Sire, han le scarpe rotte. Che comprino degli stivali.

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La moda non è la politica. E glie ne siamo grati.

rue des mignottes paris

rue des mignottes paris

Il momento è veramente difficile e non dà tregua. Seguiamo le vicende politiche come si potrebbero seguire, se solo esistessero ancora, i Giochi senza frontiere, sfide internazionali, giudici, presentatori, lotte, contestazioni, punteggi, gente che si fa male, chi si gioca il jolly e chi perde il filo rosso. Le persone da casa seguono attonite ed estranee, con un senso di impotenza. Come se nulla di quello che pensano potesse avere significato, perché quello che vedono non sembra tener conto di niente di reale se non della politica e del potere stesso.

La politica, il potere finanziario monopolizzano ogni pensiero e paralizzano l’intera penisola, così come le capitali economiche dell’occidente. Manifestazioni a Wall Street ne avevate mai viste?

E cosa resterà di Occupy Wall Street? La verità in una t-shirt. WE are 99%. È già proposta in diversi blog sul WEB, in varie taglie e colori, con modelli da uomo, donna, bambino. Un motto evolutosi naturalmente in marchio e a disposizione di chi lo vuole utilizzare.

we are 99 % women's t-shirt

we are 99 % women’s t-shirt

Da sempre la moda si guarda intorno per fare ricerca sulle tendenze di strada. Non credo però che lo vedremo in qualche sfilata perché sarebbe ridicola una t-shirt da 500 dollari di Givenchy o Dolce e Gabbana con scritto We are the 1%.

Però l’idea è buona perché, per esempio da noi in tempo di crisi a tutti gli effetti i sostenitori del Made in Italy potrebbero con gioia e sicurezza andare in giro con la t.shirt WE are more than 5% of the Italian PIL. E su questo a Della Valle si può solo dar ragione.

La moda, lo stile, non puntano su ciò che non va’, non si lagnano, mettono in mostra la fuffa, ma in oggetti veri, sotto gli occhi di tutti. E tiran fuori sempre nuove idee e prodotti che parlano di noi nel mondo, anche se, quando incontri un compratore straniero, che tu venda moda, design o grappe o poltrone in pelle, ormai la prima curiosità è legata a festini e Bunga Bunga (un po’ della serie: Brucia Roma e lui che fa’? suona la lira?).

La moda, zitta e operosa continua per la sua strada, con dilemmi di produzione in casa e in Cina, di distribuzione, di rapporti con le banche, di stagioni che comunque si rincorrono ma senza crisi isteriche. o forse sempre con le solite crisi isteriche che precedono da sempre le uscite delle nuove collezioni o la fine di una campagna vendite. Quindi nulla di diverso? No è sempre più difficile avere idee e finanziarle, produrle come si deve e consegnarle al mercato. E alla fine incassare.

enzo e carla Ma come ti vesti

enzo e carla Ma come ti vesti

Eppure in tempo di crisi hanno un sacco di successo i blog della Moda (per esempio quello della Sozzani su Vogue.it) o il programma sul canale digitale Real Time: Ma come ti vesti? con Carla Gozzi ed Enzo Miccio, divenuti icone del buon gusto pop anche grazie alla parodia che ne fanno Ubaldo Pantani e Virginia Raffaele A quelli che il Calcio: Ma non ti vergogni? Al termine di ogni puntata Enzo e Carla danno indicazioni preziose per il futuro a coloro che si sono sottoposti alla revisione di look e guardaroba: i famosi i Mai più con e i Mai più senza. Applichiamo alla coppia Moda-Politica consigli preziosi per un futuro migliore.

Versace for H&M .

Versace for H&M .

Versace. L’ unica coppia composta da un solo nome, Versace, marchio storico di successo del barocco-moda presente in parlamento, nella persona di Santo Versace, l’amministratore delegato e proprietario del 35% della Gianni Versace Spa. Santo è entrato al parlamento in lista Pdl, ha firmato una legge che porta il suo nome (e quello di Reguzzoni) per l’etichettatura del Made in Italy e per la tracciabilità delle lavorazioni tessili. A fine settembre è passato al gruppo misto. «A me piace lavorare, e nel Pdl non hanno bisogno di uno che lavora. D’altra parte io ho cominciato a lavorare solo nel 1950, si vede che ho poca esperienza rispetto a loro». Dopo l’uscita dal Pdl, l’uscita nei negozi di Versace per H&M con sfilata a New York.  Bellissini abiti da sera. Mai più con Berlusconi – Mai più senza lavorare.

In galera! Anche il mondo della moda ha avuto a che fare con giudici e prigioni.

patrizia reggiani e il marito Maurizio Gucci

patrizia reggiani e il marito Maurizio Gucci

La coppia del mese è giudice- Patrizia Reggiani, condannata a 26 anni di carcere per l’omicidio del marito Maurizio Gucci, erede della griffe omonima. Dopo 16 anni di buona condotta le hanno offerto la semilibertà: uscire tutti i giorni per recarsi a lavorare fuori dal carcere. “Non ho mai lavorato in vita mia e non voglio cominciare e adesso” ha detto. Lavorare? Meglio la galera, se non puoi sedere in parlamento. Mai più con abiti civili, mai più senza il suo furetto che alleva in prigione.

