Utopia nuova

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Lascereste tutto per andare a far la guerra in un Paese straniero in nome di un ideale? Rispondo io per voi: no! Innanzitutto perché……correre il rischio di farsi ammazzare non piace a nessuno ed inoltre perché l’unico ideale rimasto sono i soldi e mollare ogni cosa per andare a farsi sparare non contribuisce in alcun modo a perseguirlo.

Eppure, durante la guerra civile spagnola (1936-39) migliaia di giovani lasciarono le loro patrie (anche l’Italia) per andare in Spagna a difendere la legittima repubblica contro i fascisti. Molti credevano nel comunismo, alcuni anche in quello sovietico che si rivelò una tragedia immane, ma tutti avevano nel cuore la speranza e l’utopia di stare costruendo e morendo per un mondo nuovo, fatto di uguaglianza e libertà. Erano lì per un ideale collettivo, per un’idea di rivolgimento totale dei rapporti umani.

Oggi una scelta del genere ci appare inconcepibile. Oggi non solo ogni decisione è guidata solamente dai soldi e dall’utile che fanno rima con egoismo ed individualismo, ma consideriamo normale anche che idee che riteniamo giuste, come ad esempio la salvaguardia dell’ambiente, possano affermarsi solo se generano profitto. Altrimenti non se ne fa nulla.

Ma soprattutto oggi manca un sogno di reale trasformazione del mondo, delle persone, dei rapporti sociali. In questo momento in cui il “finanzcapitalismo” mostra tutte le sue aberrazioni che rischiano di determinare la fine della democrazia così come la conosciamo, proprio in questo momento, c’è una utopia, un ideale di un mondo veramente alternativo? Eppure chiunque abbia un po’ di sale in zucca non può non concludere che questo sistema di potere ci condurrà allo sfascio o – nel migliore dei casi – ad una forte restrizione delle libertà e dei diritti, a favore del privilegio di pochi. Possibile che si discuta solo di quale aliquota applicare? Per carità è bene che ci si batta per salvaguardare i diritti dei lavoratori, l’educazione e la salute pubblica, ecc. Ma io parlo di un’utopia, di immaginare qualcosa che vada oltre la democrazia borghese a cui sta sfuggendo il controllo del capitalismo, il cui funzionamento era preposta a garantire.

Perché le utopie non trovano più spazio nelle nostre teste? Fosse anche l’utopia cristiana! Questo sistema di potere è così pervasivo dall’avere represso anche la nostra capacità di sognare e di immaginare. E di ripensare il mondo. Eppure siamo continuamente bombardati da messaggi tipo “impossible is nothing!” e via dicendo. Come dice il filosofo Slavoj Zizek: “Oggigiorno nei diversi campi della scienza e della tecnologia tutto è ormai possibile. Ma nei campi della società e dell’economia quasi tutto è considerato impossibile. Aumentare un po’ le tasse ai ricchi? Impossibile: si perde competitività. Aumentare gli stanziamenti per la sanità pubblica? Impossibile: sarebbe una cosa da Stato totalitario”.

Movimenti come Occupy Wall Street o gli indignados sono ancora poca cosa e apparentemente non hanno (per ora) portato a risultati concreti e tangibili. Ma hanno diversi meriti: in primo luogo aver compreso che occorre essere dove le decisioni vengono prese: non più nei luoghi della politica, bensì Wall Street, banche anche case private di certe persone. Inoltre hanno acceso una miccia, hanno dato il via a un qualcosa che possiamo genericamente “il movimento globale” che, forse, sta crescendo. Infine, manifestano un rifiuto. E’ vero non offrono una proposta concreta, ma opporsi a questo sistema e alle soluzioni per risolverne gli attuali problemi (che non affrontano il cuore delle questoni) è oggi assai importante. Bisogna sgombare il campo, aprire gli spazi, risvegliare le coscienze. E poi – chissà – provare a concepire un nuovo sogno, una nuova utopia per un nuovo mondo.

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2 commentiCosa ne è stato scritto

  1. Saxifrago

    Credo che l’utopia, il desiderio di cambiamento sono legate a particolari condizioni storiche. L’utopia dell’uguaglianza e della libertà si è affermata in Francia nel 1789, nel momento in cui il vecchio mondo aristocratico era in in crisi completa ed era già un involucro vuoto. L’utopia del comunismo si è affermata contemporaneamente alle trasformazioni economiche e sociali in corso dalla seconda metà dell’ottocento.
    Oggi viviamo un’altra crisi sistemica generalizzata. Le idee dei movimenti indignati traggono linfa da almeno trent’anni di riflessioni e di battaglie sociali, ambientaliste, femministe, eccetera.
    Si tratta di minoranze altamente organizzate ma comunque minoranze, che non hanno dietro la forza delle classi in ascesa, come la borghesia e il proletariato.

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  2. Jeremy Bentham

    La guerra di Spagna è stata, forse, la guerra dalle ragioni più disinteressate del Novecento. Robert Jordan, il protagonista di Per chi suona la campana di Ernest Hemingway, è il simbolo utopico di quel romanzo che si svolge proprio durante quella immensa guerra per la libertà – finita male purtroppo e a favore dei fascisti di Franco. Non oggi, non domani, ma prima o poi anche gli europei, magari i nostri nipoti, dovranno riscendere in campo per l’utopia. Di questo ne sono sicuro.

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