Vari undici: 11 luglio ’82, Mondiali e Rolling Stones

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L’11 luglio 1982 si svolse allo stadio “Bernabeu” di Madrid la finale dei 12esimi campionati mondiali di football (Italia-Germania Ovest) e allo stadio Comunale di Torino il primo concerto del tour italiano dei Rolling Stones (che non suonavano nel Bel Paese dal 1967).
La partita di football si concluse 3-1 per gli azzurri che si laurearono campioni del mondo per la terza volta. Escludendo i casi in cui nessuna delle finaliste aveva vinto un titolo in precedenza, fu la seconda occasione in cui si scontrarono in finale due squadre che avevano nel loro palmares lo stesso numero di trofei, in questo caso due: l’Italia era stata campione nel ’34 e nel ’38, la Germania nel ’54 e nel ’74.

Curiosamente, tutte le volte in cui la stessa situazione si è presentata nella storia, l’Italia è sempre stata protagonista e – oltre al 1982 – sempre assieme al Brasile: finale del ’70 (Brasile e Italia, 2 titoli a testa) e finale del ’94 (Brasile e Italia, 3 titoli a testa). In entrambi i casi fu il Brasile ad avere la meglio (4-1 nel ’70 e ai rigori nel ’94).  Particolarmente importante fu la vittoria del ’70 perché il Brasile entrò definitivamente in possesso della Coppa Rimet, ossia il trofeo corrispondente alla coppa del mondo, inventato nel 1930 da Jules Rimet e destinato ad essere assegnato alla nazione che lo avesse vinto per tre volte.

Le summenzionate finali sono le uniche perdute dall’Italia che ne ha vinte quattro. Anche il Brasile è giunto secondo due volte: nel 1998 in Francia e nel 1950 in casa propria (clicca qui per leggere l’articolo de L’11 su quella finale), vincendo però in 5 occasioni (1958, 1962, 1970, 1994, 2002). L’unica altra squadra ad aver giuocato 7 finali è la Germania (4 perse e 3 vinte). Dopo la Germania, la squadra ad aver perduto più finali è l’Olanda: 3 sconfitte su 3 finali (1974, 1978, 2010).

Qualche ora prima che Pablito e Tardelli ci regalassero il terzo titolo mondiale, per la precisione alle ore 15, sotto un sole impietoso, ebbe inizio a Torino il concerto dei Rolling Stones. Le “pietre rotolanti” erano reduci da un periodo difficile, logorati dal tempo e dalle droghe, ma proprio questo tour e l’album (“Tattoo You”) uscito l’anno precedente li stavano rilanciando alla grande. Non a caso, l’album live dei concerti americani del 1981, uscito il 1 giugno 1982, ebbe come titolo “Still Life”, un’espressione dal triplo significato, dato che letteralmente significa “Natura morta”, ma ha un suono molto simile a: “Still Live” (“Ancora dal vivo”) e “Still Alive” (“Ancora vivi”): gli Stones erano ancora più vivi che mai!

Jagger e compagni, tra cui un drogatissimo Keith Richards, in linea con tutti gli altri concerti del tour, uscirono sul mastodontico palco sulle note potentissime di una versione rivisitata in chiave rock aggressivo del loro classico “Under my Thumb” (clicca qui per il video) a voler lasciare intendere che – nonostante gli anni – erano ancora “la migliore band di rock ‘n roll al mondo” e avevano tutte le intenzioni di continuare ad esserlo, come infatti accadde. Pochi catzi e molto rock ‘n roll!

Anche l’Italia e in particolare Torino avevano alle spalle anni bui: quelli del terrorismo e degli scontri di piazza. Ogni aggregazione di giovani era percepita come un pericolo e una fonte di possibili disordini, per cui quel concerto suscitò molte preoccupazioni, tanto che altre città (ad esempio Firenze) si rifiutarono di ospitralo. Tuttavia proprio quell’11 luglio, con la vittoria mondiale, i caroselli per le strade e il liberatorio rock ‘n roll dei Rolling Stones, contribuì a sancire un punto di svolta: i sogni di cambiamento nati nel ’68 erano definitivamente e – almeno parzialmente – morti, sepolti dalla violenza e dall’avvento dell’eroina e anche il Bel Paese era pronto a tuffarsi nei rampanti anni ’80, badando a divertirsi e ad ingrossare il conto in banca, chiudendo la stagione delle manifestazioni in piazza ogni sabato pomeriggio e della partecipazione politica. Ma questa – come si dice – è un’altra storia.

Durante il concerto, Mick Jagger – vestendo la maglia di Paolo Rossi – ebbe la sfrontatezza di sfidare ogni cabala e superstizione, lanciandosi in una previsione del risultato della finale ed incredibilmente ci azzeccò in pieno, profetizzando: “Vincerete 3-1″. Insomma: sia a Madrid che a Torino, tutto sembrava andare bene, e almeno in parte era proprio così. Da notare che in occasione degli ultimi Mondiali in Sud Africa, la presenza di Mick Jagger in tribuna venne invece interpretata come portatrice di sfiga, dato che sia USA che Inghilterra, nazionali per cui fa il tifo, furono eliminate in sua presenza. Caro Mick, you can’t always get what you want!

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