Il regno della menzogna

1
Share on Facebook0Tweet about this on TwitterShare on Google+0Share on LinkedIn0Email this to someone

Il 25 luglio si è svolto a Roma, in un’aula dell’Hotel Ergife, un test preselettivo organizzato dalla Regione Lazio, per il “concorso pubblico…

…per  esami, per la copertura di n. 40 posti, a tempo pieno ed indeterminato, di cui il 50% riservato al personale interno, di Assistente Area Amministrativa (cat. C – pos.econ. C1), nel ruolo del personale della Giunta Regionale”.

Prima dell’inizio del test un uomo che parlava al microfono ha ripetuto più volte le regole che disciplinavano il corretto svolgimento dell’esame e ribadito l’assoluta chiarezza dell’esito, che non sarebbe stato incline a nessun tipo di sospetto. Con grintosa proditorietà, senza che nessuno glielo avesse chiesto, ha continuato a sostenere che i risultati della prova sarebbero stati resi disponibili il giorno dopo, 26 luglio 2011, e solo per una suprema ragione.

La trasparenza. L’uomo salmodiava al microfono che, proprio in virtù della massima trasparenza, si era deciso di rendere pubblico l’esito del suddetto concorso già il giorno successivo alla prova e, all’indomani, invitava i partecipanti a recarsi in una sala della Regione per assistere in diretta alla verifica elettronica dei testi. L’uomo, che non si sa se fosse un dipendente della Regione o della Praxi, la società a cui è stato appaltato il concorso – sì, perché gli Enti, come le municipalizzate o le società a maggioranza di capitali pubblici, ormai appaltano anche la fornitura della carta igienica – batteva il tasto sulla propria rettitudine per sottolineare l’agognata voglia di trasparenza che costituiva l’architrave dell’onorabilità del concorso, della Regione, della Praxi.

L’immediato riscontro avrebbe dovuto essere, così, matrice e garanzia di trasparenza. (Come si sarà capito l’uomo ha stordito l’uditorio decine e decine di volte con la parola trasparenza, servendosi di un ritmo marziale e puntuto). Dopo due soli giorni, il quadro è cambiato. Così è apparso il 27 luglio 2011 sul sito della Regione Lazio: “gli elenchi provvisori dei candidati esterni ed interni ammessi alle prove scritte apparsi alle ore 23:00 circa del 26 luglio 2011 sul sito della Regione – Sezione Concorsi – sono stati rimossi alle ore 23.55 del medesimo giorno in quanto sono state avviate delle verifiche sulla legittimità formale e sostanziale della procedura a seguito di numerosissime segnalazioni, pervenute alla Regione, di presunte irregolarità durante lo svolgimento della prova e della incidenza dell’incendio verificatosi presso la stazione di Roma –Tiburtina che avrebbe comportato un diffuso, oggettivo e legittimo impedimento alla regolare partecipazione alla prova di molti candidati. L’esito delle verifiche suddette sarà oggetto di successiva comunicazione”. Per usare un eufemismo, qualche dubbio è stato naturale che si insinuasse… almeno sette.

