La prevalenza del loden

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Elsa e Mario Monti alla prima della Scala di Milano

Elsa e Mario Monti alla prima della Scala di Milano

Il ponte di Sant’Ambrogio a Milano fra Scala e Monte Napoleone.

Questa settimana le parole più cercate su Google sono state: pensioni, Ici, spread, BTP. La parola crisi campeggia ovunque. Mario Monti e la sua manovra hanno unito il Paese: non ci son più fazioni, ma rabbia e insofferenza generalizzata. Anche i tre sindacati hanno ripreso a collaborare. In tutti i partiti e all’interno di ogni coalizione, su ogni pagina di giornale sono ricominciate lamentele, grida e prese di posizione. Ma sapete cosa c’è? Mario Monti, azzimato professore milanese, un po’ borghese, un po’ cattolico, elegante ma mai sopra le righe, può permettersi di fare cose impopolari perché non ha problemi di voto. E la gente francamente se ne frega di quello che pensano questo o quello. Le persone si sentono libere di agire e fare perché hanno deciso di mollare i soliti santi patroni e di delegare a qualcuno innanzitutto capace e secondariamente, ma non meno importante, che ci prova seriamente. Qualcuno da seguire o con cui prendersela non per partito preso ma su decisioni e proposte concrete.

Mario Monti è un po’ come Babe il maialino: il gregge stupito si sconcerta del cambiamento, non ci sono più i cani che abbiano con arroganza, ma un elemento che è sì, sempre di quella fattoria, ma nuovo e dirompente e alla fine più capace e modesto. Il gregge resterà sempre gregge, ma avrà provato qualcosa di diverso e forse più efficacie. Alla fine il gregge si sente più vicino all’umile maialino che al cane altezzoso che ulula “Datemi retta senza tante storie che siete solo pecore ignoranti”.

Pisapia e signora: smoking e loden per lui, Armani per lei

Pisapia e signora: smoking e loden per lui, Armani per lei

In tutto questo al centro dell’attenzione non c’è più Roma, tanto vituperata dalla Lega che alla fine ci si era accasata così bene grazie alla colonizzazione dal milanesissimo Silvio, ma Milano. Una Milano diversa, quella dei Monti e Pisapia che alla Prima della Scala va in smoking ma con il loden.

I due, per la prima volta nel palco reale con Napolitano, sfoggiano mogli sobriamente elegantissime, che indossano riconoscibili completi Armani. C’è chi critica. Si chiedono lacrime e sangue, ma si comprano completi di Giorgio Armani (quando il costo di una sola giacca elegante si aggira intorno ai 1500 euro …). Io in realtà le sostengo. Innanzi tutto sei alla Scala come capo del governo e nuovo sindaco della più europea delle città italiane, vorrai avere una moglie abbigliata all’altezza della serata, ma senza strafare? La prima alla Scala ha una sua liturgia e lo sfavillio della serata va’ rispettato. Chi meglio di Armani, Re Giorgio può vestire queste signore? E sempre in linea con la fase Mario Monti, nessun fischio, successo di pubblico, di critica e soprattutto incassi record. 1944 spettatori, incasso di 2.390.000 euro, +8% rispetto allo scorso anno. Mario Monti porta bene.

 

Striscioni davanti alla Scala

Striscioni davanti alla Scala

Tutto cambia, ma niente cambia. La liturgia di Sant Ambroeus continua come sempre anche fuori dalla scala con il classico lancio di uova e proteste.

E poco più in là, l’8 e il 9 dicembre si consuma la celebrazione dello shopping natalizio e senz’auto come se non stesse succedendo niente. Famiglie intere in coda per tutto: prendere la metropolitana, uscire dalla metropolitana, salire sull’autobus, scendere dall’autobus, entrare nei negozi, provare l’abbigliamento nei camerini, in coda per pagare e anche solo per passeggiare. File davanti ai musei, file per un caffè o un panzerotto al chiosco, ressa ovunque. I negozi hanno lavorato? Non possiamo generalizzare, il passaggio era copioso, sembrava di essere tornati indietro di 30 anni. Ma la maggior parte di negozi sembrava poco frequentato.

Le code vere erano soprattutto in 4 posti che elencheremo in ordine di apparizione.

