11 cose che…

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“Quelques des choses que je devrais aussi faire avant de mourir” è il titolo che lo scrittore francese George Perec diede ad… …un elenco da lui compilato quando, nel 1981, fu invitato a partecipare a una trasmissione radiofonica che si intitolava, appunto, “Les cinquantes choses que je voudrais faire avant de mourir” (Le cinquanta cose che vorrei fare prima di morire, NdR).

Ho pensato anch’io di compilare un elenco, ma cinquanta cose sono tante, troppe davvero: non avrei il tempo per realizzarle, non mi basterebbero gli anni che mi rimangono da vivere. Così ne ho individuate undici. E vedremo, poi, se il tempo sarà sufficiente. Eccole, sono queste:

1. buttare via le cose inutili, cercando di capire, prima, cosa sia veramente inutile.

2. chiedere scusa a (e farmi chiedere scusa da) un po’ di persone

3. passare un numero considerevole di tramonti seduta nel pozzetto di una barca a vela, a bere un bicchiere di Arneis (un vino piemontese, NdR), e pensare a come si sta bene, lì, seduta al tramonto nel pozzetto di una barca a vela, a bere un bicchiere di Arneis.

4. partire in treno da Bologna stazione centrale per arrivare in una qualsiasi stazione centrale dell’estremo oriente

5. riuscire a fotografare una farfalla prima che se ne voli via

6. leggere tutti i libri che ho comprato e non ho ancora letto.

7. rileggere i libri che ho letto anni fa e che mi sono piaciuti per vedere se mi piacciono ancora (e viceversa).

8. parlare con un “senza dimora” e farmi raccontare la sua storia

9. imparare ad aprire in pochi secondi la bustina che ti danno al ristorante di pesce, quella con la salvietta umidificata dentro, senza dovermela rigirare tra le mani per mezz’ora per poi darla, alla fine, al mio commensale perché me la apra lui.

10. imparare a rimanere indifferente quando sento qualcuno dire “un minutino”  e anche dire “quant’altro” e anche dire: “assolutamente sì” (o no, che è lo stesso) e anche dire “sdoganare”, e  anche dire  “location”, e anche  dire “piuttosto che”, al posto di “e”.

11. preparare l’iscrizione che dovrà apparire sulla mia lapide mortuaria, qualcosa tipo: me ne sono andata. Non continuate a guardare l’orologio, è inutile. Non aspettatemi: non è un semplice ritardo, il mio.

Alcune delle cose contenute in questo elenco sottintendono la forma verbale dovrei , altre, vorrei. E c’è una certa differenza, io penso, tra dovere e volere.

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2 commentiCosa ne è stato scritto

  1. marinda

    fra dovrei e vorrei, c’è sempre un potrei. potrei smettere di dare la precedenza alle cose pratiche per fare prima le cose importanti.

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  2. Carlotta

    Interessante…io non ce la farei mai a rimanere impassibile di fronte a un “piuttosto che” usato al posto di “e”. E’ troppo. Davvero, riconosco i miei limiti. Quanto alle salviettine al ristorante, sì, c’è da lavorarci su in effetti…

    Rispondi

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