Grandi Misteri: la Patrimoniale

6
Share on Facebook53Tweet about this on TwitterShare on Google+0Share on LinkedIn0Email this to someone

Parlando di patrimoniale è bene distinguere tra l’eventuale imposta, forse prossimamente introdotta dal Governo e le imposte sul lavoro che regolarmente, o almeno si spera, i lavoratori italiani pagano. Innanzitutto la patrimoniale colpirebbe i beni che abbiamo, mentre le imposte da lavoro tassano quello che facciamo. La prima si riferisce all’avere, le seconde al fare, poiché la patrimoniale è un’imposta che invece di tassare i redditi da lavoro, tassa quello che si possiede ovvero le rendite da patrimonio e le rendite finanziarie. Dunque è opportuno tenere presente questi due mondi: i redditi e le rendite.

Le imposte che tassano il lavoro – i redditi (i capitali che otteniamo attraverso la produzione del lavoro) – si rivolgono ai lavoratori, che siano dipendenti o autonomi, che siano un’impresa o una banca o quanto di altro, e sono pagate attraverso l’Irpef, l’Irap, l’Ires e l’IVA a seconda dei casi specifici. Proviamo a fornire un breve elenco dei casi specifici in questione. I lavoratori autonomi o dipendenti pagano tutti l’Irpef, Imposta sul reddito delle persone fisiche, calcolata dal lavoratore autonomo medesimo o trattenuta alla fonte dall’impresa, banca, assicurazione o ente nei quali un lavoratore dipendente offre il suo servizio. Le imprese, invece, non essendo persone fisiche ma società, non pagano l’Irpef ma pagano l’Ires, Imposta sul reddito delle società, e l’Irap, Imposta regionale sulle attività produttive, oltre all’Iva, Imposta sul valore aggiunto, calcolata su scontrini, ricevute, fatture etc. I lavoratori autonomi, il così detto “popolo delle partite IVA”, come per esempio i professionisti (avvocati, notai ecc.) o gli artigiani (falegnami, idraulici ecc.) pagano Irpef, Irap e Iva.

Ricapitolando: i lavoratori dipendenti pagano solo l’Irpef (che può essere maggiorata sia dal Comune che dalla Regione in cui si vive: le famose addizionali); le società, in senso lato, pagano Ires, Irap e Iva (anche se esistono varianti come per esempio le società di persona che pagano l’Irpef); i lavoratori autonomi pagano Irpef, Irap e Iva. Sotto un certo reddito da lavoro, 5000 Euro, un lavoratore autonomo paga solo l’Irpef, attraverso una notula di ritenuta d’acconto, che tassa il proprio lavoro al 20%, come per tutte le persone fisiche che producono reddito.

Ora veniamo alla temuta patrimoniale. Come detto, colpirebbe i beni che abbiamo: il patrimonio. Ma che cosa è il patrimonio? Il patrimonio può essere mobiliare o immobiliare. L’immobiliare si ascrive all’universo delle rendite da patrimonio, cioè i nostri possedimenti: case, capannoni, terreni, o anche beni di lusso come le barche di una certa grandezza espressa in metri (è il legislatore che decide da quale grandezza tassarle), mentre il mobiliare è l’insieme delle nostre rendite finanziare, per chi le possiede, come per esempio depositi e conti correnti, interessi derivanti da obbligazioni, pronti conti termini, futures e titoli pubblici, resi famosi dalla cronaca attuale: Btp, Bot etc., oppure i dividendi che si ottengono se si possiedono azioni di una società, banca, ecc. quotate in Borsa e non.

Da gennaio del 2012 le rendite finanziarie verranno tassate non più al 12,5 % ma al 20% in seguito alle misure correttive della manovra di agosto concepita da Giulio Tremonti. Si abbassano invece dal 27% al 20% le tasse sui conti correnti, deposito o postali. Per quanto riguarda il patrimonio immobiliare, per esempio le case, le tasse vengono calcolate secondo la rendita catastale ovvero il prodotto tra la grandezza della nostra casa, la superficie – i vani che fanno parte dello stabile – e la zona dove sorge l’immobile e che uso se ne fa, se è adibito ad abitazione, magazzino, studio professionale, ecc. Il dove, ovviamente, è molto importante perché è diverso possedere una casa di 60 mq in periferia oppure averne una, sempre di 60 mq, di fronte al Colosseo (ehi Scajola, vero?). La vecchia Ici sulla prima casa, Imposta Comunale sugli Immobili, era una vera e propria imposta patrimoniale sebbene considerata dagli esperti una imposta reale, perché colpiva solo una parte del patrimonio di una persona, in questo caso la prima casa, e non tutto l’ammontare della ricchezza posseduta da un individuo, cioè anche le eventuali rendite finanziarie.

