Natale in Famiglia

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babbo natale non esiste

babbo natale non esiste

Ero certa che mi tradisse, anzi certissima, così sicura da pagare un detective che lo seguisse e lo ascoltasse in ogni momento, durante ogni telefonata, che leggesse tutte le mail… Sempre.

Accecata dalla gelosia e dal risentimento avevo destinato tutti i risparmi per i regali di Natale a questo terribile scopo. L’avrebbe pagata cara, l’avrebbe pagata tutta. Lavorava come un matto, a sentire lui, trasferte, orari impossibili, riunioni improbabili. Tornava e ancora sul computer mentre noi, io e le nostre belle figliole di 14 e 7 anni, dormivamo.

Il 24 dicembre, primo giorno di vacanza, dopo pranzo, avevo appuntamento con il dottor Lanfranchi, direttore e titolare di un’agenzia investigativa specializzata in materiale probatorio finalizzato alla separazione: insomma in corna e risarcimenti e assegni cospicui. Lo amavo ancora? Si può amare comunque chi ti tradisce e ti prende in giro? Non so, non io in quel momento, ero pronta a rendere la sua vita un inferno, toccandolo nel vivo: il lavoro e il denaro.

Sulla sincerità dell’amore per le sue bambine, non mettevo dubbio alcuno. Non sarei stata di quelle mamme che per colpire l’ex marito gli mettono contro le figlie. Capirai, le figlie lo amavano, giustamente, ma già lo vedevano così poco ora che vivevamo tutti insieme (fra un impegno di lavoro e l’altro) che una volta che fosse uscito di casa il problema sarebbe stato quello di aver tempo per fare il padre. Io non lo avrei certo impedito.

Il mio stupore fu non grande, ma immenso, smisurato, perché Lanfranchi non mi voleva dire niente. Più che un investigatore mi sembrava una cartomante.

“ … non c’è fioritura … ma spine … alla casa … in tempo di sera …”.

Dalla maga c’ero andata a 20 anni e parlava in questo modo astruso, per cui tutto poteva essere, ma anche il contrario o molto altro. O niente.

“Signora, non so come dirglielo, perché poi le dovrò chiedere un pacco di soldi, con tutto quello che abbiamo dovuto fare, con tutte le telefonate da trascrivere, i viaggi all’estero, violazione di computer aziendali (e c’è pure il penale) e … ”

Fece una pausa lunghissima, in un discorso che già stava durando molto più di quel che volevo. Non Mi Piaceva Per NIENTE. “… quello che le volevo dire beh, il conto è salatissimo, in termini di migliaia di euro… ”

Pensai, pagherà anche per questo, ma non lo dissi. Lanfranchi mi procurava un’ansia terribile. “Dunque, prosegua …”

“In breve, suo marito è una persona irreprensibile, direi integerrima dal punto di vista della trasgressione, mai una scappatella, è quasi di una noia mortale quando è sul lavoro. Si preoccupa continuamente del vostro benessere; tutta questa segretezza è perché sta realmente partecipando ad un progetto importante che gli porterà un avanzamento di carriera, se solo riuscirà a non farne parola con nessuno. Sta facendo un sacco di viaggi e straordinari per aver più possibilità, ma anche per farvi regali di Natale più costosi … abbiamo sbobinato un sacco di telefonate. Le ultime sono di questa mattina. Gli argomenti son sempre quelli.”

Non sono svenuta perché sono così deficiente da non aver la capacità di cogliere la realtà in nessun momento, soprattutto in quelli importanti, nemmeno in una situazione del genere. Una persona qualunque avrebbe capito e sarebbe sprofondata. Io ho sentito me stessa, contro ogni buon senso, pronunciare le seguenti parole: “Lei è un cretino, un incapace, è impossibile, non ci credo, mi mostri le foto, le pagine delle intercettazioni, le mail, io la denuncio per incompetenza.”

“Al massimo potrei essere accusato di circonvenzione di incapace, cara signora, dato che non mi pare tanto in grado di intendere e volere. Resta il fatto che questo mese di lavoro le costerà 3200 euro, + iva al 21%, come sa.”

