Camping for ever

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Il luogo più estivo che conosca sono le pinete. Le pinete sul mare, schiacciate dall’assordante rumore delle cicale e con la sabbia nei piedi che si mescola agli aghi di pino. E poi i campeggi. I campeggi mediterranei nelle pinete.

Il campeggio è un mondo altro, è l’altrove dell’anima, è la vita parallela. Arrivi e appena sceso dalla macchina, cerchi di sbirciare oltre l’entrata, scruti i visi dei campeggiatori per capire, immagini come sarà il mondo dall’altra parte. Poi entri…e tutto è nuovo, strano, diverso. Un mondo che già era in piedi e funzionante prima che tu arrivassi. E tu sei uno straniero.

La gente cammina in costume, con l’asciugamano sulla spalla, come lo facesse da sempre, dal principio dei tempi. Bambini che si inseguono uscendo dal supermarket, pini giganteschi che oscurano il sole, cicale padrone dello spazio e da qualche parte, lo sai, anche se ancora non sai dove, c’è il mare.

Avanzi lungo i vialetti, cercando di capire dove sono i bagni, dov’è la spiaggia, dove sono le piazzole migliori. Valuti da che parte sorgerà il sole, dove ci sarà ombra la mattina, allerti tutti i tuoi sensi di vecchio lupo di mare ed esploratore delle steppe per definire – con il minimo margine di errore possibile – dove posizionare la tenda e in quale direzione esatta sistemarne l’apertura. Incroci gli sguardi di quelli che diverranno i tuoi vicini…ci si studia…si sa che bisognerà condividere molte cose…C’è la coppietta che litiga, ci sono i motociclisti, il gruppone caciarone, la famiglia con bimbi al seguito, quelli spartani, quelli mega-organizzati….

Dopo un po’ ognuno ha un soprannome per identificarlo.
“Oh! Lo sai che al market ho incontrato la zozzona?”
“Chi, quella che è sempre vestita uguale da una settimana?!”
“Sì, lei, quella che sta vicino alla famiglia spagnola, quelli con i bambini rompicazzo!”
“Orribile!! Ma invece la cavallona è partita?”
“No, l’ho vista oggi in spiaggia, era vicino alle lesbiche simpatiche”

Che bello! Tu cammini tra i bagni e la piscina, torni dalla spiaggia o vai a comprare le pile al market e passi in rassegna spaccati di mondo e di diversità. E tutti apparteniamo a questo “creato”, accettandone, condividendone e apprezzandone le peculiarità, lontano dallo spazio e dal tempo. Il rumore delle cicale che lascia il posto ai grilli e poi ancora alle cicale…in eterno, per sempre…

Ma i miei preferiti sono la coppia lettrice di mezza età, sui cinquanta. Solitamente hanno una tenda “a casetta”, con veranda. Tu passi davanti, con l’asciugamano e il dentifricio, ci passi con le pinne e la maschera, ci passi vestito un po’ fighetto con i pantaloni di lino per andare a mangiare il pesce al ristorantino sul porto, e loro sono lì.
Leggono.
Lei più avanti, verso la stradina, con gli zoccoli e gli occhiali.
Lui un po’ più nascosto, nella veranda, occhiali anche lui, fuma la pipa, appoggiato al tavolinetto.
In costume.
Distanti uno dall’altra perché la lettura è un esercizio individuale, ma non troppo, perché la lettura può anche essere un esercizio di coppia.
Leggono.
Leggono sempre.
Leggono in costume.
Leggono libri enormi di migliaia di pagine, in costume, in un camping mediterraneo.
Sempre.
E sempre in quella posizione.
Non parlano, non si muovono: leggono.
E tu, ogni volta che passi, cerchi di capire cosa stiano leggendo, quali intrecci possano catturare così tanto la loro attenzione, provi a valutare quante pagine hanno letto, di quanto sono avanzati dall’ultima volta: è l’unico segno del procedere del tempo, quasi l’unico tangibile segno di vita.

Li amo.
E vorrei essere come loro…così distanti, così quieti, così profondamente e univocamente assorti nel loro piacere…senza che nulla possa perturbarli, come chi ha fatto una scelta definitiva ed è certo che nulla che lo verrà più a cercare…solo pace, per sempre.

Poi, una mattina, ti svegli, il sole ha già trasformato la tua tenda in un altoforno, ti sgranchisci, cerchi goffamente una posizione decente per riuscire ad emergerne, metti la testa fuori…e la loro piazzola è vuota!
Vuota! Solo erba. Sparita la tenda, sparita la veranda, spariti i libri, sparita lei con gli occhiali, sparito lui con la pipa.
Ma come?!!
Fino a ieri….
E ora solo il vuoto. Ed erba innaturalmente piegata dal peso della tenda che è stata lì fino a qualche minuto prima.
Non potete farmi questo! E io adesso?…
….
Poi, dopo qualche ora…arriva una macchina e scarica tende e bagagli…sono una famiglia con due bambini…tu li scruti un po’ sospettoso, facendogli capire con malcelata altezzosità che tu sei lì da un’eternità e loro non sanno niente di questo posto…sono stranieri…si sentono stranieri….eccoli che cercano di capire da che lato posizionare l’apertura della tenda, dove sono i bagni…i bambini hanno scoperto dov’è il mare….e tutto ricomincia un’altra volta ancora e per sempre…

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4 commentiCosa ne è stato scritto

  1. Maria teresa

    I racconti di Miscione mi fanno sempre tornare indietro nel tempo: perciò li amo perché sono una nostalgica ed amo tutto ciò che ha sapore di antico, di un qualcosa legato alla adolescenza, di puro di magico, che non torna più .

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  2. Rosanna impiglia

    Bello! Bello e nostalgico! Io il campeggio l’ho vissuto da giovane ed era esattamente come lo hai descritto! Non ci tornerei perché ho perso lo spirito di adattamento ma… quell’immagine degli anziani in lettura mi riporta alla pace che vorrei vivere all’infinito.

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  3. Gigi

    oddio, il campeggio no, no dai il campeggio no. siamo nel duemila, siamo grandini … il campeggio è improponibile

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