Viaggi Limoni: Bolsena e dintorni

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Proposta del mese: Bolsena e dintorni – Periodo consigliato: Primavera, Estate, Autunno – Giorno della settimana: indifferente

La città che muoreQuanto paghereste per poter dire di aver dato un limone (bacio con la lingua, NdR) nella città di Atlantide poco prima che affondasse o a Pompei il giorno antecedente l’eruzione? Bene, per tutti coloro che sono amanti del limone “mai più qui”, consiglio di fare un giro a Civita di Bagnoregio, anche detta la città che muore.

La città è in realtà un paese, meglio un piccolo borgo di case arroccate su un colle che sorge, ancora non si sa per quanto, in mezzo ad una valle, raggiungibile solo attraverso un lungo ponte pedonale costruito nel 1965. Quando l’ho vista per la prima volta mi è venuto in mente il gioco che si faceva da piccoli in spiaggia in cui, realizzata una collinetta di sabbia, ci si infilava sopra un bastoncino di un ghiacciolo giallo e si iniziava a turno a togliere della sabbia dal cucuzzolo finché il bastoncino cadeva e allora era: dire, fare, baciare.

Il fatto è che questo cucuzzolo su cui sorge il paese, così come tutta la vallata su cui si erge, è di tufo e argilla, due materiali particolarmente sensibili all’erosione dovuta agli agenti atmosferici quali vento e acqua. Da qui il nome “la città che muore”, perché prima o poi arriverà quella goccia di pioggia o quella bava di vento che eroderà il granello del non ritorno, quello portante, quello in base al quale il nome cambierà in “la città che è morta”. Nonostante il paese, fondato dagli etruschi, esista e resista da oltre 2500 anni, e l’impossibilità scientifica dell’evento, sono sicuro che anche voi, mentre percorrerete il ponte per arrivarci, avrete un momento in cui penserete: “…e se crollasse ora?”.

E come voi l’avrà anche il vostro compagno o compagna e dovrete essere bravi a cogliere l’attimo per avvicinarvi e assestare il limone del “nulla è per sempre”.

All’antico abitato di Civita si accedeva mediante cinque porte, mentre oggi la porta detta di Santa Maria o della Cava, costituisce l’unico accesso al paese. La struttura urbanistica dell’intero abitato è di origine etrusca, costituita da cardi e decumani (fonte wikipedia) secondo l’uso etrusco e poi romano, mentre l’intero rivestimento architettonico risulta medioevale e rinascimentale.

Il borgo di Civita visto dall’interno, nonostante l’alto numero di ristoranti e negozi di chincaglieria, è suggestivo anche per noi italiani che ai borghi medievali ci siamo abituati.

L’esercizio naturale che viene da fare a qualsiasi coppia che gira per queste viuzze è domandarsi a vicenda: “Ci abiteresti qui? E se sì, che casa ti piacerebbe?”

La città che muore

Il risultato dell’esercizio è abbastanza semplice, entrambi sarete d’accordo sul fatto che ad oggi state così bene nella vostra città o paese di origine, ma che magari sarebbe carino, proprio così, carino, possedere una seconda casa a Civita, niente di enorme, giusto un posto in cui andarsi a rifugiare per scappare dal solito tran tran, possibilmente con due terrazzi, uno con vista sulla vallata e l’altro sulla piazza, e poi magari ci si potrebbe aprire un bed and breakfast. E’ questo il momento in cui, specialmente l’essere femminile, è più vulnerabile, quello in cui tu l’uomo le ha aperto uno squarcio su un futuro insieme, con addirittura, una seconda casa e non ci si può far sfuggire il limone “per sempre felici e contenti”.

Al momento di lasciare Civita vi verrà ancora di pensare a due cose. La prima è chiedervi se qualcuno lì ci dorme o c’è qualche regolamento della protezione civile che l’impedisce, la seconda è se domani quel paese esisterà ancora.

Alla seconda non vi posso rispondere, mentre riguardo alla prima vi posso dire che gli abitanti di Civita sono 15, quasi tutti ristoratori, e che non c’è nessun regolamento che gli impedisce di dormirci nonostante la zona sia effettivamente ad alto rischio sismico che potrebbe portare tutti a dire, fare, baciare.

Lasciata Civita, dopo appena 20 minuti di macchina arriverete alla meta principale di questo viaggio: Bolsena.

Se andate in un mese relativamente caldo vi consiglio di portarvi dietro una tenda e appoggiarvi per la notte al campeggio direttamente sul lago e poco fuori dal centro del paese.

Il lago di Bolsena è grande, quantomeno è più grande di quanto ci si possa pensare. Essendo un lago di origine vulcanica ha una confortante conformazione rotondeggiante che riempie lo sguardo e ti fa venire voglia di aprire una bottiglia di birra, immergere i piedi nell’acqua fresca e dimenticarti per un attimo che il mondo sta andando a rotoli.

