La manovra che salvò l’Italia

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Dalla “Bollicine Tax” al “Senzadono”, le undici misure per rilanciare l’economia e ridurre il debito pubblico, alla faccia dei Bund.  Prodi e MontiAltro che Tremonti. Altro che Monti. Napolitano, nella gravità del momento, ha capito che per salvare l’Italia ci voleva un superministro dell’economia coi fiocchi. E così ha contattato l’Undici, che ha risposto all’appello. Il ministro Undicimonti, colui che deciderà il destino dell’Italia nelle prossime settimane, è pronto a varare  la manovra finanziaria che salverà il paese. E tutto nel rispetto degli stringenti vincoli che l’Europa ci pone. In anteprima assoluta, ecco le misure della manovra del secolo.

1. La Bollicine Tax. Negli Stati Uniti c’è da vent’anni, in Francia da una ventina di giorni, Ungheria e Danimarca hanno misure simili da poco tempo. L’idea di base è quella di tassare alimenti non particolarmente sani e generalmente a basso prezzo, come le bevande gassate o cibi particolarmente ricchi di grassi saturi, un po’ come si tassano le sigarette, ma con una differenza sostanziale. Per le sigarette la tassazione è molto alta, mentre per questi prodotti si parla di un aumento di prezzo di 10 centesimi (pensiamo ad una bibita gassata che al supermercato costa poco più di un euro al litro). Risultato: con un aumento di prezzo del 10%, ossia 10 centesimi per un litro di Coca-cola o Fanta, i consumi rimarrebbero praticamente invariati (una lattina costerebbe 3 centesimi in più!). Quindi nessun effetto  virtuoso sui comportamenti alimentari, ma si incasserebbero tra i 90 e i 100 milioni di Euro all’anno. Aumentando di 10 centesimi il prezzo di una lattina anzichè quello al litro (quindi pagandola 60 centesimi anzichè 50), gli introiti fiscali dello stato arriverebbero a oltre 300 milioni di Euro all’anno. Immaginate di estendere la misura ad altri cibi di largo consumo (ironicamente ad esempio si potrebbero tassare le spread, i prodotti spalmabili…) ed ecco rilevanti entrate facili facili per lo stato… Chi pagherebbe? In parte il “povero” consumatore di bollicine, certo. Colui che beve una lattina al giorno, ad esempio, spenderebbe la clamorosa cifra di 3 euro al mese in tasse aggiuntive. In realtà la tassa costerebbe di più alle multinazionali della bollicina, anche non volendo criminalizzarle alla Michael Moore, considerando quello che spendono in pubblicità non sarebbe un gran dramma (a proposito, in Francia tassano anche le pubblicità di prodotti “malsani”).

2. Il Senzadono. Il vostro vicino del piano di sopra ha condonato il megaterrazzo che vi ha tolto il sole delle tiepide giornate di primavera? Il vicino di fianco ha riportato a casa i 10 milioni che aveva in Svizzera con lo scudo fiscale? Il vicino di sotto ha condonato 25 anni di evasione fiscale pagando solo le tasse degli ultimi due anni? Da troppo tempo ci raccontano che queste misure una tantum magicamente trasformatesi in “tantum spessum” sono una strada necessaria per risanare le finanze pubbliche. Minchiate. La ripetizione di queste misure innesta circoli viziosi che alla fine riducono le entrate fiscali, perchè evadere è meno pericoloso. E allora diamo un nuovo slancio all’economia con la misura opposta: a chi può dimostrare di avere fatto tutto in regola negli ultimi tre anni, pagando a Cesare quel che è di Cesare, sia dato un superbonus fiscale per costruire, comprare macchine, si facciano detrarre loro le vacanze a Rimini, gli si abbassi l’IVA del 5%… Agli altri niente!

3. IVA differenziata. A proposito di IVA, perchè portare tutto al 21%, aumentando nella stessa proporzione il prezzo di un pasto in mensa o di un biglietto ferroviario e quello di un SUV o di un motoscafo? Una bella IVA etica, con una supertassazione dei consumi di lusso.

4. Supertassare le rendite di posizione. Il problema economico del tassare è soprattutto la perdita di potere d’acquisto dei consumatori, e quindi la riduzione dei consumi che rallenta ulteriormente la ripresa economica. E’ il vicolo cieco dell’Italia, che per risanare il debito tiene al lavoro i settantenni e frena giovani, consumi e imprese. E invece ci sono strade possibili, ad esempio distinguere tra i profitti che non sono legati al lavoro e quelli che dipendono dal sudore della fronte. In tempi di crisi non è uno scandalo supertassare chi ha 10 appartamenti da affittare a studenti. Tassare queste categorie NON rallenta l’economia, o almeno non tanto quanto un aumento generalizzato dell’IVA.

