Il libro proibito: il caso Imprimatur

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C’è un libro che è scomparso dalla circolazione. Non si trova in nessuna libreria. Non figura nel catalogo dei libri italiani. Le copie originali si trovano solo in quantità limitate tra amatori. A causa di questo romanzo, gli autori Rita Monaldi e Francesco Sorti  sono andati a vivere a Vienna e un sacerdote è stato mandato in esilio.

Mondadori

Il suo primo editore, la Mondadori, rifiuta di parlarne. Chi vuole leggerlo, deve ordinarlo su internet (solo su www.hoepli.it), ma l’editore non è italiano, bensì di Amsterdam (De Bezige Bij).
Il titolo non potrebbe essere più evocativo, Imprimatur, il cui significato è “si stampi”, l’antico visto della censura vaticana alla pubblicazione. Si stampi ovunque, tranne che in Italia. Gli autori, una coppia nella vita e nel lavoro, Rita Monaldi e Francesco Sorti, sono ben conosciuti in Europa, vantano traduzioni in 25 lingue, ma in Italia nessun editore ha il coraggio di pubblicare il loro primo giallo storico ambientato a Roma nel 1683 né gli altri tre volumi della saga (Secretum, Veritas, Misterium) nonostante il successo all’estero. Perché? A chi hanno dato fastidio?

Come molte altre storie italiche, è impossibile capire da dove sia partito l’ordine di boicottaggio. Ed è incredibile pensare che in tanti, anche nella stampa teoricamente più libera, abbiano ubbidito. Chi ha un potere del genere in Italia? La Mondadori? Forse per contrasti editoriali e di diritti? Oppure perché “Imprimatur” mette in cattiva luce un Papa? Non sarà che qualcuno nella Santa Sede…

Rita Monaldi e Francesco Sorti

Un giallo raffinato e sorprendente

Prima di affrontare il caso, vediamo di che parla la storia. Imprimatur è il primo di una serie di romanzi storico-filosofici con protagonista la figura storica di Atto Melani (1626-1714), castrato, cantante lirico, diplomatico e spia per Re Luigi XIV. Imprimatur si svolge all’interno della Locanda del Donzello, in via dell’Orso a Roma, nell’arco di dieci giorni del settembre 1683, nel momento in cui a Vienna si combatte la battaglia decisiva contro gli Ottomani che da due mesi assediano la città. La vita a Roma è sospesa in attesa di conoscere l’esito dello scontro da cui dipende il futuro della cristianità. Nella locanda muore all’improvviso il gentiluomo francese Di Mourai. Si sospetta il contagio della peste e per questo le autorità sanitarie dispongono la quarantena. Porte e finestre sono sbarrate. I dieci ospiti del Donzello sono prigionieri. Tra di essi vi è Atto Melani il quale, sospettando che l’anziano Di Mourai sia stato avvelenato, tenta di scoprire l’assassino, con l’aiuto di Francesco, il giovane ma sveglio garzone della locanda. Da qui parte una straordinaria avventura che porterà la coppia investigativa ad entrare in contatto con le più oscure macchinazioni dei potenti europei, sullo sfondo della lotta tra il Re Sole e Papa Innocenzo XI per la supremazia in Europa.

Misteri

Atto e Francesco raccolgono indizi, indagano nella vita degli altri prigionieri, si immergono nei sotterranei di Roma e della politica, cercando di separare il falso dal vero. Ognuno degli ospiti della Locanda ha un segreto da nascondere, ambiguità e facce che cambiano a seconda delle circostanze. Cosa c’è nel misterioso rondò (Barricades mystérieuses di Francois Couperin) ossessivamente suonato dal chitarrista francese Roberto Devizé? Cosa nasconde il gesuita spagnolo Robleda? Cosa trama il marchigiano Pompeo Dulcibeni? Chi è davvero la splendida cortigiana Cloridia, che vive nel torrino sopra l’albergo? La sconvolgente verità emerge poco a poco in questo ottimo giallo, ambizioso e ben costruito nei minimi dettagli, anche se forse un po’ troppo lungo e barocco nelle descrizioni. Sebbene sembra difficile avvicinarlo all’inarrivabile “Nome della rosa“, come pure è stato fatto da autorevoli media in Europa e in America, siamo comunque nel versante più alto del genere, lontani dai pastrocchi commerciali alla Dan Brown. L’opera di Monaldi e Sorti non presenta solo una trama avvincente e spettacolare, bensì è anche un grandioso affresco della vita nell’epoca barocca, di cui gli autori restituiscono gli odori, i sapori e i colori, al punto che non è facile capire dove termina la realtà e dove inizia la finzione. I personaggi hanno tutti del resto delle basi documentali. Anche la Locanda del Donzello è realmente esistita. Ma l’amore per la ricerca e per la verità è costata cara ai due scrittori.

