La crisi e la guerra: speculatori vs. Europa

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La scorsa estate, la squadra di football del Saragozza ha comprato il portiere Roberto per 8,6 milioni di Euro. E’ stato il settimo trasferimento più caro dell’anno in Spagna. E allora? Beh, il fatto è che il Saragozza ha 134 milioni di Euro di debiti.

Il portiere non l’ha comprato il Saragozza, bensì un fondo di investimento…In altre parole un’entità finanziaria che maneggia pacchi di soldi ha acquistato Roberto e “lo ha messo a giuocare” nel Saragozza. Il fondo è di fatto proprietario del giuocatore e decide quando venderlo, a quanto venderlo e se venderlo. Secondo voi quanto è libero l’allenatore del Saragozza di far scendere in campo o no questo giuocatore?

Il fatto è che non è solo il Saragozza ad essere indebitato: tutte le squadre di football sono paurosamente indebitate. Anzi, le più forti squadre del mondo (Barcellona, Real Madrid, Manchester United) sono le più indebitate. Il fatto è che non solo le squadre di football sono paurosamente indebitate: gli Stati, le imprese, la banche, tutti, tutto il mondo è paurosamente indebitato. Le più forti economie del mondo sono quelle più indebitate. M’indebito, ergo sum. Più posso indebitarmi, più sono contento, perché solo così posso sperare di mantenere in vita l’economia e tutta la baracca. L’atteggiamento del risparmiatore oculato, di chi non vuole mai indebitarsi, di chi non compra mai nulla se non ha già i soldi in tasca (ossia un comportamento tipicamente italiano) è considerato assolutamente antiquato, negativo, retrogrado (almeno fino ad oggi…): bisogna indebitarsi, è un dovere!

Gli Stati moderni hanno da tempo scelto di finanziare la loro crescita e di finanziarsi in generale contraendo debiti, potendo così evitare d’aumentare le tasse e vivendo al di sopra delle proprie possibilità, ossia tenendo felici i propri cittadini/elettori. Gli Stati Uniti d’America, modello e traino del pianeta, economico e culturale, sono indebitati (solo per ciò che concerne l’amministrazione pubblica, senza contare famiglie, imprese, banche, ecc.) per circa il 100% del loro Prodotto Interno Lordo, cioè della ricchezza che producono. E’ come se uno guadagnasse 1.500 Euro al mese, non avesse un soldo di risparmi ed avesse un debito di 1.500 Euro. E invece di comprarsi una Panda oppure girare in bicicletta, s’indebitasse ancora di più per comprarsi una Mercedes. Il problema – ed è quello che sta accadendo – è quando ti abbassano lo stipendio a 1.400 Euro e invece aumentano gli interessi sui soldi che devi restituire perché la tua banca si fida meno di te e il tuo debito sale a 1.600 Euro….

Chi presta i soldi agli Stati (comprando buoni di stato)? In gran parte banche, fondi d’investimento, enormi entità finanziarie che gestiscono quantità di denaro gigantesche, fuori dalla nostra comprensione, equivalenti a circa l’intera ricchezza prodotta da tutto il mondo in un anno. Quando parliamo di “mercati”, intendiamo riferirci a queste entità finanziarie. Che raramente corrispondono a un qualche altro Stato (la Cina è un esempio), ma molto più spesso sono soggetti transnazionali, guidati da un gruppo molto ristretto di persone, che operano secondo schemi e logiche totalmente utilitaristiche e attraverso meccanismi finanziari in gran parte fuori dalle regole. E speculano. Ossia vendono e comprano sui mercati finanziari guadagnando soldi da queste operazioni.

Queste entità finanziarie stanno divenendo più potenti degli Stati. Perché gli Stati sono paurosamente indebitati con loro. Se tu devi 1.600 Euro alla tua banca e hai uno stipendio di 1.400 Euro, com’è il rapporto tra te e la tua banca? Chi detta le regole? Chi comanda?…E se la tua banca dice che non vuole più prestarti soldi? Oppure vuole interessi più alti per prestarteli? Oppure comincia a chiederti subito indietro i soldi che ti ha prestato? Sono cazzi amari! Ed è proprio quello che sta accadendo: alcuni Stati, tra cui la Repubblica Italiana sono in panico perché “la loro banca”, ossia le entità finanziarie che gli hanno prestato o gli presteranno i soldi, si stanno comportando così o minacciano di farlo.

