Scienza docet

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Pare che i neutrini viaggino più veloce della luce. L’annuncio è interessante, non solo per il risultato in sé (tutto da verificare, clicca qui per l’articolo de L’11 a riguardo), ma anche per la maniera con cui gli autori dello studio hanno annunciato la notizia alla comunità scientifica: “Questi sono i nostri risultati, abbiamo fatto mille prove. Ecco i dati, adesso provate voi e vediamo cosa salta fuori”. Uno si sarebbe magari atteso un annuncio roboante come a dire: “Guardate che mega-scoperta abbiamo fatto, siamo i migliori ed abbiamo pure sputtanato Einstein”.

L’”insicurezza” che potrebbe trasparire da questo tipo di annuncio non è però segno di debolezza o – peggio – approssimazione, bensì un ottimo esempio di come funziona l’avanzare della scienza e di quanto abbia da insegnare a tutti. E’ vero che sono le intuizioni ed il lavoro dei singoli ad essere importanti, ma altrettanto lo è la costruttiva dialettica tra gli scienziati: le opinioni diverse non sono solamente ammesse, ma anche incoraggiate perché esse non sono motivate dal conflitto personale, ma sono volte ad raggiungere un risultato migliore per tutti.

Quando spedisci un articolo ad una rivista scientifica, dopo qualche tempo ricevi almeno due/tre email da “revisori” scelti dalla rivista spesso ricche di commenti negativi, critiche, disapprovazioni. La prima reazione è: “Ma che catzo vogliono questi stronzi??”. Poi invece ti calmi e rifletti: non si tratta di un’aggressione personale; quelle critiche stanno aiutando me e la scienza: mi attaccano per verificare quanto creda ai miei risultati, sottolineano i miei errori perché li corregga, mi mettono in difficoltà perché esplori ogni strada e spiegazione alternativa che non avevo considerato. Anche nella scienza esistono mafie e mafiette, ma nella grande maggioranza dei casi, le cose funzionano così, e bene.

In questo spirito c’è un grande insegnamento che andrebbe applicato in ogni ambito: dalla manovra economica presentata in Parlamento, all’amico che ti chiede un’opinione sulla sua ragazza, alla decisione su dove andare a mangiare la pizza. Chi avanza una qualsiasi proposta dovrebbe augurarsi che qualcuno gli muova delle critiche e dovrebbe mettersi nella condizione di riceverne, proprio come gli scienziati che studiano i neutrini. Perché un sano processo dialettico conduce a migliorare l’economia nazionale, far trovare la migliore compagna all’amico e mangiare tutti la pizza più buona. Allo stesso tempo, chi è dall’altra parte, dovrebbe mettere in difficoltà l’opinione e le idee altrui, non per colpire la persona o la parte politica, ma per raggiungere un più alto, comune obiettivo.

Spesso invece si cerca ad ogni costo il casus belli, senza voler comprendere e far comprendere a fondo le ragioni di un comportamento, un’azione, un’idea. Comportarsi come adulatori che ti danno sempre la ragione (magari per poi ricevere lo stesso “rassicurante” trattamento) o come rompiballe che massacrano le tue opinioni solo perché sono “altre”, non serve a un bel niente. Così come è stupido mostrarsi sempre boriosamente e presuntuosamente sicuri di sé e delle proprie idee, ma anche incapaci di proporle e sostenerle.

L’esercizio è difficile, soprattutto di questi tempi (mi scuso per l’espressione “di questi tempi”) e soprattutto per un popolo come il nostro, cresciuto e vissuto tra guelfi e ghibellini e innamorato del “disputare”, ossia del contrariare sempre l’interlocutore anche se si è d’accordo con lui/lei. Ma sarebbe assai utile e sarebbe assai bello avvicinarci a quanto accade nella comunità scientifica, in ambito privato, ma soprattutto pubblico. Tutto però può nascere ed avere una ragion d’essere solo se esiste un senso d’appartenenza ad una “comunità”, i cui membri se ne augurano il bene lavorando per ottenerlo, sopra l’interesse meramente individuale (ci insistiamo spesso su L’11: clicca qui ad esempio). Dobbiamo lottare per creare questa “fede” che oggi non abbiamo, lottare per svegliarci, lottare per aprirci, lottare per ricostruire la comunità secondo la sua radice etimologica di “persone che vivono in comune sotto certe leggi e per un fine determinato”. E per farlo è più utile illuminare la verità che condanna il presente piuttosto che scegliere un’abulica cautela che si appoggia sull’indefinita speranza dell’avvenire.

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2 commentiCosa ne è stato scritto

  1. Jeremy Bentham

    Parole sante…purtroppo quella del settarismo, del “o con me o contro di me”, del ritenere che dopo la nostra opinione ci sia solo un burrone, è, insieme, una caratteristica ed una dannazione di noi Italiani. E la pagheremo sempre. Purtroppo spesso difetto e ho difettato di questa dannata caratteristica, e ne pago e ne ho pagato le conseguenze. Salvo poi rimanere disarmato di fronte alla pacifica, enorme forza del sapere ascoltare e del rispetto delle opinioni altrui.

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  2. warez

    d’accordo su tutta la linea!
    alla faccia del disfacimento intellettuale e metodologico proposto dai cospirazionisti in giro qua e là e travestiti per la rete, che agognano aggressioni a macchia di leopardo su tutto quanto è faticosamente costruito e circostanziato, seppur minato da limiti e rischi insiti nel fallibile operato umano

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