11 film de chevet ricchi di speranza

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C’è crisi, ma l’Undici infonde speranza con 11 film straordinari che ritemprano lo spirito e riportano il buon umore. E non danno assuefazione

Film de chevet

Chevet in francese significa più o meno comodino. Le livre de chevet si tiene sul comodino per per sfogliarlo, rileggerlo, accarezzarlo. Come i libri, i film de chevet si amano, si guardano, si sfogliano, si accarezzano, si portano sempre con sé.
I film de chevet sulla crisi
I film de chevet sul Natale e i gironi infernali del cinema
I film de chevet su feste e party

Quattro passi tra le nuvole di Alessandro Blasetti, 1942 con Gino Cervi. Nell’Italia Un uomo si offre di aiutare una Un film vitale, che oggi può sembrare ingenuo ma che ci mostra in un’Italia che per mentalità non è così lontana da quella attuale. La speranza è un bimbo che nascerà anche senza un padre e un uomo che decide di aiutare disinteressatamente una ragazza. Da guardare tutti insieme in corriera, nei posti in fondo

 

 

La vita è meravigliosa di Frank Capra (1946) “Nessun uomo è un fallito se ha degli amici”
La speranza dell’angelo di “seconda classe” Clarence (Henry Travers) è ottenere un bel paio di ali e diventare un angioletto vero. Gli serve urgentemente un’ultima buona azione e proprio la notte di Natale gli capita l’avventuroso caso umano del buon George Bailey (James Stewart), disperato, fallito e desideroso solo di porre fine alle proprie sofferenze tra le gelide acque del fiume. L’angelo Clarence raccatta George e, sulla falsariga del dickensiano “Canto di Natale”, si adopera per mostrargli quanto peggiore sarebbe stato il mondo senza quella sua vita a cui lui intende rinunciare con miope leggerezza. George si ricrede, recupera gioia di vivere e coraggio e Clarence guadagna le ali. In tempo per la mezzanotte, per intonare Auld Lang Syne e sorridere tra le lacrime tutti insieme, commossi come James Stewart e famiglia, col cuore traboccante di speranza e fiducia in sé, negli amici e nella famiglia, nel futuro, come il cinema Frank Capra e la sua America del 1946. Da rivedere soltanto di fianco al presepe.  (AnnaRita P.)

Miracolo a Milano  di Vittorio De Sica, 1951. Vuoi la luna? Ti ricordi quando volevi la luna? Vuoi la luna? Ti ricordi quando volevi la luna?
De Sica (e Zavattini) per dare un po’ di speranza alla realtà neorealistica dei loro film precedenti, aggiungono un po’ di magia e creano una favola con protagonisti straccioni che cercano di essere felici. Da guardare a cavallo di una scopa volante

Novecento di Bernardo Bertolucci (1976) “–Allora, mio piccolo Leonida, cosa pensi del tuo padrone?  –Non ci sono più padroni!”
L’epica di una terra e di più generazioni che su quella terra figliano e si scannano, in cinquant’anni di potere e violenza, fascismo e guerra, progresso salvifico e affamatore. Un melodramma politico per raccontare la radici e le speranze della sinistra italiana a metà anni Settanta; un film di coppie antitetiche e complementari  ricchi e poveri, padroni e contadini, i malvagi Regina e Attila, Anita la donna saggia, passionale e salvifica e Ada la donna seduttiva ed egoista – attraverso la coppia di Olmo e Alfredo, nati lo stesso giorno di inizio Novecento nella pianura parmense, uno padrone e l’altro contadino, amici malgrado sé stessi e la storia. Bellissimo, rivedere il sogno di un mondo migliore, finita la guerra, deposte le armi; bellissima (se si è capaci ancora di provarla) la speranza nella lotta, persino nella politica, che sopravvive finché c’è un Olmo capace di sfidare Alfredo calzando un cappello ornato di rane vive e di sentire nel palo del telegrafo la voce del padre che non ha mai conosciuto. Da vedere e rivedere avvolti nella bandiera rossa (AnnaRita P.)

L’aria serena dell’ovest di Silvio Soldini (1990)
Il caso e un’agenda fanno incrociare quattro persone, le loro abitudinarie sicurezze e le loro ansie. Milano geometrica e inerte li circonda, li separa e raccoglie. E’ il 1989 e mentre il mondo esterno esplode di libertà e speranza via radio e tv, da Piazza Tienanmen alla Berlino riunita, i quattro personaggi sperano e tentano di deviare il corso delle proprie vite, di cambiarne quanto non li soddisfa e li rende infelici. Ciascuno resta però aggrovigliato nella sua privata rete di abitudini e quotidianità, e nemmeno una vincita alla lotteria basterà a uno di loro per realizzare ciò che credeva di volere. L’incapacità della fatica del cambiamento, la vacuità della speranza, la vischiosa indolenza della tranquillità. Da guardare fermi sulla tangenziale.  (AnnaRita P.)