In un ipotetico shopping tour da Piazza Duomo a San Babila, proseguendo per il quadrilatero della moda Via Monte Napoleone, Via Santo Spirito, Via Sant’Andrea e Via Della Spiga, 4 nomi saltano all’occhio per il numero di ingressi:

Disney Store, Abercrombie and Fitch, Gucci e Moncler.

disney store milano

disney store milano

Ovunque la gente fa fila aspetta il suo turno, compra e paga. Nel Disney Store è comprensibile: lo spazio è minimo, (stanno ristrutturando un negozio a fianco per allargarsi) gli articoli per i bambini di ogni età sono tanti, abbordabili (ci sono anche peluche in offerta a 10.99) ma ingombranti. Per forza gli ingressi vanno contenuti. Dentro non si circola, troppi bambini nei passeggini e alle 6 casse si impiega tanto, perché i simpatici (realmente) cassieri continuano a farti proposte: hai preso 2 peluche? Perché non aggiungi il terzo che paghi 3 euro in meno rispetto al prezzo di listino? Nessuno fa pacchetti. Al limite ti propongono di acquistare le scatole per confezionarli da te. Esci stremato, ma soddisfatto e non hai speso troppo.

Lo stesso non puoi dire di Gucci in via Monte Napoleone.

Gucci via Monte Napoleone

Gucci via Monte Napoleone

La strada non è pedonale e i più ricchi o gli amanti dell’ostentazione, la percorrono, come se non fossero mai passati gli anni ’80 e la Milano da bere, con auto che presto Monti tasserà: Bmw X5, Audi Q7, Porsche, Maserati, un Audi R8 spider con motore dietro ben in vista dove il baule è trasparente e, diciamolo il motore cromato sembra un’opera d’arte. La gente passa, i negozi delle supergriffe hanno le collezioni estive in una vetrina e quelle invernali nell’altra, pochi comprano. Salvo per le classiche boutique di Louis Vuitton e soprattutto Gucci. Dentro da Gucci si vendono borse e piccola pelletteria, custodie e accessori per la tecnologia e per gli animali come se non costasse tutto più di 150 euro. Cioè si vendono in quantità borse che raramente costano meno di 1000 euro. Custodie per computer e I-Pad che costano più dell’I-Pad stesso. Non si vede ressa nel negozio (è1600 metriquadrati), non vedi code fuori. Ma c’è la fila alla cassa e ogni tanto si apre la porticina su una stanza dove 4 persone eleganti confezionano incessantemente pacchetti regalo che son belli e ricchi almeno quanto l’oggetto acquistato.

Moncler

Moncler via della Spiga

In via della Spiga, invece, la boutique Moncler è transennata, con coda che copre le vetrine e ingresso contingentato. Qui nulla costa meno di 500 euro. La gente esce con 2/3 sporte…

Intanto, nonostante il blocco del traffico, una Ferrari rossa decapottabile, sfreccia qua e là col tettuccio aperto. È la macchina del Milano City Ferrari tour, 160 euro per un quarto d’ora. Perché far il giro della città per monumenti in bus con una guida parlante due lingue, se ti puoi far vedere a bordo di una Ferrari fra le boutique mentre la gente comune va’ a piedi? Nello stesso momento anche l’ex-premier arriva in auto (ma non c’era il blocco del traffico?) sempre in Monte Napoleone per acquisti e ne approfitta per farsi fare un po’ di foto in piedi sul famoso predellino.

Milano city tour in Ferrari

Milano city tour in Ferrari

Tutto questo è così demodé e ci fa chiedere se siamo nel 2011, o in un vecchio film dei fratelli Vanzina. Eppure la cosa più stupefacente deve ancora arrivare ed è tipica di questi ultimi 2 anni.

Si tratta del fenomeno, ora tutto italiano, di Abercrombie and Fitch.

A&F è un marchio di abbigliamento americano, fondato dai signori David Abercrombie ed Ezra Fitch a Manhattan nel 1892 per commercializzare abbigliamento sportivo da escursionista, pesca, caccia e camping. Il marchio, ha attraversato il secolo scorso con fasi alterne, compresa una bancarotta nel 1977. La società the Limited acquista Abercrombie nel 1988, lo rilancia trasformandolo in “casual luxury lifestyle brand” più che un marchio uno stile di vita sportivo ma di classe. La vita a cui si ispira è quella dei college americani della costa est del New England, l’alce ne è il simbolo, i prodotti sono diventati solo felpe, t-shirt, jeans, maglioncini, camicie scozzesi, polo. Oggi A&F è quotato in borsa. Dal 2008, con l’esplosione della crisi negli Stati Uniti il marketing di Abercrombie si è dato un’immagine e si è inventato una strategia che si è dimostrata efficace soprattutto in Europa e soprattutto in Italia. Andare da Abercrombie è diventato un’esperienza di vita.

abercrombie milano store e l'ormone galoppa

abercrombie milano store e l’ormone galoppa

I negozi sono sempre tutti in legno con dipinti e murales che rappresentano scene di alci o all’aria aperta nei boschi e sulla neve. Sembra però di essere all’interno di una discoteca: buio, musica a palla. Non ci sono vetrine, non c’è bisogno di esporre il prodotto all’esterno, tanto tutti sano già cosa vende A&F. Gli articoli sono sempre quelli, i colori sempre quelli (mai il nero). C’è un profumo fortissimo ovunque, che si sente a100 metri di distanza dai negozi e, soprattutto tutto il personale è reclutato tutto in un unico genere di persone: modelli e modelle di ogni razza, colore e credo, purché dall’aria fresca e sportiva e dagli occhi pieni di amore. I lui hanno rigorosamente i capelli corti. Le lei solo capelli lunghi. Sono giovanissimi (o perlomeno dimostrano dai 16 ai 20 anni).

