Sarò Franco

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Il clamoroso equivoco sul sottosegretario all’agricoltura, una poltrona per due. Il cognome era lo stesso, il nome quasi… ma Franco e Francesco non sono la stessa cosa e la politica italiana ce l’ha insegnato.

Franco MariniIl 28 aprile del 2006, presso il Senato della Repubblica italiana, si scrisse una pagina memorabilmente triste di politica italiana. Era da poco passata l’euforia per la vittoria del centrosinistra alle elezioni, ma i numeri del Parlamento erano poco chiari. Soprattutto al Senato, dove il centrosinistra – non senza il solito dibattito interiore – candidava per la presidenza Franco Marini. Dall’altra parte il centrodestra schierava nientemeno che Giulio Andreotti. Ironia della sorte, ma a Disneyland-Italia ciò non dovrebbe sorprendere più di tanto, sui banchi del Senato sedeva un senatore che portava il nome del candidato di centrodestra, Giulio, e il cognome del candidato di centrosinistra, Marini.

Ragionpercui, per l’elezione si rese necessario scrivere sia il nome che il cognome, così da evitare confusioni… o quasi. Il centrosinistra fece buon viso a cattivo gioco, e poichè il governo era già preparato a camminare sul filo (cadde nel giro di un annetto sotto i colpi di uno statista del calibro di Clemente Mastella), si pensò bene di sfruttare la situazione per testare la fedeltà all’alleanza. E così, secondo l’appartenenza politica all’interno del centrosinistra, qualcuno avrebbe scritto Franco Marini, altri Marini Franco, altri ancora Sen. Franco Marini… contando le diverse diciture (e Oscar Luigi Scalfaro che presiedeva la seduta lesse con precisione ogni voto) si sarebbe smascherato qualsiasi… Franco Tiratore.

Come spesso succede nell’italico costume, la giornata si risolse in una farsa tragicomica.Giulio Andreotti
Nel primo scrutinio Marini si fermò a 157 voti sui 162 necessari.
Nel secondo scrutinio, eccitati dall’incertezza dell’esito e dalla possibilità di mandare un segnale politico (del tipo Scilipoti ante litteram), tre buontemponi scrissero “Francesco Marini” anzichè “Franco Marini” sulla scheda. Franco Marini ottenne 159 voti, l’inesistente Francesco 3. Attribuendo i voti a Franco l’imbarazzante vicenda sarebbe stata conclusa, ma i voti vennero contestati e la votazione annullata. Ripetuta la votazione, Franco Marini arrivò ancora una volta ad un passo dal traguardo con 161, alla terza finalmente l’escamotage saltò e Francesco tornò ad essere Franco. Marini venne eletto Presidente del Senato e poiché il buon giorno si vede dal mattino, il suo regno come quello di Prodi durarono troppo poco.

La storia ha i suoi cicli e, seppure in tono minore dal punto di vista politico, a livelli comici non ha nulla da invidiare la farsa della nomina a sottosegretario all’agricoltura del governo Monti. Francesco BragaNelle fasi concitate dell’insediamento, nella consueta pioggia di sottosegretari c’era una poltrona da sottosegretario all’agricoltura per il Prof. Braga. Tal Franco Braga. Nell’impellenza di congratularsi con il neosegretari, in troppi hanno fatto l’errore di una Google Search. Compariva così un Prof. Braga, esperto di agroalimentare e professore associato all’Università di Guelph in Canada. Pioggia di telefonate oltreoceano, congratulazioni, e-mail. Il professore all’inizio non ci crede, ma i complimenti continuano ad arrivare, persino una telefonata dai suoi nuovi colleghi del Ministero… che gli chiedono se effettivamente sarà lui il nuovo capo (glielo chiedono, perchè nemmeno loro lo sanno). Beh, Francesco a quel punto ci crede, comincia a preparare la valigia. “Certo che mi potevano dare un po’ di preavviso” avrà pensato “Non è che uno dal Canada arriva a Roma in due ore”.

Molto più silenzioso un altro Prof. Braga, Franco, docente di tecnica delle costruzioni alla Sapienza. Se si fosse usato anche Google Maps, si sarebbe visto che Franco era molto più vicino al Ministero delle Politiche Agricole e Forestali del suo quasi omonimo canadese.

E infatti il predestinato era quest’ultimo. Dal Ministero è arrivata un e-mail rammaricata per l’equivoco e Francesco ha disfatto la valigia. Ma un premio di consolazione arriverà comunque.

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