Chi ha paura del Matteo cattivo!

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Il Big Bang del Sindaco di Firenze fa paura e divide i democratici.

Alle otto di sera di venerdì 28 ottobre, la stazione Leopolda è già gremita di gente, anche se…manca più di un’ora all’avvio del Big Bang organizzato da Matteo Renzi. E’ la seconda volta che il giovane e iperattivo sindaco di Firenze convoca qui il suo popolo.
La prima occasione, nel novembre 2010, si tenne sotto un verbo che oggi viene utilizzato nella pubblicità degli elettrodomestici: “rottamare i dirigenti del partito democratico”. Nel 2011 ci riprova, spostando il suo mirino sui contenuti, sui quali, a suo dire, si discute poco nel partito di Bersani, ossessionato dalle alleanze future. Renzi ha chiesto proposte concrete per rivitalizzare il Partito Democratico. Niente teorie, niente tatticismi, solo idee da realizzare il giorno in cui il centrosinistra sarà al governo e dovrà mettere mano al caos lasciato da Bossi e Berlusconi.

37 anni a gennaio, Matteo Renzi ha speso più della metà della sua vita adulta in politica. Cattolico praticante, è partito dai popolari per approdare, al termine dei caleidoscopici sommovimenti che hanno ridisegnato la mappa politica del centrosinistra, al partito democratico. Presidente della provincia fiorentina dal 2004 al 2009, la sua personalità si è imposta a livello nazionale nel 2009 durante la sfida delle primarie contro il candidato di apparato alla poltrona di sindaco. A Firenze ha imposto la pedonalizzazione del centro, la volumetria zero per l’edilizia urbana e altre novità, alcune non troppo gradite, soprattutto ai sindacati. Un personaggio vulcanico, dalla battuta pronta, anche “alla mano”, che attira elogi e scomuniche in parti uguali. “Il politico che tutta la destra vorrebbe”, “Torna ad Arcore”, “Renzi: il vecchio che avanza”. Accuse forse un po’ ingiuste. Molte delle idee di Renzi per svecchiare l’Italia sono quelle di Prodi e Bersani del tempo dell’Ulivo.

Per tornare alla Leopolda. Nella sala l’età minima è sui trent’anni. Più che studenti di belle speranze, Renzi vuole gente dinamica, positiva, con proposte serie e una storia da raccontare, un’esperienza lavorativa importante, una difficoltà superata. Circolano molte copie dell’Unità, della Repubblica e del Fatto, ma soprattutto tanti tablet e smartphone. Non è una riunione politica come le altre. Qui siamo nel XXI secolo, non alla Bolognina (il luogo dove nel ’89 fu annunciata la fine del Partito Comunista Italiano, NdR): il Big Bang va in diretta in streaming e sui social network. Il pubblico della Leopolda ascolta gli interventi e in contemporanea legge i commenti su Facebook e Twitter. Non si perde un colpo di quello che accede nel resto del paese, comprese le dichiarazioni piccate di Bersani e Vendola. Tecnologia sì, ma anche una sala giochi per bambini con animatori. Renzi sarà antipatico a qualcuno, ma aver offerto questo servizio di baby-sitting significa una sensibilità non comune.

Si parte poco dopo le nove di venerdì. Renzi non fa presentazioni né discorsi programmatici e lascia subito la parola a Davide Faraone, altro candidato scomodo alle primarie per sindaco di Palermo. Da quel momento fino alle tredici di domenica, sul palco si alterneranno decine di persone. Cinque minuti a testa, una sola richiesta. “Cosa faresti se fossi Presidente del consiglio?”. Non si chiedono complesse analisi economiche e sociali, semplicemente una proposta concreta da condividere. Ne usciranno fuori tantissime, molte interessanti, qualcuna meno, ma tutte pragmatiche.