5. Misure antievasione. Non c’è tanto da dire, la logica misura complementare al London Bridge TowerSenzadono è una guerra spietata all’evasione fiscale. Ma non soltanto con i famigerati controlli della GdF oppure con gli studi di settore, ma anche attraverso misure banali, ma davvero per dentisti e notai è un dramma fare transazioni con bancomat, assegni o carte di credito come aveva cercato di fare Bersani? Non sarebbe neanche difficile (lo si è già fatto) regalare detrazioni fiscali (come per i medicinali) a quelle famiglie che si fanno dare la fattura dall’idraulico e da tutti quelli che ci dicono 500 euro, senza fattura 420… Tempo fa dovevo saldare un conto di circa 1500 euro IVA inclusa con un muratore. Lui mi disse la solita cosa, senza fattura erano poco più di 1300. Io gli dissi “No, vorrei la fattura”. “Perchè, riesci a detrarla?” mi chiese. “No, perchè penso che sia giusto così…” E’ rimasto a bocca aperta. Mi ha fatto la fattura e mi ha fatto pagare 1400 anzichè 1500, dicendo “così facciamo un po’ per uno”. Non sottovalutiamo quanto di onesto c’è in fondo al cuore (molto in fondo) di tanti italiani.

6. Consumatempo. Se si ha la fortuna di essere “benestanti”, di avere più di quello che serve per sopravvivere, non è una gran presa se poi alla fine il conto in banca si gonfia, ma non si ha il tempo nemmeno per vivere. Berlusconi poco tempo fa ci raccontava di ristoranti pieni, probabilmente è vero, se uno ha dei soldi da spendere, il ristorante è la via più facile. E’ alla sera, dopo il lavoro. Ma se dobbiamo comprare un libro da regalare, se vogliamo cercarci un paio di scarpe da ginnastica, se volessimo vedere tre o quattro negozi di biciclette prima di spendere 1000 euro in quella supertecnologica (anche per goderci l’acquisto) dovremmo sacrificare un sabato o infilare gli acquisti in stressanti corse al negozio nella pausa pranzo. Una misura che aumenti il tempo a disposizione per gli acquisti potrebbe essere un bello slancio per i consumi. Ad esempio rendere possibile una volta alla settimana una pausa pranzo di 3 ore anzichè una, o comunque ripensare l’orario di lavoro per aumentare il tempo libero… Siamo sicuri che sarebbe un danno per il calo di produttività? O invece potrebbe essere quel tempo libero a far ripartire l’economia? Avanti criceti, scendiamo una mezzoretta dalla ruota…

7. Scuola e ricerca senza Difesa. Talmente banale che mi vergogno a scriverla. Ma perchè l’Italia deve contribuire in misura “più che proporzionale” al proprio peso economico e politico alle guerre di mezzo mondo? Non siamo gli Stati Uniti, né come dimensione, né come ruolo politico, le nostre adesioni alle crociate sono certamente lo strumento per andare a elemosinare qualche beneficio nel dopo (o sono un debito da saldare per elemosine precedente). Ma non ci raccontino che saranno la ricostruzione o gli investimenti in Afghanistan (ma quando?) a risanare l’economia italiana. Se quei soldi fossero posti negli asili nido, avremmo genitori (e nonni) più produttivi e sereni. Se fossero soldi per scuole più moderne, avremmo giovani più preparati e ottimisti e maestre meno frustrate. Se fossero soldi per università più organizzate, potremmo competere meglio. Banalità, appunto.

8. Federalismo per merito. Questa è una delle proposte “a costo zero” di Tito Boeri… Non speriamo che cervellotici incentivi all’impiegato comunale per essere più efficiente funzionino. E invece di tagliare a priori “i soldi al Sud parassita” per salvare il grande Nord produttivo, perchè non si legano i finanziamenti dello Stato agli enti locali a qualche misura di efficienza amministrativa? Ad esempio i tempi per sbrigare una pratica per il cittadino, oppure la capacità di spendere i fondi pubblici, o ancora – magari – la capacità di trovare evasione fiscale. Più soldi alle Regioni e ai Comuni più bravi in queste sfide. Una sana competizione.

9. Congestion charge. Quando giro un’ora per cercare parcheggio in centro, inquinando, imprecando, consumando benzina, penso al mercato che fallisce. Quanto sarebbe disposto a pagare un cittadino per fermare quel supplizio? Forse non il prezzo del parcheggio privato, ma di sicuro un euro per ogni quarto d’ora di ricerca vana e stress risparmiati.
Lo ha fatto Londra, adesso lo sta facendo Pisapia a Milano… Si introduca una vera “congestion charge”, la tariffa per entrare in centro, come il pedaggio del ponte di San Francisco. C’è gente che usa la macchina per lavoro? Si trovino formule di abbonamento… E i famosi commercianti che perdono soldi se il cliente non parcheggia di fronte alla vetrina, finanzino uno studio per dimostrare che è vero, perchè non ci credo!

10. Bicincentivi. I dipendenti dell’Università di Ghent, in Belgio, ricevono un bonus sullo stipendio se (abitando ad una certa distanza minima dall’università) arrivano al lavoro a piedi o in bici anzichè in macchina. Si risparmiano soldi in parcheggi, si aiuta l’ambiente. A Londra, dove sono molto avanti (anche come inquinamento), Renzo Piano sta costruendo una torre di cristallo (la London Bridge Tower) che è un condominio per 7000 persone. Non ha garage. Il condomino del 21° secolo che vive nel centro di Londra non ha la macchina. Ma al piano terra della torre c’è la fermata della metropolitana e quella per bus e taxi, come una stazione.

