Ha letto con Solph

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La trama del libro in poche righe e per il resto i miei pensieri. Lo so, lo fa già Nick Hornby, ma lui non dà i voti.

“La vita finanziaria dei poeti” di Jess Walter, voto: 7/10
America dei giorni nostri, il protagonista lascia un lavoro certo, ma brutto per uno incerto, ma affascinante. Il giochino non funziona e tutto va a rotoli, famiglia inclusa. Pensa allora che esista un modo per fare soldi facili… ma non è così.

Io lavoro nel settore finanziario e questo mi porta ad avere alcuni problemi con le persone. Gli argomenti trattati dal mio lavoro fanno ribrezzo a molta gente. Molti, specialmente le ragazze, tra le quali includo anche mia moglie, quando inizio a descrivere il mio lavoro fanno delle facce bruttissime.

La gente purtroppo non capisce che la finanza può essere fonte di grande ispirazione e di insegnamenti. Prendiamo ad esempio le due regole base della finanza:
- un dollaro oggi vale più di un dollaro domani;
- le macchine per fare soldi facili non esistono e se esistessero non verrebbero a proporle a te.
Basterebbero queste due semplici regole per vivere una vita più serena e consapevole. La vita stessa delle aziende e dei prodotti è simile a quella di noi esseri viventi: la nascita, a volte difficoltosa, la crescita forte e piena di speranze, la maturazione, il periodo delle scelte vere e poi il declino o il rilancio.

Ad esempio i business plans che io preparo per le mie aziende sono molto affini alle promesse di settembre che ognuno di noi si fa al ritorno dalle vacanze. Proprio ieri sera mi chiedevo ad esempio: “Considerando il numero di amici fidati che “spinellano”, il loro consumo medio e un prezzo di vendita media di 10 € al grammo, quante piante di marijuana potrei piantare senza incorrere in problemi con la legge e quanti soldi potrei ricavarne al netto del tempo impiegato per la semina, la raccolta e l’asciugatura?”.

“Alla fine di un giorno noioso” di Massimo Carlotto, voto:6/10
Italia del nord di oggi e speriamo non di domani, lui è un pezzo di merda con un passato non pulito e gran gusto per il cibo. Gestisce un locale di moda e delle escorts con un occhio di riguardo per il politico di turno. Prova a fregare e rimane fregato. Poi li rifrega. Nessun personaggio positivo trovato.

Ora capisco cacchio! Ora mi è chiaro perché ultimamente intorno a me, specialmente a Rimini, ci sono un sacco di attività, perlopiù bar e ristoranti sui quali campeggia la scritta “Nuova Gestione”. Sono loro! Sono quelli della camorra! Ecco come fanno: si presentano da un ristoratore della Riviera con una offerta di acquisto dell’attività, l’offerta non è spropositata ma è in contanti e il ristoratore vende.

La prima cosa che i nuovi proprietari fanno è chiamare tutti i fornitori abituali del locale rilevato e informarli che non hanno più bisogno di loro. Poi assumono un po’ di amici e iniziano a fare degli scontrini come se piovesse, anche se i clienti non ci vanno, anche se non ci va più nessuno. Per cui un bar che prima faceva 300 euro al giorno oggi ne fa 1.500, e gli acquisti dei prodotti da bar vengono fatti da società legate al mondo della camorra per 1.300 euro. In sintesi in una settimana il bar pulisce soldi per 2.800 euro più lo stipendio dei dipendenti. Costo dell’operazione? Le tasse da pagare per gli scontrini fatti al netto degli acquisti. ‘sti stronzi. D’ora in poi il caffè lo prendo solo al bar della signora Elvira, che fa cagare, ma almeno è pulito.

Eureka Street – di McLiam Wilson Robert, voto:7/10
Belfast inizio anni ’90. Un gruppo di amici si trova alla soglia dei trent’anni a dover fare delle scelte di vita in una città in cui la vita ha un valore relativo. L’ironia è la salvezza e le donne una condanna.

Mi sono sempre chiesto come è la vita reale nei “paesi in guerra”. Me lo chiedo perché, stando a quello che ci raccontano i mezzi di informazione, quando in un paese c’è la guerra “tutti” fanno la guerra. Belfast era uno di questi luoghi, un paese dove nel mio immaginario ogni domenica era una bloody sunday (lo so che è successo a Derry, era per far passare il concetto), dove tutti erano o terroristi o vittime. Invece c’era vita su Marte e a volte pure divertente. [clicca qui per leggere l'articolo de L'Undici di luglio '11 sui disordini a Belfast]

E’ come per le guide della Lonely Planet: a seguire con attenzione tutte le raccomandazioni sulla sicurezza che fanno, dovrei soggiornare solo in villaggio turistico nei pressi di Olbia, facendo sempre attenzione a quei pericolosissimi contadini sardi che vivono nell’interno. Ah, geniale l’idea dei vibratori e memorabile la frase: “in alcuni pub di Belfast entri che hai 18 anni e ne esci che ne hai 30 suonati”.

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Chi lo ha scritto

solph

E' nato il settesettembresettantaquattro. I suoi più grandi rammarichi sono: non aver senso del ritmo, non saper suonare neppure uno strumento musicale, non conoscere il dialetto romagnolo e non essere Jumpi.

Le sue più grandi soddisfazioni sono: non essere Jumpi e la turgidezza dei suoi capezzoli.

Scrive sull’11 perché il 10 e il 12 erano già pieni. 

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