia è nata in Inghilterra.

Roberto Benigni

Poi, senza farla tanto lunga, quanti di voi si ricorderanno dei fischi della destra berlusconiana contro gli avversari del centro sinistra; fischi diventati all’improvviso giusti e meritati. Vi ricordate i fischi a Prodi quando ebbe un confronto con Berlusconi nell’assemblea della Confcommercio? Molta stampa di destra elogiò i “fischiatori”. Vi ricordate quando Giuliano Ferrara invitò ad andare al Festival di Sanremo a fischiare e lanciare uova marce contro Benigni?
Gli andò male, anche quella volta, al povero Ferrara, perché nessuno ci andò.

Gli esempi in questo senso sono tantissimi. I fischi, in Piazza Maggiore a Bologna, in occasione degli anniversari della strage della stazione, li presero anche ministri di centro-sinistra come Giuliano Amato che fu il primo a riceverli nel 2000.

I fischi, come si vede, hanno sempre generato giuste e condivisibili “par condicio”. Insomma, fischiare è legittimo e come scrisse Marco Travaglio in un bellissimo articolo in occasione della cerimonia dell’agosto 2005 a Bologna dopo i fischi a Tremonti, di fronte al fatto che 25 anni dopo ancora non era stato tolto il segreto di Stato su quella strage, disse che fischiare era davvero troppo poco. Io non so fischiare, ma vi assicuro che se fossi stato capace, in certe occasioni, avrei fischiato sonoramente gli interlocutori che avevo di fronte, artisti o politici, o sportivi che fossero.

Gli applausi
Per me gli applausi sono ancora quelli della bellissima canzone cantata dai Camaleonti. Leggete le sue parole. Anche il significato degli applausi è stato stravolto. Quando è iniziata questa abitudine di applaudire anche ai funerali? La mia compagna, che è una grande appassionata di teatro, si ricorda che il primo applauso ad una funerale fu quello nei confronti di Anna Magnani nella chiesa di Santa Maria sopra la Minerva a Roma alla fine di settembre del 1973.
Un’abitudine che ho considerato, in altri contesti, fin dalla sua prima apparizione, sgradevole perché ha innescato un progetto di omologazione collettiva, direi quasi di esibizionismo.

Sono stato sollecitato a scrivere queste riflessioni sugli applausi dopo aver seguito i funerali di Super Sic, Marco Simoncelli, corianese come sono le mie origini. Devo dire che gli applausi ai funerali mi hanno sempre infastidito perché quel momento, almeno per me, mi impone di essere solo con me stesso ed il mio dolore e quindi preferisco evitare di far parte di un’esibizione collettiva dei sentimenti.

Marco Simoncelli

Per i funerali di Marco Simoncelli, devo dire però, che non è stato così, perché il suo funerale, con quel babbo e quella mamma così dignitosi e laici, perché quella decisione di un ragazzo poco più che ventenne di farsi cremare, perché in fondo “la mesta allegria” dell’ultimo addio al grande e simpatico campione, mi ha fatto superare quel fastidio totale che ho sempre provato in quelle tristi occasioni, di fronte agli applausi.

Sarà che gli applausi ad un funerale vanno riservati a chi gli applausi li ha avuti in vita e quindi il significato di questi applausi continua ad avere un senso se rivolti, soprattutto, ad un personaggio del mondo dello spettacolo, perché il dialogo, in questo caso, l’applauso, ha una sua specificità in quanto il dialogo fra attore e spettatore è avvenuto così.

Quindi come c’è stato il primo applauso nella vita di attore così ha senso rivolgergli anche l’ultimo. In televisione gli applausi vengono orchestrati organizzando claques e seguendo le apparizioni dell’applausometro. Applauso, quindi, su “ordinazione”.

Durante alcuni funerali questa nuova manifestazione di sentimenti ha perso completamente la sua caratteristica di entusiasmo e soddisfazione ed a volte sembra di essere, appunto, in televisione o allo stadio. A volte sembra che spesso ci si trovi di fronte ad un puro e semplice narcisismo che spazza via qualsiasi parvenza di dolore vero e di sentita partecipazione. Magari non sarà proprio così, però, continuo a provare un forte fastidio quando assisto, o direttamente o indirettamente, a queste esternazioni, come dicevo prima, in determinati contesti. Mi chiedo se questa “nuova abitudine” avrà prima o poi fine.

Share on Facebook0Tweet about this on TwitterShare on Google+0Share on LinkedIn0Email this to someone
Metti "Mi piace" alla nostra pagina Facebook e ricevi tutti gli aggiornamenti de L'Undici: clicca qui!

Cosa ne è stato scritto

  1. ugoth

    Per non parlare degli applausi durante il minuto di silenzio, sono applausi che nascondono l’incapacità di concentrarsi, di commuoversi, di sentire l’emozione del momento

    Rispondi

Perché non lasci qualcosa di scritto?