Vari undici: l’occhio non vede…

4
Share on Facebook43Tweet about this on TwitterShare on Google+0Share on LinkedIn0Email this to someone

Il 18 settembre 1939 fu un giorno assai importante: per la prima volta, i giuocatori di football italiani scesero in campo con i numeri sulle maglie. Dall’1 all’11. In quel tempo, al contrario di ora, ad ogni giuocatore veniva assegnato un numero diverso ad ogni partita a seconda del suo ruolo in campo. Ma questa è un’altra storia [leggi qui l’articolo de L’11 sulla maglietta numero 11].

I numeri sulle magliette furono introdotti per la prima volta in assoluto il 25 agosto 1928 in Inghilterra, nella partita Arsenal – Sheffield Wednesday, con uno scopo assai particolare.

Lo schema WM ottenuto retrocedendo il numero 5

Lo schema WM ottenuto retrocedendo il numero 5

A quell’epoca, le squadre giuocavano normalmente con uno schema 2-3-2-3: due difensori, tre centrocampisti difensivi, due centrocampisti offensivi e tre attaccanti. Quel giorno però l’allenatore dell’Arsenal, Herbert Chapman, un autentico genio del calcio, decise di cambiare schema e fece retrocedere uno dei centrocampisti difensivi sulla linea dei difensori (il numero 5 nella figura), così da ottenere un 3-2-2-3, il cosiddetto WM che ebbe un enorme successo negli anni a venire.

Per dissimulare la novità e ingannare gli avversari, Chapman fece mettere dei numeri sulle schiene dei giuocatori, numerandoli come se li avesse disposti in campo secondo il vecchio schema. Così i tre difensori ricevettero i numeri due, tre e cinque (invece che due, tre e quattro come sarebbe stato logico), in modo che gli avversari fossero spinti a credere che il numero cinque giuocasse ancora da centrocampista e non da difensore. Tra parentesi: è per questo che – fino a qualche tempo fa – il cinque era il numero del difensore centrale, lo stopper. Ora, pare abbastanza assurdo che sia possibile indurre in errore qualcuno così stupidamente: se un giuocatore giuoca da difensore o da centrocampista lo si capisce da dove e come sta in campo e non dal numero che ha sulla schiena.

Eppure…eppure il cervello è assai pigro e tende sempre ad interpretare la realtà nella maniera più semplice, comoda, immediata e superficiale possibile. Ed è per questo che – superficialmente – possiamo essere portati a credere che se un giuocatore ha un certo numero che corrisponde ad una certa posizione in campo, giuocherà in quella posizione, anche se è evidente che così non è.

Gli esempi della pigrizia del nostro cervello sono diversi. Quando dall’ora legale si passa alla solare o viceversa, la mattina dopo, guardando l’orologio appeso al muro – le cui lancette siamo certi di non avere mosso – è inevitabile chiederci se non stia per caso indicando l’ora giusta, anche se è ovvio che stia segnando la “vecchia”. E sicuramente sarà capitato a diversi di noi di aver mancato a qualche appuntamento o esserci arrivati con un’ora di anticipo proprio per aver confidato “in ciò che vedevamo” nonostante avessimo tutti gli elementi per sapere che l’ora riportata dall’orologio fosse sbagliata.

E i maghi e gli illusionisti? Sappiamo perfettamente che ci stanno ingannando, ma il nostro cervello è troppo pigro per scoprire dov’è il trucco e “preferisce” registrare una realtà immediata e superficiale, anche se falsa.

E cosa vogliamo dire dei prezzi tipo 99 Euro, 4.99 Euro, 999 Euro, ecc.? Anche un bambino di cinque anni può capire che tra 99 e 100 Euro c’è solo un euro di differenza, ci rendiamo perfettamente conto che è così, eppure quel 99 invece del 100 costituisce per noi un’irresistibile attrattiva perché il nostro cervello ci induce – pigramente – a credere che comprare qualcosa a 99 Euro (un numero a sole due cifre) sia molto più vantaggioso che farlo a 100 (tre cifre). Più precisamente il nostro cervello ci induce a non pensare, a non fare quel minimo passaggio logico.

