L’undici settembre? O all’americana 09/11? Non più di moda

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L’undici settembre per me vorrà dire sempre un’unica cosa. Dopo 10 anni, la crisi mondiale mi colpisce meno del ricordo del crollo delle Torri Gemelle. Ecco come mi hanno aiutato Vogue America e New York Fashion Mag.

Dall’uscita della manovra di agosto ho fatto di tutto, e molto di quello che ho fatto non era in linea con le indicazioni di Tremonti o della Merkel, ma non era nemmeno particolarmente elegante o modaiolo, quanto molto estivo e lontano dalla crisi.

Dalle esilaranti cadute involontarie in mare (vestita e con borsa) e alla piscina comunale, al contribuire allo svolgimento di un torneo di burraco per beneficenza [clicca qui per leggere l'articolo de L'11 sul burraco], dal guardare vetrine in località balneari romagnole e virgiliane, al mangiare il caciucco per la prima volta nella vita. Ho persino cercato infradito di gomma il 18 agosto perché quelle vecchie si erano rotte finendo per comprare scarpe col pelo (e ho fatto bene, ora il numero giusto è esaurito) perché ormai le calzature estive erano archiviate: niente ciabatte di gomma fino a gennaio.

Per finire ho passato il primo week-end di settembre all’insegna della musica fra Bologna (sabato all’I-day festival, con Arctic Monkeys, Kasabian, White Lies, Wombats, tutto molto brit-rock) e Forlì (domenica selezione finale per X-factor, con Morgan, Arisa, Elio e Simona Ventura, tutto molto nazional-televisivo ma divertente).

Devo dire che in tutte queste attività ed eventi ero sempre in buona compagnia: ingenti quantità di gente di ogni estrazione sociale, adolescenti, giovani o pensionati, al nord o al sud, al mare o in collina, sull’Adriatico o sul Tirreno, eravamo tutti accomunati da un’allegra e spensierata lontananza dalla realtà. “Ora me la godo e non mi indigno, basta che la manovra guardi da un’altra parte.” L’idea di fondo sembra quella espressa in una famosa frase americana: “Not in my backyard”, non dietro casa mia, coniata per dire no a centrali nucleari o termovalorizzatori. Andate a pescare i fondi che vi mancano o tagliate pure dove volete, ma non nel mio cortile. E poiché tutti abbiamo un cortile o anche solo un terrazzino o una finestra che si affaccia sul giardino di qualcun altro, finché non viene toccato direttamente, si può essere bravi e giusti a parole, ma nella realtà ci si comporta come se niente fosse. E così si va in migliaia a concerti, ci si arrabbia per un burraco, ci si compra le scarpe finché si hanno i soldi, si beve una birra o una bottiglia di vino in più, poi ci si penserà.

La realtà sembra esserci stata restituita dal 5 settembre. Il 6, approvazione della manovra e sciopero. Ma ora che devo scrivere, la mia mente forse superficiale e poco nella realtà, mi permette di legare il numero dell’Undici 09 2011 con nient’altro che il World Trade Center e il ricordo del giorno che ha cambiato la storia dell’ultimo decennio dell’intero pianeta.

Le fonti da cui ho attinto sono state la mitica September Issue di Vogue America, che mi ha regalato la mia cara amica Monica di ritorno da New York e il NYFashion Mag, a cui sono abbonata via mail.

Il numero di settembre di Vogue America è l’uscita più importante dell’anno perché introduce la stagione invernale. È sempre molto copioso e quest’anno ci strilla dalla copertina SOMETHING FOR EVERYONE! 758 PAGES. C’è QUALCOSA PER CIASCUNO IN QUESTE 758 PAGINE.

E infatti a metà, come primo vero articolo dopo indice (il resto è solo pubblicità e qualche lettera) c’è TEN YEARS LATER: a 9/11 survivor looks back. Lauren Manning ci racconta la sua storia di sopravissuta all’incendio scoppiato proprio dopo l’impatto del primo aereo sulla torre 1. Con ustioni dell’82% sul corpo, è tornata a casa dall’ospedale dopo 6 mesi e 4 giorni. Si è ripresa la sua vita, è guarita, ha avuto un altro figlio grazie ad un surrogato (una maniera usa per dire utero in affitto) – il primo aveva 10 mesi quella mattina del 2001 – ha portato la fiaccola olimpica nel 2004, ha scritto libri e continuato a lavorare. “Mi sono salvata perché sono arrivata tardi al lavoro, devo la vita ad un litigio con mio marito (e così lui a me), che ci ha fatto uscire di casa mezzora dopo al solito orario.”

I suoi colleghi d’ufficio arrivati puntuali al 105esimo piano della torre Uno sono morti in 658. La storia si ferma qui, come se l’undici settembre non fosse stato un punto di svolta per l’umanità, ma un insieme di storie individuali con finali lieti o tragici. Come raccontare l’attentato a Francesco Giuseppe e alla moglie Sofia il 28 giugno 1914 a Sarajevo, senza neppure un accenno alla prima guerra mondiale che ne scaturì e a tutti le conseguenze che si sono sviluppate. Sopravvivere e continuare come sempre, con pagine pubblicitarie, articoli su mecenati dell’arte, set cinematografici dì epoca e un altro bellissimo articolo sul contributo delle donne alla rivoluzione libica.

I servizi fotografici cominciano a pagina 643 con GO East! Foto di Mario Testino, una carrellata del meglio dell’inverno con ambientazione made in CHINA, ed un resoconto sulla Cina di oggi, ottimo, in cui le ragazze cinesi ci confessano che non sono molto diverse da noi e desiderano una borsetta griffata da 5000 dollari piena di loghi carini (Louis Vuitton, il nuovo comunismo capitalista universale). Segue il foto album sulle nozze di Kate Moss, dopo appare anche John Galliano che le sistema lo strascico. Un album di nozze romantico sempre fotografato da Mario Testino.

