Undici film de chevet su feste e party

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Peter Sellers all'Hollywood PartyUndici film che sono una festa. Straordinari party, matrimoni, ricorrenze, riunioni familiari, balli in undici film imperdibili (più un bonus fuori categoria)

Fuori categoria:

Hollywood party di Blake Edwards (1968). Con Peter Sellers. Uno strepitoso Peter Sellers è la goffa comparsa Indiana che si imbuca ad un party VIP a Hollywood in cui combinerà un guaio dopo l’altro coinvolgendo altri ospiti più o meno etilici. Peter Sellers spaesato e malinconico stravolge i cliché hollywodiani raggiungendo le massime vette della comicità surreale fino al divertentissimo e catastrofico delirio finale. Hollywood party è il miglior party di sempre. “Questa marmellata sa di pesce”

Film de chevet

Chevet in francese significa più o meno comodino. Le livre de chevet si tiene sul comodino per per sfogliarlo, rileggerlo, accarezzarlo. Come i libri, i film de chevet si amano, si guardano, si sfogliano, si accarezzano, si portano sempre con sé.
I film de chevet sulla crisi
I film de chevet sul Natale e i gironi infernali del cinema
I film de chevet ricchi di speranza

Il Gattopardo  di Luchino Visconti (1963). Burt Lancaster e Claudia CardinaleCon Burt Lancaster, Alain Delon, Claudia Cardinale. Sicilia post-unitaria. Mentre tutto cambia affinché nulla cambi, il Principe di Salina invecchia tra antico sfarzo e nuovi borghesi rampanti. La festa da ballo – quella serale, nella villa – è l’apice del film: Visconti la girò tutta con luci naturali, il che lo costrinse a una serie interminabile di riprese quotidiane, tutte a partire dal crepuscolo; i fiori arrivavano ogni giorno da San Remo. Stranamente, la casa di produzione (Titanus) fallì. Però il film è un paradiso per gli occhi, un’orgia di immagini, cinema puro. E la Cardinale non sarà mai più bella di così. “Noi fummo i gattopardi, i leoni. Chi ci sostituirà saranno gli sciacalli, le iene. E tutti quanti, gattopardi, leoni, sciacalli e pecore, continueremo a crederci il sale della terra.” (Anselmo)

Il Padrino di Francis Ford Coppola (1972). la famiglia del PadrinoCon Marlon Brando, James Caan, Al Pacino, Robert Duvall, Diane Keaton.
La festa è il matrimonio della figlia del Padrino, con tanto di arrivo del supercantante italo-americano, grande amico della famigghia, che coglie l’occasione per andare a piagnucolare dal padrino in persona: “Sento che la mia voce viene meno ogni giorno, per me il futuro è a Hollywood; c’è un film che fa per me, ma il regista si oppone…”. Davvero, non si capisce come mai quando il film arrivò nelle sale Frank Sinatra se la prese così tanto… boh? Un consiglio: se siete registi e qualcuno con amici importanti vi chiede una parte, raddoppiate la sorveglianza nelle scuderie. “Gli farò un’offerta che non potrà rifiutare.” (Anselmo)

Animal House di John Landis (1978). Con John Belushi. La festa più divertente che si possa vivere è un toga party con John Belushi. E la parata finale è l’apotesosi. Un film che trabocca della gioia e dell’anarchia di Joh Belushi. Capostipite di un filone di commedie sciocche Animal House è invece un film imperdibile. “Si sono forse tirati indietro gli americani quando i tedeschi bombardarono Pearl Harbour? Quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare.”

La terrazza di Ettore Scola (1980) con Ugo Tognazzi, Jean-Louis Trintignant, Marcello Mastroianni, Vittorio Gasman,

I più grandi attori italiani sono qui

Gli intellettuali se la suonano e se la cantano sulla terrazza

Ombretta Colli, Carla Gravina, Stefania Sandrelli. Una festa in terrazza nella Roma intellettuale e radical chic degni anni Settanta. Il vuoto di una classe che sembra già nel 1980 parlare solo a se stessa e per se stessa. La grande prova di Ettore Scuola e dei grandi attori che attraversano il film colpisce nel segno e segna una parola già definitiva nel glorioso genere che fu la cosiddetta commedia all’italiana. “Secondo te chi è più infelice, uno sceneggiatore o un critico cinematografico?” “Le loro mogli.”

