Il mondo che vorrei

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T’am dè un sciaf c’hat dag un bes. Dammi uno schiaffo che ti un dò un BES (BENESSERE EQUO E SOLIDALE) 

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Guerrilla Gardening: Pigneto - Roma - i bambini ringraziano

La vita quotidiana al tempo della globalizzazione non è semplice: aumentano le nuove e vecchie povertà, aumentano le diseguaglianze, aumenta la disoccupazione, abbiamo la crisi del welfare, la crisi ambientale, la sfiducia crescente nei confronti delle istituzioni democratiche e queste sono solo le evidenze più macroscopiche.

La domanda sorge spontanea: che fare? Federico Rampini, qualche tempo fa da Fabio Fazio, ha presentato il suo nuovo libro a proposito della sinistra che vorrebbe, come molti di noi d’altro canto, trovare nello sviluppo sostenibile una via di uscita dal disastro in cui viviamo.

La sostenibilità, infatti, è una narrazione potente ed il  “il mondo che vorrei” che la sostiene, senza alcun riferimento al mitico Vasco, potrebbe rappresentare una grande novità per una sinistra italiana che non guardi solo nel suo ombelico alla ricerca del più alto, del più bello e con un sacco di capelli, come diceva quella buon’anima di mio padre quando da ragazza portavo a casa degli “scorfani” che io sola vedevo come Adoni, per clonare il modello B. dominante.

Sign Of The Times - Protest Posters From The St Pauls Cathedral Occupation

poster di protesta dalla St Pauls Cathedral Occupation

E così grazie a Rampini, che è un ottimo divulgatore, lo sviluppo sostenibile diverrà argomento di conversazione quotidiana. Ricordiamo, infatti, che è a lui che dobbiamo l’ingresso nel linguaggio comune del termine Cindia (Cina+Indian.d.r.) e dell’idea che questo “continente” avrebbe dominato il mondo nel giro di pochi anni. Insomma, da Natale in poi, come si può resistere alla tentazione di regalare un libro che ci aiuti a narrare di sostenibilità?

Forse è il momento giusto per raggiungere il vasto pubblico, dato che di sviluppo sostenibile è un po’ di tempo che se sta parlando. (Qualcuno dice che è dal 1987 con il rapporto Brutland, qualcun altro dal Club di Roma degli anni’ 60 del secolo scorso, ma sono solo quisquilie, è noto, i tecnici amano le datazioni precise e spesso si soffermano su questioni di lana caprina…) Vorrei condividere una proposta che parte dalla sostenibilità e sviluppa un modello di crescita economico, sociale, culturale ed ambientale molto interessante: sto pensando alla shared social responsibility (SSR) o meglio la responsabilità sociale condivisa, lanciata dalla Comunità Europea a  marzo di quest’anno.

Cosa postula la SSR? Coesione sociale, partecipazione, beni comuni, cittadinanza attiva, co-progettazione, condivisione, legame sociale, processi di moralizzazione, dono, scambio simbolico, riduzione della forbice sociale delle diseguaglianze. Su questo ultimo tema consiglio a tutti di leggere la “Misura dell’anima” dei due epidemiologi Wilkinson e Pickett che, udite udite, guarda alle socialdemocrazie del nord Europa come modelli ideali di sviluppo e coesione.

A ben vedere ed ascoltare ce n’è abbastanza per un programma politico capace di risvegliare anche gli animi più assopiti da trent’anni di televisione ai tempi di B., e qui cito davvero Enrico Brizzi.

architetti di strada Casa Rom

Architetti di strada: Casa Rom. Ho visto anche degli zingari felici

Come si realizza la SSR ? Attraverso la partnership tra Stato, mercato e società civile (anche noi semplici cittadini) in un’ottica di responsabilità sociale condivisa. Occorre ribaltare la prospettiva. Non si può parlare di un meccanismo di responsabilità individuale di singole imprese, singoli cittadini e singoli enti, come abbiamo fatto in questi anni: condividere la responsabilità significa che, in un’ottica redistribuiva, tutti fanno la loro parte in base alle loro competenze ed alle loro funzioni.

Traduco in altre parole. Se un’impresa apre un asilo nido, si può evitare di urlare allo scandalo della privatizzazione solo se l’amministrazione pubblica detta P.A. garantisce standard di qualità e controllo come li realizza nelle sue strutture.

Zygmunt Bauman

Zygmunt Bauman

La SSR sviluppa la sussidiarietà orizzontale, una forma di cittadinanza responsabile, nel quale vivere “una vita sostenibilmente orientata” è un diritto esigibile ed un dovere da realizzare. Gli economisti parlano di “auto interesse lungimirante”, in lontananza lo spettro dell’homo oecomuicus, i sociologi di felicità e gli statistici dalla felicità hanno derivato il concetto di BES – BENESSERE EQUO E SOLIDALE- e ne hanno cercato gli indicatori, tra i quali troviamo oltre alla salute ed il reddito, l’essere felici in amore, potersi fidare degli amici, avere buone relazioni con amici e parenti, e partecipare alla vita politica e sociale.

anziano e badante straniera: nuove felicità

anziano e badante straniera: nuove felicità

Di solo Pil non si può vivere. Così finalmente se il nonno o il babbo si sposa con la badante o la colf rumena, o se aiutiamo il vicino a tagliare l’erba (questo esempio l’ho rubato a Zigmunt Bauman) bilanceremo la mancata erogazione degli stipendi alla badante ed al giardiniere con la serenità affettiva e la fiducia amicale calcolate con il BES.

Di queste novità se ne sono già accorti in molti. Il BES l’ha proposto Giovannini che presiede l’Istat italiano e che ha partecipato alla stesura del rapporto Sen, Stiglitz, Fitoussi del 2009.

La società civile ed il mondo delle associazioni questa responsabilità condivisa la praticano senza neppure pensarci, le associazioni di imprese più lungimiranti sono convinte che responsabilità e competitività vadano di pari passo, i cittadini si organizzano in comitati di quartiere, vanno a fare la spesa nei mercatini a Km 0, si aggregano in Gas (gruppi di acquisto solidale), i genitori piantano le tende sotto i provveditorati perché pensano che la scuola sia un bene comune.

decrescita

decrescita

Tutto questo ci fa capire che non siamo più di fronte ad un fenomeno di nicchia. E’ arrivato il tempo di lavorare sul patto sociale tra cittadini e Stato, ridando al sistema della politica la sua responsabilità, visto che noi (volens nolens) ce la prendiamo e dato che, economicamente, abbiamo raschiato il fondo del barile. Sarà meglio ricominciare dalla fiducia e dal legame sociale, questo vuol dire in sintesi responsabilità sociale condivisa, sperando che non sia troppo tardi.

Buon 11 a tutti!!!!

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Cosa ne è stato scritto

  1. Gigi

    Quindi la Comunità Europea non è lì solo per controllarci il PIL, ma promuove anche studi come la shared social responsibility (SSR) che vorrebbero indicarci una via per migliorare la nostra eistenza. Peccato che il messaggio che passa dai mass media sia sempre limitato ai vincoli economico finanziari.

    GAS, proteste di genitori, manifestazioni di studenti, sottoscrizioni di pendolari, etc. non sono più fenomeni di nicchia, ma restano tante nicchie che avrebbero bisogno di un minimo comun denomitare per unirsi ed influire di più sulle sorti della società.

    Rispondi

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