Si è poi ribaltato il concetto donne e motori: qui sono i giovani maschi palestrati che attirano le femminucce e che possono pure farsi la foro con loro (facendo altre code, ovviamente). Son muscolosi, ma innocui. Le ragazze vogliono andare da Abercrombie perché i commessi sono belli; i ragazzi scelgono A&F per vestirsi come i commessi in un modo pratico ma “giusto”, per conquistare le ragazze.

Morale della favola: nell’unico Abercrombie italiano a Milano si formano file che durano ore (mai meno di un’ora e mezza d’attesa). I numeri son presto detti: ogni giorno, tutti giorni domeniche comprese, entrano nel negozio di oltre 3000mq, 4 piani, con capienza di 450 clienti, almeno 5000 persone, dopo aver fatto file incredibili. Questo di norma.

Abercrombie Milano: coda all'ingresso

Abercrombie Milano: coda all’ingresso

Perché in questo eccezionale ponte di  Sant’Ambrogio sono entrate oltre 8000 persone il 7 dicembre e oltre 10.000 il giorno dopo. Vi assicuro che 10.000 persone in un solo giorno in un solo negozio sono tantissime e che tutti comprano ed escono mettendo in mostra la busta con un bel modello a torso nudo. Vi assicuro, anche che dopo aver fatto file di oltre un’ora la motivazione all’acquisto è aumentata. Una volta entrata, qualsiasi persona normale non resiste a lungo fra profumo, musica e buio. Forse nessuna persona dotata di un briciolo di intelligenza si metterebbe in fila, a meno che non glie lo chieda la prole (e per tutti gli over 40 è certamente così). Ma già che hai fatto la fatica, accetti di buon grado di comprare una t-shirt in più, pur di non dover ritornare. La cosa ancora più interessante è che se prima di questo cambio strategico, negli Stati Uniti una maglietta costava 20 o 25 dollari, una felpa 40/45 dollari, dal 2009, le stesse t-shirt e felpe (si proprio identiche) hanno più che raddoppiato il prezzo in dollari e il valore in euro non è basato sul cambio valute, ma semplicemente sostituendo il simbolo della moneta americana con quello della moneta europea. Quindi t-shirt da 50 euro, felpe basic da 85 ma anche da 180 per quelle imbottite in eco-pelliccia (le più indossate a torso nudo dai tartarugati). Per incassi che in un mese potrebbero risanare l’economia nazionale.

Barbara Berlusconi in abito Cavalli e Pato alla prima della Scala

Barbara Berlusconi in abito Cavalli e Pato alla prima della Scala

Insomma questa Milano sembra lontana dalla crisi, ma soprattutto sembra lontana dall’elegante sobrietà. La prevalenza del londen forse ce la stiamo solo raccontando.