Infine non ditemi che se il calendario dice che è novembre, noi ci vestiremo sicuramente più pesante di quando è maggio anche se magari la temperatura reale è la stessa. L’associazione novembre-freddo è troppo potente, immediata e comoda perché il cervello non la voglia seguire, eliminando ogni ulteriore riflessione.

Il cervello è inoltre così traditore che farà scattare meccanismi per giustificare le scelte ed i giudizi emessi sulla base di questa faciloneria, perseverarando così nell’errore. Perché ammettere di essersi sbagliati costa fatica.

La pigrizia del cervello è l’anticamera dell’inganno ai nostri danni, il cui secondo presupposto è la superficialità che sempre fa comodo ad approfittatori ed opportunisti. E’ per questo che chi è bravo a “mostrare” al cervello altrui sicurezza, determinazione e tanti bei sorrisi riesce ad abbindolare le masse. Perché il nostro cervello consegna il nostro destino a chi si mostra tale, in maniera da risparmiarsi il così pesante sforzo di pensare: lo farà lui al posto nostro. Pensare cosa vogliamo veramente liberi da ogni condizionamento, pensare cosa ci rende sul serio felici e pensare a come perseguirlo è terribilmente faticoso. Meglio lasciarlo fare a qualcun’altro. Sarà anche per questo che per anni siamo stati governati da un abilissimo venditore di tappeti?

Per chiudere, le ultime curiosità sui numeri sulle magliette. La prima finale della Coppa d’Inghilterra (all’epoca il trofeo più prestigioso al mondo) giuocata con i numeri fu quella del 1933, disputata tra Everton e Manchester City ovviamente a Wembley. In quell’occasione l’Everton numerò i propri giuocatori dall’1 all’11 ed il City dal 12 al 22! In Spagna arrivarono nel 1947, mentre il primo Mondiale che si giuocò con i numeri fu quello del 1950, in Brasile, quello del “Maracanazo”, una delle partite più leggendarie di ogni tempo [leggi qui l’articolo de L’11 su quell’avvenimento ].

Metti "Mi piace" alla nostra pagina Facebook e ricevi tutti gli aggiornamenti de L'Undici: clicca qui!
Share on Facebook43Tweet about this on TwitterShare on Google+0Share on LinkedIn0Email this to someone

4 commentiCosa ne è stato scritto

  1. Solph

    Ho appena partecipato all’ennesimo corso di formazione volto a migliorare l’intelligenza emotiva ed in sintesi quanto tu dici è tutta colpa dell’amigdala e della corteccia. In sintesi il nostro cervello, per salvare spazio sul disco fisso, si crea degli schemi mentali utili per registrare le cose e i relativi comportamenti conseguenti per assonanze. Esempio vedo uno per strada, mi saluta con la mano, subito io lo saluto con la mano…poi passano 5 secondi e mi chiedo chi era? E magari mi rispondo che era uno stronzo e non dovevo neppure salutarlo.

    Rispondi
  2. kiki

    Nei primi anni ’80 avevo un allenatore che metteva i numeri a caso “per ingannare gli avversari”. Mentre tutti pensavamo che fosse un coglione, uno dei miei compagni lo appoggiava: “Mister, l’idea è geniale; però, per renderlo effettivo dobbiamo giocare la prima azione come se i numeri fossero quelli classici: e così chi ha l’11 gioca all’ala sinistra anche se in realtà è uno stopper”.
    Alla fine, il Mister non ebbe il coraggio e dava i numeri alla cazzo, ma schierava la formazione fin dal calcio di inziio secondo i ruoli. Dimostrando che era veramente un coglione

    Rispondi

Perché non lasci qualcosa di scritto?