La pagina della Cover Writer: Sardinia Blues di Flavio Soriga.

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Nuraghi sulla copertina di Sardinia blues

Per scrivere bisogna leggere, leggere molto, leggere bene, leggere pensando alla scrittura. Una cover band prova, riprova finché non fa propri i passaggi più interessanti, fino a quando il brano è fatto proprio e ci si muove come se fosse solo farina del proprio sacco.

Stringimi madre ho molto peccato, ma la vita è un suicidio, l’amore un rogo.
Voglio un pensiero superficiale che renda la pelle splendida.
Senza un finale che faccia male
. “Voglio una pelle splendida”
parole di Manuel Agnelli/Afterhours, 1997.

Per scrivere bisogna leggere, leggere molto, leggere bene, leggere pensando alla scrittura.
Una cover band prova, riprova finché non fa propri i passaggi più interessanti, smascherandone trucchi, segreti, difficoltà e originalità, provando assolo e sovrapposizioni, fino a quando il brano è fatto proprio e ci si muove come se fosse solo farina del proprio sacco.
Leggere può diventare la stessa cosa, perché un romanzo non è solo una storia, un autore non è solo una persona che scrive. Leggendo sottolineo perché mi dico, ma quanto è bravo a dire questo, che parole, che costruzione ha scelto, io avrei fatto diversamente e avrei certamente scritto peggio.
Arrivo al desiderio di scrivere proprio quando è appagato il desiderio di leggere.

Ci sono cose che leggi, apprezzi, ti lasciano il segno, sei contento dell’esperienza, ma non aggiungono niente alla tua scrittura.
Ci sono autori talmente bravi ed inarrivabili, bellissimi da leggere, ma, già sapendo che non potrai aspirare a tanto, finisce che ti inchini, ti godi la loro arte. E grazie e arrivederci.
Ci sono persone che scrivono come vivono. Pensi che potresti, oltre che leggerle, oltre che ammirarle e imparare qualcosa, potresti anche esserne amico, comunque frequentarle e chiamarle e condividere le storie belle e brutte che possono capitare o che non arrivano mai.Sardina Blues

Flavio Soriga, sardo, classe 1975;
il suo Sardinia Blues mi ha ispirato in questo luglio un po’ caldo un po’ piovoso, di mare e di città, un po’ da madre un po’ da figlia, un po’ da moglie dal marito lontano, un po’ di lettura e un po’ di scrittura. Spesso in casa, sola, lo apprezzo.

Un’estate sarda, lontana dallo smeraldo delle coste vip e dai sequestri della Barbagia.
Storie di ragazzi, con amici donne ballerine dj locali trasfusioni sbronze e chiacchiere. Una malattia. Un inizio sorprendente. Un finale inatteso.
Soriga scrive come se parlasse a me, come se mi raccontasse cose che già so, ma in un modo a cui non avevo pensato, sempre come se quello di cui parla fosse epico ma vita vera, con un linguaggio più vitale che drammatico. Storie quotidiane e eccezionali di infanzia, giovinezza, malattie, tragedie, farse, spacconate, famiglie, amici, conoscenti, luoghi vicini e lontani. Leggero e profondo. Tante storie senza mai mettere un punto, solo a capo, come nella vita, che il punto non c’è, perché le storie s’intrecciano e dove finisce la tua prosegue quella di un altro e così via, fino all’ultima pagina. (ps: il correttore automatico è impazzito, voleva ripristinare la regola del punto.)