Per andare a fare un giro per il paese aspettate che il sole stia scendendo, poi incamminatevi e lasciatevi andare senza meta. Se vi capita fermatevi nella piazza principale, innanzi al palazzo della Famiglia Del Drago, prendete un bicchiere di vino nell’enoteca d’angolo e aspettate che arrivino. Come chi? Gli abitanti del luogo naturalmente, vi ricordo che siamo nel Lazio, nonostante non sembri, e nel Lazio non può succedere che ad uno straniero un autoctono non decanti le meraviglie del posto in cui si trova. Nel giro di poco tempo, infatti, un signore, probabilmente sui 65 anni, vi chiederà da dove venite e vi dirà che quella è la città del “miracolo eucaristico”. Al chè voi farete una faccia perplessa e lui vi spiegherà con gusto che nel 1263 un prete di origine boema, durante la celebrazione dell’Eucarestia sulla tomba di Santa Cristina, avrebbe avuto dei dubbi sulla transustanziazione. D’un tratto del sangue, sgorgato dall’Ostia consacrata, bagnò il corporale e i lini liturgici. Papa Urbano IV, che si trovava nella vicina Orvieto, fu informato dell’accaduto e mandò il vescovo Giacomo per controllare la situazione, con il compito di portare con sé il sacro lino insanguinato. Nel 1264 il Papa promulgò la Bolla Transiturus che istituiva la Festa del Corpus Domini. A quel punto sarete già al secondo o terzo giro di vino e la soluzione naturale della serata è concluderla in quell’enoteca facendo lo sforzo di fare un salto all’ottima pizzeria al taglio proprio lì dietro. Nel frattempo avrete chiesto al vecchio e ai suoi amici, che si sono uniti a lui con il compito di istruirvi, che cosa c’è da andare a vedere nei dintorni e loro vi avranno elencato circa 1759 luoghi e strade differenti per raggiungerli e tra tutte le altre vi avranno detto anche di prendere le imbarcazioni che fanno il giro del lago con sosta a Capodimonte.

Bene, ascoltateli.

Le escursioni partono dal porticciolo di Bolsena, la prima verso le 10 di mattina, per cui avete il tempo di alzarvi con calma e prepararvi. Solitamente andare in giro in barca, specialmente in quelle da gita organizzata è relativamente noioso, in questo caso però il sentimento che proverete più forte sarà quello dell’indignazione.

Isola Bisentina

Dopo poco dalla partenza arriverete infatti innanzi all’isola Bisentina e la vedrete bellissima, con una serie di chiese e altre costruzioni immerse nella natura e sarete già pronti a scendere per gustarvi da vicino quella meraviglia. La barca però non si avvicinerà più di tanto all’isola e gli edifici, visti dallo zoom della macchina fotografica sono sì bellissimi, ma decadenti e allora la guida vi spiegherà che l’isola Bisentina è la maggiore del lago per superficie (17 ha) e può essere solo circumnavigata ma non ci si può attraccare perché è proprietà privata poichè appartiene ad una anziana signora di Roma che non ci va mai e per essere sicura che nessun altro ci vada, ha messo a vivere sull’isola un gruppo di serbi facenti funzione di custodi e assassini. Poi la guida vi dirà anche che l’isola conserva una natura quasi incontaminata con folti boschi di leccio, panorami incantevoli e numerosi monumenti, tra cui una chiesa, sette cappelle, il convento Francescano, la villa dell’isola e pure l’orribile Malta dei Papa, carcere a vita scavato nella terra destinato ai condannati per eresia dotato di un solo piccolo buco per la luce. Vi dirà tutto questo, la guida, ma voi quasi non l’ascolterete presi dall’odio accecante e assordante nei confronti della vecchia megera che vi nega il vostro diritto al bello. Ascolterete però, un pò per lo stesso motivo per cui si guarda Beautiful, quando vi verrà detto che nel 1400, sotto i Farnese, l’isola conobbe un periodo di gran prosperità e che fu visitata da numerosi Papi. Qui sarebbe sepolto, nella tomba di famiglia, Pier Luigi Farnese, signore di Parma e Piacenza, condottiero militare, dalla discussa fama. Tornata alla Chiesa, nell’Ottocento divenne proprietà privata della locale famiglia aristocratica dei Principi del Drago che abitavano nel castello di Bolsena. L’isola è rimasta nelle proprietà della famiglia del Drago fino al 1999 quando è stata venduta alla famosa famiglia della vecchia.

A questo punto la vostra indignazione sarà massima e voi o qualcun altro presente sulla barca farà un accenno al concetto di bene pubblico, di patrimonio dell’umanità e altre cose del genere. Consapevoli però che l’unica domanda che frulla nella testa di tutti è la seguente: “ma quanto cazzo di soldi deve avere stà vecchia di merda per possedere quest’isola e non farci caso”. In questo periodo io mi domanderei anche: “ma lei ci pagherà l’IMU?”

Isola Bisentina

La gita in barca prevede poi un attracco con sosta a Capodimonte, che non è brutto come posto, ma non può competere con il paradiso negato rappresentato dall’isola Bisentina. Al vostro ritorno a Bolsena sarà ora di pranzo e il mio consiglio è di recarvi al terzo e ultimo paese che ha uno sbocco sul lago, Marta, per mangiare al ristorante “Il Pirata” e mi raccomando, specialmente nei giorni festivi, prenotate.

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2 commentiCosa ne è stato scritto

  1. cinzia

    Grazie, mi hai fatto fare una bella e fantasiosa passeggiata , una bella boccata d’aria frizzante e profumata prima di dormire.

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