Ha letto con Solph

2
Share on Facebook0Tweet about this on TwitterShare on Google+0Share on LinkedIn0Email this to someone

La trama del libro in poche righe e per il resto i miei pensieri. Lo so, lo fa già Nick Hornby, ma lui non dà i voti.
“Il regno animale”  di Francesco Bianconi, voto: 6/10
Cose da sapere: lo scrittore è anche il leader del gruppo musicale “Baustelle”. I Baustelle sono un gruppo rock italiano di quella musica tipo Afterhour o Marlene Kuntz ma meno psichedelici.

La copertina de "Il regno animale"

La copertina de "Il regno animale"

La storia narra di Alberto, un ragazzo di provincia, che lascia il suo piccolo mondo antico per la grande città, Milano, seguendo un sogno: fare il giornalista, magari pure d’assalto. La realtà però la conosciamo tutti: i sogni sono tali perché non si avverano, cosicché anche Alberto, per potersi permettere la vita di città, rivede le sue ambizioni e mette la sua arte a servizio di una rivista musicale per la quale segue varie manifestazioni mondane tra cui il Festival di Venezia, dove tra gli altri, entra in contatto anche con il leader dei Baustelle.

Ammetto che Bianconi mi ha dato per ora molto di più come cantante e compositore che come scrittore. Ci sono però due cose che mi ha lasciato il Bianconi scrittore. La prima è una domanda che secondo me tutti gli uomini nella vita si sono fatti o si faranno: “Come deve essere vivere sapendo che una buona quota di donne considera un tuo dono nei loro confronti permettergli di farti un pompino?” Lo so, la domanda non fila liscia, effettivamente faccio fatica anche a renderla in italiano fluente talmente è lontana dalla mia realtà.

Quel figaccione di Francesco Bianconi

Quel figaccione di Francesco Bianconi

La seconda è una constatazione comunque figlia della suddetta domanda, e cioè che in effetti, se ci pensate, solo i cantanti generano una idolatria nell’universo femminile tale da renderle desiderose del darti piacere a prescindere da ogni altro coinvolgimento.

Hai scoperto l’acqua calda, direte voi, pensando alle groupies (ragazze che accompagnano le rock stars nei loro tour, NdR), ma la mia constatazione non è che esistono le groupies, ma che non esiste l’equivalente per il mondo del cinema o della televisione o anche dello sport. Probabilmente se una donna va con un divo del cinema è perché spera che questo si innamori di lei o che le faccia avere una parte in un suo film. Mentre una fan di un cantante non ha pretese, ha solo il sogno di avere anche solo per un secondo in mano il membro del suo idolo musicale, figuriamoci il privilegio di farlo godere. Perché questo? Personalmente penso che questo sia dovuto al fatto che il cantante, con la sua voce o solo con i testi delle sue canzoni, permea ogni ora della vita della relativa fan. Spesso incarna una idea di vita, una voglia di ribellione, un sentimento di gioia o dolore, insomma, il cantante è un dio nel senso che la sua presenza c’è anche in sua assenza e le sue canzoni sono il verbo. Per gli altri mondi non è così. Pensate ad una sciocchezza: perché la gente sotto la doccia canta anziché declamare i versi di un film a memoria o palleggiando?
Ora mi nasce un’altra domanda, è possibile che qualcheduna arrivi a idolatrare anche chi scrive recensioni sceme su un giornale on line diretto da un covo di stolti?

Solph e la copertina di "LMVDM"

Solph e la copertina di "LMVDM"

“LMVDM la mia vita disegnata male” di Gipi, voto: 10/10
E’ un libro, un racconto illustrato, meglio: autobiografico e in quanto tale parla della vita di Gipi tra viaggi reali e psichedelici, problemi di salute e dottori inadatti.

L’ultima volta che ho pianto leggendo una storia è stato nel novembre del 1992 quando lessi l’albo numero 74 di Dylan Dog intitolato “Il lungo addio”. Da allora nulla più mi aveva scosso così profondamente fino a quando non ho letto “LMVDM” di Gipi. Spero sia capitato anche a voi almeno una
volta nella vita di aver letto un libro che parla di voi proprio così come voi l’avreste voluto fare senza riuscirci mai. Ecco Gipi è il mio biografo. A prescindere dalle esperienze di vita vissute, anche se in certi casi sorprendentemente simili, quello che mi ha catturato è il modo di vedere e vivere le cose della vita da parte dell’autore, modo perfettamente sovrapponibile al mio. In sintesi un misto di leggerezza, cinismo, poeticità (ma non di quella melensa) e forte senso dell’ironia.

Per quanto riguarda le cose della vita, ad esempio, ci accomunano una grande sfortuna in ambito di medici curanti. Nella mia storia ho subito due operazioni mediche ed entrambe hanno aggravato la situazione di partenza. Però, ancora oggi, quando incontro un dottore ho soggezione e, come dice Gipi, “ai dottori si obbedisce sempre, anche se fanno errori di pronuncia”.

Avete notato come solitamente gli specialisti a cui ci si rivolge quando le cose si fanno serie impostano l’incontro solitamente in 4 fasi:
- prima fase: sputtanamento dei medici incontrati prima di loro;
- seconda fase: spiegazione della loro specialissima teoria e metodo di cura. Solitamente non  riconosciuta dalla medicina universale in quanto retrograda e fatta dai baroni;
- terza fase: somministrazione della cura e incasso (solitamente sono almeno 3 sedute e 3 incassi);
- quarta fase: quella in cui la cura non funziona e allora il medico dà la colpa allo stress.

Per quanto riguarda invece il modo di vedere la vita, riporto una frase contenuta nel libro che vorrei tanto aver scritto io, ma in fondo mi va bene anche che l’abbia scritta Gipi per me: “Sono scemo. Accidenti al mondo, sono scemo! E allo stesso tempo non lo sono abbastanza. Voglio dire: vorrei essere tanto scemo da non rendermene conto! Ma lo sono solo al novantanove per cento. E’ quell’uno per cento che mi frega e non mi salva.”
Saluti GisolPI.

Metti "Mi piace" alla nostra pagina Facebook e ricevi tutti gli aggiornamenti de L'Undici: clicca qui!
Share on Facebook0Tweet about this on TwitterShare on Google+0Share on LinkedIn0Email this to someone

2 commentiCosa ne è stato scritto

  1. marinda

    Anche gli scrittori acchiappano niente male: hai mai notato con che sguardo adorante le donne di ogni età guardano che so Baricco? o Carofiglio? o Veronesi? addirittura anche scrittori meno famosi, vengono mangiati con gli occhi alle presentazioni.
    Comunque anche per me “il lungo Addio” è l’albo migliore di Dylan Dog, ma dopo il 100 ho smesso di comprarlo.
    Li conservo tutti, dall’uno al 100, anche se a dir il vero, l motivo principale d’acquisto del numero 1 è stata la somiglianza fra Dylan e Rupert Everett. Poi l’affetto e la stima per Sclavi. ma fra lui e Everett non ci avrei pensato un minuto a seguire l’attore.
    Ogni donna è un po’ groupie inside.

    Rispondi
  2. Gigi

    ok, però anche attori del cinema (e in scala minore del teatro), calciatori (e atleti in genere) generano la stessa idolatria nell’universo femminile. Le 700 donne che si è fatto Cassano (o Taricone) non sono state convinte dal suo eloquio o dalla sua pelle vellutata e neanche per avere un posto da raccattapalle o di comparsa in qualche film

    Rispondi

Perché non lasci qualcosa di scritto?