Chi uccide il mercato della musica?

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Nell’accademia della Guardia di Finanza della mia città, poco tempo fa si sono ritrovati una serie di cervelloni dell’industria musicale per discutere della morte del mercato discografico, a fronte di un calo del fatturato del 73%. In cosa rintracciano la causa i cervelloni? Ovvio, nella pirateria informatica. Ma è vero?

Quando ho iniziato più seriamente a professare nell’industria discografica, il buzz del momento era, “secondo loro”, il 5.1. Super Audio CD (SACD), DVD Audio (DVDA), tutti ci saremmo messi in casa un impianto della madonna con 6 casse per ascoltare l’ennesima riedizione del catalogo. Dopotutto era già successo con il CD: moltissimi si sono ricomprati dischi che avevano già in vinile. Era la fine degli anni ’90, e quei tordi dei discografici non si resero invece conto di cosa stesse davvero succedendo: il vero buzz era Napster, un programmino che in poche ore ti permetteva di trovare e scaricare i tuoi dischi preferiti e anche qualche chicca introvabile al negozio sotto casa.

I gggggiovani preferiscono l'ascolto in cuffia, ubiquo!In effetti, alla gente della fine degli anni ’90 interessa molto di più ascoltarsi qualche canzone in cuffia sull’autobus piuttosto che sedersi in una grande sala da soli con un sacco di casse e un bicchiere di brandy. Un’idea di fruizione che oltretutto era già stata commercialmente cassata negli anni ’70 con la quadrifonia. SACD e DVDA non sono mai esplosi, morti alla nascita. Gli mp3 invece “quella roba dalla qualità inascoltabile“, sono proliferati. Nel periodo in cui riuscirono a processare napster nacquero altri 20 software per scaricare musica. La diga era crollata.

Questo era dovuto anche ad un altro fatto: storicamente i teenager rappresentano ben più della metà dei consumatori di musica. Ai teenager non gliene frega niente del 5.1, ascoltano tutto in cuffia, vogliono le robe comode. Ma soprattutto, i teenager non hanno più soldi da spendere per un CD. Alla mia epoca comprare un disco era una delle rarissime cose che ti faceva sentire veramente te stesso. Ora con lo stesso budget un teenager prima deve caricare il cellulare, comprare un nuovo gioco per il Nintendo DS, comprare un nuovo gioco per la XBox, scaricare 4 app, e tutta un’altra serie di cose di cui non ho idea. Certamente non si compra un CD, se sa cos’è. L’industria discografica s’è persa il suo migliore cliente.

Poi c’è la questione prezzi. Un CD oggi costa troppo. Io che di economia non ci capisco niente, ho sempre e solo sentito parlare di questa legge base: sale la domanda salgono i prezzi, scende la domanda scendono i prezzi. L’industria discografica in lustri e lustri di domanda in discesa non ha fatto altro che alzarli, ‘sti benedetti prezzi. Anche all’epoca dei primi CD non si capiva perché facessero pagare molto di più un CD (che è stampato in massa a costo risibile) che una cassetta (che invece deve venire registrata con costi notevoli). E’ perché sono stati avidi, e continuano ad esserlo. Non solo, costano troppo anche le canzoni online. Su iTunes un euro per 4 mega di canzone, senza libretto, copertina, materiale, senza niente, è un furto. E già che ci siamo, mettiamoci anche che fare un disco oggi costa meno, che ci porta al prossimo punto.

Il problema della quantità di roba acquistabile. Dato che fare un disco è diventato tecnicamente molto più facile e molto meno costoso, se ne producono un’infinità. Non ho i dati esatti, ma so che le uscite discografiche dalla fine degli anni ’90 alla fine degli anni ’00 – un decennio – sono decuplicate. Greg Norton, Grant Hart e Bob Mould: gli Hüsker DüSe ipotizzassimo che i teenager all’epoca comprassero lo stesso numero di dischi di adesso (ma abbiamo già visto che non è vero), allora questo significa che mediamente se gli hüsker dü vendevano, che ne so, 50 mila dischi, adesso probabilmente ne vendono 5 mila.

