Ha letto con Solph

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La trama del libro in poche righe e per il resto i miei pensieri. Lo so, lo fa già Nick Hornby, ma lui non dà i voti.
“Storia della mia gente” di Edoardo Nesi, voto: 5/10 come romanzo, 9/10 come articolo di giornale

Lui è un imprenditore di terza generazione nel settore tessile del distretto di Prato, ma è anche uno scrittore. Lo scrittore vince sull’imprenditore e l’azienda viene venduta in un momento in cui vendere è ancora profittevole. Poi il settore del tessile pratese va a rotoli, i profitti diventano perdite e tutto per colpa di chi?

Ho sempre guardato con una certa diffidenza quei giovani professori di strategia d’azienda che, con le loro cravattine leggermente aperte sul colletto della camicia con le iniziali ricamate nei posti più disparati e loro slides (diapositive powerpoint, NdR) metaforiche che parlano di aziende leader e dei loro modi stafighissimi e vincenti di fare business, catturano le platee degli odierni imprenditori italiani.

In fin dei conti poi tutti, ma proprio tutti, parlano sempre delle stesse aziende e del loro business case: Apple, Nike, Brembo, Ferrero e Illy più qualche nome conosciuto solo a loro perché gli hanno spillato soldi recentemente in qualità di consultant. Parlano di catene del valore, comunicazione e “business unit” il tutto utilizzando a sproposito inglesismi inutili e tecniche di coinvolgimento empatico apprese a corsi costosissimi, ma nonostante i quali non riescono a mascherare il loro sentirsi troppo cool (fighi, NdR) per essere lì a parlare con te.

Il bello è che mentre parlano, tutti in platea si sentono di essere parte del mondo dei vincenti, nessuno pensa che se c’è un vincente c’è un perdente e se il vincente è una multinazionale il perdente sono tanti uninazionali.

Proprio in questi giorni di fine estate mi stavo domandando: “Ma quanto cacchio ci sta spendendo la Ferrero nella promozione di quel lingottino dolciastro dal nome Grand Soleil?”. Saranno almeno 2 anni che ci sono passaggi televisivi ininterrottamente in ogni stagione e pagine, pagine di giornali che reclamizzano il prodotto e nei supermercati è sempre presente alle casse. Io, come penso tanti di voi, l’ho provato e sinceramente non mi è piaciuto. Neanche alle mie nipoti piace, quindi, dato che le cose dolci piacciono tutte ai bambini, deve essere oggettivamente cattivo. Allora, mi chiedo: perché la Ferrero che è leader e fighissima ci spende tanto? Mi sono documentato e pare, sembra, si dice, che il tutto sia dovuto al fatto che il prodotto sia stato ideato, voluto e fortemente sponsorizzato da un rampollo della famiglia a governo dell’azienda che drena utili dalla Nutella per imporre al mercato un prodotto che il mercato non ritiene necessario. Ritengo che fra due anni l’affaire Grande Solail diventerà un “case histor”y in negativo. Per concludere vorrei darvi un consiglio, comprate solo pedule costruite in Italia.

La casa della Moschea, di  Abdolah Kader, voto: 8/10
La storia moderna di una nazione e di un popolo, l’Iran e gli iraniani, raccontati tramite gli occhi dei custodi e “gestori” di una moschea di rilievo per la religione mussulmana. Magia e cruda realtà, amore e odio profondo, vita e morte vengono miscelate in modo magistrale, la storia diventa fatti e i fatti emozioni. E’ un libro che non può lasciare indifferenti.

Ecco, lo sapevo, sono razzista. Ho voglia di andare in giro a fare il “cattoprogressista” libertario e anticonformista, quando in realtà non sono altro che un medioborghese pseudobenestante che legge un libro così e si trova  a pensare: “Fortuna che non vivo in un paese musulmano”.  Lo so anch’io che basta pensare alla santa inquisizione, al potere temporale passato, alle ingerenze di potere presenti, alle diramazioni più politiche che spirituali di certi gruppi legati alla Chiesa, alle ipocrisie celate dietro alle tonache e a tanto altro per arrivare a dire che anche in Italia abbiamo affrontato fasi di fanatismo religioso e che a tutt’oggi siamo uno stato influenzato dalla Chiesa.

So anche che se uno svedese leggesse “Gomorra” di Saviano penserebbe: “Fortuna che non vivo in un paese mafioso, corrotto, malato e dove l’omosessualità è ancora un male da curare”. Non mi basta però, perché io quel pensiero razzista l’ho avuto, seppur per pochi secondi, ma l’ho avuto e seppur l’abbia poi immediatamente razionalizzato in un più politicamente corretto: “Fortuna che vivo in una repubblica democratica non governata dal fanatismo religioso o ideologico”, su quel pensiero devo lavorare e i bellissimi personaggi presenti all’interno del libro mi possono aiutare in questo percorso di conoscenza. A chi mi giudica però chiedo di rispondere a questa semplice domanda: dovendo scegliere, vivresti in Polonia o in Arabia Saudita?

Il lamento del Prepuzio di Shalom Auslander, voto: 9,5/10
Un’autobiografia e una mini guida a cosa vuol dire nascere ebrei senza volerlo essere. Un “bignami” veritiero ed ironico degli usi e costumi ebraici vissuti da un ateo credente. Può creare una crisi morale mangiare uno spiedino di carne o farti lacerare dai sensi di colpa prendere un taxi di sabato? Sì, se sei Shalom.

Personalmente devo molto a questo libro. Gli devo ad esempio la capacità di avermi fatto ridere, e pure di gusto, in una fase della mia vita in cui non c’era proprio molto da ridere. Ritengo che portare la gente al sorriso e al riso con la scrittura sia una capacità rara, un po’ come con il mimo: devi essere veramente bravo, altrimenti sei soltanto goffo. Oltre a qualche attimo di buon umore devo a “Il lamento del prepuzio” anche alcune riflessioni che ancora oggi non hanno avuto una chiara risposta. Tutto parte dalla seguente banale domanda: “Che cosa avrei fatto di diverso rispetto a quanto ho fatto se non avessi avuto una educazione cristiano cattolica?”
Mi sarei masturbato di più? Non penso.
Mi sarei drogato di più? Neppure.
Avrei desiderato di più le donne degli altri? Mai quelle dei miei amici.
Avrei ucciso o rubato più di quei giornalini porno e qualche sciocchezza all’autogrill? Non penso.
Avrei bestemmiato? Forse sì, specialmente durante le partite di pallone nel campionato UISP.
Avrei festeggiato il Natale? Sì comunque.
Avrei scopato di più? Purtroppo no.
Avrei disonorato i miei genitori? Non più di quanto ho fatto.
Avrei scelto un’altra religione? Non so.
Sarei stato ateo o agnostico? Non so.
Quindi?
….
Quindi?
Quindi forse non sono un buon cattolico.

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Chi lo ha scritto

solph

E' nato il settesettembresettantaquattro. I suoi più grandi rammarichi sono: non aver senso del ritmo, non saper suonare neppure uno strumento musicale, non conoscere il dialetto romagnolo e non essere Jumpi.

Le sue più grandi soddisfazioni sono: non essere Jumpi e la turgidezza dei suoi capezzoli.

Scrive sull’11 perché il 10 e il 12 erano già pieni. 

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