Tutti in mischia: iniziano i mondiali di Rugby!

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A me l’ingrato compito di presentarvi la coppa del mondo di Rugby 2011 cominciata il 9 settembre in Nuova Zelanda e che terminerà il 23 ottobre (più di un mese e mezzo di grandi partite e grande sportività).

Prima di entrare più in dettaglio nei temi principali di questa edizione della coppa del mondo di Rugby, chiamata Webb Ellis Cup (vedi iniziale) dal nome di colui, che secondo la leggenda, ha fondato questo sport [clicca qui per leggere l'articolo de L'11 su storia e nozioni-base di questo sport], vorrei brevemente ripercorrere la storia di questo evento che, comunque, rimane il terzo al mondo per ritorno mediatico dopo Olimpiadi e Coppa del mondo di calcio (l’ultima edizione ha avuto più di due miliardi di telespettatori).

La “prima” coppa si svolge in Nuova Zelanda nel 1987. Non ci sono fasi preliminari. Le sedici squadre partecipanti sono tutte invitate. Tra queste c’è anche una giovine ed inesperta Italia, che viene anche sorteggiata ad inaugurare la manifestazione contro i padroni di casa: gli invincibili All Blacks. La partita finisce 70–6. E nonostante tutto non sarà questa la sconfitta più pesante nella storia degli azzurri.  Quella edizione della coppa del mondo viene vinta dai padroni di casa e sarà la sola vittoria della Nuova Zelanda in 6 edizioni finora disputate. La sorpresa dell’evento è la Francia che batte inaspettatamente in semifinale l’Australia giocando una grandissima partita, ma si arrende in finale proprio contro gli All Blacks.

 

 

L’edizione successiva (1991) si svolge in Inghilterra. La Nuova Zelanda parte favorita, ma viene eliminata in semifinale dai futuri campioni dell’Australia. I wallabies (così vengono chiamati i cangurini) sono guidati dall’oriundo italiano David Campese (vedi foto), ala di straordinario talento in grado di infiammare i tifosi con le sue scorribande lungo la fascia.
La sorpresa stavolta è Western Samoa, e cioè una piccola nazione composta da due isolette sperdute nel pacifico (popolazione totale 180.000 persone), che però annovera giocatori di altissimo livello in grado di battere ed eliminare, durante la manifestazione, quel Galles che, 4 anni prima, era arrivato addirittura in semifinale.

 

La terza edizione (1995) si svolge in Sud Africa. Gli springboks, come sono chiamati i giocatori sudafricani, sono stati riammessi nel rugby internazionale solo nel ’92: hanno pagato le conseguenze dell’embargo imposto sullo sport sudafricano a causa dell’apartheid, la politica di segregazione razziale a danno dei neri. Ma il paese sta cambiando, e ora il presidente è Nelson Mandela, attivista nero incarcerato per anni dal regime dei bianchi. In finale sono proprio i padroni di casa a trionfare sui grandi favoriti della vigilia, gli All Blacks di Jonah Lomu. Per il nuovo Sudafrica di Mandela la vittoria assume un enorme significato politico, e per un giorno unisce una nazione divisa da rancori e diffidenze. La sorpresa più grande di questa edizione è proprio Nelson Mandela che, durante la finale, si presenta in campo a salutare le finaliste (Sud Africa e Nuova Zelanda)  vestendo la maglia ufficiale del capitano bianco Pienaar

 

 

Quarta edizione (1999)….si torna in Europa: stavolta Francia, Irlanda e Regno Unito sono i paesi ospitanti. Ma ancora una volta a vincere è l’Australia (l’Emisfero nord gli porta bene), che comunque fatica non poco in semifinale per battere i sud africani. La quinta edizione (2003) si svolge proprio in Australia, ma i grandi favoriti sono i bianchi d’Inghilterra di un certo Sir John Wilkinson (vedi foto) e del capitano Martin Johnson, attuale c.t. (commissario tecnico, NdR) della Nazionale. I britannici dominano la finale, ma riescono ad aggiudicarsela solo ai tempi supplementari, grazie ad un memorabile drop goal di Wilkinson a pochi secondi dal fischio finale. Questa sarà l’unica volta che una squadra dell’emisfero nord vince la Webb Ellis Cup.

La sesta e ultima edizione (2007) ha come sede la Francia e, parzialmente, il Regno Unito. I più che mai favoriti All Blacks perdono contro una grande Francia e ancora una volta tornano delusi a casa. La finale però si gioca tra Sud Africa e Inghilterra e i primi vincono strameritatamente questa edizione. La grande rivelazione del torneo è senza dubbio l’Argentina che arriva ad umiliare due volte la Francia padrone di casa (nell’incontro inaugurale e nella finalina) proprio nel catino dello Stade de France di Parigi.

E l’Italia?
Per prima cosa, siamo l’unica squadra che, in cinque edizioni su sei, si è ritrovata nel proprio girone una Nuova Zelanda sempre molto arrabbiata. E tutte le volte ci tocca essere i primi ad incontrarli e a prenderle di santa ragione. Mai quanto nel 1999 quando Jonah Lomu (vedi foto) e compagni superano i 100 punti (101-3), umiliandoci in una delle sconfitte più sonore di sempre.