Di questi tempi, gli Stati sono totalmente impegnati a rimediare i soldi per pagare i propri debiti, anzi, ancora peggio, a trovare qualcuno che gli presti altri soldi. L’alternativa (e in parte sta già succedendo e succederà) è tagliare servizi e stipendi, ma poi il popolo (elettori) s’incazza e quindi è meglio indebitarsi ancora e pensarci domani. In questo scenario, la democrazia non significa più rispondere alle esigenze dei cittadini, quanto alle richieste dei “mercati”. L’urgenza è trovare i soldi, far lavorare normalmente la democrazia è secondario. In altre parole la civiltà democratica è asservita al potere di un numero limitato di entità finanziarie che ne tiene in mano le sorti, perché ne detiene il debito. La qualità di una democrazia oggi non si misura tanto dai risultati politici o dai diritti che garantisce ai propri cittadini, quanto dallo spread, dal giudizio delle agenzie di rating [clicca qui per leggere l'articolo de L'11 a riguardo], ossia da quanto è considerata capace di restituire i soldi ai creditori. Che democrazia è mai questa? La democrazia è tale se il potere è del popolo, ma ormai il potere è nelle mani del “mercato”, ossia dei soggetti finanziari a cui gli Stati devono tonnellate di soldi e a cui continuano a chiedere soldi in prestito.

E cosa fai se hai un pacco di debiti e non riesci più a trovare i soldi per mangiare o a convincere la banca che te ne presti ancora, ma hai una Mercedes in garage? Vendi la Mercedes, magari proprio alla banca…e poi vendi il televisore, poi l’orologio e poi addirittura la casa…Quando si dice che la Grecia dovrà vendere il Partenone per pagare i propri debiti, si esagera un po’, ma non tantissimo. Forse non sarà il Partenone, ma probabilmente aeroporti, porti, imprese, banche, autostrade, ospedali, ecc. in sostanza lo scheletro stesso dello Stato, ciò che lo definisce e ne determina l’esistenza stessa in quanto tale. E a chi venderà questi “gioielli di famiglia”? Ai suoi debitori, ossia alle suddette entità finanziarie che influenzeranno la vita dello Stato, sostituendosi ad esso in quanto a scelte economiche, sociali, politiche, divenendo lo Stato stesso o meglio rendendo inadeguata e obsoleta la definizione di Stato. Questi soggetti finanziari posseggono già il 50% del capitale di tutte le società quotate in Borsa nel mondo…Ricordate la storia del Saragozza? Quindi ciò a cui stiamo assistendo in questi giorni è una guerra tra gli Stati e “il mercato”: tra il concetto stesso di Stato e una nuova, ipotetica, futura struttura del mondo (che possiamo anche chiamare civiltà) dominata da una ristretta cerchia di soggetti finanziari costituiti da una classe capitalistica universale (o nel migliore dei casi da cinesi), a cui interessa solo accumulare denaro, servendosi del denaro stesso.

Il Presidente degli Stati Uniti che si lamenta, peraltro quasi impotente, perché un’agenzia di rating ha deciso che gli Stati Uniti non sono più affidabilissimi nel pagare i propri debiti e quindi chi gli presterà i soldi vorrà più interessi per farlo, è l’immagine più eloquente di questo scontro. E’ come se Obama stesse dicendo: “Ok, siamo indebitati fino al collo, ma vi assicuriamo che possiamo continuare a pagarvi i debiti, per piacere prestateci altri soldi senza chiederci più interessi”…Il Presidente degli Stati Uniti fa questi discorsi, ossia la personificazione stessa della civiltà occidentale e democratica in cui viviamo..