La medicina del seicento
Il medico fornisce rimedi contro la peste

“Non vi piaceranno né al gusto né all’odore. Ma sono preparati di grande autorità, come l’elixir vitae, la quinta essenzia, la seconda acqua e la madre di balsamo artificato, l’olio filosoforum, il magnolicore, il caustico, il diaromatico, l’elettuario angelico, l’olio di vitriolo, quello di solfo, i moscardini imperiali e tante varietà di suffumigi e pillole e palle odorifere da portar nel petto.

Purificano l’aria e non lasceranno entrare un eventuale contagio. Ma non abusatene: dentro, insieme ad aceto stillato, ci sono arsenico cristallino e pegola greca.

Inoltre ogni mattina vi somministrerò per bocca la mia quinta essenzia originale, ricavata da un ottimo vino bianco maturo nato in luoghi montuosi, che ho distillato per bagno maria, poi chiuso in una boccia con un tappo di erb’amara e sotterrato capovolto in letame di cavallo ben caldo per venti giorni continui. Cavata la boccia dal letame, ho separato il distillato color del cielo dalle fecce: quella è la quinta essenzia. La serbo in vasetti di vetro chiusissimi. Vi preserverà dalla corruzione e putrefazione e da ogn’altra infermità ed è di tanta virtù che risuscita i morti.”

Una scomoda verità rivelata dopo secoli

Nelle loro indagini Monaldi e Sorti si sono imbattuti in documenti che erano rimasti sepolti per secoli e che forse sono alla base dell’ostracismo subito, relativi a papa Innocenzo XI (1611-1689), al secolo Benedetto Odescalchi, appartenente ad una delle famiglie bancarie più ricche d’Italia. La tradizione lo ricorda come papa austero, riformatore dei costumi, difensore della cattolicità contro gli ottomani (fu il promotore della lega cristiana che salvò Vienna nel 1683) ma anche tollerante verso le altre confessioni cristiane. Fu beatificato solo dopo quasi trecento anni dalla morte nel 1956. Un sospetto era sempre gravato su Innocenzo XI ovvero che papa Odelscalchi avesse aiutato il protestante Guglielmo d’Orange ad impossessarsi del regno d’Inghilterra nel 1688, contro il re cattolico Giacomo II. Le ricerche di Monaldi e Sorti sembrano provare definitivamente, documenti alla mano, questa antica controversia, come spiegano nella lunga e dettagliata appendice storiografica al romanzo. Innocenzo XI favorì in Inghilterra la vittoria protestante contro i cattolici, sia per motivi geostrategici, dato che il Papato contrastava in ogni modo l’espansione della potenza del Re Sole, che stava attirando nella sua orbita l’Inghilterra; sia per motivi più banalmente finanziari, dato che la famiglia Odescalchi aveva fornito per anni ingenti prestiti a Guglielmo d’Orange. I due autori accusano senza mezzi termini papa Innocenzo IX di tradimento. Un’accusa gravissima anche se, per noi comuni mortali, in fondo niente di peggio di quanto combinato prima e dopo dai sedenti sul trono vaticano, ma che in certi ambienti della Santa Sede probabilmente non è stata ben digerita. E’ questa la ragione del boicottaggio?