 

Renzo Rosso di Diesel e la top model Bianca Balti

Renzo Rosso di Diesel e la top model Bianca Balti

Renzo: in politica abbiamo il piccolo Bossi, il Renzo Trota Padana. Nel Made in Italy abbiamo Renzo, il Rosso che va’ come un Diesel. Uno fa il giudice a Miss Padania e prende lo stipendio da consigliere regionale lumbard. L’altro soffre un po’ la crisi del denim, ma è riuscito a trasformare un jeans in prodotto moda e venderlo agli americani, ha una scuderia di talenti della moda che gestisce sotto il gruppo Only the Brave: Diesel, Maison Martin Margiela, Viktor & Rolf, and Staff International (che produce e distribuisce DSquared2, Just Cavalli, Vivienne Westwood, and Marc Jacobs Men). Ha fondato Diesel, ma la sua BMW va ad idrogeno. Mai più con Renzo collega della Minetti, Mai più senza un Rosso di sera, che bel tempo si spera.

michelle williams red carpet in vera wang

michelle williams red carpet in vera wang

Cin Cin Cina.Cina, croce e delizia. per la politica economica e finanziaria è il cliente a cui vendere il debito pubblico, ma si sa che chi vende non è più suo. Per la moda è un universo di contraddizioni. Si sa che la contraffazione, le repliche, le copie di ogni cosa vengono da lì, e non solo delle borsette Prada e Hermes. Ma ora sempre dal regno del comunismo viene la maggior richiesta di beni di lusso, che siano prodotti in Italia, non da qualche loro connazionale. In più si aprono scuole per designer, perché anche fra i giovani cinesi il sogno è essere un giorno il nuovo Marc Jacobs o Riccardo Tisci. Ma sorge un piccolo problema: I 3 stilisti che hanno sfondato da tempo si chiamano Wang, fra i quali Vera Wang, che iniziò nel 1985 come designer da Ralf Lauren ed ora ha una linea sua. Un nome spesso citato in film, telefilm e riviste della moda. Franca Sozzani Nel suo Blog lo dice. Ora è in viaggio in Cina proprio alla scoperta di nuovi talenti da segnalare alle Grandi Griffes. Anche fra questi giovani ci sono per lo più dei Wang … già son milioni, se poi si chiamano con lo stesso cognome è tutto più difficile. Ma il talento c’è. Mai più con una copia. Ma più senza Wang per designer.

ashley greene (attrice in Twlight saga) in chanel boy bag

ashley greene (attrice in Twlight saga) in chanel boy bag

Franco – tedeschi.Il piccolo Nicolas e la sua amica Angela ci hanno deriso. Non noi personalmente. Ma abbiamo avuto una doppia reazione, come quando qualcuno deride e rimprovera nostro figlio per motivi che sappiamo essere veri. In effetti anche a noi scappa da ridere, ma quella presa in giro scredita tutti quanti. Taci Nicolas, sei anche tu un nano, anche se hai sposato Carlà, quindi un certo Made in Italy te lo sei messo in casa. E tu Angela chi ti credi di essere? Un feldmaresciallo? Quanto è lontana dalla moda. Se proprio proprio devo pensare ad un bella coppia franco-tedesca, se proprio proprio voglio parlar di quotazioni di borsa che salgono, allora tutto il mio appoggio va’ alla più francese delle case di moda, Chanel, e al più prussiano dei designer, Karl Lagerfeld. E la borsa del momento non è quella di Londra, ma l’unica che veramente tutti vorrebbero possedere:

chanel boy bag

chanel boy bag

la Boy, dal nome di Boy Capel il grande amore di Coco. Bellissima in nero, ma c’è anche rossa e nei colori della casa, il bianco e nero. Da si ordinare ed acquistare da settembre nelle boutique monomarca Chanel, basta corrispondere dai 2500 ai 4300 euro ed è tua. Più che di europei, però, pare sia il pezzo più acquistato dai Cinesi, ora i più scialacquoni del mondo. Angela, hai un disperato bisogno di Chanel. Mai più con Merkel e Sarkozy. Mai più senza qualcosa di Chanel (anche il lipstick Coco Shine Boy n°54, rosa).

Armani Hotel Milano

Armani Hotel Milano

Giorgio –Un nome che mette d’accordo tutti all’estero (ma in patria, come per ogni cosa, non si può e non si deve piacere a tutti) GIORGIO, come il presidente della Repubblica Napolitano, che ci appoggia con viva e vibrante soddisfazione, e Re Giorgio Armani, che apre proprio l’11/11/11 l’hotel capovolto.

L’ingresso è al settimo piano, si scende per le stanze: “Il mio lusso è la privacy”, dice il Re. Santo Versace aveva proposto, al Giorgio presidente, di nominare Giorgio stilista Senatore a vita. Avrebbe avuto il titolo ancor prima di Monti. Certo se è il Senatur a dettare il look al Senato, sarebbe opportuno contrapporgli un po’ di stile.

Napolitano e Rania di Giordania in Armani

Napolitano e Rania di Giordania in Armani

Mai più senza Giorgio Napolitano. Mai più senza Giorgio Armani

 

 

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