Partigianismo di ritorno

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Fine luglio 2011, la solita fugace occhiata alla home-page di repubblica.it. Quarantaduesimo editoriale (in 60 giorni) del direttore Ezio Mauro (combinare a piacere): “Il premier  /Berlusconi/Il capo del governo/Il primo ministro/…” “deve/è costretto a/non può fare altro che/…” “dimettersi/confessare le malefatte/andarsene/…”.
Una eterna, ridicola, chiamata alle armi in vista del cambiamento epocale sempre sul punto di succedere ma che non accadrà mai.
Magari questa grande crisi economica ci libererà della feccia. Ma anche no.

Penso che questi giornalisti siano parte fondamentale del problema. Semplicemente non si rendono conto di quanto siano ridicoli a ripetere da almeno dieci anni la stessa baggianata. Alcuni giornalisti sono davvero delle degne persone, ma si rendono ridicoli. Quelli che non sono ridicoli, sono complici attivi, parassiti.

 

Generalizzando, forse gran parte della classe dirigente italiana è complice e attiva fattrice della situazione attuale. Il giornalista pagato dai servizi segreti per carpire informazione agli intervistati, quello che minaccia la presidente di Confindustria o quello che fa campagne di fango contro gli avversari del suo padrone o contro le pensioni dei poveri cristi, dimenticandosi di godere, lavorando, di una ricchissima super-pensione d’oro. I membri di Confindustria, tutti, che hanno spostato le produzioni in paesi lontani e spostato i capitali in progetti finanziari. Quelli che discutono delle “inefficienze del sistema-paese”. Il/la sindacalista anti-lavoratori che creano legioni di lavoratori anti-sindacati. Il magistrato intrallazzatore e corrotto mandato in galera dal parlamento.

Insomma, l’ ennesimo articolo che grida allo scandalo di un presidente del consiglio criminale e puttaniere non serve neanche per incartarci il fish and chips. I professionisti dello stracciarsi le vesti hanno stancato.
Questo paese è morto, si è ucciso senza che se ne sia accorto e non sarà un nano in meno a cambiare le cose.
Come la gallina che ancora cammina dopo che le hanno tagliato la testa, gira a vuoto.
Però.

Però stavolta c’è qualcosa di concreto, davvero si iniza a respirare “aria di fine regime”.  Come al solito, quest’aria viene soffiata dall’unica cosa che fa veramente cambiare le cose, il denaro. È superfluo anche solo ricapitolare cosa sia successo all’economia mondiale durante le ultime settimane. Uno shock che porterà profonde conseguenze nella vita quotidiana di tutti.
Anche in Italia, quindi, si stanno preparando sconvoglimenti, rotture, persino rivoluzioni, importate. Quindi, si ricomincia…”Dal male può nascere il bene.” “Non tutto il male viene per nuocere.” “Crisi = opportunità.” Luoghi comuni che animano piú generazioni di italiani di minoranza, li scuotono dalla loro depressione multidecennale e li animano ad una nuova illusione.

Qualcosa di simile a quello che accadde dopo l’ esautorazione del cavalier B. Possiamo però guardare piú in là.
Come sarà il piazzale Loreto del 2011? Chi ci sarà?
Sicuramente non le nuove generazioni, con il cervello spappolato dalla playstation, Facebook, l’occhiale da sole griffato o il corso di campana tibetana. Qualche piccolo disadattato ci sarà sicuro, ma non saranno i giovani quelli in prima fila, i veri animatori della onda anti-regime. Non lo sono stati neppure nelle oceaniche manifestazioni degli ultimi 20 anni. Il paese è vecchio fisicamente e mentalmente, e anche le rivoluzioni le dovranno fare persone molto piú avanti negli anni del normale.