“… Brucia di stelle il cielo di luglio in quest’isola immensa che suda l’estate, siam tre laureati senza macchia e senza paura e senza amore e senza fede e la Sardegna è il nostro Messico
Mia sorella è sposata e vive a Roma, si può dire che al contrario di me goda di un’ammirevole placida felicità, austera donna di una robusta fede… Sono persone buonissime, non è un modo di dire … Chissà se guardano le stelle nelle notti di luglio come queste e sentono qualcosa dentro da qualche parte, che fa venire voglia di piangere o urlare
Mia madre lei sì scrutava il cielo e sentiva l’elettrica inquietudine della vita, …
…- I romanzi -, mi ha detto una volta mia madre, – Non ne ho letti molti, ma quelli che ho letto, a me sembra che non sia sopportabile, la loro forma, questo fatto che pretendono di raccontarti la storia di una persona, di un gruppo di persone, però in realtà non lo fanno, c’è una trama, un inizio e una fine, e in mezzo compaiono dei personaggi, alcuni buoni e altri cattivi, e tu ti affezioni e vorresti sapere di loro, com’erano da piccoli e come erano i loro genitori e cosa pensano dell’amore e della vita, cosa succederà quando decideranno di sposarsi, tutte le cose che è normale voler sapere delle persone che ti interessano, e invece gli scrittori ti danno solo poche notizie, quelle che servono per portare avanti la storia, insomma, io mi affeziono, poi non è che mi interessa solo sapere se il tradito si vendicherà o a chi verrà assegnata l’eredità o chi è l’assassino o se il poliziotto verrà ucciso in una sparatoria, io vorrei sapere tutto di quei personaggi, altro e altro ancora, e invece poi arrivi a un punto e c’è la parola fine, e questo mi sembra una cosa così arrogante, e così triste, perdere quelle persone per sempre, insomma hai passato un paio d’ore o di giorni con loro e poi le rincontrerai più, non è che puoi sperare che ti chiamino al telefono qualche anno dopo e ti raccontino come stanno, niente, persi per sempre, allora gli scrittori dovrebbero pensarci bene prima di cominciare a scrivere, così, voglio dire, avere moltissime notizie messe da parte sui personaggi, raccontare davvero tutto, anche dopo che finisce la trama, altrimenti a me sembra che i lettori, almeno io sono così, poi ci restino male – Questo mi ha detto mia madre, poi ha detto - Ma io sono ignorante -, lo diceva sempre, alla fine, quando parlava di cose che non fossero le sue piante e il cucinare e il suo lavoro … Che era ignorante, aveva ragione lei, mia madre, cioè non colta, però non diceva mai cose banali, ti diceva sempre una cosa che non era facile, pensare, che tu non avevi pensatofestival-letterario-della-sardegna-2011-gavoi-isola-delle-storie
Mia nonna diceva che studiare è pericoloso e soprattutto per le donne, - Prima non c’era la disoccupazione -, diceva mia nonna la gesuita, – se volevi lavorare lavoravi è solo adesso, perché c’è questa cosa assurda di far lavorare le donne, per forza c’è la disoccupazione, restano senza marito perché non hanno tempo perché devono lavorare e in più i padri di famiglia non trovano l’impiego e tutto via in questo modo terribile – … – Ne cercate di cose – diceva sempre mia nonna per le nostre pretese o i nostri sogni, viaggiare e vivere soli, comprare oggetti inutili, – ne cercate di cose – diceva, – Non è vero che prima eravamo poveri -, diceva sempre mia nonna, – Eravamo normali -, diceva
Gli americani hanno sempre bisogno di razionalizzare, di illudersi che stanno usando la fredda logica, che stanno ragionando in maniera oggettiva e che stanno esaminando nudi dati, son così in tutti i campi e qualunque sia il loro livello culturale e ruolo sociale, pazienti e dottori, giovani ricercatori e vecchi candidati al nobel non accettano che la vita sia anche culo e coincidenze, che i dati mentoCapossela Soriga Calabresino, o possono mentire, questo non lo possono accettare, semplicemente non gli sembra possibile – … – c’è una possibilità ogni tre milioni di contrarre il virus HIV con una trasfusione, ha spiegato quel giorno il primario a Laura, paziente do
ttore di buona ventura
Ma è stato in realtà completamente inutile
Perfettamente assolutamente inutile
Non ci sono cifre che possano tranquillizzare e dare certezze a chi non sa vivere la vita con leggerezza
Allora non abbiamo potuto fare altro che lasciarci, fare in modo che le nostre vite si separassero per sempre, la mia di malato sano ma incurabile e la sua di sanissima texana venticinquenne e poliglotta e razionale e paranoica
… Io, sempre, quando le situazioni sono tragiche, proprio nei momenti terribili in cui tutto precipita e ci sarebbe da disperarsi e piangere e strapparsi i capelli e le persone intorno a me trovano niente a cui aggrapparsi e si fanno prendere dal panico, io in quei momenti vedo il ridicolo di queste scene che sono così cinematografiche, piccoli o grandi che siano i drammi del momento, io vedo il ridicolo del recitare una parte in questi drammi e sul momento rimango freddissimo, e non riesco a franare, a precipitare, a perdere il controllo

Nuraghe e stelle…“Lo sai perché andiamo d’accordo io e te? – mi ha detto un giorno Licheri – Anche se ci conosciamo da qualche anno soltanto, perché ci sentiamo così uniti, così vicini, lo sai? Perché sappiamo questo grande segreto, che tutto ci è dato per poco, che tutto ci è concesso in prestito e per un tempo brevissimo…non è un gran segreto, lo dovrebbero sapere tutti…”
Del mare che sempre continuo a vedere come qualcosa di magico e bellissimo anche nelle città della mia isola … il mare ha continuato sempre, ogni giorno a sembrarmi una cosa magica che gli abitanti di alcune città possono guardare quando vogliono e gli altri uomini e donne solo sognare, … il mare mi è sembrato e continua sembrarmi sempre il segno di una vacanza o di un privilegio
Da “Sardinia Blues” di Flavio Soriga, edizioni Bompiani, 2008.

 

 

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