L’Ici sulla prima casa, ridotta del 40% da Prodi e abolita da Berlusconi, rimane invece vigente sulle seconde case, tassate anche con l’Irpef. In realtà, ora come ora, tutti paghiamo una sorta di patrimoniale – anche se in senso tecnico non lo è – solo sulle nostre rendite finanziare, conti correnti dividendi ecc. Sempre da gennaio del 2012 sarà introdotta una sorta di piccola tassa patrimoniale, nell’ottica del federalismo fiscale, ovvero l’Imu, Imposta Municipale Unica che sostituirà, di fatto, l’Ici, anche se nelle ultime ore si ventila l’ipotesi di reintrodurre quest’ultima. In particolare si sta parlando di Ici progressiva, in sostanza chi più possiede più paga – caso esemplificativo: se ho due case pagherò di più rispetto a qualcuno che ne possiede solo una. Chiaramente il problema delle valutazioni catastali è spinoso dal momento che se una persona dichiara di avere un magazzino invece di un rustico lussuoso sta al Fisco italiano smascherarlo, poiché il magazzino è tassato di meno rispetto ad un rustico ad uso abitativo. Ad ogni modo, per tornare ad un discorso più generale, esistono sostanzialmente due tipi di patrimoniali, una di tipo ordinario, quando si paga ogni anno (come per esempio in Francia), e l’altra di tipo straordinario, una tantum, cioè quel prelievo unico che si fa quando uno Stato è in crisi di liquidità. Ne abbiamo avuto uno nel luglio del 1992 ad opera del Governo Amato che prelevò, oseremmo dire d’imperio, 300.000 miliardi di lire dai conti correnti degli Italiani applicando un’imposta del sei per mille sui conti correnti stessi. Come se, svegliandoci e controllando un nostro conto corrente, ci accorgessimo che qualcuno ha prelevato un po’ di soldi.

Tanto per fare un po’ di storia e un po’ di polemica, Amato prelevò il sei per mille calcolandolo da una data precisa. Cioè emise in fretta e furia il decreto nella data dell’11 luglio, ma il conto a cui si faceva riferimento era quello del 9 luglio. Quindi se il 10 luglio un correntista avesse prelevato l’ammontare dei suoi risparmi avrebbe comunque dovuto pagare perché, pur risultando il suo conto in banca vuoto, il decreto prevedeva che la data facente fede fosse il 9 luglio. Piccoli trucchi dello Stato Italiano che ha paura di tassare di nuovo lo scudo fiscale, perché si contravverrebbe al patto che si è fatto con gli “scudati”, tutti fuorilegge tanto per la cronaca, ma che non si fa scrupoli quando deve tassare la massa, di cui fanno parte anche contribuenti che con fatica risparmiano e depositano in banca.

Il Governo dovrà decidere se introdurre l’imposta patrimoniale e, se lo farà, dovrà valutare se introdurla per il patrimonio mobiliare o per quello immobiliare, o per tutti e due, e anche da che ricchezza patrimoniale partire, se tassare le ricchezze da un milione e trecentomila Euro in su come avviene in Francia, od optare per una ricchezza più bassa o più alta; decidere, inoltre, l’aliquota da applicare: se al 2 per cento, all’1 per cento, al 5 per mille (tutte ipotesi proposte o al vaglio) ecc., e se rendere la patrimoniale un’imposta fissa da pagare ogni anno, oppure limitarsi ad un anno, o due, o tre eccetera, o, ancora, se ritornare al prelievo chirurgico, in un solo giorno, promosso nel ’92 da Giuliano Amato. Si capirà a breve.