Due autori fastidiosi

Va chiarito subito un aspetto. Rita Monaldi e Francesco Sorti non sono due scrittori atei e ostili alla chiesa. Sono entrambi cattolici devoti e hanno svolto la loro carriera giornalistica in pubblicazioni di orientamento conservatore, come L’indipendente di Giovanni Feltri, il Giornale, il Tempo e il Mondo. Ma sono due amanti della verità, dote che in paesi diversi dall’Italia ne farebbe degli esempi di etica giornalistica e indipendenza di giudizio. Da quanto raccontano nel libro di Simone Berni, Il caso Imprimatur (Biblohaus, 2008), Monaldi&Sorti non ebbero mai vita facile nel giornalismo, nonostante avessero dimostrato spesso il loro valore di reporter. Sorti fu autore di numerose inchieste sulla corruzione nelle Ferrovie dello Stato durante l’epoca Necci. Sempre i primi ad essere cacciati quando le cose nei giornali andavano male, intorno a loro si andava formando una reputazione di persone politicamente non abbastanza affidabili, soprattutto dopo il 1994 quando alcune pubblicazioni, come il Giornale, dovettero asservirsi alle logiche propagandistiche del noto padrone. Mentre navigavano tra mille difficoltà sul lavoro, Sorti e Monaldi concepirono l’idea di costruire un romanzo storico incentrato sulla figura di Atto Melani. Raccolsero documenti originali nell’Archivio di Stato e presso l’Archivio Segreto Vaticano, luogo di non facile accessibilità e si presentarono tramite un agente editoriale alla Mondadori che accettò il romanzo. Un bel colpo per due esordienti che osarono fin da subito, da quanto raccontano, di mettersi di traverso alle scelte editoriali della maggiore casa editrice italiana.

Il caso Imprimatur

Nonostante vari problemi, il romanzo esce in Italia il 19 marzo 2002. La Mondadori, forse irritata dall’ostinazione di due esordienti privi di sicuri agganci politici e culturali o forse su istigazione di oscuri personaggi seccati dal trattamento riservato a Papa Innocenzo XI, non si dà da fare per la promozione. Pochissime le recensioni. Le interviste si riducono a brevi “francobolli”. Pare che tra i capi redattori culturali vi sia stata una sorta di ordine di non parlare di Imprimatur. Solo Marco Meschini, sul Giornale del 24 marzo 2002, pubblica una feroce stroncatura, più per le accuse contro il Papa che per il contenuto del romanzo. Paradossalmente saranno alcune riviste cattoliche, come 30 giorni e Jesus, a parlarne. Nonostante la congiura del silenzio, il romanzo inizia a scalare le classifiche grazie al tam tam dei lettori. La prima edizione di 15.000 copie va presto esaurita ma la Mondadori non ha interesse a una ristampa e si limita ad un’edizione tascabile che va rapidamente a ruba. Poi più nulla. Nel frattempo iniziano le traduzioni all’estero, di cui la Mondadori non ha i diritti. Mentre Imprimatur diventa un successo in tutto il mondo con edizioni in Francia, Olanda, Germania, Ungheria, Turchia e Corea, e poi Gran Bretagna e Stati Uniti, nel 2003 la Mondadori restituisce i diritti agli autori e cancella il romanzo senza spiegazioni dal catalogo italiano. Da allora, gli autori ricevono vaghi contatti d’interesse da altri editori italiani che però si dileguano immediatamente. Il boicottaggio persiste, un’incredibile anomalia per il continente europeo ma forse non impossibile in Italia, dove le collusioni mafiose e paramafiose, le alleanze, l’intreccio di interessi politici ed economici stringe un cappio intorno agli spiriti indipendenti. In altre parole, quale giornale, quale piccolo medio editore avrebbe voglia di mettersi contro la principale casa editrice italiana? Ma perché la Mondadori avrebbe rinunciato a potenziali lucrosi guadagni?

Il caso emerge alla Fiera del Libro di Francoforte del 2006 e desta parecchio scalpore, al punto che l’editore olandese De Bezige Bij decide di pubblicare una ristampa in italiano, da vendere su internet.

La vicenda appare incredibile. La Mondadori, contattata da Simone Berni, rifiuta di fornire la sua versione sul caso. Ancora oggi Imprimatur e gli altri volumi della serie, nonostante il successo all’estero, non hanno un editore italiano. E’ difficile non vedere, come minimo, una classica vendetta dell’asfittico mondo culturale italiano contro due esordienti ambiziosi e poco rispettosi delle gerarchie. O c’è di peggio?

