Film del mese: Almanya. La Mia famiglia in Germania

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locandina di Almania

Una film multiculturale, intergenerazionale, on the road sull’immigrazione turca in Germania. Un po’ East is East, un po’ Fatih Akim. Gag divertenti, lacrime, spunti su temi universali … cosa si vuole di più da una commedia turco-tedesca?

Venite in Germania che ce n’è per tutti

A partire dagli anni cinquanta la Germania (in realtà la Repubblica Federale Tedesca, la Germania Ovest) visse un impetuoso boom economico. La popolazione attiva maschile era stata ridotta drasticamente dalla guerra così la trionfante industria tedesca era a corto di mano d’opera. Nel 1955 furono stipulati i primi accordi con l’Italia per fare arrivare dal bel paese la mano d’opera necessaria. Nel giro di pochi anni gli italiani in Germania arrivarono a essere tre milioni. Seguirono trattati per fare arrivare lavoratori da Spagna e Grecia e quando questi non bastarono più nel 1961 fu stipulato un accordo anche con la Turchia. Queste convenzioni soddisfarono sia gli interessi della Germania che aveva bisogno di forza lavoro che quelli dei paesi più poveri che usarono l’emigrazione per bilanciare la disoccupazione interna. L’accordo con la Turchia fu fortemente voluto anche dalla NATO perché l’integrazione della Turchia all’occidente era fondamentale per gli equilibri geopolitici in Europa e Medio Oriente. Così arrivarono quasi un milione di turchi. Vari documenti (e anche il film di cui si sta per parlare) ci dicono che diversi milioni di lavoratori furono importati in Germania, selezionati, accolti, controllati e messi in batteria (in parte integrati) in quello che, soprattutto nei primi anni, somigliava molto ad un mercato del bestiame.

Nel 1973 con l’arrivo della prima vera crisi la Germania pose fine agli accordi e alla politica di accoglienza. Oggi quella turca è la prima comunità straniera in Germania.

È di questo che parla questa divertente commedia con al centro la storia di una famiglia turca immigrata in Germania e che si conclude con la didascalia della frase di Max Frisch: “Chiedevamo dei lavoratori e sono arrivate delle persone”

Almanya. L’immigrazione è una commedia

Almanya. La mia famiglia va in Germania (scusate la rima, ma i traduttori di titoli di film non perdono l’occasione per mostrare che sono braccia rubate all’agricoltura) racconta la storia di Hüseyin un giovane turco che per mantenere la famiglia decide di emigrare in Germania e poi di farsi raggiungere dalla moglie e dai 3 figli. In Germania ne nascerà un quarto. Oggi Hüseyin e la moglie stanno per ottenere il passaporto tedesco e i loro figli hanno ormai abitudini più tedesche che turche. I nipoti il turco non lo parlano. Ma nonostante questo, o proprio per questo, dopo 45 anni non sanno più se sono turchi o tedeschi. Così Hüseyin ormai nonno e anziano compra una casa nel paesello d’origine e decide di “obbligare” tutta la famiglia a salire su un pulmino per andare a passare le vacanze in Turchia.

Diversamente dai tipici film a tema immigrazione drammatici e concentrati sul presente, qui si scelgono i toni della commedia e si alterna il presente a flashback in Turchia e nella Germania degli anni sessanta quando la nuova patria sembrava veramente un posto assurdo a chi arrivava da un paese che allora era ancora terzo mondo. Le sorelle Yasemin e Nesrin Samdereli (regista e sceneggiatrice) sono davvero brave a equilibrare i toni divertenti e quelli più melodrammatici e a piazzare le gag al momento giusto lasciando il grottesco ai sogni: strepitosi quello di Mohamed bambino circondato da bottiglie di coca cola che diventa incubo quando appare un Gesù agonizzante che scende dalla croce a perseguitarlo e quello di Husseyin la notte prima di andare a ritirare il passaporto che teme di dover diventare troppo tedesco.

Il film virando verso un finale ingenuamente retorico e strappalacrime tenta di suicidarsi, non ci riesce perché ci ricordiamo che l’ora e mezza precedente è stata davvero ottima.