“Mi mostri le prove del tradimento e le farò un assegno immediatamente.”

“Signora, non ci capiamo, le mostro tutto, ma di traditi e traditori non ce n’è, si rassegni e paghi!”

Avevo fatto la superdonna, ma a quel punto non sapevo se ero più delusa dalla mancanza di prove di un tradimento che ormai mi ossessionava da tempo (fatto che sanciva definitivamente la mia totale stupidità e irragionevolezza) o se ero più disperata perché io, quella cifra, la guadagnavo in tre o quattro mesi e non avrei mai e poi mai saputo come fare a tirarla fuori. Già pensavo realmente alla separazione pur di non ammettere il mio errore. Chissà se Lanfranchi mi avrebbe permesso una comoda rateazione … E anche in tutto questo, proseguii sulla mia strada e volli vedere tutto, ma proprio tutto, a tutti costi.

E così mi mostrò le foto di mio marito, un uomo bellissimo, ben vestito, spesso solo, sempre concentrato, sempre al telefono, sempre al computer, il cui volto cambiava espressione solo quando parlava al cellulare con le figlie. Forse avrebbe potuto mostrare un’espressione speciale anche per me, se solo avessi preso coscienza della realtà e non avessi permesso alla mia fantasia distruttiva di rendermi ceca, odiosa e pazza. Ma non avevo immaginato, però, quante volte il telefono poteva essere stato usato da altri.

intercettazioni

intercettazioni

In particolare dalla nostra amata figlia maggiore e che avrei letto anche quello che lei diceva con amici e amiche. Intercettazione n° 1455 del 23 dicembre 2011 ore 22,30, trascrizione dialogo.

“Buon Natale!”

“Buon Natale anche a te, che farai in questi giorni?

“Le solite cose, vigilia dai cugini, pranzo del 25 con i nonni, pranzo del 26 con gli altri nonni, scambio doni con gli amici dei miei e i loro figli, scambi dono con le amiche… insomma una palla e tu?”

“Io lo passo su Facebook.”

“Che culo, ma come fai?”

“Sai, i miei son separati quindi sono autorizzato a tenere il muso e smanettare con l’Iphone per tutto il tempo senza cagare nessuno.”

“Figo… Mi sa che chiedo a babbo natale che anche i miei si separino.”

“Chiedi prima l’Iphone 4S.”

“Giusto, tanto sono un’adolescente e posso tenere il muso e stare su Facebook anche senza far separare i miei.”

“Già”

“Già Già”

“E tuo fratello, che dice dei tuoi che non stanno più insieme?”

“Va’ di Nintendo Ds. Non sa ancora leggere. Ma è autorizzato ad essere triste perché i miei si son separati.”.

“Beati voi, i miei mi sa che non si lasceranno mai.”

“Beh consolati con l’Iphone 4S.”

Questa era mia figlia con un amico, la sera prima. Fui accecata dalla disperazione: mio marito si faceva in quattro per noi e io ero certa che mi tradisse e volevo rovinarlo. Io mi facevo in quattro per tenere unita la famiglia e mia figlia avrebbe preferito che ci separassimo pur di avere un telefono e farsi gli affari suoi in santa pace. Come ero arrivata a questo? Che esempio stavo dando? Come ne sarei uscita? Già perché ero ancora nello studio di Lanfranchi e lui stava cercando di comunicare con me, per incassare i frutti della sua orrenda professione.

“ …lavoro di merda, ma deve essere pagato a prescindere dal risultato. Signora, signora mi ascolti!!! … Senta, faccio questo mestiere da un sacco di tempo ed è la prima ed unica persona che si lamenta, anzi no, si arrabbia perché le dico che il consorte non solo non la tradisce, ma nemmeno beve, non usa droghe, non gioca d’azzardo, è un ottimo padre. Qua se non mi paga ci penso io a fargli sapere con chi ha a che fare, a questo sant’uomo … proprio una bella famigliola”.