 

L’Italia è sempre stata in crescita fin dai primi anni ‘80. Si è sempre trattato di piccoli passi che facevano sì che qualunque striminzita vittoria, anche contro nazionali più deboli sulla carta, era un successo quasi da celebrare. In quegli anni le altri nazionali però si sono adattate alle continue varianti del gioco in maniera più repentina di quanto non abbia fatto l’Italia e così nell’edizione della coppa del modo del 1999 abbiamo toccato il fondo: una nazionale composta da vecchie glorie senza nessun giovane di rincalzo, per la prima volta perde tutti gli incontri. Veniamo persino battuti dalla nazionale delle piccole isole Tonga la quale, esordiente quell’anno e sulla carta meno forte di noi, ci umilia con un drop goal di circa 40 metri.

 

Quella è stata la svolta. Nel 2000 l’Italia viene per la prima volta invitata a partecipare all’allora torneo delle 5 nazioni, composto da: Francia – Inghilterra – Irlanda – Scozia – Galles. Da quel momento la manifestazione prende il nome di 6 nazioni e gli italiani cominciano finalmente a scoprire il rugby. C’è entusiasmo intorno alla Nazionale e i giovani si avvicinano allo sport. Nel 2002 sale alla guida della nazionale John Kirwan: uno dei 15 mastini neozelandesi che nel 1987, durante la partita inaugurale della prima coppa del mondo, ci aveva umiliato segnando anche una delle mete più spettacolari nella storia della competizione.

John Kirwan vuole aprire un ciclo e nella coppa del mondo del 2003 lancia nella mischia alcuni giovani alle primissime armi: Mauro Bergamasco – Martin Castrogiovanni e Sergio Parise (vedi foto di Castro e Parise), oggi tre punti fermi della Nazionale e di tre fortissime squadre europee. È una delle nostre migliori edizioni: per la prima volta vinciamo due partite e non sfiguriamo nemmeno nella terza, rischiando addirittura di entrare nelle prime otto al mondo. Un risultato fantastico che conferma i progressi effettuati negli anni.

 

Nel 2005 a sedere in panchina arriva un ottimo CT francese: Pierre Berbizier. Visto che siamo fortissimi nelle prime linee, vogliamo crescere anche negli altri reparti e quindi cerchiamo di imparare il rugby champagne dei francesi, attraverso uno dei loro migliori esponenti in campo e in panchina. I miglioramenti si vedono….. ma non così come si spera. Durante gli ultimi mondiali del 2007 purtroppo perdiamo la sfida che ci poteva portare nei quarti di finale ciccando la partita più importante  contro una deludente Scozia. Malgrado una prestazione non esaltante rischiamo pure di batterli a pochi secondi dal termine, ma alla fine sono gli highlanders ad andare avanti nel torneo.

 

Oggi la Nazionale è guidata da un sud africano: Nick Mallett, che specialmente nell’ultimo anno, ha buttato nella mischia giovani talentuosi, per farli crescere a suon di botte. Il rugby però nel frattempo è cambiato tantissimo; rispetto a quello che si giocava negli anni ‘80 e ‘90 c’è molta più tecnica e molta più fisicità. Sono cambiate tantissimo le regole per rendere lo sport più esplosivo e più emozionante. L’Italia, grazie all’aiuto di c.t. stranieri e di oriundi, si è ben adattata a questo “nuovo” sport: sta in campo molto bene e fa divertire. Purtroppo durante ogni partita alcuni nostri giocatori, ancora poco esperti in campo internazionale, hanno sempre quei 5 o 6 passaggi a vuoto che ci costano mete e falli e che alla fine ci penalizzano troppo e ci fanno perdere gli incontri. Si tratta comunque di giovani che devono fare esperienza e che in futuro daranno tanto. Tanto di cappello a chi comunque decide di buttarli nella mischia. Come tifoso mi piacerebbe veder vincere la nazionale sempre ma apprezzo tutta questa fiducia concessa a ragazzi giovani e promettenti.

 

Nell’edizione della Coppa del mondo che è appena cominciata l’Italia è inserita in un girone molto difficile (senza Nuova Zelanda però!). Per entrare nelle prime otto al mondo dobbiamo battere Australia, Russia, USA e Irlanda. Tre vittorie sono necessarie a questo scopo. Americani e russi sono alla nostra portata, mentre Australia e Irlanda sono decisamente più forti. Contro i wallabies ci sono poche speranze e quindi tentiamo il tutto per tutto contro i verdi isolani che, rispetto al 2009, anno in cui trionfarono nel torneo 6 nazioni vincendo tutti gli incontri, sono calati molto nel rendimento, anche se possono ancora contare su singoli di livello tale che, da soli, possono risolvere una partita. Personalmente non sono molto convinto che questa Italia riuscirà nell’intento di passare il turno, ma sono sicuro che non sfigureremo. E questo è già un gran bel risultato, con il rugby di oggi.