Sicuramente ci saranno quelli che sempre sono stati in piazza, fino a diciamo Genova 2001 in Italia, che ci credevano veramente. Giovani scampati ai terribili anni ’80, quando si celebrò il suicidio collettivo italico. Saranno incazzatissimi. Hanno visto abbastanza passato per vedere che il presente è di gran lunga peggiore. Cresciuti negli anni post-ideologici, erano pronti ad un laico ed efficace impegno in una società svecchiata dai parassiti italici, dai bavosi democristiani e dai paleolitici comunisti. Ma in pochi anni capirono l’impossibilità dei loro progetti e la vera natura della penisola e dei suoi abitanti. Venti anni di Berlusconi si sono fatti. Alcuni ritroveranno le energie e le spinte ideali di un tempo, altri parteciperanno attivamente al deturpamento del cadavere del duce-nano anche solo per fare finire la loro storia politica, consapevoli dell’impossibilità di un nuovo inizio.

Ma i piú incazzati saranno altri, quelli che hanno pure visto almeno due governi Andreotti, e in quaranta anni la loro unica consolazione è stata vedere Craxi morire ad Hammamet. Partigiani di ritorno. Queste moltitudini, ingrassate ovviamente dalla grande partecipazione dei saltatori-sul-carro-del-vincitore (disciplina non olimpica), sciameranno in piazzale Loreto con la bava alla bocca d’ordinanza, investiti dal fato dall’oppurtunità di potere finalmente “cambiare le cose”, “dare una regolata” a questo disgraziato paese. Alcuni già si immaginano impegnati in un lavoro certosino di eliminazione, certamente non fisica, di tutti i servi del regime. Per appendere le varie Clarette Petacci (una volta tanto, con la gonna all’insú dopo averla portata all’ingiú tutta la vita) pare si dovrà noleggiare il ponte di Brooklyn.

I partigiani di ritorno faranno insomma quello che non fecero i veri partigiani.  A differenza dei comunisti, azionisti e mettiamoci anche quei tre cattolici che passavano di lí all’epoca, questi partigiani di ritorno saranno impegnati a disinfestare, su larga scala, la popolazione italica dai promotori del fascismo. Con azioni sistematiche, purgheranno il paese riempiendo le patrie galere, per non lasciare traccia di chi portò il paese alla rovina. Impietosamente e silenziosamente, come in Germania.
Si impegneranno a fare giustizia insomma, senza vendette.

Eppure…eppure se ci si concentra bene su questo scenario e sul materiale umano scalpitante in attesa di prendere il posto dei criminali che hanno rovinato un paese, ebbene se ci si sforza un po’, guardando con attenzione a questo orizzonte forse davvero non remoto, ecco che si può iniziare a distinguere….cosa è? Un tavolo?! Focalizziamo meglio…sí!
Un tavolo! Con delle sedie intorno, poche a dire la verità. Ma cosa c’è sul tavolo?…non ci si crede! Sí sí, davvero!
È proprio cosí, il tavolo è apparecchiato e ci sono anche delle vettovaglie. Cosa?

Tarallucci e vino, è naturale!

Altro che cambiamenti, giustizia, ostracismo dalla vita politica dei personaggi impresentabili che stanno governando attualmente. A ben pensarci è già successo, tutte gli “sconvolgimenti” nello stivale sono finite con quel semplice menú, taralli e vino rosso. Insomma, delle supposte rivoluzioni sono rimaste solo le supposte.

 

Per esempio, già dopo la seconda guerra mondiale, il 22 Giugno 1946, solo 3 anni dopo il gran consiglio del fascismo che esautorò Mussolini, Togliatti – allora ministro di grazia (poca) e giustizia (nessuna) – propose l’amnistia per i reati comuni e politici, compresi quelli di collaborazionismo con il nemico e reati annessi ivi compreso il concorso in omicidio. Inutile dire che la norma fu intesa e applicata in maniera molto piú estensiva, per proteggere la classe politica fascista e i suoi scagnozzi.