Peccato però che gli husker dü non facciano più musica. che è un altro problema: la qualità media della roba commercializzata e trovabile sugli scaffali. E questa è semplice: mediamente la grande distribuzione vende merda. Non gliene frega niente di puntare sulla qualità, sul cantautorato, sulla novità, sulla tendenza, sulla nicchia. C’è bisogno che quei pochi cd rimasti in vendita siano ben riconoscibili e ben vendibili. E c’è bisogno di spingere quello che dicono le grandi case discografiche, che negli ultimi anni hanno stretto un cappio al collo dell’originalità, prendendo sempre più in mano le redini e indirizzando sempre più i prodotti e le uscite verso la mediocrità. E’ la ricetta semplice del McDonald’s: mediocremente piacevole per tutto il mondo. Ossia, appunto, merda. Oltretutto, visto che una volta fare un disco costava soldi e sudore, prima di produrre qualcuno una casa discografica si accertava che fosse bravo. Adesso no.

E poi, è proprio vero che chi viene scaricato non vende? Recentemente l’anec-agis ha fatto fare una ricerca approfondita sul perché il cinema sia in calo, partendo dal presupposto che la gente oggi preferisce guardarsi i film alla tele. Hanno scoperto che è proprio il contrario: quelli che guardano i film alla tele sono anche gli unici che vanno anche al cinema. Per la musica esiste una simile situazione: quelli che vengono scaricati tantissimo sono anche quelli che vendono tantissimo, e c’è proporzione diretta tra quanto si viene scaricati e quanto si vende. Dopotutto anche alla mia epoca ci copiavamo un’ira di dio di cassette.

Ottusità, perdita della clientela per concorrenza migliore, errori di mercato, inflazione del prodotto, calo della qualità, incapacità di analizzare la situazione. Sono almeno una mezza dozzina di grossi motivi per cui l’industria discografica perde quota. radioheadUn vecchio dinosauro abituato a contratti allucinanti, a utili incredibili, a metodi vecchi di cinquant’anni incapace di rinnovarsi. E non sono nemmeno entrato del merito della questione dell’arrogarsi i diritti d’autore, della copiabilità del mezzo digitale, e del successo di esperimenti come quello dei Radiohead.

Se poi ci mettete anche la pirateria

 

 

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3 commentiCosa ne è stato scritto

  1. Marina/Marinda

    avendo un’adolescente in casa vi posso dire con certezza che il concetto di pagare per la musica non esiste. Il denaro x la musica è per il mezzo con cui sentirla e scaricarla (computer cellulare lettore mp3) in assenza di questi van bene web radio e canali musicali digitali (che tutti i principali network radiofonici hanno). un po’ il concetto Marina di Ravenna, esistono luoghi in cui per ballare ti fanno pagare? ma se in spaiggia balli gratis, bella musica e spendi meno a bere.

    Non hanno il concetto di album, ma solo di playlist o come dicevamo una volta scaletta radiofonica. sentire 12 brani consecutivi di un unico gruppo/ cantante li annoia. magari sentono 12 volte di seguito i un’unica canzone.

    In più ascoltano gente che esiste solo grazie al web: entyx, fedez, babaman. quando però questi si manifestano dal vivo son disposti a spendere per vederli

    l’idea di ascoltare cd miei dice che è da vecchio anche se sono pearl jam, arctic monkeys o Kasabian. Figuriamoci lou reed o david bowie o il beatles … Il futuro della musica per coloro che oggi hanno 15 anni? è: o talent che la gente guardi alla televisione o musica dal vivo. A patto che non piaccia ai genitori( non sapete quanto detesto rihanna e tutte le regine del pop).
    Il futuro della musica siamo noi finchè campiamo. anche perchè l’unico momento in cui possiamo sentire musica nostra in santa pace è da soli in macchina con un vecchio cd.

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  2. Gigi

    Finalmente un’analisi lucida, senza tesi precostruite.
    Per quanto riguarda il cinema, nonostante oggi tutti scarichino film, la quantità di gente che va al cinema e soprattutto gli incassi sono amentati. Al contrario che nella musica, oggi produrre film di successo costa molto di più. Ma l’industria cinematografica ha trovato il modo di tenersi buoni gli ambitissimi teen agers con multisala in cui il film è solo una parte del prodotto e con film sempre più spettacolari che “sono più belli se visti al cinema”. In Italia invece il pubblico è aumentato grazie a commedie fatte con lo stampino che ripetono gli schemi televisivi, con gli stessi personaggi. va te a capire … la qualità dei film diversamente dalla musica non è peggiorata, diciamo che oggi i film sono diversamente belli

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  3. matzeyes

    Grande Spino, illuminante e intelligente. Tra l’altro mi è sembrato di “rileggere” nel tuo pezzo un articolo economico sui “limoni” (i lemons, le auto usate) di Akerlof, premio nobel per l’economia. E poi dici che non capisci di economia…

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