Primo: non si può esporre un risultato di un concorso pubblico per poi ritirarlo arbitrariamente. Sarebbe come affiggere le pagelle scolastiche per un’ora scarsa e poi lasciare nel dilemma un migliaio di alunni – nel caso del concorso in questione più di tremila candidati. Si pensi a quale credibilità avrebbe una scuola pubblica se facesse un’azione del genere.
Secondo: perché i risultati sono apparsi alle ore 23? Curioso che i risultati, che dovevano essere disponibili già dalla mattina, essendo elaborati da un lettore ottico e quindi automatici e rapidi, siano stati esposti sul sito in un orario dove si presuppone che nessuno vi acceda. Alle 23 chiunque preferisce fare altro che cercare di capire se il concorso a cui ha partecipato ha avuto un buono o un cattivo esito. In più, cosa è successo dalle 23 alle 23 e 55? È possibile che in 55 minuti sia occorsa un’epifania, cioè sia stato palese che fossero arrivate tante segnalazioni di irregolarità da indurre i responsabili a ritirare i risultati dal sito? Non era già evidente alle ore 23?
Terzo: anche laddove ci fossero stati dei ricorsi, non pare credibile che in 24 ore siano arrivate le numerose notifiche. Solo un ammontare straordinario di ricorsi potrebbe in parte giustificare la decisione, del tutto arbitraria, di impedire la visione dei risultati.
Quarto: perché nella giornata del 26 luglio l’URP, ufficio di relazioni col pubblico della Regione Lazio, rispondeva alle numerose telefonate che non si sapeva quando sarebbero apparsi i risultati e che, con tutta probabilità, sarebbero stati resi visibili il 27 luglio? Inoltre nessuno dell’URP risulta abbia menzionato al riguardo le possibili “verifiche sulla legittimità formale e sostanziale della procedura a seguito di numerosissime segnalazioni, pervenute alla Regione, di presunte irregolarità durante lo svolgimento della prova e della incidenza dell’incendio verificatosi presso la stazione di Roma –Tiburtina che avrebbe comportato un diffuso, oggettivo e legittimo impedimento alla regolare partecipazione alla prova di molti candidati”.
Quinto: è risibile bloccare il concorso perché ci sono stati disagi con la Roma-Tiburtina. La stazione Tiburtina si trova da tutt’altra parte di Roma, chi veniva da fuori, nove su dieci, è arrivato alla stazione di Roma Termini e per raggiungere l’Aurelia, la strada che ospita l‘Hotel Ergife, l’unico ostacolo è rappresentato dall’endemico problema di traffico, poiché non si lambisce neanche per sbaglio la stazione Tiburtina. Il test, poi, non è cominciato alle 8 come previsto, ma alle ore 11 e 10 circa, pertanto anche chi avesse trovato alcune difficoltà dovute alla Tiburtina avrebbe avuto tutto il tempo per giungere all’Ergife. L’entrata alla sala dell’albergo è avvenuta alle 10 e mezza, perciò quale problema può avere avuto un ritardatario? C’è da aggiungere che le persone arrivate anche appena prima dell’inizio del concorso sono state ammesse regolarmente, quindi non è credibile la tesi del diffuso, oggettivo e legittimo impedimento. (ovviamente chi scrive ha verificato le notizie ed è in grado di portare testimoni e partecipanti del concorso).
Sesto: anche laddove ci siano irregolarità, al limite si dovrebbero far uscire i risultati per poi bloccare l’effettività dell’esito essendoci alcuni ricorsi in atto. Non è un modo poco corretto di procedere?
Settimo: non sembra doveroso alla Regione Lazio fornire dei dettagli di chiarezza in più riguardo alle irregolarità segnalate, e sopratutto non converrebbe alla Regione medesima stabilire una data sicura per l’esposizione dei risultati definendo così un minimo di certezza del giudizio? Quali sono queste numerosissime segnalazioni, pervenute alla Regione, di presunte irregolarità, di che genere di irregolarità si parla, e, se ci sono ricorsi ad organi di giustizia amministrativa, di cosa si tratta? Ad ogni modo rinviare ad libitum altre comunicazioni sembra un modo per derubricare il problema a data da destinarsi in attesa che calmi la buriana, con il risultato certo che la trasparenza, la chiarezza spariscono desolatamente.

Dopo un paio di giorni dallo svolgimento del test preselettivo, svariati forum sulla Rete e il Fatto Quotidiano si occupano della vicenda, raccontando di come le graduatorie siano saltate all’occhio di un qualche internauta che le ha messe sulla Rete. Dalla lettura di esse si evince come i 62 vincitori esterni abbiano totalizzato un punteggio più alto di quelli interni, i quali giocoforza dovrebbero essere più avvezzi alle materie trattate nel test preselettivo, in più, come al solito, la quota di omonimie tra i primi classificati degli esterni e alcuni dipendenti della Regione è alta, e guarda caso nei primi dieci della graduatoria ci sono ben due fratelli e due sorelle. Due famiglie molto felici se non fosse che uno dei loro figli ha 19 anni e, avendo totalizzato il massimo del punteggio, conosce alla perfezione “Ordinamento contabile degli enti locali”, “Normativa relativa al rapporto di lavoro con le pubbliche amministrazioni”, “Organizzazioni della regione Lazio” etc. Materie specifiche che qualsiasi manuale di preparazione ai test di selezione può rendere meno ostiche ma non certo fare in modo che un semplice diplomato ottenga il massimo dei voti – ormai è di uso comune che, insieme a qualsiasi bando che un ente propone, esca dopo qualche mese il relativo tomo per prepararsi alle prove; per esempio, nel Lazio, a portarsi a casa il bottino è quasi sempre la Casa editrice edizioni Simone specializzata in materie giuridico – economiche e avvezza al sincronico tempismo ogni qualvolta un Ente, statale, regionale, provinciale o qualsivoglia, sia in procinto di organizzare un test. In più coloro che hanno comprato il manuale della Simone, a dir la verità pochi considerato il prezzo, sostengono che nel testo non vi fosse traccia di nessuna delle domande che poi effettivamente hanno costituito il test. Ma, magari, il diciannovenne è molto brillante!

