Il film invisibile: L’erede

Share on Facebook0Tweet about this on TwitterShare on Google+0Share on LinkedIn0Email this to someone

Il film invisibile è un film che fatica a raggiungere le sale e quindi il pubblico fa fatica a raggiungere lui. Questo mese parliamo di L’erede di Michael Zampino

Bruno, un giovane milanese arriva insieme alla fidanzata nelle colline marchigiane per visionare una villa fatiscente che il padre gli ha lasciato in eredità.
Il luogo è fuori dal mondo, ma ci sono i vicini che fanno un po’ come se fosse roba loro e manifestano subito un legame con la villa che va oltre a quello di normale vicinato.mamma e figlia hanno perso un po' di lucidità
La madre viene presentata come una spece di strega, dichiara subito il suo interesse per la villa e soprattutto il suo amore estremo per il padre di Bruno.
I due figli, succubi della madre, sono un grezzo, silenzioso e manesco contadino e una ragazza che sembra fuori luogo e fuori di testa.
Il protagonista subirà il fascino del luogo e verrà risucchiato in un vortice di insinuazioni, di minacce e di violenza. In ogni caso da questa storia non ne uscirà indenne.

Il film inizia con un incipit tipicamente horror: casa isolata e fatiscente,  ragazzina con capelli dritti che le coprono la faccia (Ring e altri 100 horror giapponesi), uccelli impagliati tipo Psyco, statue di gatti … ma non spinge su questi aspetti per concentrarsi sulle conseguenze del conflitto cultura/natura (o meglio città/campagna), sull’uso della violenza, sull’ignoranza e l’egoismo. Ne esce un thriller rurale ben girato da Zampino, esordiente alla regia di un lungometraggio e ben scritto dall’esperto Ugo Chiti.parole poche, mazzate tante

 

Il film parte piano per coinvogere sempre più il protagonista e lo spettatore in una spece di incubo, che però non è consumato fino in fondo.
Un primo pregio del film è il non volere spiegare didascalicamente le cose, ma di concentrarsi sulle atmosfere e sul crescere della tensione.
Un altro punto a favore è che il film prende le parti di tutti (Bruno ha ben diritto di fare ciò che vuole dell’eredità, ma per i contadini quella casa rappresenta il loro lavoro e la loro vita), ma non perdona nessuno, nè il borghese egoista e poco sensibile ma nemmeno la mentalità chiusa e immobile dei rurali.
Alcuni momenti sono un po’ telefonati, ma il finale non convenzionale riabilita alcune cadute narrative.

 

Bruno, ma ci tenevi così tanto a quella casa?Quale pubblico?

 

Il film è uscito venerdì 8 luglio in 20 sale italiane. E’ un primo passo, sperando nel passaparola, che in luglio lascia il tempo che trova.
La scelta di non virare sull’horror, che ci sarebbe stato tutto anche perché alcune sequenze dimostrano che quello potrebbe essere il territorio giusto per il regista, è forse dovuta alla volontà di non voler fare un prodotto rivolto ad una nicchia troppo ristretta. Il rischio è che il pubblico più ‘generalista’ preferisca prodotti televisi più facili e sciatti oppure qualche blockbuster in un’arena estiva.
Noi lo consigliamo, perché è un buon film e perché è bene sostenere questi film italiani che meriterebbero più fiducia di produttori e distributori.

 

il sito ufficiale del film

Metti "Mi piace" alla nostra pagina Facebook e ricevi tutti gli aggiornamenti de L'Undici: clicca qui!
Share on Facebook0Tweet about this on TwitterShare on Google+0Share on LinkedIn0Email this to someone

Perché non lasci qualcosa di scritto?