Comunque io guardassi la cosa, non se ne veniva fuori. La figlia adolescente e materialista, poteva anche solo essere il personaggio di quell’unica telefonata, per far colpo con l’amico figo o per sollevarlo dalla tristezza del Natale, con obbligo di serenità e condivisione. Ma la madre e moglie, ossessionata dal tradimento, che gridava con l’investigatore, che non voleva pagarlo perché non aveva trovato prove… Era veramente impresentabile. Era, ero decisamente orribile. E senza soldi, e senza aver comprato nessun regalo, perché la mia certezza era di passare le vacanze di Natale smascherando mio marito. Fra urla e porte sbattute. Quindi perché pensare a pranzi, cene, regali, luci e amore?

Amore. Quando avevo smesso di legare la mia famiglia a questa parola? Quando avevo smesso di parlare di sentimenti, di relazioni, di far progetti comuni e avevo cominciato ad ossessionarmi giorno e notte con rabbia e risentimento verso questo e quello? A ben pensarci forse era proprio la vicinanza con le festività. Ogni anno i preparativi venivano sollecitati con sempre più largo anticipo, Dal 3 novembre ecco che partiva la cantilena dell’arrivare pronti al Natale. Tutt’intorno a me sentivo ripetere: devi essere felice, devi comprare, devi essere felice di comprare, devi organizzarti con giorni ed orari per rendere tutti contenti, come se fosse un lavoro. Anche la famiglia. E proprio come al lavoro, quando sei stufo che le cose vadano sempre nello stesso triste modo, nonostante le buone intenzioni, finisci per convincerti che la colpa o l’errore è sempre dell’altro, è sempre fuori da te. Nel marito, nei figli, in Lanfranchi l’investigatore delle peggiori  famiglie.

Invece lì, in quel posto, in quel momento non era più possibile imputare colpe ed errori ad altri, far finta di aver scherzato, e poi improvvisamente stanca del gioco, voler cambiare le carte in tavola. In sintesi, la colpa era mia: avevo spiato mia marito certa che fosse una brutta persona, e non lo era, anzi. Avevo letto i testi di telefonate fatte da mia figlia con il cellulare del padre scoprendo che diceva cose che non mi piacevano, ma sapevo che lei non era così. Comunque non sempre, comunque non con noi e con le sue vere amiche.

E dovevo pagare per questo, per scoprire che la vera schifezza in famiglia ero io. Lanfranchi fece in urlo terribile: “Allora!!! Mi risponde o no? La devo prendere a schiaffi?”

“Se glielo permetto, mi fa’ un po’ di sconto? Prima mi può dare due sberle, poi mi lascia 689 euro, così lei si sfoga, io non mi separo e regalo un bel telefonino a mia figlia.” Pensavo di farlo ridere, di essere perdonata di tutto. Invece, come sempre avevo captato solo l’ultima frase, non avevo sentito nessuna sua parola, avevo seguito solo il filo dei miei deliri e mai potevo immaginare di averlo portato ad una tale esasperazione. Quando estrasse la pistola dal cassetto della sua scrivania, la lucidità mi riempì di colpo, come quando, in pieno inverno, la mattina spalanchi le finestre appena sveglio e il freddo ti guida fuori dal sonno, ti catapulta nella quotidianità in una frazione di secondo. Subito pensai che se mi avesse ucciso avrei risolto tutti i miei problemi, non avrei dovuto affrontare marito, figlie, regali, feste e pagamenti. Poi subito dopo la cosa non mi parve così furba. Avrebbero scoperto tutto e io non sarei stata lì a spiegare. Non so come mi uscì, tanto più che era una frase che detestavo e che mi faceva perdere la pazienza, ogni volta che me la dicevano le mie figlie: “Calmino, non è colpa mia!”

