Italia : Europa = Sud-Italia : Italia

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Volete comprendere il mondo? Le proporzioni sono un utilissimo strumento per farlo. Ad esempio…

11 : 33 = x : 3 (undici sta a trentatre come x sta a tre). Conoscendo il rapporto tra 11 e 33, è possibile ricavare il valore dell’incognita. Il procedimento funziona non solo in matematica, ma anche in tanti settori della società. Un efficace rilevatore delle trasformazioni sociali è il football. Ogni giorno di più, gli amanti di questo sport si interessano, seguono, e addirittura tifano per squadre non più solo italiane, ma anche spagnole, inglesi, tedesche, ecc. Questo atteggiamento rispecchia la accresciuta facilità con cui – grazie alla moneta unica, all’Erasmus e alle compagnie low cost – ci spostiamo fuori dall’Italia: esempio banale: un fine settimana a Parigi o Barcellona equivale a trascorrerlo a Roma o Torino. Anche se non ci sono gli eurobonds e l’unità politica dell’Europa è una chimera, il nostro orizzonte si sta progressivamente spostando dai confini nazionali a quelli europei: ci muoviamo e pensiamo in un nuovo, più grande contesto.

E allora qual è e sarà il ruolo dell’Italia in questo ambito europeo? Ecco che ci vengono in aiuto le proporzioni. Il calcolo è presto fatto: l’Italia sta all’Europa come il Sud Italia sta all’Italia. Rassegniamoci: dentro all’Europa non andremo in bancarotta, ma rimarremo sempre “il Meridione d’Europa”, terra di emigrazione (qualificata) e depressione economica. In altre parole: l’Europa ci salverà dallo sfascio totale (che non le converrebbe), ma – allo stesso tempo – non ci consentirà di raggiungere (semmai ne fossimo capaci) gli standard di qualità di vita delle nazioni nord-europee. Sia perché le nostre libertà di manovra in termini economici saranno sempre più limitate (ad esempio: non possiamo più svalutare la nostra moneta = abbassare i prezzi delle nostre merci per favorire le esportazioni), sia perché a qualunque “Nord” fa comodo l’esistenza di “un Sud” da cui attingere forza-lavoro più o meno disperata, dove andare a buttare rifiuti e dove andare in vacanza a prendere il sole a basso prezzo. Ossia tutto ciò che fa ed ha fatto per 150 anni il Nord Italia con il Sud Italia.

Naturalmente, così come accade nel Sud Italia, anche qui si potrà vivere alla grande, ma quasi esclusivamente avendo dei privilegi che significheranno anche “solo” un posto fisso, una casa di proprietà e dei genitori alle spalle. Altrimenti saranno catzi: sarà difficile trovare un lavoro soddisfacente, usufruire di servizi veramente funzionanti ed avere eque e reali opportunità di crescita sociale e personale. Perché nessuno investirà qui con autentica fiducia, perché diverremo ancora di più terra di conquista economica e culturale e perché, soprattutto, essendo più semplice muoversi, molti dei migliori se ne andranno. Non so se qualche prestigiosa università americana abbia già pubblicato un studio, ma sarà come avere dei topolini in una piccola gabbia con del formaggio: se ad un certo punto si apre una porticina e diventa disponibile uno spazio più grande dove si trova del formaggio più buono ed abbondante, sarà normale che i topolini abbandonino la loro casa iniziale per spostarsi dove possono trovare risorse migliori e più copiose [clicca qui per l'articolo de L'11 sui ricercatori all'estero].

Quindi la scelta, obbligata o meno, è chiara: se volete soddisfare ambizioni professionali e avere un lavoro dignitoso, se considerate essenziale il rispetto delle regole, se non potete fare a meno di servizi efficienti e istituzioni decenti, allora dovete lasciare l’Italia. Che non significa emigrare con le valigie chiuse con lo spago e le pezze al culo come cent’anni fa, bensì andare a vivere in un altro luogo del “contesto europeo”. Ci sono Skype, i celluari, internet, Facebook e Ryanair: potrete mantenere contatti con amici, famiglia e paese d’origine. Ovviamente non avrete il cappuccino sotto casa, le cene di pesce sul mare e il naturale piacere di stare a casa propria.

Rimanere qui, nel “nuovo Sud”, “ai margini dell’Impero”, vorrà dire arrabattarsi nel peggiore dei casi oppure – come detto sopra – grazie a piccoli e grandi privilegi, godersi gli indubbi piaceri che offre e offrirà la vita in Italia. Ma quello che attende l’Italia è un futuro al ribasso, rispetto alle speranze, rispetto alle potenzialità inespresse e ormai inesprimibili. Poi, certo, ci saranno oasi di efficienza, micro-cosmi di qualità, nicchie di eccellenza, ma si tratterà del risultato di incontri tra persone speciali, di contingenze particolari, di singolarità interstellari e non di un “metodo”, di un contesto atto a favorire e stimolare il lavoro ben fatto, le nuove idee, i giovani meritevoli. Qui si dovrà nuotare controcorrente, perché lasciarsi trasportare significherà galleggiare nella mediocrità. Se tutto questo non lo sopportate o non avete neanche un salvagente, allora telefonate alla mamma e ditele che non sarete a pranzo da lei tutte le domeniche, perché state andando a vivere altrove, dove vi saranno concesse opportunità e condizioni di vita che qui saranno sempre più rare.

Ma l’aspetto più inquietante (!) della vicenda è e sarà anche il declino del football italico (peraltro già in atto come dimostrano le classifiche internazionali), ancora una volta specchio e riflesso dei mutamenti della società. Confrontandosi e competendo sempre più in un ambito europeo, proprio come l’Italia tutta, anche le squadre di football italiano perderanno posizioni rispetto alle inglesi, spagnole, ma anche tedesche e francesi. Perché anche il football è vincente se sostenuto dai soldi, da società solide e da imprenditori capaci e, sempre più, anche da una sana cultura sportiva che non significa andare allo stadio a sbranarsi. Così come la stragrande maggioranza degli scudetti è stata vinta da squadre del Nord-Italia, le prossime competizioni europee saranno sempre più appannaggio di formazioni di nazioni dove si ritroveranno le suddette condizioni. Tornando alle proporzioni: il Milan (o l’Inter) sta all’Europa come il Napoli (o la Roma) sta all’Italia. Quindi, anche per quanto riguarda il football, se vorrete avere frequenti gioie dalla vostra squadra del cuore nelle competizioni che conteranno (ossia quelle europee), vi conviene scegliervene una estera. Rimanendo fedeli ad una italiana, beh, dovrete soffrire di più…poi certo anche il Napoli o la Roma ogni tanto vincono lo scudetto…

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