La pagina della Cover Writer: Cassandra di Christa Wolf.

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Cassandra, copertina italiana“Cassandra – Perché volli a tutti i costi il dono della veggenza?” di Christa Wolf, edizioni e/o 1984.

Christa Wolf è morta il primo dicembre a 82 anni, in seguito ad una malattia. Vorrei che questa frase le facesse da epitaffio: “Il passato non è morto; non è nemmeno passato. Ce ne stacchiamo e agiamo come se ci fosse estraneo.”

L’8 novembre 1989, Christa Ihlenfeld coniugata Wolf, nata a Landsberg an der Warthe – oggi in Polonia – il 18 marzo 1929, scrisse un accorato discorso per convincere i tedeschi della DDR a non lasciare la nazione.«Care concittadine, cari

Alexanderplatz Auf Wiedersehen

Alexanderplatz Auf Wiedersehen

concittadini, noi tutti siamo inquieti. Vediamo migliaia di persone che ogni giorno lasciano la nostra terra. Noi sappiamo che la politica degli ultimi giorni ha rafforzato la sfiducia nel rinnovamento. Noi siamo consapevoli della debolezza delle parole di fronte al movimento di massa, ma non abbiamo nessun altro mezzo che le parole. Che ancora adesso mandano via, mitigano la nostra speranza. Noi vi preghiamo, rimanete nella vostra patria, rimanete da noi. » Era la notte prima che cadesse il muro di Berlino, il discorso fu inutile perchéla Repubblica Democratica Tedesca fu sciolta dalla storia.

La vita di Christa si riassume in questo gesto: letteratura, parole al servizio della convinzione utopica che il comunismo in sé fosse un ottimo progetto, che gli uomini, però, avevano realizzato con dei limiti. Non andava rifuggito, ma criticato e mantenuto vivo nella parte più autentica dall’interno.

Era cresciuta sotto il nazismo, del quale aveva provato anche l’obbligatoria formazione giovanile nello Jungmädelbund (la sezione giovanile per ragazze dai 10 ai 14 anni). Dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, aderì con entusiasmo al Partito Socialista Tedesco e alla fondazione della DDR, di cui è stata la più importante scrittrice.

Le vite degli altri

Le vite degli altri

Le sue doti indiscusse non la salvarono da feroci critiche, quando si scoprì nel 1993 che dalla fine del 1959 al 1962 aveva collaborato conla Stasi. Poco è importato che gli stessi rapporti affermassero che la scrittrice dimostrava crescente riservo al punto che furono i dirigenti della Stasi stessa a interrompere i contatti perché infruttuosi. Dopo aver visto “Le vite degli altri” non mi sento di giudicare nessuno, soprattutto se parliamo di un’autrice di moralità e talento.

Certo una vita così segnata dalla storia e dalla politica è unica. Considerare la letteratura semplicemente come una possibilità di espressione al servizio della politica, è assolutamente

Christa e Gerhard Wolf

Christa e Gerhard Wolf

inconsueto e forse datato. Eppure se la sua vita immolata ad una patria e ad un’idea di stato che non c’è più  appare dopo 22 anni lontana, le sue pagine ce la rendono sempre attuale e vicina. Scriveva in maniera eccellente, teneva lezioni, si adoperava anche criticamente all’interno della DDR. Si espose in casi in cui far sentire la propria voce in un paese oppresso nelle libertà dal comunismo non era facile né possibile ai più. Eppure lei, anche se critica su alcuni episodi, non ha mai messo in discussione le idee marxiste.