Allora Lanfranchi mi fece un discorso che mai e poi mai avrei scordato, e lo pronunciò lentamente, con un filo di voce, senza smettere di guardarmi negli occhi, senza abbassare la canna della pistola. “Stia calma lei, la colpa è solo sua, della sua immaginazione malata, del suo rancore e della sua visione materiale delle cose. La vita, l’amore, i figli, meritano di meglio. Se ne vada, non compri niente a nessuno e per una volta nella vita passi le vacanze di Natale con i suoi, sola e PARLI. Non delle sue assurde fantasie, non di regali e prezzi, non di colpe e rancori. Dica loro la verità, su come è lei, su come sta, chieda a loro come stanno realmente, cosa desiderano da lei, dalla loro famiglia. Torni qui dopo le feste, dal 27 dicembre nei giorni feriali sono sempre aperto ma venga con suo marito e le bambine. Capirò che è stata ragionevole, sincera e onesta con loro e la ripagherò con un ottimo sconto. Diversamente …”

“Che fa’? mi spara?” Ero senza speranza, non riuscivo proprio a smettere di esprimermi istintivamente senza usare il cervello … “Non nego che premere il grilletto sarebbe la mia prima scelta. Lei è terribile, fa veramente uscire il peggio dal cuore, mi vien voglia di farle del male, ma è la vigilia di Natale e voglio essere magnanimo. Se dopo la befana non l’avrò vista qui in ufficio, con la sua famiglia al completo, suo marito avrà notizie dal mio legale. Ora ripeta quello che le ho appena spiegato, che non sono mai sicuro che lei ascolti.”

“Dunque … O racconto tutto con onestà ai miei, e ne accetto le conseguenze e lo dimostro venendola a trovare con loro dopo Natale, o il suo legale per il recupero crediti si rivolgerà direttamente a mio marito per il pagamento.”

“Bene, vede che alla fine ci siamo capiti. Buon Natale a lei e famiglia. Passate delle buone vacanze.” “Buon Natale anche a lei e a presto.”

La verità? La verità è che la mia natura mi porta a non cogliere la realtà, a non rendermi conto della portata delle mie parole, dei miei pensieri, delle mie azioni. Mentre tornavo a casa, un sacco di pensieri contrastanti mi passava per la testa. Provavo una profonda tristezza all’idea di non aver comprato regali da mettere sotto l’albero per la mattina del 25, ero terrorizzata dalla paura di affrontare il discorso con mio marito e mi sentivo colpita da depressione adolescenziale per interposta persona. Non mi restava che buttarmi sotto all’autobus. O far finta di niente, passare le ultime due ore di apertura dei negozi a spendere soldi che non avevo, per acquistare regali fatti mal volentieri. O simulare una colica renale e far passare la vigilia a miei al pronto soccorso. O comprare un gratta e vinci, vincere 500.000 euro, tornare a pagare Lanfranchi e poi comprare per noi 4 i biglietti per il giro del mondo senza raccontare nulla a nessuno. Oppure potevo tornare a casa in fretta e parlare con mio marito in tutta onestà, poi con le mie figlie, mostrando solo l’amore che provavo per loro. Non importavano le loro reazioni. Io peggio di così non sarei mai potuta stare. Così feci e mentre giravo la chiave nella toppa il mio ultimo pensiero fu per il dottor Lanfranchi.

Buon feste investigatore dell’anima, che mettendomi dalla parte sbagliata della canna di una pistola, mi hai aperto gli occhi sul senso delle feste e risvegliato la mente sul senso famiglia. Che babbo Natale ti porti, occhio, pazienza, fortuna e nessuna munizione.

 

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Chi lo ha scritto

Marinda

Marina Marinda Flamigni. Donna, con occhiali e rughe d’espressione, sorriso verso il mondo e cervello in fuga da fermo. Mi interessa tutto e non mi intendo specificamente di nulla. Ho lavorato in comunità per tossicodipendenti e ho letto tutto "Infinite Jest". Maneggio male la realtà ma provo a gestirla scrivendoci sopra.

4 commentiCosa ne è stato scritto

  1. marinda

    Caro Kiki, sono una persona dotata di spirito di osservazione, di una fervida immaginazione e diverse ossessioni. buon natale

    Rispondi
  2. kiki

    Marinda, è bellissimo (è un incubo riuscito).
    Ma dimmi, sogni spesso le cose che hai scritto
    oppure le hai inventate solo per scandalizzarmi?

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