Tre colori . Film Blu di Krzysztof Kieslowski, 1993. Con Juliette Binoche  “Pronto.. Sono Julie. Volevo chiederle… Lei mi ama?”  Un incidente, la perdita più terribile, lutto, la fine di tutto, voglia di abbandonare il mondo e la vita e lasciarsi sommergere da un blu profondo: dimenticare il passato e i legami alla ricerca di una libertà assoluta. Ma l’innato attaccamento alla vita farà capire che la libertà si trova solo nella conoscenza, nella condivisione e nell’amore. Da vedere a mollo in piscina

L’uomo senza passato. di Aki kaurismaki  2002“che cose le devo allora?” “se mi vedi a faccia in giù sulla strada..rivoltami”
Un uomo viene derubato e picchiato a morte. Sopravvive ma non ha più niente, non ricorda neanche il suo nome. La speranza è una famiglia di diseredati, è la solidarietà, è la dignità, è una seconda occasione. E’ un altro film di Kaurismaki straordinario, povero, favolosamente ottimista. Da vedere avvolti in fasce, riscaldati da un bue e un asinello

I figli degli uomini di Alfonso Cuaròn, 2006. Con Clive Owen, Michael Caine, Julianne Moore. Theo: E chi è il padre? – Kee: Ma sei scemo?! Io sono vergine! - Theo: Scusa? - Kee: Ahahahaha… sarebbe bestiale è? - Theo: Eh… eccome! - Kee: Chi cazzo lo sa, il nome dei coglioni non li so mai.
Se in un futuro prossimo non nasceranno più bambini, l’inquinamento terrà le città sotto una triste cappa grigia, una folle dittatura e terroristi ottusi e cinici toglieranno ogni prospettiva all’umanità e il ragazzo più giovane del pianeta verrà ucciso a 18 anni, allora la speranza sarà un eroe pauroso che si aggira in infradito in un bosco fangoso, nel suo pusher hippy che ascolta Battiato (un fantastico Michael Caine) e in una ragazza di colore miracolosamente incinta. Da vedere in una giornata grigia, in infradito, col proprio pusher

Wall-e. Pixar  2008 “Eeeevah!”
La vita sulla terra è finita, resta solo un robottino con gli occhi da ET e il fisico da Numero 5 di Corto circuito che fa lo spazzino. Ma lo fa con una dedizione e un amore che grazie ad una tecnologica Eva possono arrivare fino in cielo dove a bordo di un’astronave che si occupa di tutto vivono i residui umani, ottusi e ciccioni. Le immagini, i balli, le missioni di Wallee ci illumina. Da vedere facendo le pulizie, con una piantina in mano

La strada di John Hillcoat (2009) “Noi siamo i buoni e portiamo il fuoco”
Quanta speranza resta in giornate fatte soltanto di sopravvivenza, in un mondo post-apocalittico, dove la natura è morta insieme a ogni suo frutto e le strade sono popolate da bande di affamati ridotti al cannibalismo? Quanta cosiddetta umanità resta in un mondo di fame, freddo e animalesca sopraffazione? Resta la missione di amore di un padre per suo figlio e la sua speranza in una salvezza lontana, sulla costa. Ma davvero ci si può credere nella salvezza, ci si può sperare? “L’unica cosa che so è che il Bambino è la mia garanzia e se non è lui il Verbo di Dio, allora Dio non ha mai parlato” sostiene il padre, cioè l’Uomo (inutili anche i nomi in questo mondo morto). Magari incontreranno un rifugio colmo di cibo in scatola e un vecchio con cui parlare, magari alla costa ci arriveranno. Sono i buoni, se la caveranno. Da guardare rinchiusi in un rifugio antiatomico. (AnnaRita P.)

Lourdes di Jessica Hausner (2009) “– Spero di essere la persona giusta. – Sono felice di assegnarle il premio come miglior pellegrino dell’anno.”
Un film feroce e profondamente laico sulla fede, i miracoli e il luogo della speranza per antonomasia. Protagonista è una ragazza tetraplegica, sincera e disincantata, che ha partecipato a molti pellegrinaggi perché “non è facile viaggiare su una sedia a rotelle”, e a Lourdes miracolosamente guarisce. Un miracolo destinato a durare il tempo sufficiente perché lei sfiori l’illusione di una nuova vita e veda l’astio degli altri pellegrini invidiosi. La Lourdes del film è un’isola popolata da professionisti del culto e statuette insensibili, il tempo scandito in paradigmi dell’aspettativa, tra interrogativi paradossali e crudeli sulla malattia, su chi più merita un miracolo, su quale metodo seguire per ottenerlo. La ritualità e le stravaganze del sacro in un film ironico intenzionalmente distaccato, costruito attraverso l’affascinante fissità di scene simili a quadri viventi. Da guardare in compagnia di un drappello di crocerossine. (AnnaRita P.)


 

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5 commentiCosa ne è stato scritto

  1. Gigi

    cantava anche “Big wheels roll through fields
    Where sunlight streams
    Meet me in a land of hope and dreams”
    il sogno e la speranza sono molto americani.
    la speranza di Kaurismaki, di Lourdes o dell’Aria serena dell’Ovest è molto vecchia Europa.
    Kieslowski punta sempre sull’assoluto. ma può farlo solo lui

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  2. marinda

    cantava bruce springsteen … The dope is there’s still hope.
    e allora, Io speriamo cher me la cavo. Che comunque non era un gran film.

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