Dite la verità: leggete davvero o guardate solo le figure?

6
Share on Facebook0Tweet about this on TwitterShare on Google+0Share on LinkedIn0Email this to someone

Dite la verità, anche voi lo fate. Anche voi quando arrivate sulla home page di un giornale, guardate subito quali sono gli articoli più letti e poi ci cliccate sopra. Home page de El PaisAnche a me capita. Ed è quello che ho fatto qualche tempo fa sul sito de “El Pais” (quotidiano spagnolo). L’articolo più letto del momento era intitolato: “Il PP (il Partito Popolare vincitore delle recenti elezioni, NdA) porta in Senato un esperto che considera l’omosessualità una malattia”. Ci ho cliccato sopra e l’ho immediatamente “condiviso” via email e via Facebook con i miei amici.

Lo stesso hanno fatto migliaia di altre persone, indignate per l’arroganza del nuovo partito al potere in Spagna. Nessuno di questi “lettori” (me compreso…) si è però reso conto di un piccolo, importantissimo particolare: quell’articolo era stato scritto e si riferiva ad un fatto accaduto nel 2005…e non aveva nulla a che vedere con l’attualità…era un articolo vecchio, vecchissimo!

Cos’era accaduto? Qualcuno, probabilmente attraverso una ricerca su Google, era finito su quell’articolo nell’archivio del giornale. Senza far caso alla data, l’aveva istantaneamente “condiviso” via email e via Facebook con i suoi contatti, i quali avevano fatto lo stesso, ecc. ecc. La notizia si era propagata come un virus e – un click dopo l’altro – l’articolo era divenuto il più “letto” del giorno. A quel punto il giuoco era fatto: chi apriva il sito de “El Pais”, notava subito l’articolo, s’incuriosiva per il titolo, ci cliccava e così via…In conclusione: una notizia vecchia era diventata la più “letta” del giorno solo perché aveva un titolo accattivante che poteva rifarsi all’attualità.

Cosa ci insegna questo episodio? In primo luogo ci rivela la enorme potenza di internet e in particolare dei social networks: le informazioni si possono trasmettere in maniera virale con una efficacia e velocità pazzesche. Il “viral marketing” è una strategia di “web marketing” che si basa proprio sull’individuare degli “hubs”, ossia snodi cruciali della rete (ad esempio un utente di Facebook con moltissimi amici), in grado di diffondere l’informazione a moltissime persone. A quel punto si invia solo agli “hubs” il messaggio pubblicitario: saranno poi loro a farlo circolare. Proprio come un virus si “fa trasportare” dagli individui che infetta grazie ai contatti fisici che tra loro intercorrono, così l’informazione su internet viene diffusa dagli stessi utenti sfruttando le loro relazioni “digitali”.

La viralità funziona anche grazie ad un tipico comportamento umano: tutti fanno quello che gli altri fanno. Se un articolo è molto cliccato, molta gente lo cliccherà; se una pagina Facebook ha tanti fans, tanti altri ne avrà e così via. Come le pecore…

L’altro dato interessante della storia è che poca gente effettivamente legge gli articoli che condivide. Se quell’articolo fosse stato letto, non sarebbe divenuto “il più letto del giorno”, perché sarebbe risultato chiaro che si trattava di una notizia vecchia. Ciò che invece tendiamo a fare è soffermarci solo sul titolo: se il titolo appare attuale e singolare, non è importante leggere l’articolo: la notizia è già nel titolo. Ciò che in realtà recepiamo e diffondiamo è un titolo. Non c’è tempo per andare oltre la superficie, ci nutriamo di frammenti pescati qua e là nel grande mare di internet.

Qualche tempo fa, in piena “crisi del debito”, apparve sul sito “Wall Street Italia” un articolo dell’economista Roubini sul debito italiano intitolato: “E’ troppo tardi, l’Italia ha già superato il punto di non ritorno”. Lo stesso articolo fu pubblicato anche su “Internazionale” due giorni dopo con il titolo: “Una via d’uscita per l’Italia”. Chi ha condiviso il primo articolo, ha comunicato una situazione grave e preoccupante, mentre il secondo titolo lasciava intravedere una speranza. Ma sono pronto a scommettere che assai pochi si siano presi la briga di leggere effettivamente cosa argomentasse quell’articolo. Il dato di fatto è che – nell’era della condivisione ossessiva e dell’eccesso di informazione – i titoli creano le opinioni e per questo i titolisti sono gli autentici “opinion-makers”. E badate bene, non si tratta di concepire un titolo che catturi l’attenzione del lettore in modo che legga l’articolo: un buon titolo è il fine, non il mezzo!

Torneremo ai geroglifici?

Torneremo ai geroglifici?

Questo processo di superficializzazione delle notizie non è certo nuovo; internet ed i social networks ne hanno aumentato però fortemente il ritmo. Così che è da presumere che fra qualche anno, anche un titolo sarà troppo lungo per essere letto, anche i 140 caratteri di un “tweet” diventeranno pesanti: non avremo sufficiente tempo a disposizione. E allora bisognerà ridurre tutto ad una sola parola. Del resto anche ora un marchio o una sigla sottintendono e comunicano un gran numero di informazioni. Ma anche leggere solo una parola diventerà una palla e ci spazientirà. L’esercizio di leggere è estremamente faticoso e richiede attenzione quasi esclusiva: non ce lo potremo più permettere e quindi passeremo alle figure: basta parole! Comunicheremo con immagini ed icone, come già stiamo cominciando a fare. Proprio come fanno i bambini quando non hanno voglia di leggere un libro e dicono: “Guardo solo le figure”. O come si faceva in Egitto qualche migliaio di anni fa….

Share on Facebook0Tweet about this on TwitterShare on Google+0Share on LinkedIn0Email this to someone
Metti "Mi piace" alla nostra pagina Facebook e ricevi tutti gli aggiornamenti de L'Undici: clicca qui!

6 commentiCosa ne è stato scritto

  1. Fabio

    Si dimostra come per quanto la tecnologia possa andare avanti l’uomo rimane sempre dov’è
    Mai come oggi la cultura è stata a disposizione di tutti, ma la maggior parte della gente rimane ignorante… Io credo che il QI umano medio sia lo stesso di 4000 anni fa!

    Rispondi
  2. Cristina

    Mi pare che la stessa cosa stia succedendo per articoli che parlano della cancellazione della trasmissione Passpartout (trasmissione del noto critico d’arte Philippe Daverio), cosa che già girava l’anno scorso. Poi Passpartout è stato sostituito da Il Capitale. Ho provato a leggere l’articolo, tratto da una fotocopia di una pagina di quotidiano non riportante la data (cosa invece imnportantissima). Secondo me si tratta della notizia dell’anno scorso, e che fa comunque presa dato che è amatissima e seguitissima….e sta diventando virale su Fb perchè sta girando da giorni come se fosse notizia fresca ma temo che non lo sia. E comunque c’è sempre ArtNews, stupenda trasmissione sull’arte di Rai Edu su Rai 3 (ad orari un po’ del menga, ma poi con replica su Rai Storia, sta per pertire l’edizione 2012)..Grazia come sempre Jumpi!

    Rispondi
  3. Saxifrago

    Il bisogno di capire ci sarà sempre. Importante è che qualcuno sia in grado di fornire questo tipo di informazione. Anche per questo esistono riviste elettroniche come l’Undici che invitano a guardare oltre il titolo…

    Rispondi

Perché non lasci qualcosa di scritto?