Crucchi e mazziati: cos’è questa austerità?

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L’austerità che i governi europei ci dipingono come ineluttabile è solo un’amara medicina economica oppure ha anche un altro valore ed un altro obiettivo? Ricapitoliamo: per pagare i suoi debiti, normalmente uno Stato si fa prestare altri soldi, mettendo in vendita dei titoli di Stato (BTP). Chi li compra, presta dei soldi a quello Stato per ricevere indietro degli interessi. Se io presto 100 Euro, alla scadenza del prestito, riceverò, ad esempio, 105 Euro.

Andamento dello "spread" dal 31 ottobre al 5 dicembre 2011

Andamento dello "spread" dal 31 ottobre al 5 dicembre 2011

A prescindere da quali siano i motivi (spiegati in parte qui) attualmente l’Italia sta faticando a trovare chi gli presta soldi. Perché “si è sparsa in giro la voce” che non sarà in grado di pagare i debiti già contratti (leggi: default = fallimento). Per questo l’Italia è costretta ad “invogliare” i possibili prestatori, offrendo interessi più alti: “Guarda che invece di 105 Euro, te ne ridarò 107″. Lo “spread” è proprio la differenza tra i soldi che ridarà indietro l’Italia (esempio 107) e quelli che restituirà la Germania, considerata il Paese più affidabile (esempio 102); in questo caso quindi lo “spread” sarebbe 107 – 102 = 5.

Questo meccanismo crea un circolo vizioso che è una delle cause dell’attuale “crisi del debito”: se per farsi prestare i soldi, l’Italia deve offrire interessi più alti, dovrà restituire più soldi e perciò aumenta la probabilità che non ce la faccia e quindi diminuisce la sua credibilità, così che per farsi prestare soldi, dovrà offrire interessi ancora più alti, ecc. ecc. ecc. Per comprendere quanto pesi questo giochetto sul debito italiano, basti pensare che, se si escludono i soldi che deve restituire in interessi, l’Italia è tra le poche nazioni al mondo ad avere un avanzo primario positivo, ossia le entrano più soldi di quanti ne escano…Se quindi l’Italia riuscisse a farsi prestare denaro ad interessi più bassi, ossia se i suoi creditori fossero certi di riavere i loro soldi, la situazione migliorerebbe enormemente.

Titolo di Stato del Regno d'Italia

Titolo di Stato del Regno d'Italia

La soluzione per uscire dal circolo vizioso esiste, ed è la Banca Centrale Europea (BCE). Se la BCE facesse da garante per l’Italia, ossia assicurasse che – in caso estremo – sarebbe lei a prestarci i soldi, con cui noi potremmo pagare i nostri creditori, la sfiducia nei nostri confronti diminuirebbe: gli investitori non avrebbero più timore di perdere i loro soldi e potremmo chiedere denaro in prestito ad interessi più bassi e quindi il nostro debito scenderebbe. La BCE può fare quello che i bambini credono si debba fare per risolvere tutti i problemi, ossia può “stampare i soldi” (con cui comprare i nostri titoli di Stato). Eppure non lo fa…o non lo fa con sufficiente risolutezza. In parte perché “stampare i soldi” crea inflazione ed in parte perché “tecnicamente” non è parte del suo mandato, ma in realtà la sensazione è che esistano ben altre ragioni.

Innanzitutto dire BCE è come dire Germania: senza l’appoggio e l’assenso dei tedeschi, la BCE non si muove. E – scusate i “francesismi” – la Germania non ha tanta voglia di “coprire il culo” ai quei “cazzoni” degli italiani…(anche se, come spiegato qui, i tedeschi hanno enormemente beneficiato dell’Euro e sono corresponsabili dell’attuale crisi). La “mamma”-Germania (pensiamo ad Angela Merkel...) ragiona in questi termini: se si lavora e si amministrano bene i soldi, nulla può andare male; e quindi perché adesso dobbiamo aiutare chi si è comportato male?

La nostra "grande mamma" Angela Merkel

La nostra "grande mamma" Angela Merkel

La risposta è che se il “figlio scavezzacollo”-Italia fallisce, sono cavoli amari per tutti, anche per i tedeschi. I quali comprendono la situazione, ma – in cambio del loro aiuto – pongono alcune condizioni che spiegano perché la BCE non ci ha ancora tirato fuori dai casini: per prima cosa, gli italiani si facciano amministrare da qualcuno di nostra fiducia che agisca come piace a noi (ed ecco Monti e la sua manovra) e poi gli facciamo prendere un bello spavento perché “imparino la lezione” (ed ecco il panico sul ritorno alla Lira, default, ecc.). Infine vogliamo poter controllare come gli italiani (e spagnoli, greci) gestiscono i loro soldi e prenderli a schiaffi se non fanno i bravi (in soldoni è il “patto fiscale europeo” sul quale si sta attualmente negoziando).

