Il Pardo di Locarno

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Finalmente sono andato al Festival internazionale del film di Locarno, seguendo le orme e i consigli de L’Undici [clicca qui per leggere l’articolo del “veterano” Gigi che presenta il Festival.

Però! E’ proprio un Festival particolare quello di Locarno: semplicemente perché è un festival democratico. Niente formalità, niente sbarramenti alle conferenze stampa, niente di niente anche quando ci si avvicina ad attori e registi, mentre in altri festival spuntano come funghi quei “macigni” della sicurezza, sempre vestiti di nero, che per la loro stazza sembrano proprio degli armadi istoriati perché, se notate, in qualche parte del loro corpo, hanno sempre qualche tatuaggio “esotico”. State sicuri che vi impediranno qualsiasi incontro ravvicinato con i vip (very important person, NdR).

Così è a Venezia, così è a Cannes e forse sarà così anche a Roma dove vorremmo andare con gli amici che hanno vissuto con me e la mia compagna questa prima esperienza a Locarno, dove se vuoi vedere o ascoltare un regista, un attore, uno sceneggiatore che parlano del loro film, non ci sono problemi. Vai nel luogo deputato, ti siedi e puoi fare anche domande, pur non avendo al collo quello speciale “ornamento” che è il mitico “accredito”,  che rende ai nostri occhi di comuni spettatori, più disinvolti e “di casa” i fortunati che l’hanno. Al comune spettatore, come noi, che va ad un festival del cinema toccano, spesso, file estenuanti per comprare i biglietti cominciando dal mattino di buon ora per finire alla sera  quando devi andare molto tempo prima, in sala o in piazza, per garantirti un posto decente. Infatti in Piazza Grande, il cuore del Festival di Locarno, se vuoi trovare un posto soddisfacente devi andarci almeno due ore prima.

E’ bella questa esperienza della Piazza Grande perché – mentre attendi che inizi lo spettacolo – nella luce del tramonto che inonda la piazza, ci si può rilassare, leggere un libro o un giornale e prima o poi ti capita di conversare con chi ti siede accanto, indipendentemente dal suo rango, perché i posti non sono numerati e la promiscuità sociale e culturale è garantita. Nota dolente di quest’anno, che per noi era il primo, è stato “il trauma” del costo elevato dei  biglietti, effetto della situazione economica mondiale, che in Piazza Grande (ottomila posti) costavano 32 Franchi Svizzeri, quasi 32 euro!

Locarno è un Festival democratico anche perché dopo la fine di una proiezione, abbiamo avuto la possibilità, solo per il fatto di aver comprato il biglietto di quel film, di essere invitati, a fianco degli attori e del regista, ad un cocktail di quelli veri , dove praticamente riesci a “sfamarti” e a conversare sul film. Una grande fortuna questa, dal momento che il più delle volte ai festival non si mangia perché se un film finisce alle 20.30 e l’altro comincia alle 21 bisogna correre come il Leopardo del Festival di Locarno, anzi il “Pardo” come lo chiamano qui, per arrivare in tempo e trovare il solito posto decente. Insomma a Locarno, a parte quello che costa qualsiasi cosa, si respira in tutti sensi una bella aria, non solo quella del Lago Maggiore (su cui s’affaccia Locarno, NdR), ma anche quella che aleggia intorno agli eventi.

Abbiamo avuto anche l’occasione di incontrare Claudia Cardinale alla quale è stato consegnato il Pardo d’Oro alla carriera. Al termine della sua conferenza stampa ha firmato, senza risparmiarsi, decine e decine di autografi. Noi la guardavamo ammirati condividendo un pensiero comune: è ancora bella, non è “rifatta” e il sorriso è sempre lo stesso. Alla fine mentre stava firmando gli ultimi autografi, ho deciso anch’io di chiedergliene uno, cosa che non ho mai fatto. E mentre firmava non ho potuto fare a meno di dirle che per me lei era sempre “La ragazza con la valigia”, quella che avevo visto giovanissimo alla stazione di Rimini mentre  girava le scene del film di Zurlini.
“Come me li ricordo bene quei giorni a Rimini, che è poi la città di Federico Fellini” mi ha detto . “Sarà proprio per questo che noi, venuti qui da Rimini, siamo grandi appassionati del cinema”. L’ho salutata con una stretta di mano come se l’avessi conosciuta da sempre. E lei un gran sorriso. Grande Claudia!

Gli amici erano rimasti stupiti da quel colloquio quasi confidenziale, molto spontaneo e non avendo potuto ascoltare quanto ci eravamo detti mi hanno chiesto come mai quella confidenza fra noi due. Ho voluto creare una certa suspence dicendo loro che erano cose fra di noi. Ma poi alla fine ho raccontato loro cosa ci eravamo detti. A Locarno succedono anche di queste cose, come a noi semplici spettatori.

I film che abbiamo visto? Non male. Siamo rimasti abbastanza contenti e soddisfatti. Film che sicuramente non vedremo nei circuiti normali e questa, per noi che siamo stati a Locarno, è una bella soddisfazione che compensa le difficoltà e i sacrifici. Non mi dispiacerebbe tornarci il prossimo anno, sempre che il franco svizzero valga molto meno del nostro ondivago e inquieto euro.

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