Almanya risulta alla fine un film davvero divertente ma che ci invita a più di una riflessione su un tema tanto attuale perché, ok, adesso si parla solo di crisi, ma la convivenza con gli immigrati è una questione da cui non ci si può tirare indietro. Così impariamo per esempio che per i tedeschi tra turchi e italiani non c’è differenza, che un bambino deve sapere se è turco o tedesco altrimenti non sa in che squadra giocare, che per un turco è davvero strano (e per i bambini spaventoso) pensare che i cristiani preghino davanti alla rappresentazione di un uomo agonizzante su una croce di legno (almeno lo era nel 1961). Così con un tono decisamente leggero il film ci fa vedere che gli immigrati sono soprattutto persone normali e mostrandoci un punto di vista diverso dal nostro prova a rispondere a domande chiave come “perché gli stranieri sono qui?” o “cosa significa essere stranieri” o “si è stranieri per tutta la vita?”.

Moneyshot

Il viaggio in taxi appena arrivati in Germania, quando le cose per noi più normali sconvolgono la sbalordita famiglia di Hüseyin.

Per i feticisti c’è anche un’apparizione di Angela Merkel.

Boxoffice

Oltre 2 milioni di spettatori e quasi 15 milioni di incasso: il film in Germania è stato un successo strepitoso. In Italia è distribuito dalla piccola Teodora, sempre attenta ai film di qualità (vedi ad esempio Tomboy). Il primo week end Almanya vedrà il buio di poche sale. Il passaparola per questo film che potenzialmente ha un pubblico trasversale molto vasto può portare a un discreto successo anche da noi.

GLI ALTRI FILM DA NON PERDERE ORA AL CINEMA

Miracolo a Le Havre di Aki Kaurismaki. Se non avete ancora questo film straordinario correte ai ripari. Leggi la recensione

Midnight in Paris di Woody Allen. Con Owen Wilson, Rachel McAdams, Michael Sheen. Allen si trasferisce a Parigi per fare una sorta di Rosa purpurea del Cairo della letteratura. Romantico, nostalgico, ma ottimista, Woody Allen non deluderà i suoi fans.

Le nevi del kilimangiaro di Robert Guédiguian. Altra grande prova di Guédiguian. Se vi è piaciuto Kaurismaki correte a vedere anche questo.

The artist di Michel Hazanavicius. Se uno dice film muto nel 2011 vi spaventate. E invece questo è un gran film, divertente ed emozionante. Andatelo a vedere se non ci credete

Prossimamente in sala

Le idi di marzo di George Cloney. Con Ryan Gosling, George Cloney, Philip Seymour Hoffman, Paul Giamatti, Marisa Tomei. (dal 16 dicembre)

Sherlock Holmes – Gioco di ombre. di Guy Ritchie. Con Robert Downey Jr., Jude Law, Noomi Rapace (dal 16 dicembre)

Il gatto con gli stivali. La Dreamworks passa all’incasso con uno spin off di Shrek (dal 16 dicembre)

J. Edgar  di Clint Eastwood. Con Leonardo DiCaprio, Armie Hammer, Naomi Watts, Judi Dench (dal 4 gennaio)

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6 commentiCosa ne è stato scritto

  1. Solph

    A me è piaciuto. Molto.
    Alla fine forse viene tirato un pò per le lunghe, come se ogni volta il regista cambiasse finale, ma nel suo complesso è bello.

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  2. Gigi

    Travolto dai film natalizi Almanya resiste in 24 sale incassando 35mila euro, che non è un granché (il totale supera di poco i 200 mila euro).

    La novità del boxoffice natalizio è il flop del cinepanettone che all’uscita è stato battuto da Sherlok Holmes, Il gatto con gli stivali e Pieraccioni. Nel week end di Natale non si tira su molto e chiude al secondo posto dietro a Sherlok Holmes. Per ora Vacanze a Cortina ha incassato 4 milioni di euro (battuto dal Gatto con gli stivali e quasi doppiato da Sherlok Holmes. Lontanissimo dai risultati già scadenti dell’anno scorso: siamo (finalmente) al termine del fortunatissimo filone?

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  3. DilettaP

    Film fantastico. Merita tutta la buona critica che ha ottenuto. Pellicola forte e ironica, ma anche – il che non guasta – tenera.

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  4. Gigi

    Distribuito in sole 11 (Undici, forse è un omaggio a noi che ne parliamo) copie, ha incassato 82.000 euro. Un niente in totale, ma tantissimo per ogni singola copia. E ora arrivano i film di Natale a spazzare via tutto

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