Grandi Misteri: il bagno dopo mangiato

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Avevano ragione i nostri genitori, quando ci costringevano crudelmente a non fare il bagno dopo il pranzo? Era ed è giustificata questa indicibile sofferenza? Davvero la gente muore perché le si blocca la digestione o è solo una leggenda metropolitana?
 Per cominciare, il blocco della digestione (o congestione) non esiste in quanto tale. Ogni anno molte persone muoiono in piscina e in mare per aver fatto il bagno subito dopo aver mangiato, ma senza che la loro digestione si blocchi. In questi casi, anche se può apparire il vomito, la digestione di solito continua senza particolari problemi. In realtà ci troviamo di fronte alla sindrome di idrocuzione.

L’idrocuzione è l’improvvisa perdita di conoscenza o decesso appena ci si immerge in acqua (senza che necessariamente entri acqua nei polmoni). Quando ci tuffiamo in acqua, scattano una serie di normali riflessi involontari in varie zone del nostro corpo, come adattamento all’ambiente marino durante l’immersione. Ciò accade in misura maggiore o minore in tutti i mammiferi, ovviamente soprattutto in quelli acquatici come i delfini. Lo scopo di questi riflessi è mantenere il corpo in vita più a lungo sottacqua, riducendo il dispendio energetico (ad esempio, si allunga l’intervallo di tempo tra un respiro e l’altro). L’idea è buona ed ha una ragione evolutiva; il problema si verifica quando queste reazioni dell’organismo diventano estreme fino a causare la morte. Il fatto di essere nel mezzo della digestione può peggiorare la situazione, ma non è la causa primaria della morte.

Il solo fatto di mettere la testa sottacqua produce un riflesso cardiovascolare per cui la frequenza cardiaca si riduce drasticamente e i vasi sanguigni (vene, arterie, capillari) superficiali (della pelle in particolare) si contraggono per far sì che il sangue affluisca di preferenza al cervello. Negli individui adulti questa reazione non è molto evidente, ma nei bambini è spesso molto forte. Infatti, è possibile una morte improvvisa nei bambini a causa esclusivamente di un riflesso d’immersione estremo che produce disturbi del ritmo cardiaco o direttamente arresto cardiaco.

Il riflesso d’immersione è tanto più violento quanto maggiore è la differenza di temperatura tra l’acqua e l’organismo. Più l’acqua è fredda e la temperatura corporea elevata, maggiore è il riflesso d’immersione, in quanto uno degli scopi di questa reazione fisiologica è quello di mantenere stabile la temperatura dell’organismo. Infatti la costrizione dei vasi sanguigni della pelle, riduce il trasferimento di calore e quindi – nel caso specifico – il raffreddamento del corpo.

Anche la digestione è influenzata da questo shock termico. La digestione è un insieme di processi che mirano a ottenere nutrimento dal cibo. Durante la digestione, lo stomaco secerne enzimi (particolari molecole che velocizzano reazioni chimiche) che degradano (ossia “spezzettano”) il cibo perché i “frammenti” ottenuti possano essere utilizzati dal nostro organismo. In tutto questo processo, lo stomaco ha bisogno di molto ossigeno, che si va a prendere nei vasi sanguigni.

Per questo motivo, durante la digestione i vasi si dilatano per far sì che il sangue (che trasporta l’ossigeno) fluisca con maggior facilità verso lo stomaco. Come risultato, altre aree del corpo, come il cervello, ricevono una minor quantità di sangue. E’ per questo che dopo i pasti pesanti ci viene sonno o è difficile concentrarsi: il cervello riceve meno apporto di sangue perché – in quel momento – il sistema digestivo ha la precedenza.

Quindi la digestione può rendere più pericolose le reazioni estreme seguenti all’immersione in acqua, causando la idrocuzione, perché quando stiamo digerendo il cervello sta già ricevendo meno ossigeno del normale.

I pericoli in particolare sono due:
1) una diminuzione improvvisa della frequenza cardiaca dovuta al riflesso d’immersione che – durante il processo di digestione – causa un insufficiente apporto di sangue al cervello con conseguente insorgere di pallore, vertigini e vomito e, nei casi peggiori, perdita di conoscienza o sincope. Se la persona è in acqua, il rischio di annegamento è alto
2) un violento riflesso d’immersione che causa una grave aritmia o arresto cardiaco improvviso, con morte istantanea.

Le probabilità che una di queste situazioni accada sono molto basse, ma non trascurabili.
Concludendo, le raccomandazioni sono dunque:
A) aspettare effettivamente un certo tempo (un paio d’ore per un pranzo normale) prima di aver mangiato
B) non buttarsi in acqua di punto in bianco specialmente se si è stati molto al sole e l’acqua è fredda. Fate caso che anche i tuffatori o i nuotatori si fanno sempre una doccia prima di entrare in piscina (e non è per questioni di igiene).

Forse i nostri genitori non sapevano molto bene cosa fosse la idrocuzione, ma senza dubbio, le loro raccomandazioni erano/sono giustificate. Anzi, sarebbe opportuno – come scritto sopra – aggiungere l’ammonimento a non tuffarsi in acqua dopo aver fatto attività fisica o quando si è molto accaldati. Insomma: i genitori hanno (quasi) sempre ragione.

[riadattamento e traduzione di Jumpi da articolo di Esther Samper apparso su “El Pais”]

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2 commentiCosa ne è stato scritto

  1. Mimmo

    I tipo nella foto devono essere presi come esempio di riduzione di afflusso di sangue al cervello ?
    Sembra davvero pericoloso !

    Rispondi
  2. matzeyes

    Se dopo mangiato incontri in acqua i due tipi nella foto, è proprio meglio evitare.

    Rispondi

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