Noi e i Neanderthal

Share on Facebook290Tweet about this on TwitterShare on Google+0Share on LinkedIn0Email this to someone

Chi è stato in Africa avrà provato una strana sensazione guardando elefanti, giraffe e scimmie attorno ad uno stagno. Sembra che manchi qualcuno…ci sono tutti, tranne..chi?…massì! Manchiamo noi, gli uomini!

Perché ce ne siamo andati lasciando indietro tutti gli altri animali? Cos’è che ci ha reso possibile abbandonare quello stagno per andare ad occupare ogni angolo del pianeta? In sintesi: cos’è che ci rende umani?

Per definire qualcosa può essere utile paragonarla a qualcos’altro di molto simile e vedere quali sono le differenze. Per questo, con l’obiettivo di identificare le nostre caratteristiche in quanto “uomini moderni”, un ricercatore svedese, Svante Pääbo, che lavora a Lipsia (Germania) sta mettendo a confronto il nostro genoma con quello dell’uomo di Neanderthal. E ha già scoperto cose molto interessanti a cominciare dal fatto che i Neanderthal non si sono in realtà estinti, ma vivono dentro di noi…

Qualche informazione: il genoma è l’insieme delle “istruzioni” contenute nel DNA che determinano come siamo fatti. In particolare ad ogni “istruzione” (ad esempio qual è il colore degli occhi oppure quale è la predisposizione a sviluppare una malattia cardiaca o le nostre attitudini sociali) corrisponde un gene che è un pezzo di DNA. Quello che sta facendo Pääbo è prendere il nostro genoma e quello dei Neanderthal e verificare quali siano le differenze, ossia quali geni abbiamo noi e non aveva l’uomo di Neanderthal. Questo procedimento dovrebbero rispondere alla domanda: “Cosa ci rende umani?”. Perché, seppure l’uomo di Neanderthal era molto simile a noi, è evidente che non era “umano”.

I Neanderthal comparvero sulla Terra prima di noi, intorno a 200.000 anni fa, vivendo soprattutto in Europa. Erano individui intelligenti e – se ben vestiti – passerebbero probabilmente inosservati ad un odierno aperitivo con mojito. Poi un giorno, circa 40.000 anni fa, incontrarono noi…Lo studio di Pääbo sta svelando uno scenario molto interessante riguardo a quest’incontro. I risultati degli esperimenti hanno infatti rivelato – come era da attendersi – che il DNA dei Neanderthal è assai simile a quello umano, ma è più simile a quello di “alcuni di noi”.

In particolare il DNA di europei, asiatici, americani ha molto più in comune con quello dei Neanderthal di quello degli africani. Cosa significa questo? Beh, come cantano i Chemical Brothers , “It began in Africa”, ossia tutti noi discendiamo da un piccolo gruppo di uomini che se ne andò dall’Africa circa 200.000 anni fa. Non tutti lasciarono l’Africa però: alcuni rimasero e alcuni altri – dopo essere giunti in Medio Oriente – proseguirono per l’Europa dove giunsero 50.000 anni fa.

Il fatto è che era già accaduto che qualche “uomo arcaico” abbandonasse l’Africa e l’uomo di Neanderthal era il discendente di questi precedenti migratori. In altre parole quando gli uomini moderni giunsero in Medio Oriente ed Europa, lì c’erano già i Neanderthal. E l’incontro con noi fu fatale per loro, perché fummo noi la causa della loro estinzione o perché li eliminammo fisicamente o più probabilmente perché eravamo più bravi come “competitori” per le risorse necessarie alla sopravvivenza. Ma, prima di farli fuori, ci siamo andati a letto…(in fondo non dovevano essere così brutti e – si sa – un mojito tira l’altro e….). Ci siamo cioè accoppiati ed incrociati con loro con il risultato che il nostro DNA mostra tracce di quello tipico del Neanderthal. Si può perciò affermare che – in un certo senso – i Neanderthal sopravvivono in noi…Gli africani invece, che se n’erano rimasti in Africa, non incontrarono mai i Neanderthal e non ebbero mai il piacere di farci sesso e quindi mescolare il loro DNA.