Ma chi sono e come operano queste entità finanziarie? Si tratta di fondi di investimento, fondi pensioni, compagnie di assicurazioni, complicati soggetti che comunque possono – per semplicità – essere ricondotti a grandi banche. Cosa fanno le banche? In una visione naïf, le banche ricevono i soldi dai risparmiatori e prestano poi questi soldi ad altre persone che vogliono comprarsi una casa o ad imprenditori che hanno un’idea e hanno bisogno di soldi per far partire le loro imprese. Risposta sbagliata, anzi sbagliatissima. Quasi esclusivamente le banche oggi utilizzano i soldi per scopi speculativi, ossia per la compravendita di titoli finanziari (anche buoni di stato, ossia debito degli Stati) con lo scopo di ottenere un profitto (di fatto anche quando prestano i soldi per un mutuo, discorso complicato), senza quasi alcuna relazione con “l’economia reale”, senza che i soldi servano a finanziare una qualche attività produttiva o a far crescere l’economia: si tratta di comprare e vendere titoli di qualsiasi tipo, comprando a meno e vendendo a più: stop, finito, basta.

Ma l’aspetto più allucinante della questione è un altro: il denaro utilizzato per operazioni finanziarie (e per prestare i soldi anche agli Stati) è letteralmente creato dalla banca. Le banche gestiscono e prestano una quantità di denaro enormemente superiore a quello che hanno fisicamente in cassa, per cui la percentuale di questo denaro che deriva dai depositi dei risparmiatori è minima. Il denaro viene creato con un semplice click del mouse. Se io sono una banca e c’è un sacco di gente/soggetti che ha bisogno di soldi e se prestando soldi a questa gente, guadagnerò altri soldi (con gli interessi o “vendendo il loro debito”, concetto complicato su cui non ci addentriamo) semplicemente lo faccio. Anche se non ho quei soldi. Con un click del mouse questi soggetti si ritrovano sul loro conto dei soldi che la banca ha creato. Questo accade normalmente, è la regola, la consuetudine giornaliera.

Le banche hanno sempre operato così (il cosiddetto “effetto leva”), ma negli ultimi anni il rapporto tra denaro creato e denaro reale è andato fuori controllo per cui, oggi, si calcola che per ogni dollaro di beni o servizi reali circolano almeno quattro dollari di denaro creato dal nulla! Adesso forse starete pensando di non avere capito bene, perché le cose non possono sul serio funzionare così, ma vi sbagliate! Avete capito benissimo: tutto il mondo è seduto su una folle illusione collettiva, basata su un gigantesco debito generato dalla creazione di denaro ad opera di queste entità finanziarie (banche per semplificare) che hanno asservito l’economia globale e gli Stati invece che sostenerli. Questo sistema va avanti perché non può che andare avanti: se domani tutti i clienti della banca volessero tutti insieme i loro soldi o molto peggio se tutti i soggetti a cui le banche hanno prestato i soldi non potessero più restituirli, l’intero mondo per come lo conosciamo, andrebbe a puttane alla velocità della luce. E’ una folle spirale di debiti nella quale le banche saltano fuori (quasi) sempre vive, gli Stati si barcamenano sempre peggio e i cittadini e i loro diritti contano ogni giorno di meno.

Per concludere e per rendere ancor più chiaro il rapporto di forze, occorre ricordare che quando e se queste banche vanno in crisi (come nel 2007/8 e come può succedere ancora), perché l’eccessivo e incontrollato debito da esse stesse creato va fuori controllo, chi tira fuori i soldi per salvarle sono gli Stati! Perché il loro fallimento significherebbe la catastrofe per tutti noi…In altre parole, gli Stati, ossia noi, la famosa cosa pubblica siamo schiavi di entità private che determinano il senso stesso della nostra civiltà, facendo il bello e il cattivo tempo, praticamente senza regole e quando sbagliano i conti, siamo noi a dover rimediare. Non so voi, ma io non mi sento tanto tranquillo…
[clicca qui per altro breve e semplice articolo a riguardo]

[fonte parziale dell'articolo: Finanzcapitalismo di Luciano Gallino]

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