Tuttavia, l’impressione è che ci sia altro oltre al desiderio tedesco – per diversi aspetti auspicabile – di mettere tutti in riga. Il nuovo capitalismo finanziario (banche, grandi fondi, ecc.) sta rappresentando la crisi del debito non come l’effetto dei propri eccessi e dei suoi difetti strutturali, colpevolmente sostenuti o sottovalutati dalla politica, bensì come la conseguenza di condizioni di lavoro e di uno stato sociale eccessivamente generosi. Ci sentiamo in colpa per non condurre un’esistenza sufficientemente morigerata e laboriosa, quando buona parte del problema è dovuto alla deregolamentazione del sistema finanziario operata dalla politica che dovrebbe riprendere piuttosto in mano il timone della barca.

Il nostro "severo papà" Mario Draghi, governatore della BCE

Il nostro "severo papà" Mario Draghi, governatore della BCE

A fronte di questo sentimento, la politica della BCE (che non è un’istituzione di beneficenza, bensì una congregazione di banche…) sembra essere quella di voler sfruttare questa contingenza storico-economica per fare un po’ di pulizia. L’austerità che viene ineluttabilmente chiesta a tutti i Paesi con conseguente probabile recessione e abbassamento degli standard di vita serviranno per “purgare” la società dagli elementi e dalle idee che non si confanno al nuovo corso del capitalismo. Il pericoloso indugiare della BCE ad intervenire in maniera risoluta sembra sottintendere in realtà il desiderio di imporre riforme nel mercato del lavoro e nella società per forzare i cittadini europei a lavorare di più e condurre “una vita come si deve”, rinunciando a diritti, spazi democratici e visioni alternative del mondo. Così come il panico post-11 settembre ha consentito Guantanamo, le torture e offerto l’opportunità per eliminare anche fisicamente tanti nemici dell’Occidente senza tante storie e garanzie democratiche, l’attuale “drammatica crisi epocale” rende possibile far ingoiare ai cittadini misure economiche e ristrutturazioni socio-politiche altrettanto epocali, presentate come ineluttabili di fronte alla gravità della situazione.

In altre parole, a fronte di una crisi generata principalmente dalle “sregolatezze” della finanza e dalle “debolezze” della politica, l’”ineluttabile” ed inevitabile soluzione che ci viene proposta è una dura austerità dietro alla quale si saldano gli interessi “moralizzatori” della Germania e quelli di un nuovo, più aggressivo capitalismo che vuole dare un ultimo, decisivo colpo ai diritti dei lavoratori e agli elementi di socialdemocrazia ancora presenti in Europa. Insomma: il sistema capitalistico rinascerà dalle “nostre” ceneri.

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4 commentiCosa ne è stato scritto

  1. jumpi

    @Marinda: al contrario di quanto si creda, attualmente, né i movimenti di danaro nei mercati borsistici e finanziari in generale, né l’attività delle banche corrispondono investimenti nel “mondo reale” che possano fra crescere l’economia (imprese, ecc.). Le entità finanziarie (banche, fondi, ecc.) sono piuttosto impegnate ad accumulare denaro per se stesse grazie a transazioni finanziarie pure e semplici.
    Perdonami l’autocitazione, ma consiglio quest’articolo da L’Undici dello scorso agosto: http://vintage.lundici.it/index.php?option=com_k2&view=item&id=503:la-fine-delle-nazioni&Itemid=112

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  2. marinda

    Ho sentito una bellissima citazione.

    Il capaitalismo è produzione di ricchezza senza attenzione alla redistribuzione.
    Il comunismo è attenzione alla redistribuzione senza produzione di ricchezza.

    I cinesi oggi operano un comunismo capitalista? e noi occidentali? Abbiamo gli svantaggi di entrambe le forme di produzione? Ma la finanza è una forma di produzione o solo speculazione? I grandi misteri

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    • ghigno del tacco

      Tempo fa pensavo che una vera forma di comunismo o democrazia (suddividere anche il potere economico) sarebbe stato una società in cui i lavoratori fossero allo stesso tempo soci dell’attività in cui lavorano. In quel caso avrebbero potuto decidere, anche formando delle deleghe, sulle strategie economiche, sugli effetti colletearali (tipo ci becchiamo l’inquinamento in casa per un profitto più alto o decidiamo di usare metodi per abbassare l’inquinamento pur avendo un dividendo più basso). Una volta cazzeggiando in internet trovai un’azienda simile (forse sul sito di Grillo, anche se non ricordo bene) in America, ma mi pare si trattasse di terziario avanzato.
      Ma sono solo utopie.

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