E le altre nazionali?
Favoritissimi gli australiani, che hanno portato a termine il loro ricambio generazionale e stanno giocando benissimo. Gli All Blacks devono vincere, lo devono sempre…..e stavolta sono pure in casa, ma non partono da favoriti e questo può contribuire a togliere un po’ di pressione. I loro compatrioti però li aspettano al varco col fucile puntato. I sud africani quest’anno non sembrano essere imbattibili. Mai dire mai! La coppa del Mondo fa storia a sé. Sempre nell’emisfero sud c’è da tenere sott’occhio l’Argentina e un paio di nazionali del Pacifico, in particolare Samoa e Fiji.

Nell’emisfero nord ci lecchiamo le ferite. Francia e Inghilterra sono alle prese con il ricambio generazionale. L’Inghilterra sembrava già aver superato questa fase, ma durante gli ultimi test match i bianchi d’oltre Manica hanno evidenziato problemi in tutti i reparti e il tempo per provvedere è stato veramente poco. La Francia dopo un deludente sei nazioni (battuta anche dall’Italia), ha ritrovato un po’ di verve, ma ancora niente di paragonabile a quello che avviene sotto l’equatore. Dell’Irlanda abbiamo già parlato mentre il Galles ha fatto bene quest’inverno e ha buone possibilità di giocarsela per un posto nei quarti e forse anche in semifinale.

Beh, staremo a vedere. Certamente ci sono tutti gli ingredienti per una coppa del Mondo divertente, con tanti colpi di scena e lo spettacolo è assicurato. Quindi, chi può, si sieda e se la goda…anche se le partite si svolgeranno ad orari impensabili, visto il fuso orario di 10 ore che ci divide con la Nuova Zelanda [clicca qui per il sito ufficiale della manifestazione].

 

 

 

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7 commentiCosa ne è stato scritto

  1. Gigi

    Nuova Zelanda campione del mondo. Gli all blacks hanno battuto in finale la Francia per 8a7. al terzo posto l”Australia che nella finalina ha superato il Galles 21a18.

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  2. napo

    beh… in effetti…potevo scrivere un po’ meglio….ma andavo di fretta ed ero eccitatissimo dalla grandissima vittoria di questa mattina. Spero comunque che sia tutto chiaro.

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  3. Napo

    i punti bonus funzionano così: se vinci segnando 4 mete porti a casa 5 punti (4 punti per la vittoria + punto di bonus per le 4 mete fatte). Se perdi con meno di sette punti di scarto porti a casa un punticino (di bonus).
    Grazie alla grande vittoria odierna dei ns gladiatori (segnando 4 mete) la classifica è la seguente: Irlanda 13 (3 partite vinte + 1 punto bonus) – Australia 10 (due vinte – una persa + due punti bonus) – Italia 10 (due vinte – una persa + due punti bonus). A tutti e tre manca una partita da giocare: l’Australia deve giocare contro la Russia, fanalino di coda, e si prevede una vittoria molto netta con score alto (e sicuro punto di bonus), che le permettono di portarsi a 15 punti.
    L’Italia si gioca il tutto per tutto contro l’Irlanda. Se vinciamo passiamo noi, indipendentemente dal punteggio. Per essere più chiari: se vinciamo di un punto, senza segnare 4 mete, andiamo a 14 punti in classifica e l’Irlanda pure (ricordate il punto per chi perde con meno di sette punti?). In caso di parità in classifica passa al turno successivo chi ha vinto lo scontro diretto (e cioè noi!). TUTTO CHIARO????
    Personalmente la vedo molto gnara, ma l’Italia di oggi ha giocato bene, quindi vedremo. Dai su…. non siate negativi…. non è così difficile.

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  4. kiki

    Invece è una grande idea: visto i notevoli dislivelli in campo, per evitare le grandi tirino i remi in barca o che le piccole prese due mete smettano di lottare, si danno punti ANCHE sul nr. di mete segnate e (mi pare) se il distacco è inferiore di un certo nr. di punti. Confermi, big Napone?

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  5. giampi

    E poi: cosa significa “vincere con il bonus”? – “Il rugby è bello, ma ha delle regole troppo difficili” [tradiz.]

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  6. Gigi

    l’Irlanda ha battutto l’Australia. per gli azzurri si fa davvero dura. Ma, caro Napo, come funzionano i punti nei gironi? Mi sembra di aver capito che non è il classico 2 punti per vittoria, 1 per pareggio, 0 per sconfitta: danno punti in base al numero di mete?

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  7. kiki

    Grande Napone, preciso ed esaustivo!!
    (e, diciamola tutta, fa piacere riuscire a leggere un articolo di rugby per una volta senza doversi sorbire il solito luogo comune sulla lealtà, la sportività, il gioco da hooligans giocato da gentlemen, il terzo tempo… Tutto vero, ma il bello del rugby non è tutto quello. Il bello del rugby è il rugby!9

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