Diverso l’approccio del New York (Fashion) Magazine (d’ora in poi NYFMag) ci propone articoli molto interessanti e foto artistiche in bianco e nero, scattate in quella terribile giornata di 10 anni fa. E soprattutto ha creato l’enciclopedia del 09/11 – 9/11Encyclopiedia – un centinaio di articoli e foto ordinati dalla A di Abbottabad – pastorale luogo di morte di un genio del terrorismo – alla Z di Zazi, Najibullah – la nuova faccia del terrorismo che verrà? Cioè un integrato pakistano residente a Brooklyn con lavoro e permesso di soggiorno? – dove autori diversi hanno scritto delle voci più disparate: c’è Antrace, Bush, Tortura, ma anche Sex and the city, Kids, con le foto attuali dei bambini evacuati dalla PS150, l’asilo pubblico sotto le torri gemelle. Naturalmente i Pompieri di New York con la seguente statistica: dall’attacco sono stati seguiti dal centro di salute mentale 15700 pompieri, di cui 11000 sono ancora seguiti. Di questi, il 7% (770) ha tuttora disturbi post-traumatici e il 19% (2090) ha problemi di depressione.

C’è anche Stockhausen, Karlheinz – con l’inquietante questione di cosa sia sublime – perché un piano diabolico e luciferino con tali effetti supera in pathos e impatto visivo anche il più geniale un progetto artistico.

Oltre a questo c’è un articolo di Frank Rich, columnist del Times e del New York Time che condivido in pieno. 9/11: un decennio è passato. Il terrorismo ha perso, ma chi ha vinto? Da Bush sono state ereditate alcune posizioni propagandistiche deleterie.
1 – Se non sei con il governo USA, sei pro-terrorismo.
2 – If we don’t need new taxes to fight two wars, wh
y do we need them for anything? Se, cioè, non abbiamo necessità di più tasse per combattere 2 guerre contemporaneamente, perché avremmo bisogno di aumentare le tasse per altre cose?
3 – Se lo dice il presidente è vero! e questo è valso sia per le introvabili armi di distruzione di massa di Saddam, che per lo scandalo Enron, la corporation texana, principale sostenitrice finanziaria di Bush, che aveva garantito una task force anti-speculazioni finanziarie. Quella di oggi è quell’America che ha sostituito il bene comune con la cupidigia rampante perpetrata durante le 2 guerre. Peraltro, la guerra in Afganistan è ancora in corso e sembra senza esito. E il processo di democratizzazione dell’Iraq post Saddam non sta portando i risultati sperati.

Quest’anno, l’uccisione di Osama Bin Laden, il downgrade degli Stati Uniti da parte di “Standard and Poor”, e l’abbattimento (avvenuto il giorno dopo) di un elicottero con la morte di 17 Navy Seals (il numero di vittime americano più alto verificatosi in Afganistan in un solo giorno) hanno definitivamente oscurato l’11 settembre 2001 e portato gli Stati Uniti in un nuovo decennio.

“It has little or no resemblance to the generous and heroic America we glimpsed on 9/11 and the days that followed. Our economy and our politics are broken. We remain in hock to jihadist oil producers as well as to China. Our longest war stretches into an infinite horizon. After watching huge ¬expenditures of American blood and ¬treasure install an Iran-allied “democracy” in a still-fratricidal Iraq, Americans have understandably resumed their holiday from history where it left off, turning their backs on the Arab Spring.”Non c’è che poca o nessuna somiglianza con l’America generosa ed eroica che si è vista l’11 settembre 2001 e nei giorni a seguire. Oggi la politica e l’economia si sono spezzati. Restiamo agganciati al petrolio jihadista e alla Cina. La nostra guerra più lunga sembra prolungarsi all’infinito. Dopo aver guardato inviare copioso sangue e tesori americani per installare una democrazia filo iraniana in un fratricida Iraq, l’America si è presa una vacanza dalla storia girando le spalle alla nuova primavera araba. Quindi il terrorismo ha perso, ma chi ha vinto?

Non la fondazione che dovrebbe inaugurare il Memorial il 12 settembre 2011, di cui mi dicono, non parla nessuno. Non i soldati che continuano a morire, né gli speculatori finanziari, né Obama che perde consensi (in questo articolo di oltre 5 cartelle non viene mai fatto il suo nome.)

Mi vien solo da dire che forse chi continua ad essere in auge decennio dopo decennio, senza perdere mai un colpo, è Karl Lagerfeld, che guida creativamente Chanel dal 1983. Ancora ci stupisce con le sue campagne pubblicitarie, omaggio all’originalità. Questa, molto evidenziata su Vogue America e segnalata nei siti Condè Nast si svolge in una cabina per foto tessera. Bellissima. C’è anche un omaggio a Topolino. Che ci sia crisi, che ci siano tragedie e sconvolgimenti, la moda e le sue stagioni vanno sempre avanti, con crescita di chi ha idee e crisi di chi non le ha.

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Chi lo ha scritto

Marinda

Marina Marinda Flamigni. Donna, con occhiali e rughe d’espressione, sorriso verso il mondo e cervello in fuga da fermo. Mi interessa tutto e non mi intendo specificamente di nulla. Ho lavorato in comunità per tossicodipendenti e ho letto tutto "Infinite Jest". Maneggio male la realtà ma provo a gestirla scrivendoci sopra.

Cosa ne è stato scritto

  1. VALENTINA GARAVINI

    che dire tanto di cappello miss marinDa,era da un pezzo che non leggevo un articolo esauriente e così ben articolato…BRAVISSSSIMA HAI RESO IN TUTTO!!!

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