Monaldi e Sorti azzardano una spiegazione. Il libro avrebbe fatto naufragare il tentativo, concepito dopo l’attentato delle torri gemelle dell’11 settembre 2011, di santificare finamente Innocenzo XI, ergendolo a difensore della fede cattolica contro l’Islam. Vi è forse del vero in questo. Tra l’altro, una piccola notizia passata inosservata (vedi link su Radio Vaticana) dice che la tomba del beato Innocenzo XI è stata spostata l’8 aprile 2011 in un angolo meno visibile della Basilica di San Pietro, per far posto a quella di Giovanni Paolo II. Secondo Sorti, “a causa del nostro libro, Innocenzo XI ha perso la sua reputazione di santità. Ha tradito la chiesa cattolica.” (traduzione da Mail Online, 21 aprile 2011). Una sorta di vero e proprio declassamento di un papa scomparso, mai avvenuto prima. Il Vaticano, naturalmente, ha negato ogni illazione del genere.

Quale la verità? In Italia non esistono mai colpevoli. Restano pochi fatti certi: Imprimatur è disponibile in Italia solo grazie ad un editore olandese. Gli altri libri della saga sono letti in Turchia e in Corea ma non esistono in italiano. Ma c’è un fatto forse più sconvolgente, che riguarda un sacerdote, don Giorgio Marchiori, amico della coppia e celebrante il loro matrimonio. Nell’autunno del 2002, qualche mese dopo l’uscita del romanzo, don Giorgio, già ultrasessantenne ed arciprete di Castel Gandolfo, una posizione di ottimo prestigio nella gerarchia ecclesiale, viene improvvisamente degradato a semplice prete e trasferito a Tomi, in Romania. Il sacerdote non parla una parola di romeno. Un chiaro messaggio. A Tomi, duemila anni prima, era stato esiliato anche il poeta latino Ovidio, accusato di aver rivelato i segreti dell’imperatore Augusto. Don Giorgio Marchiori, però, non aveva aiutato in alcun modo la coppia nelle sue ricerche. Una condanna senza colpa. Un’altra. Nell’Italia del XXI secolo.

Per saperne di più, un sito curato dai fan della coppia: www.attomelani.net.

 

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10 commentiCosa ne è stato scritto

  1. Raffaello Biagiotti

    La LIBERTA’ è una cosa meravigliosa e per questo che in Italia, ci sono tanti MARTIRI che hanno dato la loro vita per questa COSA, sia perchè condannati dal POTERE religioso o mafioso, ma non differisce la MORTE è MORTE.
    Raffaello da Montepulciano.

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  2. Max Keefe

    Ciao Remo e grazie. L’undiciclopedia è un’opera immane e geniale. Complimenti!
    La storia di Imprimatur non è naturalmente mia, dato che esiste il libro citato nell’articolo di Simone Berni e molti siti dedicati all’argomento, che mi hanno fornito molti elementi. La mia parte originale è quella dedicata allo spostamento della tomba di Innocenzo IX che fornisce un nuovo tassello di mistero a questa vicenda.
    Da parte mia la cosa preoccupante di tutto questo è il fatto che un libro possa scomparire in Italia in questo modo. Il Vaticano forse c’entra ma forse c’entrano più le gelosie contro due autori giovani e le logiche paramafiose che muovono il mondo culturale italiano.
    Di misteri in Italia ce ne sono molti e chissà che in futuro non scriva qualche altra cosa. Dipende solo dal tempo… Ciao

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      • Max Keefe

        Cara Anna Maria,
        come scrivevo nell’articolo, il libro è pubblicato in italiano da un editore olandese. Lo trovi sul catalogo Hoepli. Purtroppo gli altri libri scritti dai due autori non sono mai stati pubblicati in italiano. Ciao. Max

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  3. remo vigorelli

    Buon giorno Max
    sono Remo Vigorelli, quello dell’UNDICICLOPEDIA.
    Ti ringrazio per il commento spiritoso, in linea con l’ironia del mio libretto che L’UNDICI pubblica “a puntate”.
    Non è per cortesia che t’invio il mio apprezzamento sul reportage dedicato ad IMPRIMATUR.
    Anche il tuo pezzo ha l’andamento di un giallo.
    Pur essendo credente e, moderatamente, praticante trovo assurde queste ed altre faccende della Chiesa, anzi della Curia Vaticana.
    Per caso hai scritto qualche altra inchiesta su qualche mistero d’Italia?
    Buon lavoro.

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