Instant film de chevet: Silvio forever

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il giovane silvioUn film documentario sul personaggio più popolare e odiato d’Italia. Realizzato con professionalità e un discreto lavoro di archivio e di montaggio. Sembra un successo annunciato, invece non ha funzionato e non poteva funzionare.

Gli autori Roberto Faenza e Filippo Macellono (e la Lucky Red) mettono su un’operazione ben studiata: Silvio forever è un documentario che contiene esclusivamente materiale di repertorio e un’antologia di dichiarazioni del Silvio che parla di sé con la modestia che lo caratterizza. Tutto rigorosamente vero: dai filmati, alle trasmissioni TV, alle dichiarazioni declamate da una voce OFF che è quella di Berlusconi in persona o, più spesso, di un Neri Marcoré berlusconizzato. L’intenzione degli autori è restituire l’essenza più vera del loro soggetto ricostruendone la storia sin da bambino quando aiutava i compagni di classe più scarsi (a pagamento), passando al periodo di cantante sulle navi da crociera per arrivare ai giorni nostri quando da capo del governo, monopolista del sistema TV, editore e imprenditore Berlusconi è di gran lunga l’uomo più potente del nostro paese. Il documentario non nasconde il buco fondamentale della storia: da dove sono arrivati i soldi (miliardi di lire in contanti) su cui Berlusconi ha costruito la sua fortuna? Non ci sono risposte o illazioni, semplicemente non si sa. Oltre alla voce in prima persona (a volte poi Berlusconi parla di sé stesso in terza persona, come Dio e Maradona), c’è anche qualche voce ‘contro’ affidata per lo più a comici come Luttazzi o Dario Fò, ma anche a giornalisti ‘avversari’ come Enzo Biagi o Marco Travaglio, comunque sempre con materiale già passato in televisione.

le ragazze del Drive InIl film scorre liscio tra le tette del Drive In, il sepolcro a 32 loculi nel parco della villa di Arcore, i patti con Bossi e Fini e le telefonate (vere anche queste) con qualche prostituta. Ne risulta un film sincero in cui la prima parte è quasi la ricostruzione “Una storia italiana” il meraviglioso libricino che Berlusconi fece realizzare per auto incensarsi alla vigilia delle elezioni del 2001 e che inviò a tutti gli italiani. Nella seconda parte viene raccontata a grandi linee l’avventura politica del premier fatta di promesse, proclami, alleanze costruite poi interrotte di quello che Montanelli definisce come “il più grande piazzista del mondo”. Di cose realizzate nel documentario non ce ne sono, ma non è una scelta del regista, è proprio che mancava il materiale.
La cosa evidente è l’evoluzione di Berlusconi, sottolineata dalle trasformazioni fisiche del personaggio dovute all’età e alla chirurgia plastica. Più che la smania di potere e di ricchezza sembra sempre più guidato da un egocentrismo e un narcisismo che sono oltre il livello di guardia già dalla prima infanzia per arrivare ai preoccupanti livelli patologici di oggi. Ma se il Berlusconi delle origini, di Milano 2, dei primi anni delle TV private, della prima discesa in campo è un personaggio inquietante ma dotato di un’energia trascinante in qualche modo positiva, il film ci mostra il degrado irrimediabile di una persona che oggi si manifesta come una triste e astiosa macchietta fuori controllo.

Il film è uscito in sala in marzo dopo una campagna sapiente con spot, censure, passaparola. Ma la cosa non ha funzionato. Non poteva funzionare. Berlusconi ha costruito su di sé e per sé un personaggio sovraesposto. Ogni suo gesto, ogni sua dichiarazione, ogni pagina della sua vita è sbandierata e amplificata, santificata o demonizzata ed era impossibile tirare fuori qualcosa di nuovo che non fosse già visto e risaputo. Sarebbe servita una furia iconoclasta che Faenza non ha (e non vuole avere), o uno sguardo deformato come quello straordinario da Sorrentino su Andreotti (Il Divo, 2008). Così ne è uscito un prodotto che in un paese in perenne clima da derby non è stato adottato da nessuno, né dagli antiberlusconiani militanti (diciamo alla Marco Travaglio) perché il Silvio non è demonizzato, né dai berlusconiani di ferro che hanno già tutte le trasmissioni televisive a disposizione. Tutti gli altri di Berlusconi ne hanno già abbastanza e si risparmiano questa ora e mezza che non aggiungerebbe molto altro. Probabilmente Silvio Forever tornerà utile come reperto storico fra qualche anno quando esisteranno fortunati che non hanno subito l’era berlusconiana in prima persona.

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