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Cosa ne è stato scritto

  1. Viviana Alessia

    Passati ben cinque anni dall’ articolo mi pare di vedere che le cose non sono granché cambiate. È vero che le statistiche lamentano inesorabili cali nei consumi, tuttavia, pur non abitando nella fastosa Milano dallo shopping da capogiro, mi chiedo come mai gli ipermercati della mia piccola e provincialotta cittadina siano sempre ingombri di ogni ben di dio, i bar zeppi di bevitori di abbondanti calici color rubino, i ristoranti colmi che ti devi accodare nel patio, i negozi di trucchi e belletti sempre rutilanti e affollati di giovanette che vanno pure ad intasare le rivendite di attillatissimi leggins e fuseaux stritolanti che nulla lasciano all’ immaginazione. Neanche parlare dei rivenditori per merce d’ ogni sorta destinata ai bambini.
    La sala da gioco illumina gran parte del viale, notte e giorno, da far dimenticare i bagliori di Las Vegas, e il suo parcheggio occupa praticamente mezzo viale il quale si fregia d’ essere il più lungo della cittadella coi suoi pericolosi sei chilometri di strettezza e platani centenari su cui è facile finire la tua corsa se solo t’ azzardi a guardare cosa diavolo c’ è ad occuparne il ciglio. Chiaro: ci son le solite statuine dalle gambe nude e dalla scollatura mordace in ineffabile trattativa con un discreto numero di parcheggiatori pericolosamente abusivi.
    Ma non eravamo e non siamo in bui tempi di crisi? E nelle crisi non si deve tirar la cinghia, in tutti i sensi?
    Nel mio numeroso condominio molti hanno perso il lavoro, eppure cambiano auto ogni uno o due anni. Altri il lavoro non ce lo hanno mai avuto, ma cambiano la cucina seminuova con l’ ultimo modello Febal e la riempiono di cibi già pronti, cotti e surgelati dalle case produttrici che passano a scaricare le prelibatezze dei loro chef una volta al mese: figuriamoci dunque pure il costo del congelatore. Oltretutto chi ha restituito la partita iva passa le giornate appoggiato alla finestra fumando minimo due pacchetti di bionde al giorno.
    Se questi ” sfortunati” soffrono di crisi, io sono la fata Turchina.
    Si sa bene che il belpaese non lascia morir di fame nessuno ed è ovvio che questi fortunati (anziché no )nullafacenti campan di contributi disoccupazione, contributi maternità, contributi gas, luce, acqua & c, pensioni di invalidità ( ma quale invalidità se fumano, bevono, corrono e schiamazzano a tutta birra?), accompagnatorie e chissà quali altre prebenducce che solo stando sereni e tranquilli a casa, a riflettere e sfrucugliare , lontano dalla bagarre del mondo dei disgraziati lavoratori puoi trovare tempo e modo di conoscere.
    Non basta: se lavori ti controllano orario di uscita e rientro : lavori, no? E allora sveglia, correre, che senno’ chi mi paga la mia ” sfortunata” inoperosita’?
    E se un giorno te ne devi star chiusa in casa perché si sa che l’ influenza non perdona chi va ad ammassarsi nelle fabbriche, negli uffici, nelle scuole, che succede? Come esci di casa l’ indomani di buon mattino tutta imbaccucata per la febbre ancora notevole e apri la portiera della tua modestissima auto da città, l’ imbacucco non impedisce di udire le voci rese grosse e rauche dalle fumagioni dei nullafacenti che imprecano dal balcone: Ci mancherebbe pure che quella là che il lavoro ce l’ ha se ne stia a casa due giorni, magari col benestare del medico!Lavora, no? E allora che crepi lavorando!
    Ed in effetti a suon di riforme misteriose ed incomprensibili si morirà sul posto di lavoro, ché le casse INPS han troppo da versare agli ” sfortunati” inoccupati, meglio: senza lavoro da una vita! Non si vede un cane partire di buon mattino alla ricerca della sudata pagnotta. Partono i soliti tre/quattro pinguini lavoratori che evidentemente mancano di italiota fantasia e spregevole furbettismo. Se magari fai un qualche rumore coi tacchi e con la tua miserella auto da lavoratore risparmino che teme la mala sorte perche’ dicono che l’ inps prima o poi fallira’ e cosi’ cerca di tener duro con contrattini da sedicenne boy scout anche oltre i termini pensionistici, apriti cielo: sei un pericolo pubblico, un vendicatore della notte ( la loro lunga notte ristoratrice ), un disturbatore da gambizzare che’ puo’ benissimo continuare a lavorare con le protesi come il volonteroso Zanardi, che diamine!
    E se fai mestamente notare che sei nei tempi diurni a chiare lettere elencate nel regolamento condominiale, la risposta continuata ed aggravata di volta in volta da pesanti epiteti e’ la stessa di sempre:- Ecchissenneffregga delle regole, due ci, due esse, due enne, due effe, due gi!!!
    Quando si tratta poi di pagar le spese condominiali son tragedie e molto alte le morosita’ ; se si riesce a mettersi d’ accordo per i pagamenti con l’ amministratore,che non si capisce bene se e’ una loro vittima o non sia piuttosto il solito italianetto che, tete-a-tete, sposta le spese da un corpo all’ altro del fabbricato come fa Silvan con le sue magiche carte, si scopre che il corpo condominiale dedicato a quegli stupidotti dei lavoratori si ritrova a pagar interventi mai richiesti, ripetuti invariabilmente due/tre volte nel giro di un mese, oppure mai effettuati. Ecchissenneffrregga! Voi lavorate, nooooo? E voi pagate!. E se alzi la voce e batti il pugno per l’ evidente maltolto ricevi un altero e sprezzante: – L’ assemblea decide! L’ assemblea e’ sovrana. Punto e basta. A capo come sopra.
    Beh, la dignità è un concetto alquanto relativo e soggettivo no? Bisogna prenderne atto.
    E così c’è chi si mangia una pagnotta ben condita del proprio sudore e chi si ingozza di pagnotte fresche e fragranti appena messe in conto- mese al forno sotto casa. Pagherà Pantalone, come sempre.
    Modestamente e umilmente penso sia ora passata di sciorinare lustri e sfarzi in quel di Milano, come di rifilare fregature in ambienti più grattaterra perché i lavoratori ogni tanto si stufano dei parolai e dei tirabidoni. Historia docet.

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