Il 7 Febbraio 1948, un promettente giovane politico, Giulio Andreotti propose e fece approvare un decreto con cui si estinguevano i giudizi ancora pendenti dopo l’amnistia del 1946. Il 18 settembre 1953 si approvò un ulteriore indulto per i tutti i reati politici commessi entro il 18 giugno 1948, compresi i reati commessi nel secondo dopoguerra italiano e il 4 giugno 1966, casomai si fosse dimenticato qualcuno, vi fu una ulteriore amnistia.

In questi giorni, abbiamo detto, forse tutto sta ricominciando. La storia mai si ripete, non vedremo gli americani lanciare le caramelle e monetine dai carri-armati. Forse saranno i cinesi a lanciare qualche renminbi dalle loro limousine. Ma non è andata bene quando ci provarono i veri partigiani a cambiare l’Italia, figurarsi se un manipolo di attempati benintenzionati partigiani di ritorno potranno farlo.

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Chi lo ha scritto

giorgio marincola

Giorgio Marincola è/è stato, in ordine sparso: fisico teorico, diplomato in sandwich-making al 67, Pret-a-Manger, Tottenham court road, "no-global" ante-litteram con le mani bianche a Genova 2001,  Ph. D., campione paesano di calcio "a portine", ricercatore alla University College London (a pochi metri da Tottenham Ct. Rd.), rifugista-capo-sguattero al Calvi, professore universitario associato, programmatore HPC e Android, ballerino di lindy hop, ingegnere di sistema, scarso chitarrista e scialpinista in lento miglioramento. Vive/ha vissuto diversi anni in tre-quattro paesi europei e a Londra. Si esprime fluentemente in 4 lingue e un dialetto, tipicamente a due a due. È tra i fondatori de L'Undici.

7 commentiCosa ne è stato scritto

  1. Alessandro

    E’ tutto vero, purtroppo l’unica cosa in grado di fare l’opposizione è cercare di mandare a casa Berlusconi. Ma il problema non è solo lui. Ci vorrebbe una rivoluzione ma, come dice l’articolo, i giovani sono diventati dei pappamolla cerebrali.

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  2. giorgio marincola

    @Fabrizio: beh, il qualunquismo è una malattia pericolosa ma piuttosto diffusa a tutte le latitudini e età. Il fatto invece che i novelli partigiani italiani sono, per dirla con Max Keefe, cinquantenni con la pancia o la cellulite, la dice lunga su molte cose.

    Comunque, se vuoi scrivere qualcosa tu, mandaci una mail (link Chi Siamo sopra)

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  3. fabrizio

    titolerei il vostro articolo qualunquismo di ritorno. anzi, forse di permanenza, visto che dal dopoguerra non e’ mai andato via. perche’ non scrivete su questo?

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  4. Jeremy Bentham

    La mia paura più grande è che i partigiani di ritorno siano i Bersani e i Montezemolo…e lì sarebbe disastro completo. Sarò catastrofista ma io tifo per il default perché solo da un dramma collettivo può nascere una presa di coscienza collettiva. Vero anche che noi italiani di valori collettivi ne abbiamo ben pochi ma sono ottimista, anzi voglio esserlo. In ogni epoca si diventa uomini in maniera diversa, io voglio diventarlo evitando l’ennesimo Gattopardo italico.

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  5. Max Keefe

    Ma i partigiani di ritorno hanno almeno 50 anni. Molti hanno la pancia o la cellulite. Gli uomini sono quasi tutti calvi e si reggono col viagra. Le donne hanno da badare ai genitori anziani e ai nipotini in arrivo, dato che nessun dà un posto di lavoro a quell’età.
    Non finirà neanche a tarallucci e vino. Al massimo si potrà bestemmiare intorno a un tavolo di formica mentre giochiamo a briscola tra vecchi sdentati. I turisti cinesi ci fotograferanno sorridendo e dicndo tra loro in mandarino “come sono conservati bene questi tipici italiani”.
    L’unica consolazione è neanche francesi, inglese e tedeschi sono immuni da questo scenario.

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