Il ministro Fritz

1
Share on Facebook0Tweet about this on TwitterShare on Google+0Share on LinkedIn0Email this to someone

Grande mistero: perchè l’Euro non funziona? Risposta: perchè c’è un ministro dell’economia in ogni paese. Ma con il SuperMinistro dell’economia europea…

Mario DraghiLa politica economica è nata quando ci si è resi conto che “lasciar fare” al mercato poteva giocare brutti scherzi. Poteva succedere che i salariati uscissero dal ruolo ritagliato loro nei libri di testo e invece che accettare di lavorare al salario di mercato preferissero egoisticamente fare i disoccupati. Costrinsero Keynes (economista di inizio ’900) ad inventare la parola disoccupazione.

E così si cominciò a pensare che l’economia non era un’Olimpiade di esseri razionali in competizione per la medaglia d’oro e capaci di battere record uno dopo l’altro, bensì un bimbo da far crescere con ciccia e vitamine, e da curare quando la febbre saliva.

Poi ci si è fatti un po’ prendere la mano, da genitori iperprotettivi: il bambino non poteva uscire di casa senza sciarpone nemmeno a maggio e veniva imbottito di spremute. Il bambino si è ribellato, ha cominciato a mentire ai genitori ed è finito nel tunnel della droga. Tirarlo fuori è un casino, ma bisogna provarci.

La macroeconomia e le politiche macroeconomiche, volendo, sono semplici. Gli obiettivi sarebbero generalmente fare crescere la ricchezza (il PIL) e di conseguenza l’occupazione e di tenere sotto controllo l’inflazione. Sono anche gli obiettivi dell’area Euro, nata perchè il mercato unico europeo (già esistente) diventasse una vera e propria forza economica con massa critica tale da competere con Stati Uniti e Cina.

Per raggiungere questi obiettivi ci sono sostanzialmente due strade: la politica monetaria, che vuol dire alzare il tasso d’interesse quando c’è rischio di inflazione ed abbassarlo quando il rischio maggiore è la disoccupazione (o la bassa crescita) e la politica fiscale, che vuol direMonete prendere le tasse dei cittadini e spenderle con “spesa pubblica” per offrire servizi alla collettività (strade, ospedali, ecc.) e raddrizzare situazioni poco allegre (ad esempio la cassa integrazione). Come il lettore ben saprà, nell’area Euro è la BCE, la Banca Centrale Europea a fissare i tassi di interesse. A decidere tasse e spesa pubblica sono invece i governi dei singoli paesi, quindi Berlusconi e Tremonti per l’Italia, almeno fino a qualche giorno fa.

Le due politiche, però, non possono essere indipendenti. Se un governo spende più in spesa pubblica di quanto incassa in tasse, si trova in deficit. Se persiste nello scialacquare più di quanto prende ai cittadini, il deficit si accumula anno dopo anno in un crescente debito pubblico. Il debito pubblico è rappresentato da prestiti ricevuti vendendo dei titoli di stato (ad esempio i famigerati BTP, quelli dello spread con i Bund) a cittadini e banche, e pagando un interesse sul debito pubblico ogni anno che dipende – appunto – dal tasso d’interesse fissato dalla BCE. Quindi se l’Italia ha un forte debito pubblico, ma nell’area euro c’è rischio di inflazione, un rialzo dei tassi della BCE danneggia l’Italia, mentre un abbassamento danneggia i paesi a basso debito pubblico. Essendo la solidarietà sostanziale e l’integrazione tra i governi europei molto limitata (ad esempio l’ormai ex Presidente del Consiglio italiano trova inappetibile dal punto di vista sessuale l’attuale Primo Ministro tedesco, mentre il Premier francese trova risibile il suo omologo italiano), difficilmente le politiche fiscali dei vari paesi saranno coordinate per il bene comune, ma guidate piuttosto dal forte desiderio di vincere anche le elezioni successive. Senza dimenticare poi conflitti primordiali nel ruolo della moneta per gli scambi tradizionali. L’italica abitudine di svalutare per sostenere le esportazioni fatica a convivere con la germanica tendenza ad una moneta forte.

E’ così che il patto di stabilità (l’eredità dei parametri di Maastritch che precedettero l’introduzione dell’Euro) dovrebbe garantire un minimo di coordinamento dei governi dell’area Euro. Uno Stato con forte debito pubblico deve aumentare le tasse o tagliare la spesa pubblica: non ha alternative. La faccenda ha più o meno funzionato in tempi di abbondanza, in cui la preoccupazione sembrava essere al limite l’inflazione. L’arrivo dei tempi bui ha invece evidenziato tutte le contraddizioni di una politica monetaria unica minata da una varietà di politiche fiscali applicate dai diversi governi, che in tempi di crisi tendevano a dimenticarsi del patto di stabilità o addirittura a coprire comportamenti non consoni con bugie statistiche.

Paradossalmente, questa situazione potrebbe essere la soluzione ai mali dell’Euro. Tutti con l’acqua alla gola: gli Stati indebitati col terrore di un “fallimento”, gli Stati non indebitati col terrore di un vortice di crisi e di una perdita di valore e di fiducia nella moneta unica, cominciano a non vedere poi così male l’ipotesi di passare la propria politica fiscale ad un organismo unico internazionale. Per l’Italia in questo momento è già così, mentre il tasso d’interesse sui BTP italiani cresce pericolosamente rispetto a quello dei Bund tedeschi, la BCE interviene con aiuti economici che consistono in acquisti di BTP per calmierare la situazione. Però, in cambio, detta le regole della politica fiscale. All’inizio genericamente, col passare del tempo in maniera sempre più dettagliata e precisa.

Manca solo un passettino. Accettare che i paesi dell’area Euro abbiano una politica fiscale unica. Che sia il ministro Fritz (gioco il mio Euro sul fatto che il primo sarà un tedesco) a decidere le aliquote fiscali degli italiani e l’età pensionabile. Al limite ci lascerà qualche decisione su come spendere la nostra paghetta, ma poco più.

Finalmente l’Italia arriverà a quella situazione ideale che L’Undici auspica da tempo. Sarà un villaggio vacanze per turisti, con monumenti, sole, mare, monti, buon cibo, vino e sana allegria, mentre a occuparsi delle cose serie ci penserà qualcuno più a nord. E tutti vivranno felici e contenti.

Metti "Mi piace" alla nostra pagina Facebook e ricevi tutti gli aggiornamenti de L'Undici: clicca qui!
Share on Facebook0Tweet about this on TwitterShare on Google+0Share on LinkedIn0Email this to someone

Chi lo ha scritto

matzeyes

Nato nei favolosi anni settanta, si sente scienziato (e incredibilmente lo pagano come tale), romantico, padre sapiente, nostalgico, sognatore (ad litteram), scrittore, giornalista, teorico della cospirazione, giocatore di baseball, cittadino del mondo (più d'Europa), anticonformista, rivoluzionario di sinistra, vero cattolico. In realtà è solo un (po') coglione, ma almeno è anche lui un fondatore de l'Undici.

Cosa ne è stato scritto

Perché non lasci qualcosa di scritto?