11. Tobin Tax. Per chi non la conosce, è la tassa sulle transazioni finanziarie. Il principio è lo stesso della Bollicine Tax, ma applicata alle transazioni finanziarie. Si parla di tasse bassissime. Il premio nobel Tobin, nel 1971, usò lo 0.5% come esempio, ma il dibattito reale è più vicino allo 0.005%, perchè con valori simili la riduzione delle transazioni sarebbe limitatissima. Dato il volume delle transazioni finanziarie, gli introiti fiscali potrebbero essere enormi. Il problema è che per applicare una simile tassa ci vuole un accordo “mondiale”, tutte le economie dovrebbero applicarla simultaneamente, altrimenti la reazione dei flussi finanziari sarebbe quella di dirigersi verso i paesi che non la applicano, vanificando l’intervento. Per questo, fino a poco tempo fa, quando la tassa era chiamata in causa per aiutare le economie dei paesi in via di sviluppo, si era vicini all’utopia pura. Adesso invece, che sulla griglia ci sono le economie “forti”, questa misura non sembra così lontana e se ne parla sul serio (il grande promotore al momento è Sarkozy). Volendo sparare delle cifre, si parla di un incasso “globale” tra i 150 e i 300 miliardi di dollari all’anno. Purtroppo, anche se tutti gli introiti della Tobin tax fossero destinati all’Italia, servirebbero comunque 15 anni per ripianare il debito pubblico… C’è n’è da fare, eh?

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11 commentiCosa ne è stato scritto

  1. Lello

    12) cambiare la testa degli italiani, peggiorata in questi ultimi anni di pubblici cattivi esempi.
    Vengo da una settimana di incontri casuali con persone di tutti i tipi, ceti e anche nazionalita’ che sguazzano in trucchi e menzogne ufficiali per avere case popolari, posti nei nidi, assegni famigliari, certificati di malattia mensili, permessi di parcheggio, fatture mai emesse, yacht intestati alla casalinga (ma casualmente moglie di un artigiano) e chi piu’ ne ha piu’ ne metta.
    Forse e’ sempre stato cosi’, forse sono io che me ne accorgo solo ora, sicuramente e’ tutto clamorosamente sfrontato. Siamo una democrazia assolutamente compiuta, i tanto vituperati politici e parlamentari sono lo specchio eletto degli italiani con tanti difetti e, pochi, pregi.
    Per avere una parvenza di serieta’ ed una piccola speranza di “fare qualcosa” (senza entrare nel merito) bisogna chiamare 10 tecnici esterni, perche’ dei 1000 eletti nessuno se ne assume la responsabilita’ e molti non sanno neanche da che parte iniziare.
    Berlusconi e’ solo il nostro sintomo, non la causa: e’ il nostro succo concentrato di italianita’

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    • Muratore

      Lello, quantohai ragione e allo stesso tempo quanto vecchio è questo discorso. Al di là degli undici suggerimenti accademici e senza speranza alcuna di realizzazione, partiamo dal tuo dodicesimo!

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      • matzeyes

        Beh, se sono senza speranza di realizzazione gli undici suggerimenti “accademici” (ma nelle Università non si sentono!) figuriamoci cambiare la testa degli italiani… (anche se l’Undici ci prova). Comunque Lello ha ragione e lo spirito delle undici norme è proprio quello, un cambio di mentalità.
        Poi secondo me uno o due degli undici suggerimenti potrebbero diventare realtà. Stiamo a vedere.

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  2. matzeyes

    Beh, credo che alcune siano in chiaro contrasto con “i valori” di quelli che siedono in Parlamento. Quindi il punto è se il parlamento rappresenta gli italiani. Se questo parlamento rappresenta gli italiani non ci resta che: (1) sperare nel commissariamento EU; (2) abbandonare il vetusto concetto di democrazia rappresentativa; (3) emigrare; (4) leggere e diffondere l’Undici.

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  3. Gigi

    Le Undici misure sarebbero davvero auspicabili ed attuabili, caro MatzEyes secondo te perché non si mettono in pratica? non gli sono venute in mente o cosa?

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  4. Sabrina

    Mi permetto di suggerire una mossa alla base.. Perché non trovare il modo di detrarre tutto l’importo o anche solo una parte di quello che senso e di cui posso avere lo scontrino fiscale? Penso che l’evasione sia anche li..

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      • marinda

        idee grandiose. Ma anche oggi il medico (nella mia personale esperienza la categoria peggiore tranne il mio dentista)mi ha detto serve fattura? insomma forse non sapeva che è cambiato tutto o forse sono io che non capisco che non cambierà nulla

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    • Giorgio

      Io credo che basterebbe considerare già a priori l’”IVA COMPRESA” sempre e comunque come parte indiscendibile del “COSTO TOTALE” solo così possiamo imparare a non fare più questi sotterfugi e considerarli per quello che sono in realtà cioè una vera e propria truffa noi stessi! D’altronde il commerciante alla fine è l’unico che ci guadagna il doppio!

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