Passano i sindaci di piccole e grandi città come Reggio Emilia e Piacenza. Domenico Di Fatta, preside dell’Istituto comprensivo “Giovanni Falcone”, che sorge nello Zen di Palermo, 18 atti vandalici nel 2010, 16 quest’anno. Come si fa a lavorare in una zona priva di qualsiasi senso di legalità? Poi gli attivisti del terzo settore. Giovani italiani di origine straniera in cerca della cittadinanza per appartenere definitivamente a questo paese. Il giovane presidente del Consiglio regionale dell’Emilia Romagna, Matteo Richetti, classe 1975, che ha già ridotto fortemente le spese dell’assemblea regionale con l’abolizione del vitalizio. Propone una semplice ricetta per tagliare i costi della politica: legare il bilancio delle istituzioni a una quota fissa per ogni cittadino. 8-10 euro. Non di più.

Tanti jeans sul palco. Molte donne, poche minigonne, qualche tacco a spillo. La parola d’ordine sembra sobrietà, rigore. Una sorta di chiesa laica in cui officia Renzi, con l’aiuto di Faraone, Richetti e poi di Fausto Brizzi, cineasta romano. Renzi presenta in due parole le persone invitate a parlare. Dà del tu a tutti, anche all’imprenditore miliardario Ghisolfi, uno dei leader mondiale del PET. Al termine dell’intervento non fa commenti ma legge cosa dice il web, alimentando lo scambio con il resto d’Italia. Alla fine dei tre giorni la Leopolda sarà uno degli argomenti più cliccati e discussi su internet. Molti imprenditori legati alle nuove tecnologie. Partono proposte sull’arte, la cultura, l’innovazione, la ricerca e la tecnologia. Sono facce belle, selezionate, crediamo, anche per l’impatto telegenico, parlano bene, con proprietà di linguaggio e di significato, anche se pochi parlano a braccio e questo dà a volte come l’impressione di una messa cantata. E’ chiaro che c’è un’attenta regia negli interventi. C’è forse la mano di Giorgio Gori, l’ex direttore Italia 1 e Canale 5 oltre che creatore di nobili imprese televisive come “L’isola dei famosi”, che parlerà l’ultimo giorno e che da poco ha annunciato l’uscita dalla televisione per dedicarsi alla politica.

Non sorprende che fra gli interventi non vi sia stato un sindacalista, un operaio, un  impiegato. Siamo tra laureati, gente che parla le lingue o ha un lavoro all’estero e che usa internet come uno strumento di lavoro, non solo per cazzeggiare su Facebook. Ci sono piccoli agricoltori ma nessun burocrate dello stato. Forse sono mescolati nel pubblico, ma non salgono sul palco. O non sono invitati a parlare. Parla Alessandro Baricco, che lancia un astuto discorso di resa della sua generazione; e l’economista all’università di Chicago Luigi Zingales che lancia un nuovo sostantivo, “peggiocrazia”, il governo dei peggiori, quello che ha distrutto l’Italia.
C’è una certa uniformità di pensiero. Parole semplici e nette: merito, ritiro dello Stato, sussidiarietà, terzo settore, privatizzazioni. La parola “onestà” è raramente pronunciata, più cliccato il sostantivo “verità”. Alcune delle proposte suonano molto come il programma originario del centrodestra forzitaliota. Ma si parla anche tantissimo di giustizia sociale, di pari opportunità, di spazio e tempo per le donne e le famiglie. C’è ben poca ideologia alla Leopolda: destra e sinistra sono scavalcati dal contrasto tra una società mobile, dinamica, aperta e tollerante, rispetto all’odore di muffa dell’attuale società corporativa italica.

Man mano si comprende chi ha richiamato Renzi alla Leopolda. Sono le teste pensanti della sua generazione. Una generazione che ama Madre Teresa e Che Guevara, come disse tempo fa Jovanotti. Il suo brano “Il più grande spettacolo dopo il Big Bang” è la colonna sonora dell’evento. A cui aggiungere Obama e Steve Jobs. A Firenze si è saldato un potenziale elettorato di gente mobile ed estremamente dinamica, liberale in economia e società, democratica e meritocratica. Una generazione post in tutto, che non si riconosce nei riti sindacali né in quelli di Montecitorio, animata da una composta furia iconoclasta che non risparmia nulla. Una forza rivendicativa che rischia di mettere in crisi i delicatissimi equilibri del partito democratico, dove è già così difficile far stare assieme Rosy Bindi e Susanna Camusso, Franceschini e D’Alema.