Quattro matrimoni e un funerale, di Mike Newell (1994). Con Hugh Grant, Andie MacDowell Hugh Grant e Kristin Scott ThomasAi matrimoni ci si diverte? Sì, se non si è uno degli sposi e si azzeccano scarpe e cappello. Certo (o almeno molte statistiche dagli anni Novanta hanno preteso di dimostrarlo), ai matrimoni tra le note soavi dell’organo e quelle fruttate dei vini sbocciano storie d’amore. Così il cugino conosce l’amica, il testimone flirta con la ex compagna di scuola: e se poi sei Hugh Grant che fa Hugh Grant (svagato, goffo e British-piacione) e trascorri i week-end a scapicollarti ai matrimoni, dribblando ex e spasimanti, con i soliti amici assortiti (il tonto ricco, la stravagante, la coppia gay e l’amica che ti ama in segreto), prima o poi non puoi che incontrare un’Affascinante Americana già fidanzata, Andy MacDowell. Col flûte in mano, tra rinfreschi, attrazione e incomprensioni, e un commovente funerale – pretesto per recitare W.H. Auden e riflettere sull’orgoglio della singletudine e le gioie della vita di coppia – i due finiranno per amarsi e vivere insieme. Senza sposarsi, però, perché il matrimonio è poco più di una splendida occasione per fare festa, e se non azzecchi scarpe e cappello rischi di non divertirti. (C’è anche Mr Bean che non fa Mr Bean.) “Gareth ha sempre preferito i funerali ai matrimoni; diceva che per lui era più facile entusiasmarsi per una cerimonia di cui prima o poi sarebbe stato il protagonista…” (AnnaRita P.)

 

Festen di Thomas Vinterberg (1998)La tavolata dell'allegra famiglia di festen  Alle feste di famiglia, il colpo di teatro non è insolito – arrosti bruciati, liti per il trumeau della zia, corna tra cognati – ma nel primo film del movimento Dogma 95 (macchina da presa a mano, nessuna colonna sonora, nessun effetto speciale e altre norme igieniche di “castità” cinematografica), la riunione di famiglia per il compleanno di un ricco borghese è il palcoscenico su cui si rappresenta una vicenda terribile, una tragedia greca sprofondata nella bassa danese. Un film che disturba e addolora, in cui, prima di un epilogo in cui a fatica ci si risolleva dall’angoscia, si incontrano figure ed elementi paradigmatici di una storia antica: il Patriarca festeggiato e ossequiato, che dopo un’arrogante ammissione del delitto (l’abuso sessuale su due dei suoi figli) viene sconfitto e scacciato dalla reggia; il figlio eroe, che rivela il delitto di fronte agli invitati, e accusa il padre anche per il suicidio della sorella abusata; il figlio succube del padre, che dopo la lotta fratricida sa riscattarsi; la lettera di addio della sorella suicida, che prova le accuse del fratello eroe;  il sogno in cui i due fratelli abusati si ritrovano; l’onesto coro della servitù che conosce la verità; la madre e moglie corrotta e complice, che solo al termine abbandona il marito; le danze e i canti grotteschi della festa borghese che prosegue insieme al dramma. Un corpo a corpo della macchina da presa con la sopraffazione e il dolore che l’esercizio violento del potere determina nelle relazioni familiari. “Leviamo in alto i calici… Un brindisi all’uomo che ha ammazzato mia sorella. Salute a un assassino! ” (AnnaRita P.)