Fuga da Berlino est

Fuga da Berlino est

Ho ripreso in mano “Cassandra”, il romanzo scritto nel 1983 e che avevo letto nel 1989, prima della caduta del muro di Berlino. Mi ha sorpreso scoprire che ne ricordavo alcuni passaggi ancora a memoria e che mi erano rimasti dentro perché la scrittura era moderna, secca, con una strana punteggiatura. Eppure piena di pathos e umanità. La storia delle ultime ore di vita della veggente Cassandra, che attende nella fortezza di Micene di venir uccisa, ci regala pagine universali sul senso dell’esistenza, sull’influenza della storia nei rapporti anche d’amore, sulle difficoltà a comprendersi fra uomini e donne. E soprattutto sulla paura e sul significato della tragedia e della morte. Mi sono chiesta se negli ultimi istanti di sofferenza della sua vita sia riuscita a riconciliarsi con la sua esistenza o se, più probabilmente abbia semplicemente “accolto il buio e il gelo dentro di sé”.

christa wolf nel1978

christa wolf nel1978

“Mi ha sempre infastidito quando altri sapevano o credevano di sapere su di me più di quanto ne sapessi io. Pensavo che essere adulti consistesse in questo gioco: perdere se stessi. Non tolleravo delusioni. … non ce la faccio, pensavo spesso, quando, seduta sulle mura della città, fissavo davanti a me senza sguardo, ma non riuscivo a chiedermi che cosa estenuasse a tal punto la mia facile esistenza.

Ma la fede mi passò poco a poco, così come a volte passa una malattia e un giorno ti dici che sei guarito. La malattia non trova più terreno dentro di te. Così pure la fede. Quale terreno avrebbe potuto ancora avere? Mi viene in mente innanzitutto la speranza. E poi il timore. Ma da solo il timore non trattiene gli dei, essi sono molto vanitosi, bisogna anche amarli; chi è senza speranza non li ama.

Sempre la stessa cosa: non il misfatto, ma il suo annuncio fa impallidire, anche infuriare, gli uomini, lo so dalla mia esperienza. E so anche che preferiamo punire colui che nomina il fatto, piuttosto che colui che lo compie: in ciò siam tutti uguali, come in tutto il resto. La differenza sta nel saperlo oppure no.… ad ogni modo mi insegno a pensare l’inaudito: il mondo poteva continuare anche dopo la nostra rovina.

Paura della morte.

Come sarà. La debolezza avrà il sopravvento. Il corpo imporrà il dominio del pensiero. Con un violento spintone la paura della morte tornerà facilmente a occupare tutte le posizioni che ho strappato alla mia ignoranza, ai miei agi, al mio orgoglio, alla mia viltà, indolenza, pudore. Riuscirà a spazzare via con facilità anche il proposito per il quale, venendo qui, cercai e trovai la formula: non voglio perdere la coscienza fino alla fine. Quel che capirò, fino a sera, è destinato a perire con me. Perire? Il pensiero, una volta nel mondo, continua a vivere in altri? … – allora fui costretta a chiedermi di qual sorta di resistente sostanza sono le corde che ci legano alla vita. … io traevo piacere da tutto quello che vedevo – piacere, non speranza – e continuavo a vivere per vedere. … … quando il cuore, che da lungo tempo non avevo più percepito, si fece di tappa in tappa più piccolo, più stretto, più duro, una pietra dolorante, da cui non fui più capace di strappare nulla: allora il proposito fu completato, fuso, arroventato, battuto e modellato come una lancia. Voglio restare testimone, anche quando non esisterà più un solo umano che mi chieda di rendere testimonianza. …

No, non ero pazza, avevo solo bisogno di essere tranquillizzata. Di quiete, che non era quiete di tomba. Quiete viva. Quiete d’amore.

Voglio vedere questa luce ancora una volta. La luce dell’ora che precede il tramonto. Quando ogni oggetto comincia a brillare autonomamente e a porre in risalto il colore che è suo. Enea diceva: per affermarsi ancora una volta prima della notte. Io dicevo: per consumare fino in fondo ciò che resta della luce e del calore e poi accogliere il buio e il gelo dentro di sé.” Da ” Cassandra, Christa Wolf

Christa wolf ritratto

Christa wolf ritratto

 “Scrivere è un tentativo contro il gelo” Christa Wolf

 

 

 

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