Ricapitoliamo: se l’incontro tra noi i Neanderthal ha causato la loro estinzione, evidentemente sono proprio le differenze tra noi e loro che hanno determinato questo evento. E allora quali sono queste diversità? Che tipi erano i Neanderthal? Erano fisicamente molto robusti e – come detto – intelligenti, tanto che sapevano fabbricare utensili. Per millenni, però, non hanno fatto altro che continuare a produrre gli stessi identici utensili, con minime variazioni. Inoltre mentre noi, una volta usciti dall’Africa, siamo arrivati ovunque, scavalcando montagne e attraversando oceani, andando a popolare isole sperdute in mezzo al nulla, i Neanderthal – in un arco di tempo molto più ampio – non sono andati oltre al Medio Oriente e all’Europa, fermando la loro espansione di fronte ad ogni tipo di ostacolo, montagne o mari.

In altre parole, i Neanderthal erano dei “tranquilloni” che si facevano gli affari loro e vivevano senza tanti grilli per la testa o ansie di successo: stavano bene dove stavano, a fare le cose che facevano e “bona lé”. Al contrario noi eravamo e siamo costantemente alla ricerca di qualcosa di nuovo, “svegli”, curiosi, creativi, esploratori, insaziabili. Come diavolo è stato possibile che qualcuno di noi sia finito, ad esempio, a popolare le isole di Pasqua che sono in mezzo all’oceano Pacifico a migliaia di chilometri di distanza da qualsiasi terra ferma? Bisogna essere dei folli! Ecco…ecco cosa sta cercando Pääbo, cosa forse ci rende “umani”: il gene della “follia”, dell’insopprimibile desiderio di conoscere ed esplorare.

E’ però altrettanto evidente che non solo i Neanderthal, ma quasi ogni altra cosa o organismo vivente con cui siamo venuti a contatti ha avuto ed ha grossi problemi a causa nostra. I Neanderthal non sono mai giunti a fabbricare un computer o a popolare la Polinesia, ma non hanno nemmeno portato all’estinzione nessuna specie di animali o peggio, di uomini. Noi sì…Inoltre è vero che abbiamo un forte istinto verso l’esplorazione e fra qualche decennio arriveremo anche su Marte, ma – tuttora – gran parte delle migrazioni umane non sono dovute a un qualche “folle” desiderio di conoscenza, bensì a guerre, emarginazione, conflitti, scontri di ogni tipo. E’ quindi assai probabile che siamo finiti ad occupare ogni palmo di questo pianeta, anche perché siamo stati costretti a scappare per sopravvivere. I Neanderthal non hanno mai attraversato un oceano forse anche perché non c’era qualche altro Neanderthal che volesse massacrarli se fossero rimasti dov’erano.

Studiando i reperti fossili dei Neanderthal si nota un altro dato interessante: tra le centinaia di migliaia di artefatti ritrovati, praticamente nessuno rappresenta un chiaro esempio di arte o ornamento. Sembra certo che i Neanderthal non avessero alcun tipo di spirito artistico o senso estetico; non erano interessati o capaci di produrre oggetti che non avessero una mera utilità pratica. Noi invece già migliaia di anni fa, fabbricavamo orecchini o dipingevamo caverne.

Uno dei più mirabili esempi di pitture rupestri si trova nelle caverne di Les Combarelles in Francia. I dipinti si trovano al fondo di una galleria completamente buia alla quale si accede solo camminando a carponi. Ora: cosa diavolo può aver spinto qualcuno, 13.000 anni fa, a strisciare in un cunicolo buio con una torcia in mano e dipingere su una roccia delle figure colorate di animali che potevano essere viste solo da un’altra persona che s’infilasse a carponi nello stesso cunicolo con una torcia in mano??

Forse ciò che ci rende umani è proprio un’estrema contraddittorietà e i geni che Pääbo sta cercando e probabilmente troverà sono i geni associati a tutte queste caratteristiche, positive e meno positive, assolutamente discordanti: sfrenata ambizione, cieca ingordigia, propensione a disfarci dei “competitori” per raggiungere il primato, ma anche sana “follia”, desiderio di conoscenza, curiosità e amore per il bello. Del resto – pensiamoci bene – uno dei più celebrati esempi di “uomo moderno” non è forse Steve Jobs? E non riassume Jobs proprio tutte quegli attributi?…

[in buona parte ispirato dall'articolo "Sleeping with the enemy" di Elizabeth Kolbert, apparso sul numero del 15 & 22 agosto 2011 del New Yorker]

Metti "Mi piace" alla nostra pagina Facebook e ricevi tutti gli aggiornamenti de L'Undici: clicca qui!
Share on Facebook290Tweet about this on TwitterShare on Google+0Share on LinkedIn0Email this to someone

Perché non lasci qualcosa di scritto?