Metti "Mi piace" alla nostra pagina Facebook e ricevi tutti gli aggiornamenti de L'Undici: clicca qui!
Share on Facebook53Tweet about this on TwitterShare on Google+0Share on LinkedIn0Email this to someone

6 commentiCosa ne è stato scritto

  1. jeremy bentham

    Vero pagano sempre i soliti. Però in realtà la patrimoniale c’è eccome, infatti nella più che brancaleonesca tradizione italica anche le parole devono essere confuse e la parola “patrimoniale” non può essere pronunciata nei provvedimenti che ci hanno appena imposto. Ricordo: saranno approvati con un decreto legge e fiducia parlamentare in uno stile poco democratico e molto berlusconico (anche il buon Romanone Prodi a onor del vero faceva così), altro che loden aristocratico di Mario Monti!. La tassazione sulle prime case, seconde eccetera sono patrimoniali ma si chiamano in un’altra maniera: Imu, imposta municipale unica, che unica non è perché si applica anche alle seconde case o terze case o quarte ecc… con rivalutazione catastale secca di circa il 60%. L’imposta di bollo sui conti correnti – che prima non c’era – è un’altra “suppostina” patrimoniale. E poi trovo risibile il prelievo una tantum dell’1.5% sugli scudati, che, ricordiamolo, sono i più scorretti affamatori del nostro sistema fiscale. Se pensiamo che Borgogni, quell’uomo di pappagorgia forte, dirigente di Finmeccanica, ha ammesso di aver scudato 5,6 miloni di Euro di tangenti, ci rendiamo conto che applicare a questi solo l’1,5% una tantum è un vero delitto al rispetto che si deve ai poveri pensionati sopra i mille euro circa che non avranno l’indicizzazione all’inflazione. Perché Elsa Fornero piangeva altrimenti? Perché si rende conto di quanto questa manovra sia iniqua.

    Rispondi
    • matzeyes

      Pagano sempre i soliti anche perchè sono numericamente molti di più. Se si vuole far cassa, bisogna colpire il ceto medio per forza. Per fare gli stessi soldi con il ceto ricco bisognerebbe mettere per loro un Irpef al 60% (questa l’ho sparata, non ho dati). Io fondamentalmente sarei d’accordo (anche perchè se gli togli il 10% di reddito i ricchi continuano a consumare tranquillamente), ma in una repubblica plutocratica è difficile fare passare una norma che il povero Silvio avrebbe chiamato “comunista”.

      Rispondi
      • Gigi

        Sì bisognava far cassa quindi era impossibile non fare pagare i soliti. Però in questo momento si poteva avere un po’ più di coraggio, dare un segnale: tassare di brutto i capitali scudati avrebbe significato dire che non si condonava più, alzare di un paio di punti l’IRPEF ai redditi alti o tassare i grandi patrimoni mobiliari (si va sempre sulla casa, è più facile) sarebbe stato dire che si chiedeva un po’ di più a chi aveva di più. Poi dai professori mi sarei aspettato un po’ più di fantasia, un’idea che non ci aspettavamo.

        Rispondi
  2. jeremy bentham

    Mi pare di capire che quello a cui tu ti riferisci sia il contributo di solidarietà. Dopo mille ripensamenti, frenate, giureconsulti di governi e partiti alla fine il contributo di solidarietà è stato applicato, previsto dalla manovra di Agosto, con un’aliquota del 3% ai redditi, non alle rendite, sopra i 300mila Euro(la parte eccedente), dunque colpisce appena 30mila cittadini. Invece nella manovra di luglio 2011 altri contributi di solidarietà (due aliquote 5% e 10%) sono stati previsti per le pensioni sopra i 90 mila E e per quelle sopra i 150mila E, anche qui solo per la parte eccedente. Esempio: se percepisco 96mila Euro di pensione, mi sarà prelevato solo il 5% di 6mila Euro. L’anno scorso, nell’estate del 2010, la piccola manovra correttiva – piccola in confronto alle due avvenute nell’estate 2011 – ha previsto contributi di solidarietà dai dipendenti pubblici per coloro che guadagnano più di 90mila Euro e per quelli sopra i 150mila E, sempre con due aliquote, rispettivamente del 5% e del 10% e sempre, solo, per la parte eccedente. Non sono patrimoniali, anche se in senso lato potrebbero chiamarsi così, ma solo piccoli palliativi alla tempesta che si abbatte ormai da mesi sul nostro disastrato Stato. Ribadisco: lo Stato dovrebbe tassare coloro che hanno “scudato” pagando appena il 5% su enormi capitali fatti rientrare in Italia e depositati – chissà quando? – all’estero illegalmente. Per la cronaca lo Scudo fiscale del 2009 è stato uno dei provvedimenti più iniqui della storia della Repubblica e le opposizioni, non tutti i componenti ma quasi, sono state complici.

    Rispondi
  3. elisa menichella

    mi pare che già esista una patrimoniale del II tipo:prelievo di una percentuale del prorio reddito,se questo supera i 90.000 euro e di una percentuale maggiore su la quota che supera i 100.000!!!Mi sbaglio?

    Rispondi

Perché non lasci qualcosa di scritto?