Nel suo discorso conclusivo, Renzi parla per 40 minuti. Trascina più volte gli applausi della platea che, in gran parte, non aspetta altro che il lancio del guanto di sfida contro la segreteria Bersani. Renzi però non si candida. Non per adesso. Dice invece che ognuno, tornando a casa, può darsi da fare. Non lancia idee rivoluzionarie. Anzi, non ricordo che Renzi abbia proposto qualcosa di veramente suo. Inconsistenza oppure desiderio di lasciar parlare il suo pubblico?
Comunque sia, le cento idee scaturite dalla Leopolda sono sul web. C’è di tutto. Liberismo un po’ anni ottanta ma anche una grande ansia di partecipazione, democrazia e giustizia sociale. Fioccano i commenti. Si discute ferocemente.

I giovani turchi di Renzi sono partiti lancia in resta. Il 90,4% dei ragazzi di 18-19 anni, quelli che voteranno a breve, usa normalmente internet. Chi saprà intercettare questa fetta della popolazione avrà fatto un grosso passo in avanti per la vittoria elettorale. Per questo Renzi è pericoloso. Berlusconi l’ha capito subito. Bersani no. Non è una novità.

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Chi lo ha scritto

Max Keefe

Max vive e lavora a Dar es Salaam, a un'ora e mezza dall'isola di Zanzibar. La Tanzania è l'ultimo paese dove ha vissuto e quello più intrigante. Scrive sull'Undici per condividere la sua passione per scienza, storia, sport e, adesso la Tanzania, che in Italia pochi conoscono. Ama l'Italia e la Roma, che gli forniscono abbondanti delusioni e i bambini, farli, crescerli e guardarli giocare a calcio. Ha scritto "Le dodici rocce dell'orrore" (mistero e avventura per ragazzi ma anche per adulti), "La Comandante Comanche" (amore e fantascienza), "Simpatia per il demonio" (racconti) disponibili su www.ilmiolibro.it, e un saggio storico "L'anno prima della guerra" sul periodo 1914-15, con gli articoli pubblicati originariamente sull'Undici.

8 commentiCosa ne è stato scritto

  1. solph

    Non so quanto possa interessare, ma nel prossimo ha letto con solph uno dei libri recensiti sarà giustappunto l’ultimo di Baricco. Immagino che stiate già fremendo.

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  2. Umanista

    Ma perchè quello che dice uno scrittore qualunque al congresso del PD
    viene riportato da tutti i giornali ed è oggetto di discussione nella “sinistra”?

    Per contro, per dire, al co-autore dell’articolo sui neutrini non gli lascerebbero neanche portare le bibite, al congresso del PD.
    Altro che pagine e pagine su repubblica.
    Come mai?

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    • marinda

      per quel che riguarda Baricco, ha detto cose molto più sensate di quante se ne fossero mai sentite da uno scrittore. iniziava ogni argomento dicendo: noi abbiamo sbaglaito questo, voi dovreste far così o non dovreste far più lo stesso errore. Baricco è nato per affabulare

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  3. Max Keefe

    La folla l’ha applaudito a lungo. Per me il suo intervento è stata un’astuta combinazione di belle parole e teatralità. L’ho trovato un po’ irritante perché aveva il tono del fratello maggiore contrito per aver sbagliato tutto ma che continua ciò nonostante a dispensare consigli. (Sono un po’ prevenuto perché non sono un suo fan).

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  4. marinda

    max, son fan di Baricco e ho visto l’intervento. Ma in mezzo agli altri 100 ha avuto la stessa forza che visto da solo?

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