Aprile di Nanni Moretti (1998) Cinque anni dopo Caro Diario Nanni Moretti resta al diario personale che parte dalla vittoria di Berlusconi nel 1994 per arrivare al ritorno della vena creativa con il mitico musical sul pasticcere trotskista. Al centro c’è il 18 aprile 1996 quando Nanni Moretti gode di una doppia festa: la vittoria dell’ulivo alle elezioni e la nascita del figlio Pietro. Tra politico e privato anche per il militante Nanni è la nascita del figlio che ha il sopravvento. Alcune scene hanno fatto la storia come il lenzuolo dei giornali conservati solo ‘perché mi fanno incazzare’ al ‘D’Alema dì qualcosa di snistra’. “-“Muscoli!!!… Così non ti vengono quelle spallucce vittimiste dei tennisti italiani, che perdono sempre per colpa dell’arbitro, del vento, della sfortuna, del net,… sempre per colpa di qualcuno, mai per colpa loro.”

Eyes wide Shut di Stanley Kubrick (1999). Tom Cruise e Nicole Kidman in Eyse Wide ShutCon Tom Cruise e Nicole Kidman. Le immagini della festa erotica in maschera sono entrate a fare parte dell’immaginario collettivo. Il sigillo finale di Kubrick sulla coppia, sul sesso, sull’attrazione. Un film che ti rapisce come solo i film di Kubrcik possono rapirti. “Sa qual è il vero fascino del matrimonio? È che rende l’inganno una necessità per le due parti.”

Le regole dell’attrazione di Roger Avery (2002) Con Jessica Biel. Le regole dell'attrazioneBellissimi attori, curatissime immagini in un estetismo che vuole evidenziare il vuoto che c’è dietro il ripetersi di feste con sesso e droga in un college americano. La divertente anarchia di Animal House nel nuovo millennio ha lasciato spazio al vuoto assoluto che il film nasconde dietro gli estetismi. Tratto dal romanzo di Bret Easton Ellis. “Valuto le varie possibilità. Me ne vado, torno nella mia stanza, suono la chitarra, mi masturbo con un sito porno su internet, vado a letto. Oppure potrei sbronzarmi con Dikie e Killivan e quell’altro scemo di L.A. Oppure potrei portarla al Carousel per un caffé e lasciarla lì con il conto. Oppure me la potrei portare in stanza, farmi una bella canna e scoparla.”

Kirsten Dunst è Marie Antoinette

La stanza di Marie Antoniette è piena di brioches

Maria Antonietta di Sophia Coppola (2006). Con Kirsten Dunst. Un’adolescente diventa regina di Francia. Annoiata, sentendosi inadatta, la butta sulle feste. Ma a pensare solo alle feste si rischia di rimetterci la testa. Uno spettacolare film pop, più sull’adolescente che sulla regina. Costumi, musiche e colori rendono piacevolmente coinvolgente lo spettacolo di questo film. “Oh, you were not what was desired, but that makes you no less dear to me. A boy would have been the Son of France, but you, Marie Thérèse, shall be mine.”

Anne Hathaway e Rosemarie DeWitt le sorelline del film

Anne Hathaway fa la festa alla sorellina Rosemarie DeWitt

Rachel sta per sposarsi di Johnatan Demme (2008) con Anne Hathaway. La già principessina Hathaway, apatica e viziata lascia il centro riabilitazione e torna a casa per partecipare alla festa di matrimonio della sorella. Stravolgerà tutto con la sua presenza schizoide ed egocentrica che costringerà famiglia e invitati a fare i conti con fantasmi e possibilità. Lo stile realista e le situazioni limite coinvolgono lo spettatore nella sincera festa di matrimonio insieme ai più o meno consapevoli avventori in un ballo emozionante e tagliente come una ballata di Neil Young. “I am Shiva the destroyer, your harbinger of doom this evening.”

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5 commentiCosa ne è stato scritto

  1. marinda

    un mercoledì da leoni … si festa e poi in Vietnam. son d’accordo, ma quante ragazze degli anni ’80 non avrebbero voluto concludere la propria festa di nozze (organizzata con nulla e nel nulla desolato USA) ballando un “Fandago” con Kavin Costner sulle bellissime note di it’s for you di Pat Matheny?

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  2. giuseppe tarantola

    Come dodicesimo aggiungerei: “Un mercoledì da leoni” dove c’è un party stupendo: classicissimo in casa dei genitori, in California, con i barilone di birra, la gente che fa sesso dappertutto e rissone finale

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