Dopo qualche giorno, ad agosto inoltrato, la Regione Lazio ha pubblicato sul suo sito la “Determinazione n.A8494 del 12.08.2011: ‘Annullamento Determinazione A2282 del 18.03.2011”, un documento scritto in un satanico linguaggio burocratico – bizantino con cui si annulla il concorso non per evidenti irregolarità ma per nascondere le medesime. Infatti, ufficialmente, la Regione annulla non già l’esito del concorso ma il bando di esso poiché i risultati di un test preselettivo non possono uscire per gli interni che verrebbero favoriti ab origine (!?). Il bando per iscriversi al concorso è uscito il 18 marzo del 2011 e, solo dopo che si è svolto il test preselettivo, la Regione, richiamandosi all’’art. 21 nonies della Legge 241 del 7 agosto 1990, si ricorda che i risultati di un test preselettivo non possono essere resi visibili per i partecipanti interni poiché ciò è illegittimo. La legge, che regola il procedimento amministrativo in generale, nel caso specifico si traduce materialmente in un annullamento d’ufficio. Per quale motivo questa legge sia stata applicata Dio solo lo sa, o forse la ragione è conosciuta da un nutrito stuolo di “giuristi” di un qualche ufficio della Regione che hanno cercato di mascherare l’ennesimo scandalo dei nostri enti.

Cosa è accaduto? Per il diritto amministrativo un eccesso di potere, per la vulgata comune: è stata trovata una ragione valida per un problema inesistente, come se uno venisse accusato di aver rubato due mele e rispondesse che le mele sono molto nutrienti per l’organismo. Naturale che lo sono, ma cosa c’entra con il fatto di averle rubate? Ma questi, come ovvio che sia, sono solo dubbi insinuanti. Trattasi di dubbio insinuante pensare che, per non dover ammettere che il test è stato manomesso e che questo trucco è stato scoperto, l’ente si sia appellato agli infiniti garbugli della legge? Tuttavia, dopo che tutto è stato bloccato, sembrerebbe conseguente che avvenga la restituzione dei cinque euro e quaranta che i partecipanti del concorso hanno versato alla Regione Lazio, e che moltiplicati per tremila – numero arrotondato per difetto – sono la bellezza di 16200 euro, circa lo stipendio medio annuo di un italiano, milletrecentocinquanta euro al mese. Eppure conseguente non è, dal momento che la legge può essere usata ad uso e consumo di chi sappia maneggiarla con dovizia diabolica. E il diavolo sta sempre nei dettagli, così come nascondere la sostanza che sorregge la giustizia, cosa ben diversa dalla legge.

Nel frattempo Renata Polverini, presidente della Regione Lazio, saltabeccava tra una sagra del peperoncino di Rieti, una gita a Capalbio e una mummia di Santa Rosa, la festa patronale di Viterbo, con un intramezzo nefasto: il piano Casa, l’effige finale e cementizia sui devastati territori laziali.

Share on Facebook0Tweet about this on TwitterShare on Google+0Share on LinkedIn0Email this to someone
Metti "Mi piace" alla nostra pagina Facebook e ricevi tutti gli aggiornamenti de L'Undici: clicca qui!

Chi lo ha scritto

Jeremy Bentham

Jeremy Bentham (pseudonimo di Bernardo Bassoli), 33 anni, nato a Roma il 5-12-1980, vive la sua infanzia e e la sua adolescenza nella vicina Latina, terra di paludi e di gomorre. Si laurea discutendo una tesi di semiotica sul semiologo Christian Metz (suicidatosi per aver studiato troppo) e da lì comprende quanto la sua mente sia contorta. Fino ad ora le città nelle quali ha vissuto sono cinque: Latina, Roma, Londra, Milano e Berlino. Al momento lavora come traduttore di testi; il suo sogno è di vivere a New York o a Boston, solo perché lì ci sono i Celtics, oppure in Giamaica oppure, ancora, nell’Africa Nera ("ma non sono Veltroni!").

Cosa ne è stato scritto

Perché non lasci qualcosa di scritto?