Ha letto con Solph

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La trama del libro in poche righe e per il resto i miei pensieri. Lo so, lo fa già Nick Hornby, ma lui non dà i voti.
“Mr Gwyn” di Alessandro Baricco, voto: 5/10

Il libro di Baricco

Il libro di Baricco

C’è uno scrittore di talento, tal Mr Gwyn, che, con tanto di comunicazione ufficiale alla stampa, dà l’addio alla scrittura. Fatto ciò parte e girovaga per l’Europa. Poi torna in patria e, viste anche le necessità finanziarie che incombono, gli viene una gran voglia di riprendere a scrivere.

L’orgoglio però è sempre l’orgoglio e quindi Mr Gwyn si deve inventare qualcosa che abbia a che fare con la scrittura ma che non sia scrivere e per cui la gente sia disposta a pagare. Si inventa una mezza cazzata, ma pare che piaccia e incomincia a guadagnarci sopra. Nel frattempo qualcuno muore e qualcun altro va con una minorenne. Il tutto finisce con uno scrittore nell’ombra che scrive libri sotto pseudonimo.

Chi segue questa rubrica fin dai suoi esordi avrà forse notato come il sottoscritto non abbia mai recensito libri scritti da donne. Per loro e per quelli per cui questa è la prima volta, vorrei chiarire una cosa, la ragione di questa manchevolezza non è dettata dal fatto che non c’è stata l’occasione ma dal semplice motivo che a me le scrittrici, a parte alcuni rarissimi casi oramai morti, semplicemente non piacciono. Ad essere completamente sincero devo dire che difficilmente apprezzo il prodotto femminile in ambito artistico in generale.

Non posso certo permettermi una tale esternazione senza portare una teoria di supporto alla mia tesi. In estrema sintesi direi che è tutto imputabile al concetto di leggerezza o meglio all’assenza della stessa nei prodotti artistici femminili. Generalmente il peso specifico della narrazione di un evento è nettamente superiore da parte di una scrittrice rispetto a quello di uno scrittore.

Questa pesantezza è valida sia in senso positivo che negativo. Troppo opprimenti con argomenti tristi e troppo sognanti con quelli leggeri. Questa dei sogni poi è un’altra cosa che non sopporto. In otto libri su dieci scritti da donne ad un certo punto uno dei protagonisti fa un sogno speciale.

Prima di andare oltre e di perdere tutte le lettrici voglio però condividere il fatto che, guidato da una specialista, mia moglie, sto lavorando al mio problema. Tra le altre cose mi sono preso l’impegno di leggere almeno un libro al mese scritto da una donna.

Per questo mese il libro prescelto è stato Mr Gwyn di Baricco. In letteratura Baricco è la cosa più vicina all’essere femminile che io legga, a volte anche con piacere. Baricco è uno di quegli scrittori che devi leggere se a diciassette o diciotto anni non sei particolarmente affascinante o muscoloso o ricco e vuoi riuscire a strappare qualche limone a ragazze non ubriache.

Devo molto a libri come “Castelli di Rabbia” o “Oceano Mare”, così come Baricco deve molto a me in termini di diritti d’autore visto il numero di copie dei suddetti libri regalati anni orsono. Ricordo ancora gli occhi sognanti della ragazza di turno mentre le descrivevo, copiando pedissequamente le pause con leccata di labbra e maniche arrotolate che Baricco esibiva nella trasmissione “Il circolo Pickwick”, il pittore che dipingeva con l’acqua di mare o le lettere alla fidanzata che verrà o la bambina che poteva morire facile. Adesso però ho sposato un’ingegnere difficilmente suggestionabile da queste cose e leggendo Mr Gwyn non ho quindi cercato frasi utili da strappalimoni ma quell’altra grande cosa che Baricco un tempo mi sapeva dare e che in parte mi ha dato anche con Novecento o City, la voglia di scrivere.

Baricco

Baricco

Perché dico questo? Perché uno legge un suo libro e la prima cosa che pensa è che lo poteva scrivere anche lui, che anzi, lo poteva scrivere pure meglio, evitando tutte quelle ripetizioni o rendendo un po’ più verosimili alcuni personaggi. Perché un pregio Baricco certamente ce l’ha ed è quello di saper scrivere facile, o almeno di far sembrare facile scrivere.

Mr Gwyn però è effettivamente un libro in cui la parte femminile dello scrittore ha avuto il sopravvento, quindi, per il sottoscritto, non è il massimo, però mi ha fatto venire voglia di scrivere questo pezzo e devo ammettere che mentre lo scrivevo mi sono chiesto come l’avrebbe scritto Baricco e la risposta è: sicuramente meglio.

Ciò detto però c’è un altro argomento che mi ha dato da pensare parecchio durante la lettura di questo lungo racconto che è Mr Gwyn, ed è quello degli addii ufficiali, come quello che appunto il protagonista fa all’inizio del libro nei confronti del suo mestiere di scrittore.

Io, ogni volta che sento qualcuno che ufficializza il suo addio a qualcosa, penso che sia come quando da giovane dicevo ad una ragazza che la lasciavo perché volevo sentirmi dire di non farlo o quando pavento delle possibili dimissioni dal lavoro per sentirmi dire che non posso che sono indispensabile all’azienda e che magari può starci un aumento.

Insomma, mi sembra che sia solo un modo per avere delle attenzioni. Il problema però nasce nel momento in cui la ragazza o il capo ti dicono: “va bene ciao”. A quel punto non puoi far altro che andartene e fare di tutto per non tornare, perché il ritorno è matematicamente fallimentare.

Bjorn-Borg

Björn Borg

Io la chiamo “la sindrome di Borg”. Il nome prende naturalmente spunto dalla triste vicenda di Björn Borg, che nel 1983, all’età di 27 anni decise di dare l’addio al tennis per entrare nella leggenda. Poi però, nel 1991, a seguito di una serie di problemi economici, decise di tornare dalla leggenda per entrare nella tragedia. La tragedia di un giocatore oramai vecchio e arretrato sia nel sistema di gioco che nell’attrezzatura, destinato a perdere da giocatori di scarsissimo livello.

Anch’io nel mio piccolo in questi giorni ho vissuto la sindrome di Borg. Ho infatti deciso, proprio conseguentemente alle riflessioni fatte leggendo Mr Gwyn, di tornare su Facebook dopo che avevo dato l’addio ufficiale oltre un anno fa con tanto di comunicato accusatorio nei confronti dello stile di vita legato allo strumento. Perché l’ho fatto? Perché tra i messaggi del libro, il più importante probabilmente, è che uno deve fare le cose che gli vengono bene e a me, modestamente, viene bene scrivere delle cazzate e pubblicare delle brutte foto.

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Chi lo ha scritto

solph

E' nato il settesettembresettantaquattro. I suoi più grandi rammarichi sono: non aver senso del ritmo, non saper suonare neppure uno strumento musicale, non conoscere il dialetto romagnolo e non essere Jumpi.

Le sue più grandi soddisfazioni sono: non essere Jumpi e la turgidezza dei suoi capezzoli.

Scrive sull’11 perché il 10 e il 12 erano già pieni. 

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